CARLO DE COSTER.

La leggenda d'Ulenspiegel e di Lamme Goedzak.

Parte 2. Libri Secondo e Terzo.


Traduzione di: Umberto Fracchia.
1915 A.F. Formiggini Editore, Genova.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Mario Sciubba Caniglia e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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LA LEGGENDA E LE EROICHE, ALLEGRE E GLORIOSE AVVENTURE D'ULENSPIEGEL E DI LAMME GOEDZAK NEL PAESE DELLE FIANDRE E ALTROVE.
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LIBRO SECONDO.
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1.
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Un mattino di settembre, Ulenspiegel prese il suo bastone, tre fiorini che gli regal Katheline, un pezzo di fegato di maiale, una fetta di pane, e part da Damme, per Anversa, in cerca dei Sette. Nele dormiva.
Cammin facendo, egli fu seguito da un cane, che, a cagione del fegato, si mise a fiutarlo e a saltargli addosso. Ulenspiegel cerc di cacciarlo via. Ma vedendo che il cane s'ostinava a seguirlo, gli tenne questo discorso:
- Canuccio, carino mio, hai torto di lasciare la casa dove t'aspettano buoni pasticci, squisiti avanzi e ossa piene di midolla, per seguire, sulla strada delle avventure, un vagabondo che forse non potr sempre darti per nutrimento nemmeno delle radici. Credi a me, cagnolino imprudente: ritorna dal tuo baes. Evita le piogge, le nevi, le grandini, le acquerugiole, le nebbie, il nevischio e le altre magre minestre che cadono sulla schiena dei vagabondi. Rimani nel canto del focolare, a riscaldarti, rivolto verso il fuoco gaio; e lascia che io me ne vada nel fango e nella polvere, col freddo e col caldo, oggi cotto e domani ghiacciato, pieno il venerd e affamato la domenica. Farai cosa saggia ritornando donde sei venuto, cagnolino di poca esperienza.
Sembrava che l'animale nemmeno udisse Ulenspiegel. Scodinzolando e saltando, abbaiava d'appetito. Ulenspiegel credette che abbaiasse d'amicizia; ma non pensava al fegato che portava nella sua bisaccia.
Continu a camminare e il cane lo segu. Percorsa cos circa una lega, essi videro sulla strada un carretto attaccato a un asino che teneva la testa bassa. Sull'orlo della strada, fra due ciuffi di cardi, stava seduto un omone che aveva in una mano un zampo di castrato e lo rosicchiava, e nell'altra un fiasco di cui sorbiva il succo. Quando non mangiava e non beveva, frignava e piangeva.
Ulenspiegel si ferm e il cane pure. Fiutando il castrato e il fegato, s'arrampic sulla scarpata. E, tenendosi ritto sulle gambe di dietro, accanto all'uomo, gli grattava il farsetto per aver la sua parte del convito. Ma l'uomo lo respinse col gomito e, sollevando il suo zampo di castrato, gemeva lamentosamente. Il cane lo imit per cupidigia. L'asino, irritato d'essere attaccato al carretto e di non potere quindi arrivare ai cardi, si mise a ragliare.
- Che vuoi, Jan? domand l'uomo all'asino.
- Niente, rispose Ulenspiegel, se non far colazione con quei cardi che fioriscono ai vostri fianchi, come sul pulpito di Tessenderloo a fianco e ai piedi di monsignor Ges Cristo. Questo cane poi non sarebbe nemmeno scontento di fare uno sposalizio di ganasce con l'osso che avete in mano; in attesa gli dar il fegato che ho nella bisaccia.
Il cane mangi il fegato e l'uomo guard il suo osso, lo rosicchi ancora un po' per strappargli la carne che c'era rimasta attaccata, e quindi, spolpato a quel modo, lo gett al cane che ci mise le zampe sopra e cominci a sgranocchiarlo sull'erba.
Poi l'uomo guard Ulenspiegel.
Questi riconobbe Lamme Goedzak, di Damme.
- Lamme, disse Ulenspiegel, che fai qui, bevendo, mangiando e piangendo? Qualche soldato t'avrebbe per caso strofinato le orecchie senza rispetto?
- Ahim! mia moglie! esclam Lamme.
Egli stava per vuotare il suo fiasco di vino, ma Ulenspiegel gli mise la mano sul braccio.
- Non bere cos, disse, perch bere precipitosamente non giova che agli arnioni. Meglio sarebbe che giovasse a chi non ha bottiglia.
- Dici bene, rispose Lamme. Ma non berrai anche tu come me?
E gli porse il fiasco.
Ulenspiegel lo prese, alz il gomito, e restituendogli il fiasco, disse:
- Chiamami Spagnolo se ce n' rimasto tanto da dissetare un passero.
Lamme guard il fiasco e, senza cessare di gemere, frug nella sua bisaccia, e ne cav un altro fiasco e un altro pezzo di salame che si mise a tagliare a fette e a masticare malinconicamente.
- Mangi sempre, Lamme? domand Ulenspiegel.
- Spesso, figlio mio, rispose Lamme. Ma lo faccio per scacciare i miei tristi pensieri. Dove sei tu, moglie mia? disse, asciugandosi una lacrima.
E tagli dieci fette di salame.
- Lamme, soggiunse Ulenspiegel, non mangiare tanto in fretta e senza piet per il povero pellegrino.
Lamme, piangendo, gli dette quattro fette, e Ulenspiegel, mangiandole, fu intenerito per il loro buon sapore.
Ma Lamme, continuando a piangere e a mangiare, disse:
- Moglie, mia buona moglie! come era dolce e ben fatta di corpo, leggera come una farfalla, viva come il lampo, canterina come un'allodola! Eppure le piaceva troppo adornarsi di belle acconciature. Ahi! le stavano cos bene! Ma anche i fiori portano ricche vestimenta. Se tu avessi veduto, figlio mio, le sue piccole mani cos svelte nelle carezze, non le avresti mai permesso di toccare n padelle n paiuoli, il fuoco della cucina avrebbe annerito la sua carnagione chiara come il giorno. E che occhi! Bastava guardarli per sentirsi liquefare di tenerezza. - Bevi un sorso di vino, io berr dopo di te. Ah! perch non  morta! Thyl, io m'addossavo, in casa, tutte le fatiche per risparmiarle il minimo lavoro; io spazzavo i pavimenti, io facevo il letto nuziale dove ella si stendeva, la sera, stanca di contentezza; lavavo io le stoviglie, e anche la biancheria, che poi stiravo con le mie mani. - Mangia, Thyl,  un salame di Gand. - Spesso, quando andava a passeggio, ritornava tardi a pranzo, ma il rivederla m'era di tanta gioia che non osavo sgridarla, felice quando, imbronciata, la notte, non mi voltava le spalle. Ho perduto ogni cosa. - Bevi,  vino delle vigne di Bruxelles, alla maniera di Borgogna.
- Perch se ne  andata? domand Ulenspiegel.
- Che ne so, io? rispose Lamme Goedzak. Dov' il tempo in cui, quando l'andavo a trovare con il proposito di sposarla, ella mi fuggiva per paura e per amore? Se aveva le braccia nude, belle braccia rotonde e bianche, e vedeva che io le guardavo, immediatamente se le nascondeva nelle maniche. Altre volte cedeva alle mie carezze, e io potevo baciare i suoi belli occhi, che chiudeva, e la sua nuca larga e soda; allora ella fremeva, gettava piccole grida, e rovesciando il capo mi dava una zuccata sul naso. E rideva quando dicevo: "Ahi!" e la picchiavo amorosamente, e fra noi non c'erano che scherzi e risa. - Thyl, c' ancora vino nel fiasco?
- S, rispose Ulenspiegel.
Lamme bevve e, continuando il suo discorso, disse:
- Altre volte, pi innamorata, ella mi gettava le braccia intorno al collo e mi diceva: "Sei bello!" E mi baciava follemente cento volte di seguito, la gota o la fronte, ma non mai la bocca. E quando le domandavo donde le venisse questo ritegno in una cos larga libert, ella andava di corsa a prendere, in una tazza posata sopra un cofano, una bambola vestita di seta e di perle, e diceva, scuotendola e cullandola: "Non voglio avere di queste cose." Certamente sua madre, per conservarle la sua virt, le aveva detto che i bimbi si fanno con la bocca. Ah! dolci momenti! tenere carezze! - Thyl, guarda un po' se trovi del prosciuttino nella tasca di quel carniere?
- Mezzo, rispose Ulenspiegel, dandolo a Lamme, che lo mangi tutto quanto.
Ulenspiegel, guardandolo, disse:
- Questo prosciuttino mi fa molto bene allo stomaco.
- Anche a me, disse Lamme pulendosi i denti con le unghie. Ma non rivedr pi mai la mia piccina, che se ne  fuggita da Damme. Vuoi venire con me a cercarla, sul mio carretto?
- Perch no? rispose Ulenspiegel.
- Ma, disse Lamme, non c' pi niente nel fiasco?
- Niente, rispose Ulenspiegel.
Ed essi salirono sul carretto tirato dal ronzino, che malinconicamente inton il raglio della partenza.
Quanto al cane se ne era andato, ben pasciuto, senza dir niente a nessuno.
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2.
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Mentre il carretto rotolava sopra una diga fra uno stagno e un canale, Ulenspiegel, pensieroso, accarezzava sul suo petto le ceneri di Claes. Egli si domandava se la visione fosse una menzogna o una verit, se quegli spiriti si fossero gabbati di lui o se gli avessero enigmaticamente detto ci che in realt doveva trovare per render felice la terra dei padri.
In vano si torturava il cervello: non riusciva a capire che cosa significassero i Sette e la Cintura.
Pensando all'imperatore morto, al re vivo, al governo, al Papa di Roma, al grande inquisitore, al generale dei gesuiti, trovava che erano sei gran carnefici del paese che egli avrebbe voluto bruciar vivi sul momento. Ma pens che quelli non potevano essere i Sette perch non era poi molto difficile bruciarli. Quindi bisognava cercarli altrove.
Ed egli ripeteva sempre fra s:
Allorch il settentrione
L'occidente bacer,
La sventura
Cesser.
Ama i Sette e la Cintura.
- Ahi! diceva, nella morte, nel sangue, nelle lacrime, trovare sette, bruciare sette, amare sette. Il mio povero intelletto si smarrisce. Chi mai brucia ci che ama?
Il carretto aveva divorato buona parte della strada, quando essi udirono un rumor di passi sulla sabbia e una voce che cantava:
O passante hai tu veduto
Il compagno che ho perduto?
Va pel mondo il poverello.
L'hai veduto?
Come l'aquila l'agnello
Il mio cuor rap l'astuto.
Egli  un uom ma non barbuto.
L'hai veduto?
Se l'incontri digli:  l'ora!
Lassa  Nele e il mondo  muto.
Thyl! Chi mai t'ha posseduto?
L'hai veduto?
Non la tortora s'accora
Quando il suo sposo ha perduto?
Pi il mio cuor se ne addolora.
L'hai veduto?
Ulenspiegel batt sul ventre di Lamme e gli disse:
- Trattieni il respiro, trippone.
- Ahi, rispose Lamme, non  piacevole per un uomo della mia corpulenza.
Ma Ulenspiegel, senza dargli ascolto, si nascose dietro la tenda del carretto, e, imitando la voce d'un catarroso che canticchiasse dopo aver bevuto, disse:
Il tuo amico io l'ho veduto,
In un carro era seduto,
Presso un tal grosso e panciuto,
L'ho veduto.
- Thyl, esclam Lamme, hai una linguaccia, stamattina!
Ulenspiegel, senza nemeno ascoltarlo, cacci il capo fuori del buco della tenda e disse:
- Nele, mi riconosci?
Nele, presa dalla paura, piangendo e ridendo nello stesso tempo, poich aveva le gote tutte bagnate, esclam:
- Sei tu, iniquo traditore!
- Nele, disse Ulenspiegel, se volete battermi ho qui dentro un bastone.  abbastanza pesante per far penetrare i colpi e nodoso per lasciarne il segno.
- Thyl, chiese Nele, te ne vai verso i Sette?
- S, rispose Ulenspiegel.
Nele portava una bisaccia che sembrava dovesse scoppiare tanto era piena.
- Thyl, disse ella porgendogliela, ho pensato che era malsano per un uomo viaggiare senza portare con s un'oca grassa, un prosciutto e qualche salsicciotto di Gand. Bisogna mangiare queste cose in mia memoria.
Siccome Ulenspiegel guardava Nele senza pensare affatto a prender la bisaccia, Lamme cacci il capo attraverso un altro buco della tenda e disse:
- Previdente fanciulla, s'egli non accetta  per distrazione; ma dammi questo prosciutto, porgimi quest'oca, affidami questi salsicciotti: glieli custodir.
- Chi , chiese Nele, questa luna piena?
-  una vittima del matrimonio che, divorato dal dolore, seccherebbe come un pomo al forno se non si tenesse in forze con un'incessante nutrimento, rispose Ulenspiegel.
- Dici il vero, figlio mio, sospirava Lamme.
Il sole, che splendeva, riscaldava con troppo ardore la testa di Nele. Ella si copr con il suo grembiule. Volendo rimaner solo con lei, Ulenspiegel disse a Lamme:
- Non vedi quella donna che cammina laggi, nel prato?
- La vedo, rispose Lamme,
- Non la riconosci?
- Oh! disse Lamme, sarebbe per caso la mia? Non  vestita alla borghese.
- Ancora ne dubiti, cieca talpa! esclam Ulenspiegel.
- E se non fosse lei? soggiunse Lamme,
- Non ci perderai niente. Laggi a sinistra, verso settentrione, c' un kaberdoesje dove troverai buona bruinbier. Noi ti raggiungeremo. Ed eccoti del prosciutto per salare la tua sete naturale.
Lamme discese dal carretto e a gran passi corse verso la donna che stava in mezzo al prato.
Ulenspiegel disse a Nele:
- Perch non vieni vicino a me?
Poi, aiutandola a salire sul carretto, se la fece sedere accanto, le tolse il grembiule dal capo e il mantello dalle spalle, e le dette cento baci.
- Dove te ne andavi, cara? le domand.
Ella non rispose, ma sembrava rapita in estasi. E Ulenspiegel, come lei estatico, le disse:
- Eccoti qui dunque! Le rose canine nelle siepi non hanno il dolce incarnato della tua pelle fresca. Tu non sei regina, ma lascia che io ti faccia una corona di baci. Graziose braccia, dolci, rosee, che amor fece apposta per gli abbracci! Ah! bimba amata, le mie rugose mani di maschio non scoloriranno questa spalla? La farfalla leggera si posa sul garofano rosso: ma posso io riposarmi sulla tua bianchezza senza guastarla, io, tanghero? Dio sta in cielo, il re sul suo trono, il sole trionfante nell'alto; ma io, che sono cos vicino a te, sono Dio, re e luce! Oh capelli pi dolci che seta in bioccoli! Nele, io picchio, strappo, faccio a pezzi! Ma non temere, amica mia. Il tuo piede carino! Come mai cos bianco? L'hanno bagnato di latte?
Ella volle alzarsi.
- Che temi? le disse Ulenspiegel. Non  forse il sole quello che risplende sopra di noi e ti tinge tutta d'oro? Non abbassare gli occhi. Guarda che bel fuoco fa ardere nei miei. Ascolta, amor mio; senti, carina:  l'ora silenziosa di mezzod, e l'operaio se ne sta in casa e vive di minestra. Non potremo, noi, vivere d'amore? Perch non ho mille anni da sgranare sulle tue ginocchia in perle delle Indie?
- Lingua dorata, disse Nele.
E il signor sole brillava attraverso la tenda bianca del carretto, un'allodola cantava sopra i trifogli, e Nele ripiegava il capo sulla spalla d'Ulenspiegel.
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3.
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Frattanto Lamme ritorn, sudando a grosse gocce e soffiando come un delfino.
- Ahim! disse, sono nato sotto una cattiva stella. Dopo aver corso tanto per raggiungere quella donna che non era la mia ed era vecchia, vidi dal suo viso che poteva avere forse quarantacinque anni, e dalla sua cuffia che non aveva mai avuto marito. Ella mi chiese aspramente che cosa andassi a fare con la mia pancia nel trifoglio.
- Cerco mia moglie che m'ha lasciato, risposi con dolcezza: e avendovi scambiato per lei, vi sono corso incontro.
A queste parole la zitellona mi disse che potevo ritornare donde ero venuto, e che se mia moglie m'aveva piantato aveva fatto bene, visto e considerato che tutti gli uomini sono ladri, gaglioffi, eretici, sleali, avvelenatori, ingannatori delle fanciulle nonostante la maturit degli anni, e che in ogni modo m'avrebbe fatto mangiare dal suo cane se non mi fossi allontanato alla svelta.
E io me ne andai non senza paura; poich scorsi un grosso mastino accovacciato ai suoi piedi, che brontolava. Varcato il limite del suo campo, mi sedetti e, per rimettermi, cominciai a sbocconcellare il tuo pezzo di prosciutto. Mi trovavo fra due prati di trifoglio; a un tratto udii un rumore alle mie spalle e, voltandomi, vidi il grosso mastino della zitellona non pi minaccioso, ma scodinzolante con dolcezza e appetito. Egli tirava al mio prosciutto. Stavo per dargliene qualche pezzetto, quando sopravvenne la padrona e grid:
- Acchiappalo! Azzannalo, figlio mio!
E io mi misi a correre, e il mastino dietro, attaccato ai calzoni, e me ne port via un pezzo e la carne col resto! Ma, infuriato dal dolore, mi volsi e gli tirai tale una bastonata sulle zampe davanti che gliene ruppi per lo meno una. Egli cadde, gridando nel suo linguaggio di cane: "Misericordia!" che io non gli negai. Nel frattempo, in mancanza di pietre, la sua padrona mi tirava manate di terra. E io me la detti a gambe.
Ahim! non  forse ingiusto e crudele che una fanciulla, mancante della bellezza necessaria per trovare uno sposo, si vendichi sopra un povero innocente come me?
Me ne andai tuttavia, malinconicamente, verso il kaberdoesje che tu mi avevi indicato, con la speranza di trovarci la bruinbier consolatrice. Ma m'ingannavo. Infatti, entrando, vidi un uomo e una donna che si picchiavano. Domandai che si degnassero d'interrompere la loro battaglia per darmi una tazza di bruinbier, non foss'altro, una pinta o due; ma la donna, un vero stokfisch, furibonda, mi rispose che se non sloggiavo al pi presto mi avrebbe fatto inghiottire lo zoccolo col quale picchiava sulla testa di suo marito. Ed eccomi qui, amico mio, tutto sudato e stanco morto: non hai niente da mangiare?
- S, disse Ulenspiegel.
- Finalmente! esclam Lamme.
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4.
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Cos riuniti, essi viaggiarono insieme. L'asino, a orecchie basse, tirava il carretto.
- Lamme, disse Ulenspiegel, eccoci in quattro buoni compagni; l'asino, bestia del buon Dio, che pascola a caso i cardi per i prati; tu, buona pancia, che cerchi colei che t' fuggita; Nele, dolce cara dal cuore tenero, che trova chi non ne  degno, cio me, quarto.
Ors, ragazzi, coraggio! le foglie ingialliscono e i cieli diventeranno pi splendenti; fra poco il signor sole si coricher nelle brume autunnali, l'inverno verr, immagine di morte, a coprir di nevosi lenzuoli quelli che dormono sotto i nostri piedi, e io camminer per la salvezza della terra dei padri. Poveri morti: Soetkin, che mor di dolore, Claes, che mor nel fuoco, quercia di bont ed edera d'amore; io, vostro rampollo, soffro per voi. E vi vendicher, amate ceneri che battete sul mio petto.
- Non bisogna piangere coloro che muoiono per la giustizia, disse Lamme.
Ma Ulenspiegel rimaneva pensieroso.
A un tratto esclam:
- Nele, questa, da molto tempo,  l'ora degli addii! Forse non rivedr mai pi il tuo dolce viso.
Nele lo guard con i suoi occhi che brillavano come stelle.
- Perch non lasci questo carretto, disse, e non vieni con me nella foresta dove troveresti delicato nutrimento? Io conosco le piante e so chiamare gli uccelli.
- Bambina, rispose Lamme,  male voler arrestare per via Ulenspiegel che deve cercare i Sette e aiutarmi a ritrovare mia moglie.
- Non ancora, diceva Nele; e piangeva, sorridendo teneramente nelle lacrime al suo amico Ulenspiegel.
E Ulenspiegel, vedendo ci, rispose:
- Tua moglie tu la ritroverai sempre in tempo, quando vorrai cercare nuovo dolore.
- Thyl, chiese Lamme, vuoi dunque lasciarmi solo nel mio carretto, per correr dietro a questa fanciullina? Non mi rispondi e pensi alla foresta dove non stanno n i Sette n mia moglie. Cerchiamola piuttosto per le strade selciate dove i carretti vanno cos bene.
- Lamme, rispose Ulenspiegel, hai una bisaccia piena nel tuo carretto, e quindi non morirai di fame andando senza di me di qui a Koelkerke, dove ti raggiunger. Bisogna che tu ci vada solo, perch l saprai verso qual punto cardinale dovrai dirigerti per ritrovare tua moglie. Ascolta. Di questo passo, con il tuo carretto, arriverai, dopo tre leghe, a Koelkerke, la dolce chiesa, cos chiamata perch  battuta dai quattro venti, come molte altre. Sul campanile c' una banderuola che ha la forma d'un gallo e gira a ogni vento sui suoi cardini rugginosi. E lo stridore di quella banderuola indica, ai poveri uomini che hanno perdute le loro amiche, la strada che debbono seguire per rintracciarle. Ma bisogna prima batter sette colpi su ogni ala di muro con un bastoncino di noccilo. Se i cardini stridono quando il vento soffia da settentrione, bisogna andare da questa parte, ma con prudenza, perch vento di settentrione  vento di guerra; se invece soffia dal sud, incamminati allegramente:  vento d'amore; se dall'occidente, va con dolcezza:  vento di pioggia e di lacrime. Va, Lamme, va a Koelkerke, e aspettami.
- Vado, disse Lamme.
E part sul carretto.
Mentre Lamme correva verso Koelkerke, il vento, che era forte e tepido, spingeva pel cielo, come un gregge di pecore, le grigie nuvole che vagavano a schiere; gli alberi rumoreggiavano come onde d'un mare agitato. Ulenspiegel e Nele erano da molto tempo soli nella foresta. Ulenspiegel aveva fame, e Nele cercava le tenere radici, e non trovava se non ghiande e i baci che le dava il suo amico.
Ulenspiegel, avendo teso dei lacci, sufolava per chiamare gli uccelli, con l'intenzione di far cuocere quelli che ci fossero caduti dentro. Un usignuolo si pos sulle foglie accanto a Nele: ella non lo prese, per lasciarlo cantare; venne una capinera, ed ella n'ebbe piet, perch era cos gentilmente fiera; poi venne un'allodola, ma Nele le disse che avrebbe fatto meglio ad andarsene negli alti cieli a cantare un inno alla Natura, piuttosto che venirsi a infilare scioccamente sulla micidiale punta d'uno spiedo.
E diceva il vero, poich nel frattempo Ulenspiegel aveva acceso un fuoco chiaro e tagliato uno spiedo che non aspettava se non le sue vittime.
Ma uccelli non ne venivano pi, fuorch qualche cattivo corvo che gracchiava molto in alto, sopra le loro teste.
E cos Ulenspiegel non mangi.
Intanto Nele dovette partire e ritornarsene da Katheline. Ed ella camminava piangendo, e Ulenspiegel la guardava da lontano mentre s'allontanava.
Ma ella ritorn indietro e, saltandogli al collo, disse:
- Me ne vado.
Fece qualche passo, poi nuovamente si volse e ripet:
- Me ne vado.
E cos per venti volte di seguito.
Finalmente se ne and, e Ulenspiegel rimase solo. Egli allora si mise in cammino per raggiungere Lamme.
Quando giunse dove Lamme l'aspettava, lo trov seduto ai piedi della torre, con una gran tazza di bruinbier fra le gambe e in mano un bastoncino di noccilo che stava malinconicamente rosicchiando.
- Ulenspiegel, diss'egli, io credo che tu m'abbia mandato qui soltanto per rimaner solo con la fanciullina; seguendo i tuoi consigli, sette volte ho bussato su ogni ala della torre con il bastoncino di noccilo, e, quantunque soffi un vento del diavolo, i cardini non hanno gridato.
- Certamente li hanno unti d'olio, rispose Ulenspiegel.
Poi se ne andarono verso il ducato di Brabante.
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5.
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Re Filippo, tetro, scribacchiava senza tregua tutto il giorno, e anche la notte, e imbrattava carte e pergamene. Ad esse egli confidava i pensieri del suo duro cuore. Siccome non amava nessuno e sapeva che nessuno l'amava, egli voleva portare da solo il suo immenso impero, e, Atlante addolorato, piegava sotto il grave peso. Flemmatico e malinconico, la troppa fatica logorava il suo debole corpo. Detestando ogni faccia allegra, egli aveva preso in odio le nostre terre per la loro gaiezza; i nostri mercanti per il loro lusso e la loro ricchezza; la nostra nobilt per il suo franco linguaggio, per i suoi modi spigliati, per l'ardore sanguigno della sua bella giovialit. - Egli sapeva, perch glielo avevano detto, che molto prima che il Cardinale di Cousa avesse, verso l'anno 1380, segnalati gli abusi della Chiesa e predicata la necessit delle riforme, la rivolta contro il Papa e contro la Chiesa di Roma s'era manifestata nel nostro paese sotto diverse forme settarie; e che quindi s'agitava in ogni testa come acqua bollente in una pentola chiusa.
Mulo, testardo, egli credeva che la propria volont dovesse pesare come quella di Dio su tutto il mondo; pretendeva che i nostri paesi, non pi abituati a ubbidire, si curvassero sotto l'antico giogo senza ottenere nessuna riforma. Voleva che Santa Madre Chiesa cattolica, apostolica, romana, fosse una, intera e universale, senza modificazioni e senza cambiamenti, soltanto perch questa era la sua volont; e agiva in ci come una donna irragionevole, dimenandosi sul suo letto, la notte, come sopra un giaciglio di spine, continuamente tormentato dai suoi pensieri.
- S, signor mio San Filippo, s, Signore Iddio, dovessi fare dei Paesi Bassi una fossa comune e sotterrarvi tutti gli abitanti, essi ritorneranno a voi, mio benedetto patrono, e a voi, signora Vergine Maria, e a voi tutti, signori santi e sante del paradiso.
Ed egli tent di fare come diceva, e cos fu pi romano del Papa e pi cattolico dei concili.
E Ulenspiegel e Lamme, e il popolo di Fiandra e dei Paesi Bassi, angosciati, credevano di vedere da lontano, nella tetra dimora dell'Escuriale, questo ragno coronato, con le sue lunghe gambe e le sue tanaglie aperte, tendere la sua tela per avvilupparli e succhiare il loro sangue pi puro.
Quantunque l'inquisizione papale avesse, sotto il regno di Carlo, ucciso con il rogo, con la fossa, con la corda, centomila cristiani; quantunque i beni dei poveri condannati fossero entrati negli scrigni dell'imperatore e del re, come la pioggia in una fogna, Filippo giudic che non bastasse; impose ai paesi i nuovi vescovi e cerc d'introdurvi l'inquisizione di Spagna.
E gli araldi delle citt lessero dapertutto, a suon di tromba e di tamburo, editti che decretavano per ogni eretico, uomo, donna o fanciulla, la morte sul rogo se non avesse abiurato il proprio errore, e l'impiccagione se l'avesse abiurato. Le donne e le fanciulle sarebbero state sotterrate vive, e il boia avrebbe ballato sui loro corpi.
E il fuoco della rivolta serpeggi per tutto il paese.
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6.
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Il cinque d'aprile, prima di Pasqua, i signori conte Louis de Nassau, de Culembourg, e de Brederode, l'Ercole bevitore, entrarono con trecento altri gentiluomini nella corte di Brusselle, presso la signora governatrice duchessa di Parma. Per quattro, salirono i grandi scalini del palazzo.
Giunti nella sala dove stava Madama, le presentarono una supplica in cui domandavano che si cercasse di ottenere da re Filippo l'abolizione dei decreti che riguardavano la religione e l'inquisizione di Spagna, dichiarando che nei nostri paesi, gi abbastanza malcontenti, quei decreti non avrebbero potuto produrre se non disordini, rovine e una generale miseria.
E questa supplica fu chiamata: il Compromesso.
Berlaymont, che pi tardi cos crudelmente trad la terra dei padri, stava a fianco di Sua Altezza. E, beffandosi della povert di taluno fra i nobili confederati, le disse:
- Signora, non abbiate paura: non sono che pezzenti.
E con ci voleva dire che quei nobili s'erano rovinati al servizio del re, oppure per eguagliare con il loro lusso i signori spagnoli.
Per disprezzo delle parole del signore di Berlaymont, i confederati dichiararono in seguito che "stimavano un onore essere considerati e chiamati pezzenti per il servizio del re e per il bene di quei paesi."
Essi cominciarono a portare al collo una medaglia d'oro che aveva impressa sopra una faccia l'effigie del re, e sull'altra due mani che si intrecciavano attraverso una borsa, con queste parole: "Fedeli al re fino alla miseria". Portarono anche sui loro cappelli e berretti da mendicanti gioielli d'oro in forma di scodelle.
Nel frattempo, Lamme conduceva a spasso la sua pancia per tutta la citt, in cerca di sua moglie, senza riuscire a scovarla.
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7.
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Un mattino Ulenspiegel gli disse:
- Seguimi: andiamo a riverire un alto, nobile, potente e temuto personaggio.
- Mi dir egli dove sia mia moglie? domand Lamme.
- Se lo sa, rispose Ulenspiegel.
Ed essi se ne andarono da Brederode, l'Ercole bevitore.
Egli stava nel cortile del suo palazzo.
- Che vuoi da me? chiese a Ulenspiegel.
- Parlarvi, monsignore, rispose Ulenspiegel.
- Parla, disse Brederode.
- Voi siete, soggiunse Ulenspiegel, un bello, valoroso e forte signore. Voi soffocaste, tempo fa, un Francese nella sua corazza, come un'arsella nella sua conchiglia; ma se siete forte e valoroso, siete anche molto scaltro. Perch dunque portate al collo questa medaglia dove leggo: "Fedele al re fino alla miseria"?
- S, chiese Lamme, perch, monsignore?
Ma Brederode non gli rispose e guard Ulenspiegel. Questi continu:
- Perch, voi, nobili signori, volete essere fedeli al re fino alla miseria? forse per il gran bene che vi vuole, per la bella amicizia di cui v'onora? Perch, invece di essergli voi fedeli fino alla miseria, non fate in modo che il carnefice, spogliato delle sue terre, sia egli sempre fedele alla miseria?
E Lamme dimenava il capo in segno di assentimento.
Brederode guard Ulenspiegel col suo sguardo vivo, e sorrise vedendo il suo bell'aspetto.
- Se non sei una spia di re Filippo, disse, sei un buon Fiammingo, e ora ti compenser per tutte e due le cose.
Quindi lo condusse, seguito da Lamme, nella sua dispensa. L, tirandogli le orecchie a sangue:
- Questo, disse,  per la spia.
Ulenspiegel non grid.
- Porta, disse poi al suo dispensiere, quella cuccuma di vino alla cannella.
Il dispensiere port la cuccuma e una gran tazza di vino cotto e profumato.
- Bevi, disse Brederode a Ulenspiegel; questo  per il buon Fiammingo.
- Oh! esclam Ulenspiegel, buon Fiammingo, bella lingua alla cannella, nemmeno i santi ne parlano una simile!
Poi, bevuto mezzo il vino, pass il resto a Lamme.
- Chi , chiese Brederode, chi  questo papzak pancione che viene ricompensato senza aver fatto niente?
-  il mio amico Lamme, rispose Ulenspiegel, il quale ogni qual volta beve vin cotto crede di esser sul punto di ritrovare sua moglie.
- S, disse Lamme, sorbendo con gran devozione il vino della tazza.
- E ora dove ve ne andate? domand Brederode.
- Andiamo, rispose Ulenspiegel, a cercare i Sette che salveranno la terra di Fiandra.
- Quali Sette? demand Brederode.
- Quando li avr trovati vi dir quali siano, rispose Ulenspiegel.
Ma Lamme, tutto contento d'aver bevuto, esclam:
- Thyl, se andassimo nella luna a cercar mia moglie?
- Ordina la scala, rispose Ulenspiegel.
In maggio, il mese verde, Ulenspiegel disse a Lamme:
- Ecco il bel mese di maggio! Ah! il cielo limpido e azzurro, le allegre rondini! Ecco i rami degli alberi rossi di linfa; la terra  in amore.  il momento di impiccare e di bruciare per la fede. Sono l i buoni piccoli inquisitori. Che nobili facce! Essi hanno piena potest di correggere, di punire, di degradare, di servirsi dei giudici secolari e delle loro prigioni. - Ah! che bel mese di maggio! - fare incetta di corpi, ordire processi senza servirsi della forma ordinaria di giustizia, bruciare, impiccare, decapitare, scavare per le povere donne e per le povere fanciulle la fossa della morte prematura! I fringuelli cantano sugli alberi. I buoni inquisitori tengono d'occhio i ricchi. E il re erediter. Su via, fanciulle, danzate nel prato al suono delle cornamuse e dei flauti! Oh! che bel mese di maggio!
Le ceneri di Claes batterono sul petto di Ulenspiegel.
- Andiamo, disse a Lamme. Fortunati coloro i quali terranno alto il cuore ed alte le spade nei neri giorni che si avvicinano!
...
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8.
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Un giorno, nel mese d'agosto, Ulenspiegel pass, in via Fiandra, a Brusselle, dinnanzi alla casa di Jean Sapermillemente, chiamato cos perch il suo avo paterno, quando era in collera, bestemmiava l'altissimo nome di Dio. Cotesto Sapermillemente era mastro ricamatore di professione; ma, essendo divenuto sordo e cieco per il troppo bere, sua moglie, vecchia comare dal viso agro, ricamava in vece sua gli abiti, i farsetti, i mantelli e le scarpe dei signori. La sua graziosa figliuoletta la aiutava in questo lavoro ben pagato.
Passando dinnanzi alla suddetta casa nelle ultime ore del giorno, Ulenspiegel vide la fanciulla alla finestra e ud che gridava:
Dimmi, Agosto,
Dolce mese,
Chi per moglie mi torr?
- Io, disse Ulenspiegel, io, se vuoi.
- Tu? chiese ella. Avvicinati, che ti veda.
Ma Ulenspiegel le domand:
- Come mai gridi in agosto ci che le ragazze di Brabante gridano alla vigilia di marzo?
- Quelle, rispose la bimba, quelle non hanno che un mese apportatore di mariti; io invece ne ho dodici, e alla vigilia di ogni mese, non a mezzanotte, ma dalle sei a mezzanotte, salto dal mio letto, faccio tre passi a ritroso verso la finestra, e grido ci che sai; poi, volgendomi, faccio tre passi a ritroso verso il letto, e a mezzanotte, coricandomi, m'addormento sognando il marito che verr. Ma siccome i mesi, dolci mesi, sono cattivi beffatori per natura, io non sogno pi un marito, ma dodici alla volta; tu sarai il tredicesimo, se vuoi.
- Gli altri sarebbero gelosi, rispose Ulenspiegel. Tu gridi anche: "Liberazione!"
La fanciulla arrossendo rispose:
- Grido liberazione e so che cosa chiedo.
- Anch'io lo so e ti porto appunto ci che chiedi, rispose Ulenspiegel.
- Bisogna aspettare, disse la fanciulla, sorridendo e mostrando i suoi denti bianchi.
- Aspettare, ribatt Ulenspiegel, no. Una casa pu cadermi sul capo, un colpo di vento gettarmi in un canale, un botolo arrabbiato mordermi alla gamba; no, non aspetter.
- Sono troppo giovane, rispose la bimba, e grido soltanto per seguir l'uso.
Ulenspiegel divent sospettoso, pensando che le ragazze di Brabante, per avere un marito, gridano alla vigilia di marzo e non nel mese del grano.
Ella ripet sorridendo:
- Sono troppo giovane e non grido che per seguir l'uso.
- Aspetterai d'essere troppo vecchia? soggiunse Ulenspiegel.  una cattiva aritmetica. Non ho mai veduto un collo cos rotondo, due seni pi bianchi, seni di Fiamminga, pieni di quel buon latte che nutrisce i maschi.
- Pieni? non ancora, viaggiatore precipitoso.
- Aspettare, ripet Ulenspiegel. Bisogner dunque che io non abbia pi denti per mangiarti bell'e cruda, carina? Non rispondi. Sorridi con i tuoi occhi chiaroscuri e con le tue labbra rosse come ciliegie.
La fanciulla, guardandolo furbescamente, rispose:
- Perch mi ami cos presto? Qual' il tuo mestiere? Sei Pezzente? Sei ricco?
- Sono pezzente, diss'egli, e anche ricco se tu mi regali il tuo grazioso corpo.
- Non  questo che voglio sapere, replic la fanciulla. Vai a messa? Sei buon cristiano? Dove abiti? Oseresti dire d'esser pezzente, vero Pezzente, di quelli che resistono agli editti e all'inquisizione?
Le ceneri di Claes batterono sul petto di Ulenspiegel.
- Sono Pezzente, egli disse, e voglio veder morti e divorati dai vermi gli oppressori dei Paesi Bassi. Tu mi guardi sbalordita. Questo fuoco che mi brucia per te, carina,  fuoco di giovinezza. Dio lo accende, fiammeggia come il sole risplende, finch non s'estingue. Ma il fuoco della vendetta che cova nel mio cuore, anche quello l'ha acceso Iddio. Sar il ferro, il fuoco, la corda, l'incendio, la devastazione, la guerra e la rovina del carnefici.
- Sei bello, disse tristemente la fanciulla, baciandolo su tutte e due le gote; ma taci.
- Perch piangi? chiese egli.
- Bisogna sempre, qui e altrove, guardare dove si , rispose la fanciulla.
- Queste mura hanno orecchie? domand Ulenspiegel.
- Non hanno che le mie.
- Scolpite da Amore, e io le chiuder con un bacio.
- Folle amico, ascoltami quando parlo.
- Perch? che hai da dirmi?
- Ascoltami, ripet ella impaziente. Ecco mia madre... Taci, taci sopratutto dinnanzi a lei...
La vecchia Sapermillemente entr. Osservandola, Ulenspiegel disse fra s:
- Muso bucato come una schiumaiuola, occhi dallo sguardo falso e duro, bocca che vuol ridere e far smorfie, voi m'incuriosite.
- Dio sia con voi, messere, disse la vecchia, sempre con voi. Bimba, messer d'Egmont, quando gli ho portato il suo mantello su cui avevo ricamato lo scettro da giullare, m'ha dato buoni quattrini. S, messere: scettro da buffone contro il Cane rosso.
- Il cardinale di Granvelle? domand Ulenspiegel.
- Appunto, conferm la vecchia, contro il Cane rosso. Si dice che egli denunci al re le loro mene e che essi vogliano farlo perire. Hanno ragione, non  vero?
Ulenspiegel non rispose.
- Non li avete dunque veduti mai per le strade, vestiti di un farsetto e d'un opperst-kleed grigio come ne porta il popolino, con le lunghe maniche pendenti, e i loro cappucci da frati, e, sopra ogni opperst-kleed cren, lo scettro ricamato? Ne avr fatti per lo meno ventisette e la mia figliuola quindici. E di ci si stizz il Cane rosso: di veder quegli scettri. Poi, parlando all'orecchio di Ulenspiegel:
- So che i signori hanno deciso di sostituire allo scettro un mannello di grano, in segno d'unione. S, s, essi si preparano a lottare contro il re e contro l'Inquisizione. Non spetta a loro, infatti, messere?
Ulenspiegel non rispose.
- Lo straniero  malinconico, disse la vecchia; di botto gli si  chiuso il becco.
Ulenspiegel senza fiatare se ne usc, ed entr poco dopo in una taverna, tanto per non perdere l'abitudine di bere. La taverna era piena di bevitori che parlavano imprudentemente del re, degli odiati editti, dell'Inquisizione e del Cane rosso al quale bisognava far lasciare il paese. Egli vide la vecchia, che, vestita da mendicante, sembrava dormisse a fianco di un boccalino di vin cotto. Ella rimase lungamente cos; poi, cavato di tasca un piattello, si mise a mendicare da un tavolo all'altro, domandando l'elemosina sopratutto a quelli che parlavano con maggiore imprudenza.
E i buoni diavoli le davano fiorini, danari e patacche, senz'avarizia.
Ulenspiegel, sperando di sapere dalla fanciulla ci che la vecchia Sapermillemente non gli avrebbe detto, pass di nuovo dinnanzi alla casa, e vide la bimba che non gridava pi, ma gli sorrideva facendo l'occhietto: dolce promessa.
La vecchia rientr immediatamente dopo di lui.
Ulenspiegel, stizzito nel vederla, si diede a correre per la via, come un cervo gridando: 'T brandt! 't brandt! al fuoco! al fuoco! finch non giunse dinnanzi alla casa del fornaio Jacob Pietersen. L'invetriata, costruita alla tedesca, fiammeggiava rossa al sole tramontante. Un fumo denso, fumo di fascinotti che bruciavano nel forno, usciva dal camino della panetteria. Ulenspiegel, correndo, non cessava di gridare: 'T brandt, 't brandt, e indicava la casa di Jacob Pietersen. La folla si radun, vide l'invetriata rossa, il fumo denso, e grid come Ulenspiegel: 'T brandt! 't brandt! brucia! brucia! Il vigile della Cattedrale suon la tromba, mentre lo scaccino agitava a tutto spiano la campana chiamata Wacharm. E i fanciulli e le fanciulle accorsero a sciami, cantando e fischiando.
Siccome la campana e la tromba continuavano a suonare, la vecchia Sapermillemente fece fagotto e se ne and.
Ulenspiegel la spiava. Quando ella fu lontana, egli rientr nella sua casa.
- Tu qui! disse la fanciulla; non brucia dunque laggi?
- Laggi? no, rispose Ulenspiegel.
- Ma questa campana che suona cos lamentosamente?
- Non sa quel che si fa, rispose Ulenspiegel.
- E questa dolente tromba e tutta questa gente che corre?
- Il numero dei pazzi  infinito.
- Che cosa brucia dunque?
- I tuoi occhi e il mio cuore ardente, rispose Ulenspiegel.
E le salt alla bocca.
- Mi mangi! diss'ella.
- Le ciliegie mi piacciono, rispose Ulenspiegel.
Ella lo guardava sorridente ed afflitta. A un tratto, piangendo, disse:
- Non ritornare mai pi. Sei Pezzente, nemico del Papa. Non ritornare.
- Tua madre! esclam Ulenspiegel.
- S, rispose ella arrossendo. Sai dov' in questo momento? In ascolto l dove brucia. E sai dove andr fra poco? Dal Cane rosso a riferirgli tutto ci che sa e a preparare il compito al duca che sta per arrivare. Fuggi, Ulenspiegel, ti salvo, fuggi! Ancora un bacio, ma non ritornare mai pi; ancora uno... Sei bello e io piango, ma vattene.
- Brava bambina, disse Ulenspiegel, tenendola abbracciata.
- Non fui sempre brava, diss'ella. Anch'io come lei...
- Quei canti, esclam Ulenspiegel, quei muti richiami di bellezza agli uomini innamorati?!...
- S, rispose la fanciulla. Mia madre voleva cos. Risparmio te perch ti amo d'amore. Gli altri li risparmier per tuo ricordo, caro mio. Quando sarai lontano, il tuo cuore batter ancora per la fanciulla pentita? Baciami, carino. Ella non mander pi vittime al rogo, per un po' di denaro. Vattene. No, rimani ancora un po'. Come  dolce la tua mano! Guarda, io ti bacio la mano:  un segno di schiavit; tu sei il mio padrone. Ascolta, pi vicino, e taci. Alcuni uomini, mendicanti e ladri, fra cui un Italiano, sono venuti qui, questa notte, l'uno dopo l'altro. Mia madre li fece entrare in questa stanza, mi ordin d'uscire, e chiuse la porta. Io udii queste parole: "Crocifisso di pietra, porta di Borgerhoet, processione, Anversa, cattedrale...", risa soffocate e rumor di fiorini che venivano contati sul tavolo... Fuggi, eccoli; fuggi, amor mio! Conserva un dolce ricordo di me; fuggi...
Ulenspiegel fugg, come ella diceva, fino al Vecchio Gallo, In den onden Haen, e vi trov Lamme che malinconicamente stava sgranocchiando un salsicciotto e succhiando la settima pinta di peterman di Louvain.
E lo costrinse a correre come lui, nonostante la sua pancia.
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9.
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Cos, correndo a gran galoppo, seguito da Lamme, egli trov nell'Eikenstraat una cattiva pasquinata contro Brederode e and di filato a portargliela.
- Monsignore, gli disse, io sono quel buon Fiammingo e quella spia del re cui voi tiraste cos bene le orecchie e deste da bere quell'eccellente vin cotto. Egli vi porta un grazioso libelluccio nel quale vi si accusa, fra l'altro, di chiamarvi conte d'Olanda, come il re.  uscito fresco fresco dai torchi di Jan a Calumnia, abitante presso i bastioni delle Canaglie, angiporto dei Ladri d'onore.
Brederode, sorridendo, soggiunse:
- Ti far frustare per due o tre ore se non mi dici il vero nome dello scriba.
- Monsignore, rispose Ulenspiegel, fatemi frustare per due anni se volete, ma non potrete costringere la mia schiena a dirvi ci che le mie labbra ignorano.
E se ne and dopo aver ricevuto un fiorino per il suo disturbo.
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10.
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Da giugno, mese delle rose, nel paese di Fiandra erano cominciate le prediche.
Gli apostoli della primitiva Chiesa cristiana predicavano dapertutto, in ogni luogo, nei campi e nei giardini, sui monticelli che servono in tempo d'inondazioni a ricoverarvi il bestiame, sui fiumi, in barca.
In terra ferma, essi si trinceravano come in un campo, circondandosi dei loro carretti. Sui fiumi e nei porti, barche piene d'uomini armati facevano la guardia intorno a loro.
E nei campi, moschettieri e archibugieri li difendevano dalle sorprese del nemico.
E cos la parola della libert fu sparsa per tutta la terra dei padri.
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11.
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A Bruges, dopo aver lasciato il loro carretto in un cortile, Ulenspiegel e Lamme, invece di andare all'osteria, entrarono nella chiesa del Salvatore: poich non c'era pi nelle loro tasche nessun giocondo tintinnio di monete.
Padre Cornelis Adriaensen, frate minore, sconcio, spudorato, furioso e abbaiante predicatore, si dimenava quel giorno sul pulpito della verit.
Alcune giovani e bene devote gli si stringevano intorno.
Padre Cornelis parlava della Passione. Quando venne al passo del Santo Vangelo in cui gli Ebrei gridano a Pilato, parlando di Nostro Signore Ges: "Crocefiggetelo, crocefiggetelo, perch noi abbiamo una legge, e per questa legge egli deve morire!" Broer Cornelis esclam:
"Avete udito, buona gente: la orribile e vergognosa morte sofferta da Nostro Signore Ges Cristo dimostra come sempre siano esistite leggi destinate a punire gli eretici. Egli fu giustamente condannato perch aveva disubbidito alle leggi. Ed ora essi non vogliono tener conto degli editti e dei decreti. Ah! Ges! quale maledizione volete far cadere su queste terre! Onorata madre di Dio, se l'imperatore Carlo fosse ancora in vita, e potesse vedere lo scandalo di quei nobili confederati che hanno osato presentare alla governatrice un'istanza contro l'inquisizione e contro i decreti emanati per uno scopo cos buono, pensati con tanta maturazione, pubblicati dopo cos lunghe e prudenti riflessioni, per distruggere tutte le sette e tutte le eresie! Ed essi vorrebbero, proprio mentre sono pi necessari del pane e del formaggio, vorrebbero annullarli! in quale puzzolente, infetto, abominevole abisso ci faranno ora precipitare? Lutero, questo sozzo Lutero, questo bue arrabbiato, trionfa in quel di Sassonia, in quel di Luneburg, di Brunswik, di Mecklembourg; Brentius, il merdoso Brentius, che in Allemagna visse con le ghiande rifiutate dai porci, Brentius trionfa nel Wurtemberg; Sernet, il Lunatico, che ha un quarto di luna nella testa, il trinitario Sernet, regna in Pomerania, in Danimarca e in Svezia, e col osa bestemmiare la santa, gloriosa e potente Trinit. S. Ma mi hanno detto che sia stato bruciato vivo da Calvino, il quale non seppe fare altro di buono; dal fetente Calvino che puzza d'acido, con quel suo lungo ceffo d'otre; faccia di formaggio, munita di denti grandi come pale da giardiniere. S, questi lupi si mangiano fra di loro; s, il bue Lutero, il bue arrabbiato, arm i principi di Allemagna contro l'anabattista Munzer, che era un buon diavolo, si dice, e viveva secondo il Vangelo. E per tutta l'Allemagna furon uditi i muggiti di questo bue.
"S. E che vediamo noi in Fiandra, Gueldre, Frisa, Olanda e Zelanda? Adamiti nudi corrono per le strade; s, buona gente, nudi per le strade, mostrando senza vergogna la loro magra carne ai passanti. Non ce ne fu che uno, dite voi; - s, - passi, - uno vale cento e cento valgono uno. Ed egli fu bruciato, dite voi, ed egli fu bruciato vivo, per preghiera dei calvinisti e dei luterani. Questi lupi si mangiano, vi dico!
" S, che cosa vediamo noi in Fiandra, in Gueldre, in Frisa, in Olanda e in Zelanda? Dei libertini che insegnano essere ogni servit contraria alla parola di Dio. Mentono, questi spudorati eretici; bisogna sottomettersi alla Santa Madre Chiesa romana. E laggi, in quella maledetta citt d'Anversa, ritrovo di tutta quanta la canaglia eretica del mondo, essi hanno osato predicare che noi facciamo cuocere l'ostia con il grasso di cane. Un altro, quel pezzente seduto sopra un orinale, a quell'angolo di strada, dice: "- Non c' n Dio, n vita eterna, n resurrezione della carne, n eterna dannazione". "- Si pu battezzare senza sale", dice un altro, laggi, con voce piagnucolona, "senza n sale, n sugna, n saliva, senza esorcismi e senza candela". "Non esiste purgatorio", dice un terzo. Non esiste purgatorio, buona gente. Ah! sarebbe meglio, per voi, aver commesso il peccato con le vostri madri, con le vostre sorelle e con le vostre figlie, piuttosto che dubitare, dico soltanto dubitare, del purgatorio.
"S, ed essi alzano il naso dinnanzi all'Inquisitore, il Sant'uomo. Essi sono venuti fino a Belem, poco lungi di qui, quattro migliaia di calvinisti, con uomini armati, bandiere e tamburi. S. E voi sentite di qui il fumo della loro cucina. Essi hanno presa la Chiesa di Santa Caterina per disonorarla, profanarla, sconsacrarla con la loro dannata predicazione.
"Che  dunque questa tolleranza empia e scandalosa? Per i mille diavoli dell'inferno, cattolici mollaccioni, perch non impugnate anche voi le armi? Anche voi, come quei dannati calvinisti, avete corazze, lancie, alabarde, spade, gambiere, balestre, coltelli, bastoni, e spiedi. Avete i falconetti e le colubrine della citt.
"Essi sono pacifici, dite voi; essi vogliono ascoltare liberamente e tranquillamente la parola di Dio. Ci non mi riguarda. Uscite da Bruges! Cacciatemi, uccidetemi, fatemi saltar fuori della chiesa tutti quei calvinisti! Ancora non vi siete mossi?! Oib! Voi siete tante galline che tremate di paura sul vostro letamaio! Vedo l'ora e il momento in cui quei dannati calvinisti verranno a stamburare sul ventre delle vostre mogli e delle vostre figlie, e voi li lascerete fare, uomini di stoppa e di pasta frolla. Non andate laggi, non andate.... vi bagnereste le brache nella battaglia. Oib, Brugesi! Oib, cattolici! Ecco chi  cattolicizzato a dovere, o codardi poltroni! Onta su voi, anitre, oche e tacchine, ch'altro non siete!
"Non ci son forse laggi dei bei predicatori, perch voi andiate in folla ad ascoltare le menzogne che essi vomitano, perch le fanciulle vadano, di notte, alle loro prediche, s, in modo che entro nove mesi la citt sia piena di piccoli pezzenti e di piccole pezzenti? Erano in quattro laggi, quattro scandalosi furfanti, e hanno predicato nel cimitero della chiesa. Il primo di quei furfanti, magro e smorto, quel brutto cacarelloso, portava in testa un cappello sporco; e grazie al cappello non gli si vedevano le orecchie. Chi di voi ha veduto le orecchie di un predicatore? Egli era senza camicia, poich le sue braccia nude uscivano senza biancheria dal suo farsetto. Io l'ho veduto bene, quantunque egli cercasse di coprirsi con un sozzo mantelluccio, e ho anche veduto benissimo nelle sue brache di tela nera, chiaro come la freccia di Nostra Signora d'Anversa, il penzolamento delle campane e dei batacchi che gli avea dati natura. L'altro furfante predicava in farsetto, senza scarpe. Nessuno ha veduto le sue orecchie. Ed egli dovette fermarsi a met del suo predicozzo, e i ragazzi si misero a schiamazzare, gridando: "Uh! Uh! non sa la sua lezione!" Il terzo di quegli scandalosi furfanti aveva in testa un brutto e sporco cappellino, con sopra infilata una pennuccia. Nemmeno a lui si vedevan le orecchie. Il quarto ribaldo, Hermanus, vestito meno peggio degli altri, deve esser stato bollato due volte sulla spalla, dal carnefice.
"Essi portano, tutti quanti, sotto il cappello, una cuffia di seta grassa che serve a nasconder le orecchie. Avete mai veduto le orecchie d'un predicatore? Quale di quei furfanti os mostrar le sue orecchie? le orecchie! Ah! s, mostrar le proprie orecchie: gliele hanno tagliate! S, il carnefice ha tagliato le orecchie a tutti costoro!
"Eppure intorno a questi scandalosi ribaldi, a questi tagliaborse, a questi ciabattini scappati dai loro scannelli, a questi straccioni predicatori, il popolaccio grida: "Viva i pezzenti!" come se tutti fossero furiosi, ubriachi o pazzi.
"Ah! altro non ci rimane, a noi poveri cattolici romani, che abbandonare i Paesi Bassi, affinch vi si possa liberamente gridare: "Viva il pezzente! Viva il pezzente!" Qual cumulo di maledizione  dunque caduto su questo popolo stregato e stupido, ah! Ges! In ogni luogo, ricchi e poveri, nobili e plebei, giovani e vecchi, uomini e donne, non fanno che gridare: "Viva il pezzente!"
"E tutti quei signori, tutti cotesti culi di cuoio pelato che ci son venuti d'Allemagna? Tutte le loro sostanze se ne son andate alle ragazze, in bische, leccamenti, copule, orgie, tuffi di sozzurre, abominazioni di dadi e trionfo di vestimenta. Essi non hanno nemmeno un chiodo arrugginito per grattarsi dove sentono prudere. Ora ci vogliono per costoro i beni delle chiese e dei conventi.
"E l, nel loro banchetto in casa di quel ribaldo di Culembourg, con quell'altro furfante di Brederode, essi hanno bevuto in scodelle di legno, per disprezzo verso messer di Berlaymont e della signora governatrice. S; ed hanno gridato: "Viva il Pezzente!" Ah! se fossi stato il buon Dio, con il dovuto rispetto, avrei fatto s che la loro bevanda, birra o vino che fosse, si mutasse in una sporca infame acqua di lavatura di piatti, s, in una sporca, abominevole, puzzolente lisciva, nella quale essi avrebbero lavato le loro camicie e i loro panni smerdati.
"S, ragliate, ragliate, asini che siete: "Viva il Pezzente!" S! ed io sono profeta. E tutte le maledizioni, miserie, febbri, pesti, incendi, rovine, desolazioni, cancri, sudori angelici e pesti nere ricadranno sui Paesi Bassi. S, e cos Dio sar vendicato del vostro sconcio ragliare: "Viva il Pezzente!" E non rimarr pietra su pietra delle vostre case e nemmeno un pezzo d'osso delle vostre gambe dannate che corsero a questa maledetta calvinisteria e spredicazzaggine! Cos sia, sia, sia, sta, sia! Amen".
- Andiamocene, figlio mio, disse Ulenspiegel a Lamme.
- Un momento, disse Lamme.
E cerc sua moglie fra le giovani e belle devote che assistevano alla predica, ma non la trov.
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12.
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Ulenspiegel e Lamme giunsero nel luogo detto Minne-Water, Acqua d'Amore; ma i gran Dottori e Wysneusen Savantasses affermano che  Minre-Water, Acqua dei Minimi. Ulenspiegel e Lamme si sedettero sulla sua sponda, e videro passare sotto gli alberi, fronzuti fin sopra le loro teste come una bassa volta, uomini, donne, fanciulle e giovinetti che si tenevano per mano, coronati di fiori, e camminavano, anca contro anca, guardandosi teneramente negli occhi, senza vedere nient'altro al mondo che loro stessi.
Ulenspiegel, pensando a Nele, li guardava. Nella sua malinconica rimembranza, egli disse:
- Andiamo a bere.
Ma anche Lamme, senza udire Ulenspiegel, guardava le coppie d'innamorati e mormorava:
- Noi pure, un tempo, mia moglie ed io, passavamo, amandoci, sotto il naso di coloro che, come noi, si coricano sull'orlo dei fossati, senza moglie, solitari.
- Vieni a bere, diceva Ulenspiegel; troveremo i Sette in fondo a una pinta.
- Discorsi da bevitore, rispondeva Lamme; non sai che i Sette sono dei giganti i quali non potrebbero star ritti sotto la gran volta della chiesa del Salvatore?
Ulenspiegel, pensando tristemente a Nele, e sperando anche di trovar forse in un'osteria buon alloggio, buon pranzo e ostessa avvenente, disse di nuovo:
- Andiamo a bere!
Ma Lamme non lo ascoltava, e, guardando la torre della cattedrale, diceva:
- Signora Santa Maria, patrona dei legittimi amori, concedetemi di rivedere la sua gola bianca, dolce cuscino.
- Vieni a bere, ripet Ulenspiegel; la troverai che mostra la gola ai bevitori, in una taverna.
- Osi pensare tanto male di lei? domand Lamme.
- Andiamo a bere, ripet Ulenspiegel; senza dubbio ella  baesine in un luogo o in un altro.
- Discorsi da sete, diceva Lamme.
Ulenspiegel seguit:
- Pu darsi che ella tenga in riserva per i poveri viaggiatori un piatto di bel bue stufato, le cui spezie imbalsamano l'aria, non troppo grasse, tenere, succolente come foglie di rosa, e naviganti come pesci di marted grasso fra garofano, noce moscata, creste di gallo, filetti di vitello ed altre celesti ghiottonerie.
- Cattivo! esclam Lamme: senza dubbio vuoi farmi morire. Non sai che da due giorni non viviamo che di pane secco e di birretta?
- Discorsi da fame, rispose Ulenspiegel. Tu piangi d'appetito: vieni dunque a mangiare e a bere. Ecco un bel mezzo fiorino che pagher le spese delle nostre baldorie.
Lamme rideva. Essi andarono a prendere il loro carretto e quindi percorsero la citt, in cerca del migliore albergo. Ma vedendo parecchi musi di baes arcigni e di baesines poco compassionevoli, passaron oltre, pensando che grugno agro  cattiva insegna per cucina ospitale.
Giunsero cos al Mercato del Sabato ed entrarono nell'osteria detta de Blauwe-Lanteern, Lanterna Azzurra. L, c'era un baes di buona ciera.
Lasciato il carretto nella rimessa, essi fecero condurre l'asino in scuderia, in compagnia d'una profenda d'avena. Ordinarono poi da cena, mangiarono a crepapancia, dormirono saporitamente, e si alzarono per ricominciare a mangiare. Lamme, scoppiando di soddisfazione, diceva:
- Odo nel mio stomaco una celeste musica.
Quando fu il momento di pagare, il baes and da Lamme, e gli disse:
- Mi ci vogliono dieci patacche.
- Le ha lui, gli rispose Lamme, additando Ulenspiegel. Ma Ulenspiegel disse:
- Non ho un fico!
- E il mezzo fiorino? domand Lamme.
- Non l'ho, rispose Ulenspiegel.
- Questo si chiama parlar chiaro! esclam il baes. Adesso vi tolgo farsetto e camicia.
- E se io voglio mangiare e bere, grid a un tratto Lamme, reso coraggioso dalla mezza sbornia, io, mangiare e bere, s, bere per ventisette fiorini e pi, io lo far! Credi tu che non ci sia un soldo buono in questa pancia? Vivaddio! essa non fu nutrita che d'ortolani, finora! Tu non ne hai mai avuta una simile sotto la tua cintola di cuoio grasso. Poich come un inetto porti il tuo sego al colletto della giacca e non come me tre pollici di lardo appetitoso sopra la pancia!
Il baes era caduto in estasi di furore. Balbuziente, egli voleva parlare in fretta; e pi si affannava, pi starnutiva come un cane ch'esce dall'acqua. Ulenspiegel gli tir delle pallottole di pane sul naso. E Lamme, accalorandosi, continuava:
- S, qui ho da pagar le tue tre galline magre, i tuoi quattro pollastri rognosi, e quel gran scimunito di pavone che porta a spasso la sua coda infangata nel tuo cortile. E se la tua pelle non fosse pi risecchita di quella d'un vecchio gallo, se le tue ossa non cadessero in polvere nel tuo petto, avrei ancora tanto da mangiarti, te, il tuo servo moccioso, la tua serva guercia e, per di pi, il tuo cuoco, il quale, se fosse pien di rogna, avrebbe le braccia troppo corte per grattarsi.
- Guardate, seguitava, guardate questo bell'uccello che, per un mezzo fiorino, ci vuol levar farsetto e camicia! Dimmi quanto vale la tua guardaroba, straccione oltracotante, e te la pago tre leardi!
Ma il baes, crescendogli la collera, soffiava sempre pi.
E Ulenspiegel gli tirava pallottole sulla faccia.
Lamme, come un leone, diceva:
- Quanto credi, grugno secco, quanto credi che valga un bell'asino dal muso sottile, dalle orecchie lunghe, dal petto largo, dai garretti di ferro? Diciotto fiorini per lo meno, non ti pare, miserabile baes? Quanti vecchi chiodi hai nei tuoi scrigni per pagare una bestia simile?
Il baes soffiava sempre pi, ma non osava muoversi.
Lamme diceva:
- Quanto credi che valga un bel carretto in legno di frassino pitturato di porpora, riparato dal sole e dagli acquazzoni da una tenda di tela di Courtrai? Venticinque fiorini per lo meno, eh? E quanto fanno ventiquattro pi diciotto? Rispondi, ladro cattivo calcolatore! E siccome  giorno di mercato, e ci sono dei contadini nella tua spregevole osteria, ora vendo senz'altro ogni cosa.
E cos avvenne, poich tutti conoscevano Lamme. Infatti egli ricav dal suo asino e dal suo carretto quarantaquattro fiorini e dieci patacche. Allora, facendo suonar l'oro sotto il naso del baes, gli disse:
- Fiuti il fumo delle baldorie future?
- S, rispondeva l'oste.
E Lamme diceva a voce bassa:
- Quando venderai la tua pelle, la comprer per un leardo, per farne un amuleto contro la prodigalit.
Intanto una graziosa comare, che se ne stava nel cortile oscuro, era venuta spesso a guardare Lamme dalla finestra, e si ritraeva ogni qual volta egli avrebbe potuto vedere il suo bel musetto.
La sera, sulla scala, mentre saliva senza lume traballando a cagione del vino bevuto, Lamme sent una donna che lo abbracciava, lo baciava sulle gote, sulla bocca, persino sul naso, ingordamente, bagnando la sua faccia di amorose lacrime. E poi lo lasci.
Lamme, insonnolito per il troppo bere, si coric, dorm, e l'indomani se ne and a Gand con Ulenspiegel.
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13.
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A Gand, Lamme cerc sua moglie in tutte le kaberdoesjen, musicos, tafelhooren e osterie della citt. La sera, ritrov Ulenspiegel In den zingende Zwaan, al Cigno canterino. Ulenspiegel andava dove poteva andare, a seminar l'allarme, a sollevare il popolo contro i carnefici della terra dei padri.
Al Mercato del Venerd, Ulenspiegel si coric bocconi sul lastrico, presso il Dulle-Griet, il Gran Cannone.
Pass un carbonaio e gli chiese:
- Che fai?
- M'inumidisco il naso per sapere da che parte soffi il vento, rispose Ulenspiegel.
Pass un falegname.
- Hai preso il lastrico per materasso? gli domand.
- C' chi presto lo prender per coperta, rispose Ulenspiegel.
Un frate si ferm.
- Che fa questo vitello? domand.
- Chiede bocconi la vostra benedizione, padre mio, rispose Ulenspiegel.
Il frate gliela dette e se ne and.
Ulenspiegel allora mise l'orecchio contro terra; pass un contadino.
- Odi rumore, l sotto? gli chiese.
- S, rispose Ulenspiegel, ascolto spuntare gli alberi le cui fascine serviranno a bruciare i poveri eretici.
- Non senti altro? gli chiese un birro.
- Sento, rispose Ulenspiegel, la gendarmeria che viene di Spagna; se hai qualche cosa da conservare sotterrala, perch fra poco le citt non saranno pi sicure a cagione dei ladri.
-  pazzo, disse lo sbirro.
-  pazzo, ripeterono i borghesi.
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14.
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Intanto Lamme non mangiava pi, pensando al dolce sogno della scala della Blauwe-Lanterne. Il suo cuore tendeva verso Bruges. Invece Ulenspiegel lo condusse per forza ad Anversa, dove egli continu le sue dolenti ricerche.
Ulenspiegel, trovandosi nelle taverne fra buoni Fiamminghi riformati, oppure fra cattolici amici di libert, diceva loro a proposito degli editti: "Costoro ci regalano l'inquisizione col pretesto di purgarci d'ogni eresia, e questo rabarbaro non servir che per le nostre saccoccie. Ma a noi piace esser medicati come ci pare: noi ci ribelleremo e impugneremo le armi. Il re lo sapeva da prima. Vedendo che non vogliamo rabarbaro, far marciare le siringhe, cio cannoncini, serpentine, falconetti e mortai dalla bocca grossa. Lavativo reale! Nella Fiandra medicata a questo modo non rimarr pi nemmeno un ricco Fiammingo. Fortunate le nostre terre che hanno un cos regal medico!"
Ma i borghesi ridevano.
Ulenspiegel diceva: "Ridete pure oggi, ma fuggite o armatevi il giorno in cui si romper qualche cosa nella Cattedrale".
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15.
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Il 15 agosto, il gran giorno di Maria e della benedizione delle erbe e delle radici, quando, impinzate di grano, le galline son sorde alle trombe dei galli che invocano amore, un gran crocifisso di pietra fu spezzato presso una delle porte d'Anversa da un Italiano, al soldo del cardinale di Granvelle, e la processione della Vergine, preceduta da giullari verdi, gialli e rossi, usc dalla chiesa di Nostra Donna.
Ma la statua della Vergine, insultata per via da alcuni sconosciuti, fu precipitosamente riposta nel coro della chiesa, di cui si chiusero i cancelli.
Ulenspiegel e Lamme entrarono nella Cattedrale. Alcuni ragazzacci cenciosi, fra cui parecchi uomini fatti che nessuno conosceva, stavano dinnanzi al coro scambiandosi segni e smorfie. Coi loro piedi e con le loro lingue facevano un gran fracasso. Nessuno li aveva mai visti ad Anversa. Nessuno li rivide poi. Uno di essi, con una faccia da cipolla bruciata, domand se Mieke, la Vergine, si fosse spaventata a tal punto da dover rientrare a precipizio nella chiesa.
- Certo di te non s' impaurita, brutto moretto, rispose Ulenspiegel.
Il ragazzo gli veniva incontro per batterlo; ma Ulenspiegel lo afferr pel collarino e disse:
- Se mi batti ti faccio vomitare la lingua!
Poi, rivolto ad alcuni uomini d'Anversa che erano presenti:
- Signorkes et pagaders, disse mostrando quegli straccioni, diffidate; sono falsi Fiamminghi, traditori pagati apposta per indurci al male, alla miseria e alla rovina.
Quindi si volse agli sconosciuti ed esclam:
- He! musi d'asino rinsecchiti dalla miseria, chi vi ha dato i quattrini che si sentono oggi suonare nelle vostre scarselle? Avreste per caso gi venduta la vostra pelle per farne tamburi?
- Guardate che ci fa la predica! dicevano gli sconosciuti.
Poi, parlando della Vergine, tutti insieme, si misero a gridare:
- Mieke ha un bel vestito! Mieke ha una bella corona! La regaler alla mia bagascia!
Uno di loro era salito sul pulpito per dire parole stupide. Gli altri uscirono, per rientrare subito dopo, gridando:
- Discendi, Mieke, discendi prima che ti veniamo a prendere, fa un miracolo, che noi vediamo se sai camminare oltre che farti portare. Mieke, la fannullona!
Ma Ulenspiegel aveva un bel gridare: "Artigiani di rovine, cessate i vostri spudorati discorsi, ogni rapina  un delitto!" Quelli continuarono imperterriti, e certuni parlarono persino di sfondare il coro per costringere Mieke a discendere.
Udendo ci, una vecchia, che vendeva candele nella chiesa, scaravent loro in viso la cenere del suo scaldino; ma fu battuta e gettata in terra. E allora cominci il tafferuglio.
Il margravio entr nella chiesa con i suoi sergenti. Vedendo il popolo radunato, lo esort a uscire, ma cos tepidamente che soltanto alcuni se ne andarono; gli altri dissero:
- Noi vogliamo innanzitutto udire i canonici cantar vespro in onore di Mieke.
Il margravio rispose:
- Non si canter.
- Noi stessi canteremo, risposero gli straccioni sconosciuti.
E cos fecero, nelle navate e presso l'atrio della chiesa. Taluno, giocando ai krieke-steenen, nccioli di ciliege, diceva: "Mieke, tu non giochi mai in paradiso, e ti ci annoi: gioca con noi".
E seguitando a insultare la statua, gridavano, urlavano e fischiavano.
Il margravio finse di impaurirsene e se ne and. Per suo ordine tutte le porte della chiesa furono chiuse, meno una.
Senza che il popolo se ne immischiasse, la canaglia si fece pi ardita e vocifer pi forte. E le volte risonavano come al rumore di cento cannoni.
Allora uno di essi, che aveva un grugno da cipolla bruciata e pareva esercitare qualche autorit sugli altri, mont sul pulpito, fece segno con la mano e, predicando, disse:
"Nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo, tre in uno e uno in tre, Dio ci salvi nel paradiso d'aritmetica; quest'oggi, ventinove d'agosto, Mieke  uscita in gran trionfo di vestimenta per mostrare il suo viso di legno ai signorkes et pagaders d'Anversa. Ma Mieke, in processione, ha incontrato il diavolo Satanasso, e Satanasso, le ha detto, schernendola: "Eccoti assai fiera cos azzimata come una regina, Mieke, e portata da quattro signorkes! E non vuoi pi guardare il povero pagader Satanasso che cammina pedestremente!" E Mieke rispose: "Vattene, Satanasso, se no ti schiaccio anche pi la testa, brutto serpente!" "Mieke, disse Satanasso, in questa occupazione tu passi il tempo da millecinquecento anni, ma lo Spirito del Signore tuo padrone m'ha liberato. Sono pi forte di te, tu non mi camminerai pi sulla testa, e ora ti far ballare". Satanasso prese un gran staffile, molto buono, e si mise a sferzare Mieke, la quale non osava gridare per paura di mostrare il suo sgomento; e allora cominci a correre al galoppo, costringendo i signorkes che la portavano a fare altrettanto per non lasciarla cadere fra il popolaccio con la sua corona d'oro e i suoi gioielli. Ed ora Mieke se ne sta cheta e impaurita alla sua nicchia, osservando Satana, che  seduto lass, in cima alla colonna, sotto la cupoletta, con la sua frusta, e dice sghignazzando: "Ti far pagare il sangue e le lacrime sparse in tuo nome! Mieke, come va la tua virginea salute?  ora di sloggiare. Ti segheremo in due, cattiva statua di legno, per tutte le statue di carne e d'ossa che in tuo nome furono bruciate, impiccate, sepolte vive senza piet". Cos parl Satanasso, e parl bene. Bisogna calarti gi dalla nicchia, Mieke sanguinaria, Mieke crudele, per nulla simile al tuo figliuolo Ges". E tutta la folla degli sconosciuti, urlando e gridando, vocifer: "Mieke! Mieke!  l'ora dello sfratto! ti bagni la camicia dalla paura nella tua nicchia? Ors! Brabante al buon duca! Togliete i santi di legno! Chi far un bagno nella Schelda? Il legno nuota meglio dei pesci!"
Il popolo li ascoltava senza fiatare.
Ma Ulenspiegel, salito sul pulpito, costrinse colui che parlava a scendere le scale e disse al popolo:
- Pazzi da legare, pazzi lunatici, pazzi scemi, che non vedete pi in l della punta del vostro naso moccioso, non comprendete che tutto ci  opera di traditori? Costoro vogliono spingervi al sacrilegio e al saccheggio per poi dichiararvi ribelli, vuotare i vostri scrigni, farvi a pezzi e bruciarvi vivi! E il re erediter. Signorkes et pagaders, non prestate fede alle parole di questi artefici del malanno: lasciate la Vergine nella sua nicchia, vivete fermamente, lavorando con allegrezza e spendendo i vostri guadagni e le vostre rendite. Il vero demonio della sventura tien l'occhio fiso su di voi; con i saccheggi e le distruzioni, egli chiamer l'esercito nemico per trattarvi come ribelli e imporvi il regno d'Alba con dittatura, inquisizione, confisca e morte!
"Ed egli erediter!"
- Ahi! diceva Lamme, non saccheggiate, signorkes et pagaders, il re  gi abbastanza incollerito. La figlia della ricamatrice l'ha detto al mio amico Ulenspiegel. Non saccheggiate, signori!
Ma il popolino non poteva udirlo.
Gli sconosciuti gridavano:
- Sacco e sfratto! Sacco, Brabante al buon duca! All'acqua i santi di legno! Galleggiano meglio dei pesci!
Invano Ulenspiegel gridava dal pulpito:
- Signorkes et pagaders, impedite la rapina! Non attirate la rovina sulla citt!
Fu strappato di l, fu graffiato, lacerato, viso, giacca e brache, quantunque si fosse difeso con mani e piedi. E tutto insanguinato seguitava a gridare:
- Impedite il saccheggio!
Ma inutilmente.
Gli sconosciuti e la canaglia della citt si precipitarono contro i cancelli del coro e li sfondarono gridando:
- Viva il Pezzente!
E si misero a rompere, a saccheggiare, a distruggere. Prima di mezzanotte, quella grande chiesa, dove c'erano settanta altari, ogni specie di bei dipinti e di cose preziose, fu vuotata come una noce. Gli altari furono infranti, le immagini abbattute e tutte le serrature spezzate.
Dopo di che, gli stessi sconosciuti si mossero per fare altrettanto nella chiesa dei Minoriti, dei Francescani, a San Pietro, a Sant'Andrea, San Michele, San Pietro al Pozzo, al Borgo, ai Fawkens, alle Suore Bianche, alle Suore Grigie, ai Terziari, ai Predicatori, e in tutte le chiese e cappelle della citt. Ne tolsero candele e fiaccole, e corsero cos dapertutto.
Fra di loro non scoppiarono n liti n risse; nessuno di essi fu ferito in questo enorme sconquasso di pietre, legno ed altri materiali.
Si presentarono poi all'Aja, per procedervi alla demolizione delle statue e degli altari, e nemmeno l, come, nessun altro luogo, i riformati prestarono loro man forte.
All'Aja, il magistrato domand dove fosse il loro mandato.
-  qui, disse uno di essi battendosi sul cuore.
- Il loro mandato, comprendete, signorkes e pagaders? disse Ulenspiegel, quando seppe il fatto.
C' dunque chi li ha incaricati d'agire come sacrileghi. Viene nella mia capanna un ladro per saccheggiare? Far come il magistrato dell'Aja; gli dir, levandomi il cappello: Gentile ladro, grazioso furfante, venerando mascalzone, mostrami il tuo mandato. Egli risponder che il mandato  sul suo cuore avido della mia sostanza. Ed io gli dar le chiavi di tutto quanto. Cercate, cercate a chi giovi il saccheggio! Diffidate del Cane rosso; il delitto  commesso: si prepara il castigo. Diffidate del Cane rosso. Il gran crocifisso di pietra  caduto. Diffidate del Cane rosso!
Il Gran Consiglio sovrano di Malines comand, per bocca del suo presidente Viglius, di non opporre nessun impedimento alla rottura delle immagini. - Ahim! disse Ulenspiegel, la messe  matura per i falciatori spagnoli. Il duca! il duca marcia su noi. Fiamminghi, il mare cresce, il mare della vendetta. Povere donne, povere fanciulle, fuggite la fossa! Poveri uomini, fuggite la forca, il fuoco e il ferro! Filippo vuol compiere l'opera sanguinaria di Carlo. Il padre semin la morte e l'esilio; il figlio ha giurato che preferirebbe regnare sopra un cimitero piuttosto che sopra un popolo di eretici. Fuggite, ecco il carnefice e i beccamorti!
Il popolo ascoltava Ulenspiegel, e le famiglie a centinaia abbandonavano le citt, e le strade erano ingombre di carri carichi delle suppellettili di coloro che se ne andavano in esilio.
E Ulenspiegel andava dapertutto, seguito da Lamme sempre afflitto ed intento a cercare i propri amori.
E, a Damme, Nele piangeva accanto a Katheline, la pazza.
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16.
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In ottobre, mese dell'orzo, Ulenspiegel era a Gand, quando incontr d'Egmont che ritornava da far baldoria in compagnia del nobile abate di Saint-Bavon. Preso dall'estro cantarellino, fantasticando, lasciava andare il suo cavallo al passo. A un tratto scorse un uomo che, con una lanterna accesa, gli camminava a fianco.
- Che vuoi? gli domand d'Egmont.
- Farti del bene, rispose Ulenspiegel, bene da lanterna, quando  accesa.
- Vattene, rispose il conte.
- Non me ne andr, ribatt Ulenspiegel.
- Vuoi che ti dia un colpo di frustino?
- Dieci, non uno, purch possa mettervi nella testa una lanterna siffatta che vi illumini la strada di qui all'Escurial.
- Me ne strafotto, della tua lanterna e dell'Escurial, rispose il conte.
- Ebbene, replic Ulenspiegel, io, al contrario, ardo dal desiderio di darvi un buon consiglio.
Poi, afferrando per la briglia il cavallo del Conte, che si mise a scalciare e a impennarsi, esclam:
- Monsignore, pensate che ora voi ballate egregiamente sul vostro cavallo e che la vostra testa balla a meraviglia sulle vostre spalle; ma il re vuole, dicono, interrompere questa bella danza, lasciarvi il corpo, ma prendervi la testa, e farla ballare in paesi cos lontani che voi non potrete mai pi riacchiapparla. Datemi un fiorino: me lo son guadagnato.
- Frustate, se non te ne vai, cattivo consigliere!
- Monsignore, io sono Ulenspiegel, figlio di Claes, bruciato vivo per la fede, e di Soetkin, morta di dolore. Le ceneri battono sul mio petto, dicendomi che d'Egmont, il bravo soldato, pu, con la gendarmeria che  al suo comando, opporre al duca d'Alba le sue truppe tre volte vittoriose.
- Vattene, rispose d'Egmont; non sono un traditore.
- Salva il paese: tu solo puoi farlo, disse Ulenspiegel.
Il conte fece l'atto di frustare Ulenspiegel; ma questi non lo aveva aspettato e se ne fuggiva gridando:
- Mangiate lanterne, mangiate lanterne, signor conte. Salvate il paese.
Un altro giorno, d'Egmont, che aveva sete, s'era fermato dinnanzi all'albergo detto In't bondt verken - Al maiale screziato -, tenuto da una donna di Courtrai, graziosa comare, di nome Musekin, la Topolina.
Il conte, drizzandosi sulle staffe, grid:
- Da bere!
Ulenspiegel, che serviva la Musekin, accorse tenendo in una mano una tazza di stagno e nell'altra una fiasca di vin rosso.
- Eccoti qua, corvo del malaugurio! disse il conte vedendolo.
- Monsignore, rispose Ulenspiegel, il mio augurio  nero, perch  mal lavato; ma mi sapreste dire quale  pi rosso: il vino che entra per il gargozzo o il sangue che sprizza dal collo? Ecco che cosa domandava la mia lanterna.
Il conte non rispose. Bevve, pag e parti.
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17.
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Ulenspiegel e Lamme, montati ciascuno sopra un asino di Simon Simonsen, uno dei fedeli del principe d'Orange, andavano in ogni luogo, avvisando i borghesi dei neri disegni del re sanguinario, e stavano sempre all'erta per sapere le notizie che venivano di Spagna.
Essi vendevano legumi, erano vestiti da contadini e frequentavano tutti i mercati.
Ritornando da quello di Brusselle, videro in una sala terrena d'una casa di pietra, in via dei Mattoni, una bella dama vestita di raso, assai colorita, ben paffuta e con l'occhio vispo.
Essa diceva a una serva giovane e fresca:
- Racconciami questa padella; non mi piace la salsa alla ruggine.
Ulenspiegel mise il naso alla finestra.
- A me, disse, a me piacciono tutte lo stesso, perch ventre affamato non  gran elettore di fricassee.
- Chi  quest'ometto che si immischia nella mia minestra? domand la dama volgendosi.
- Ahime! bella dama, rispose Ulenspiegel, se voi voleste soltanto farne un po' in mia compagnia, io vi insegnerei certi intingoli da viaggiatore, sconosciuti alle belle dame sedentarie.
Poi, schioccando la lingua, disse:
- Ho sete.
- Di che? domand la dama.
- Di te, rispose Ulenspiegel.
-  simpatico, disse la serva alla dama. Facciamolo entrare perch ci racconti le sue avventure.
- Ma sono in due, osserv la dama.
- D'uno m'incaricher io, rispose la serva.
- Signora, soggiunse Ulenspiegel, siamo due infatti: io e il mio povero Lamme, il quale non pu portare cento libbre sulla schiena, ma ne porta volentieri cinquecento sullo stomaco, fra cibi e bevande.
- Figlio mio, disse Lamme, non ti beffare di me sfortunato; ch per empir la mia trippa mi ci vuole un patrimonio.
- Non ti ci vorr nemmeno un leardo, oggi, disse la dama. Entrate.
- Ma, disse Lamme, ci sono anche due ciucci, sui quali stiamo a cavallo.
- Le profende non mancano nella scuderia del signor conte di Meghem, rispose la dama.
La serva piant la sua padella e tir nel cortile Ulenspiegel e Lamme sui loro asini, i quali si misero immediatamente a ragliare.
-  la fanfara della prossima pappata, disse Ulenspiegel. Strombettano la loro gioia, i poveri ciucci!
E ambedue discesero di sella. Allora Ulenspiegel disse alla cuoca:
- Se tu fossi un'asina ti piacerebbe un asino come me?
- Se fossi donna, rispose la cuoca, vorrei un ragazzo dalla faccia allegra.
- Che sei dunque, se non sei n donna n asina? domand Lamme.
- Sono vergine, rispose la cuoca, e una vergine non  donna e tanto meno asina. Capisci, trippone?
Ulenspiegel disse a Lamme:
- Non crederle,  la met d'una sgualdrinella e il quarto di due diavolesse. La sua malizia carnale le ha gi assicurato un posto all'inferno sopra un materasso, per accarezzarvi Belzeb.
- Brutto beffatore, esclam la cuoca, se i tuoi capelli fossero crine non li vorrei nemmeno per camminarci sopra.
- E io, ribatt Ulenspiegel, vorrei mangiarti tutta quanta la capigliatura.
- Lingua d'oro, gli disse la dama, le vuoi proprio tutte per te?
- No, rispose Ulenspiegel, me ne basterebbero mille fuse in una come voi.
- Bevi intanto una pinta di bruinbier, soggiunse la dama, mangia un po' di prosciutto, taglia questo cosciotto, sventrami questo pasticcio, sorbiscimi quest'insalata!
- Il prosciutto  buono, disse Ulenspiegel giungendo le mani; la bruinbier  celeste; il cosciotto, carne divina; un pasticcio che si sventra fa tremar di piacere la lingua in bocca; un'insalata grassa  cosa principesca. Ma benedetto sar colui al quale voi darete per cena la vostra belt.
- Guardate come sfringuella, esclam la dama. Intanto mangia, furfante!
- Non diremo il benedicite prima dei ringraziamenti? domand Ulenspiegel.
- No, fece la dama.
Allora Lamme, lamentandosi, disse:
- Ho fame.
- Mangerai, mangerai, rispose la bella dama; poich tu non ti preoccupi che della carne cotta, non temere di restar digiuno.
- Mi preoccupo anche di quella fresca, disse Lamme, come era mia moglie.
La serva divenne sgarbata a queste parole. Tuttavia essi mangiarono a quattro palmenti e bevettero da crepare. E la dama dette a Ulenspiegel anche di che cenare, quella notte, e l'indomani e i giorni seguenti.
Gli asini avevano doppia profenda e Lamme doppia razione. Per una settimana egli non lasci mai la cucina, e scherzava coi piatti, ma non con la cuoca, perch pensava sempre a sua moglie.
Questo stizz la ragazza, la quale diceva che non valeva la pena d'ingombrare il mondo per non pensare che alla propria pancia.
Nel frattempo, Ulenspiegel e la dama vivevano da amici. Ed ella un giorno gli disse:
- Thyl, tu non hai educazione: chi sei dunque?
- Io sono, rispose Ulenspiegel, un figlio che Caso Fortunato ebbe un giorno da Buona Ventura.
- Non ti calunni troppo, disse la dama.
- Lo faccio per paura che gli altri non mi lodino, rispose Ulenspiegel.
- Prenderai la difesa dei tuoi fratelli perseguitati?
- Le ceneri di Claes battono sul mio petto, rispose Ulenspiegel.
- Come sei bello! esclam la dama. Chi  questo Claes?
- Mio padre, bruciato per la fede, rispose Ulenspiegel.
- Il conte di Meghem non ti somiglia affatto, diss'ella; vuol far sanguinare la patria che io amo, poich sono nata ad Anversa, la citt gloriosa. Sappi dunque che egli s' accordato con il consigliere di Brabante Scheyf per fare entrare ad Anversa le sue dieci centurie di fanteria.
- Lo denuncer ai borghesi, disse Ulenspiegel, e ci vado subito, lesto come un fantasma.
Ci and, e il giorno dopo i borghesi erano in armi.
Tuttavia Ulenspiegel e Lamme, lasciati gli asini presso un contadino di Simon Simonsen, dovettero nascondersi per paura del conte di Meghem che li faceva cercar dapertutto per farli impiccare: poich gli avevano detto che due eretici avevano bevuto alla sua cantina e mangiato alla sua dispensa.
S'ingelos e lo disse alla sua bella dama, la quale digrign i denti dalla collera, pianse e svenne diciassette volte. La serva fece altrettanto, ma non cos spesso, e giur sulla sua parte di Paradiso e sull'eterna salute della anima sua, che tanto lei quanto la sua padrona non avevano fatto altro che dare gli avanzi del pranzo a due poveri pellegrini i quali, montati sopra due miserabili asini, s'erano fermati alla finestra della cucina.
E quel giorno furono sparse tante lacrime che i pavimenti n'erano umidi. Vedendo ci, Messer di Meghem si convinse che esse non mentivano.
Lamme non os pi mostrarsi in casa del signor di Meghem, perch la cuoca lo chiamava sempre: Moglie mia!
Ed egli n'era assai addolorato, pensando alla mangiatoria; ma Ulenspiegel gli portava sempre qualche buon piatto, poich egli entrava nella casa dalla parte di Via Santa Caterina, e si nascondeva nel granaio.
Il giorno dopo, a vespro, il conte di Meghem confess alla bella comare come qualmente avesse deciso di far entrare a Bois-le-Duc, avanti giorno, la gendarmeria ch'egli comandava. Poi si addorment. La bella comare and nel granaio e raccont ogni cosa a Ulenspiegel.
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18.
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Ulenspiegel, vestito da pellegrino, senza n provviste n denaro, part immediatamente per Bois-le-Duc, per prevenire i borghesi. Contava di prender per via un cavallo da Ieroen Praet, fratello di Simon, per il quale aveva lettere del principe, e di l galoppare per scorciatoie fino a Bois-le-Duc.
Attraversando l'argine, egli vide una schiera di soldati che gli veniva incontro. E si spavent a cagione delle lettere. Ma, deciso a far buon viso a cattivo incontro, aspett di pi fermo i soldati, e si arrest borbottando i suoi paternostri; quando quelli passarono, cammin con loro, e seppe che andavano a Bois-le-Duc.
Un drappello vallone apriva la marcia. Alla sua testa era il capitano Lamotte con la sua guardia di sei alabardieri; poi, secondo il loro grado, venivano l'alfiere con una guardia minore, il prevosto, i suoi alabardieri e i suoi due uscieri, il capo delle scolte, il bagagliere, il carnefice e il suo aiutante, e pifferi e tamburi che facevano un frastuono del diavolo.
Poi seguiva un drappello Fiammingo di duecento uomini, con il suo capitano e il suo portabandiera, diviso in due centurie comandate dai sergenti, soldati di prim'ordine, e in decurie comandate dai rotmeesters. Il prevosto e gli stock-knechten, erano anch'essi preceduti da pifferi e da tamburi che battevano e mugolavano.
In coda, scoppiando dal ridere, cinguettando come capinere, cantando come rosignoli, mangiando, bevendo, ballando, in piedi, coricate, a cavallo, venivano le loro compagne; belle e pazze ragazze, in due carretti scoperti.
Alcune erano vestite come lanzichenecchi, ma di fine tela bianca, scollata, bucherellata nelle braccia, sulle gambe, sul farsetto, per cui si vedeva la loro bella carne; in testa portavano berretti di fine lino contornato d'oro, sormontati da belle penne di struzzo svolazzanti al vento. Alle loro cinture di tela d'oro, increspata di raso rosso, pendevano i foderi di stoffa d'oro dei loro pugnali. E le loro scarpe, calze e brachette, i loro farsetti, le loro stringhe, i loro ornamenti erano d'oro e di seta bianca.
Anche altre erano vestite alla lanzichenecca, ma di blu, di verde, di scarlatto, d'azzurro, di cremisino, bucherellate, ricamate, ornate a piacer loro. E tutte portavano sul braccio la rotella colorata che indicava il loro mestiere.
Un hoer-wyfel, loro sergente, voleva farle star zitte; ma con smorfie e parole graziose esse lo costringevano a ridere e non gli ubbidivano per nulla.
Ulenspiegel, vestito da pellegrino, marciava insieme con i due drappelli, come una barchetta a fianco di un gran bastimento. E borbottava i suoi paternostri.
A un tratto Lamotte gli disse:
- Dove te ne vai, pellegrino?
- Signor capitano, rispose Ulenspiegel che aveva fame; io commisi tempo fa un grande peccato e fui condannato dal capitolo di Nostra Donna ad andare a Roma, a piedi, per domandare perdono al Santo Padre, il quale me lo concesse. Ritornai, purificato, in questo paese, con l'obbligo di predicare, strada facendo, per i Santi Martiri, a tutti quei soldati che mi fosse dato d'incontrare, i quali, per le mie prediche, debbono passarmi pane e carne. E cos, patrocinando, io sostento la mia povera vita. Mi permetterete di mantenere il mio voto alla prossima tappa?
- S, disse messer de Lamotte.
Ulenspiegel, mescolandosi fraternamente ai Valloni e ai Fiamminghi, tastava le lettere sotto il suo farsetto.
Le ragazze gli gridavano:
- Pellegrino, bel pellegrino, vieni qui a mostrarci la potenza dei tuoi gusci d'ostrica!
Ulenspiegel si avvicinava e diceva modestamente:
- Sorelle in Dio, non vi gabbate del povero pellegrino che va per monti e per valli a predicar la santa fede ai soldati.
E divorava con gli occhi le loro bellezze.
Ma le sgualdrine, cacciando fra le tende dei carretti le loro facce sveglie, gridavano:
- Sei assai giovane per patrocinar dei soldati. Monta nei nostri carretti, ti insegneremo noi il linguaggio pi dolce.
Ulenspiegel avrebbe ubbidito volentieri, ma non poteva, a cagione delle sue lettere; gi due delle ragazze, sporgendo le loro braccia rotonde e bianche fuori del carretto, cercavano di issarvelo, quando l'hoerwyfel, geloso, disse a Ulenspiegel: - Se non te ne vai, ti faccio a pezzi.
E Ulenspiegel se ne and pi lontano, guardando sornionamente le fresche ragazze dorate dal sole che splendeva chiaro sulla strada.
Giunsero a Berchem. Filippo di Lannoy, signore di Beauvoir, comandante dei Fiamminghi, ordin di fare alt.
In quel luogo c'era una quercia di media altezza, spogliata dei suoi rami, fuorch del pi grosso, spaccato in due, al quale il mese prima avevano appeso per il collo un anabattista.
I soldati si fermarono, i cantinieri vennero a vender pane, vino, birra e ogni sorta di cibi. Alle ragazze, vendettero zucchero, mandorle e tortine. E, vedendole, Ulenspiegel ebbe pi fame che mai.
Ad un tratto, arrampicandosi sull'albero come una scimmia, egli si mise a cavalcioni sul grosso ramo che era alto sette piedi; e lass, frustandosi con una disciplina, mentre i soldati e le sgualdrine gli facevano cerchio intorno, disse:
- Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.  scritto: Colui che d ai poveri d a Dio. Soldati, e voi, belle dame, graziose compagne d'amore di questi valorosi guerrieri, date a Dio, cio date a me, pane, carne, vino, birra, se volete, tortelline, se non vi dispiace, e Iddio, che  ricco, ve le render in pezzi d'ortolani, in ruscelli di malvasia, in montagne di zucchero candito, in rystpap, che voi mangerete in paradiso con cucchiai d'argento.
- Non vedete dunque, continu lamentandosi, con quali crudeli supplizi io cerchi di meritare il perdono dei miei peccati? Non conforterete il cocente dolore di questa disciplina che mi ferisce la schiena, e me la fa sanguinare?
- Chi  questo pazzo? dissero i soldati.
- Amici miei, rispose Ulenspiegel, io non sono pazzo, ma affamato; poich mentre il mio spirito piange i suoi peccati, il mio ventre piange l'assenza di cibo. Benedetti soldati, e voi, belle ragazzette, io vedo laggi, fra voi, prosciutto grasso, oche, salsicciotti, vino, birra, tortelline. Non darete niente al pellegrino?
- S, s, esclamarono i soldati Fiamminghi, ha buona ciera, il predicatore!
E tutti gli tirarono pezzi di roba da mangiare, come palle. Ulenspiegel, a cavalcioni sul ramo, mangiava e diceva:
- La fame rende l'uomo duro e inadatto alla preghiera, ma il prosciutto improvvisamente risolleva lo spirito.
- Attento, testa fessa! grid un sergente, tirandogli una bottiglia mezza piena.
Ulenspiegel acchiapp a volo la bottiglia, e bevendo a piccoli sorsi, diceva:
- Se la fame acuta e furiosa  cosa dannosa al povero corpo dell'uomo, ce ne  un'altra altrettanto perniciosa:  l'angoscia del povero pellegrino al quale due generosi soldati hanno dato l'uno una fetta di prosciutto e l'altro una bottiglia di birra. Poich il pellegrino  abitualmente sobrio, e se bevesse avendo in corpo un nutrimento cos esiguo immediatamente si sbornierebbe.
Mentre parlava, acchiapp a volo una coscia di oca.
- Questa, disse,  cosa miracolosa, pescare in aria pesce di prato. Ma  scomparso con l'osso. Che cosa  pi avida della sabbia asciutta? Una donna sterile e uno stomaco affamato.
Ad un tratto sent un ferro d'alabarda che gli pungeva il sedere, e ud un alfiere che diceva:
- Da quando in qua i pellegrini disdegnano la coscia di castrato?
Ulenspiegel vide, infilzato al ferro dell'alabarda, un grosso pezzo di castrato. Prendendolo, disse:
- Pezzo per pezzo, preferisco questo a un cannone. Ne far un flauto midollato per cantar le tue lodi, misericordioso alabardiere.
- Tuttavia, diceva rosicchiando il cosciotto, che cos' un pasto senza frutta, che cos' un cosciotto, per quanto succolento, se poi il pellegrino non vede spuntar la faccia benedetta di qualche tortellina?
Dicendo ci, port la mano al viso, poich due tortelline, che venivano dal gruppo delle sgualdrinelle, s'erano schiacciate una sul suo occhio, l'altra sopra una gota. E le ragazze ridevano, e Ulenspiegel diceva:
- Tante grazie, grazie, graziose ragazzette, che mi date amplessi di confetture.
Ma le tortelline erano cadute per terra.
Improvvisamente i tamburi rullarono, i pifferi pigolarono, e i soldati si rimisero in marcia.
Messer di Beauvoir disse a Ulenspiegel di scendere dal suo albero e di camminare a fianco dei soldati; dai quali, in verit, egli avrebbe voluto esser lontano cento leghe, poich fiutava, dalle parole di certe brutte facce, che si sospettava di lui e che ben presto lo avrebbero preso per una spia, frugato, e impiccato, se avessero scoperto le missive.
Quindi, lasciandosi cadere in un fosso, grid:
- Piet, signori soldati, la mia gamba s' rotta, non potrei seguitare a camminare, lasciatemi salire sul carro delle ragazze.
Ma sapeva che il geloso hoer-wyfel non glielo avrebbe permesso.
E quelle, dai loro carretti, gli gridavano:
- Ors, vieni, gentil pellegrino, vieni. Ti ameremo, accarezzeremo, festeggeremo, e ti guariremo in un giorno.
- Lo so, diceva Ulenspiegel, mano di donna  un celeste balsamo per tutte le ferite.
Ma l'hoer-wyfel geloso, parlando a messer Lamotte, disse:
- Messere, credo che questo pellegrino si burli di noi, con la sua gamba rotta, per salire nel carretto delle ragazze. Ordinate che si lasci per strada.
- Va bene, rispose messer Lamotte.
E Ulenspiegel fu lasciato nel fosso.
Alcuni soldati, credendo che si fosse veramente spezzata la gamba, se ne dolsero per la sua allegria e gli lasciarono carne e vino per due giorni. Le ragazze avrebbero voluto andare a soccorrerlo, ma non potendo farlo, gli tirarono tutte le tortelline ch'erano avanzate.
La soldatesca s'allontan, e Ulenspiegel, presa la chiave dei campi nella sua veste da pellegrino, compr un cavallo e, per vie e per sentieri, entr a Bois-le-Duc, come il vento.
Alla notizia dell'arrivo dei signori di Beauvoir e di Lamotte, quelli della citt s'armarono in numero di ottocento, elessero i capitani e spedirono ad Anversa Ulenspiegel travestito da carbonaio per aver soccorsi dall'Ercole bevitore, Brederode.
E i soldati di messer Lamotte e di messer Beauvoir non poterono entrare a Bois-le-Duc, citt vigile, pronta a una valorosa difesa.
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19.
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Il mese seguente, un certo dottor Agileus dette due fiorini a Ulenspiegel e alcune lettere con le quali avrebbe dovuto recarsi da Simon Praet, e ricevere ordini.
Ulenspiegel trov da Praet vitto e alloggio. Buono era il suo sonno e buona anche la sua ciera fiorita di giovinezza; Praet, al contrario, debole e di viso compassionevole, sembrava sempre chiuso in tristi pensieri. E la notte, se per caso si svegliava, Ulenspiegel si stupiva d'udire colpi di martello.
Per quanto s'alzasse di buon'ora, Simon Praet era in piedi prima di lui, e la sua faccia era pi che mai compassionevole, e anche pi tristi i suoi sguardi, brillanti come quelli d'un uomo che si prepara a morte o a guerra.
Spesso Praet sospirava, giungendo le mani per pregare, e pareva sempre pieno d'indignazione. Le sue dita erano nere e grasse, come pure le sue braccia e le sue camicie.
Ulenspiegel decise di saper d'onde venissero i colpi di martello, le braccia nere e la malinconia di Praet. Una sera, dopo esser stato alla Blauwe Gans, la taverna dell'Oca Azzurra, in compagnia di Simon che ci and suo mal grado, finse di esser cos pieno di vino e di aver la testa cos sconvolta dalla sbornia, da doverla andare a smaltire immediatamente sul cuscino.
E Praet tristemente lo condusse a casa.
Ulenspiegel dormiva nel granaio, accanto ai gatti; il letto di Simon era al terreno, accanto alla cantina.
Ulenspiegel, continuando a simular l'ubriachezza, sal traballando la scala, fingendo di cadere da un momento all'altro e tenendosi alla corda. Simon lo aiut con tenere cure, come un fratello. Dopo averlo messo a letto, compiangendolo per la sua ebriet, e pregando Iddio di volergli perdonare, egli discese, e subito Ulenspiegel ud gli stessi colpi di martello che tante volte lo avevano svegliato.
Si alz dunque senza far rumore, scese a piedi nudi gli stretti scalini, e dopo averne contati settantadue, si trov dinnanzi a una porta bassa dalla quale filtrava per le fessure un fil di luce.
Simon stampava fogli volanti sopra antichi caratteri del tempo di Laurens Coster, gran propagatore della nobile arte della stampa.
- Che fai qui? domand Ulenspiegel.
Simon gli rispose spaventato:
- Se sei del diavolo, denunciami, che io muoia; ma se sei di Dio, la tua bocca serva di prigione alla tua lingua.
- Sono di Dio, rispose Ulenspiegel, e non ti voglio male. Che fai dunque?
- Stampo delle Bibbie, rispose Simon. Poich se di giorno, per mantenere mia moglie e i miei figli, pubblico i crudeli e malvagi editti di Sua Maest, di notte semino la vera parola di Dio, e in questo modo riparo al male che faccio durante il giorno.
- Sei coraggioso, disse Ulenspiegel.
- Ho fede, rispose Simon.
Difatti da quella santa stamperia uscirono le Bibbie in fiammingo che si diffusero nei paesi di Brabante, di Fiandra, Olanda, Zelanda, Utrect, Noord-Brabandt, Over-Issel, Gelderland, fino al giorno in cui Simon fu condannato alla decapitazione, immolando cos la sua vita a Cristo e alla giustizia.
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20.
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Un giorno Simon disse a Ulenspiegel:
- Ascoltami, fratello: sei coraggioso?
- Quanto basta per frustare uno Spagnolo fino a farlo morire, per uccidere un assassino e per annientare un omicida, rispose Ulenspiegel.
- Saresti capace di star rinchiuso pazientemente in un camino per ascoltare ci che si dice in una camera? domand lo stampatore.
- Siccome ho, per grazia di Dio, reni forti e garretti elastici, rispose Ulenspiegel, sono capace di stare a lungo dove voglio, come un gatto.
- Hai pazienza e memoria? domand Simon.
- Le ceneri di Claes battono sul mio petto, rispose Ulenspiegel.
- Ascolta dunque, disse lo stampatore; tu prenderai questa carta da giuoco, piegata cos, e andrai a Dendermode. Picchierai, due volte forte e una volta dolcemente, alla porta della casa la cui facciata  disegnata qu dentro. Qualcuno verr ad aprirti e ti domander se sei lo spazzacamino; tu risponderai che sei magro e che non hai perduto la carta. Quindi gliela mostrerai. Allora, Thyl, farai il tuo dovere. Grandi sciagure si librano sulla terra di Fiandra. Ti mostreranno un camino preparato e spazzato prima; tu ci troverai dei buoni ganci per i tuoi piedi e per il tuo sedere una piccola tavoletta solidamente piantata. Quando colui che t'avr aperto ti dir di salire su per il camino, tu ubbidirai, e te ne starai quieto l dentro. Alcuni illustri signori si riuniranno in quella stanza, dinnanzi al camino dove sarai rinchiuso. Sono Guglielmo, il Taciturno, principe d'Orange, i conti di Egmont, de Hoorn, d'Hoogstraeten, e Ludovico di Nassau, il valoroso fratello del Taciturno.
Noi riformati vogliamo sapere ci che i monsignori intendono e possono intraprendere per salvare il paese.
Ora, il primo d'aprile, Ulenspiegel fece quanto gli era stato detto, e si nascose nel camino. Fu soddisfatto vedendo che nessun fuoco vi bruciava, e pens che non essendoci fumo avrebbe avuto l'udito pi fino.
Ad un tratto la porta della sala s'apr, ed egli si sent investito da un colpo di vento. Ma lo sopport con pazienza, dicendo che gli avrebbe rinfrescata l'attenzione.
Poi ud i signori d'Orange, d'Egmont e gli altri entrar nella sala. Essi cominciarono a parlare dei loro timori, della collera del re e della cattiva amministrazione delle finanze. Uno parlava con tono aspro, arrogante e chiaro; era il conte d'Egmont. Ulenspiegel lo riconobbe, cos come riconobbe d'Hoogstraeten dalla sua voce arrochita; de Hoorn, dalla sua voce grossa; il conte Ludovico di Nassau, dal suo modo di parlare fermo e guerresco; e il Taciturno dal fatto ch'egli pronunciava lentamente tutte le sue parole come se le pesasse una per una in una bilancia.
Il conte d'Egmont domand perch mai fossero stati riuniti una seconda volta, dal momento che a Hellegat avevano gi avuto modo di decidere ci che volevano fare.
De Hoorn rispose:
- Le ore volano, il re s'incollerisce, cerchiamo di temporeggiare.
Il Taciturno allora disse:
- Il paese  in pericolo; bisogna difenderlo contro l'assalto d'un esercito straniero.
D'Egmont rispose, adirandosi, che gli sembrava invero stupefacente che il re suo signore credesse necessario l'invio di un esercito, quando ogni cosa era stata pacificata per cura dei baroni e specialmente sua, di lui, d'Egmont.
Ma il Taciturno esclam:
- Filippo ha nei Paesi Bassi quattordici bande d'ordinanza, i suoi soldati sono tutti devoti a colui che comanda a Gravelines e a San Quintino.
- Non capisco, disse d'Egmont.
- Non voglio dire di pi, replic il principe; ma si dar ora lettura, a voi e ai signori qui riuniti, di alcune lettere: e per cominciare, di quelle del povero prigioniero Montigny.
In quelle lettere, il signor di Montigny scriveva:
"II re  straordinariamente adirato per quanto  accaduto nei Paesi Bassi, e punir, all'ora stabilita, i fautori dei disordini".
A questo punto il conte d'Egmont disse che aveva freddo, e che sarebbe stato bene accendere un gran fuoco di legna. Il che fu fatto, mentre i due signori discorrevano delle lettere.
Il fuoco non s'accese perch il ciocco messo nel camino era troppo grosso e la stanza si emp di fumo.
Il conte d'Hoogstraeten lesse allora, tossendo, le lettere intercettate d'Alava, ambasciatore di Spagna, indirizzate alla governatrice.
"L'ambasciatore, egli disse, scrive che tutto il male avvenuto nei Paesi Bassi fu provocato da tre persone: cio dai signori d'Orange, d'Egmont e de Hoorn. Bisogna, dice l'ambasciatore, mostrar buon viso ai tre signori e dir loro che il re riconosce di tenere in signoria quei paesi grazie ai loro servigi. Quanto agli altri due isolati: Montigny e de Berghes, sono dove debbono essere".
- Ah! diceva Ulenspiegel, preferisco un camino fumoso in Fiandra a una prigione fresca in Spagna; poich fra i muri umidi nascono anelli di ferro.
"Il suddetto ambasciatore aggiunge che il re, nella citt di Madrid, ha detto: "A cagione di quanto  accaduto nei Paesi Bassi, la nostra regale reputazione  menomata, il servizio di Dio  avvilito, e noi rischieremo di perdere tutte le altre terre che sono in nostro potere piuttosto che lasciare impunita una simile ribellione. Noi siamo decisi ad andar di persona nei Paesi Bassi per imporre ubbidienza al papa e all'imperatore. Sotto il male presente giace il bene futuro. Ridurremo i Paesi Bassi in nostra signoria assoluta, e vi modificheremo, a modo nostro, stato, religione e governo."
- Ah! Re Filippo, diceva fra s Ulenspiegel, se io potessi modificarti a modo mio, tu subiresti sotto il mio bastone fiammingo un gran cambiamento nelle cosce, nelle gambe e nelle braccia; e ti metterei la testa in mezzo alla schiena con due chiodi, per vedere se in questo stato, guardando il cimitero che ti lasci dietro, canteresti a modo tuo la canzone della tirannica modificazione.
Fu portato del vino. D'Hoogstraeten si alz e disse: "Bevo alla salute del paese!" Tutti fecero come lui il quale, posando la coppa vuota sulla tavola, soggiunse: "L'ora tragica suona per la nobilt belga. Bisogna pensare ai mezzi di difendersi."
Aspettando una risposta, guard d'Egmont, che non fiat.
Ma il Taciturno disse: - Noi resisteremo se d'Egmont, il quale a San Quintino e a Gravelins due volte fece tremare la Francia, ed esercita una grande autorit sui soldati fiamminghi, vuol venire alla riscossa e impedire allo spagnolo d'invadere le nostre terre.
Messer d'Egmont rispose: - Ho un'opinione troppo rispettosa del re per credere che ci occorra armarci come ribelli contro di lui. Coloro i quali temono la sua collera si ritirino. Io rimarr, poich non posso assolutamente vivere senza il suo soccorso.
- Filippo pu vendicarsi con crudelt, disse il Taciturno.
- Confido in lui, rispose d'Egmont.
- Compresa la testa? domand Ludovico di Nassau.
- Quella compresa, rispose d'Egmont, testa, corpo e devozione, che gli appartengono.
- Amato e fido, anch'io far come te, soggiunse de Hoorn.
Il Taciturno disse: - Bisogna prevedere e non aspettare.
Allora messer d'Egmont, parlando violentemente, grid: - Ho fatto impiccare a Grammont ventidue riformati. Se le prediche cessano, se si puniscono i distruttori d'immagini, la collera del re si placher.
Il Taciturno rispose: - Sono vaghe speranze.
- Armiamoci di fiducia, disse d'Egmont.
- Armiamoci di fiducia, ripet de Hoorn.
- Di ferro e non di fiducia bisogna armarsi, esclam d'Hoogstraeten.
Allora il Taciturno fe' cenno di voler parlare.
- Addio, principe senza terra, disse d'Egmont.
- Addio, conte senza testa, rispose il Taciturno.
Ludovico di Nassau disse: - Il beccaio c' per il montone e la gloria per il soldato salvatore della terra dei padri!
- Non lo posso e non lo voglio, ribatt d'Egmont.
- Sangue delle vittime, disse Ulenspiegel, ricadi sulla testa del cortigiano!
I signori si ritirarono.
Allora Ulenspiegel discese dal suo camino e and immediatamente a portare le notizie a Praet. Questi disse: "D'Egmont  traditore: Dio  col principe."
Il duca! il duca a Brusselle! Dove sono forzieri alati!
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FINE DEL LIBRO SECONDO.
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LIBRO TERZO.
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1.
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Il Taciturno se ne va; Dio lo conduce.
Gi i due conti sono in trappola: d'Alba promette dolcezza e perdono al Taciturno, se vorr comparirgli dinnanzi.
A questa notizia, Ulenspiegel dice a Lamme:
- Lamme: dietro istanza di Dubois, procuratore generale, il duca cita il principe d'Orange, Ludovico suo fratello, d'Hoogstraeten, Van den Bergh, Culembourg, de Brederode e altri amici del principe, a comparirgli dinnanzi entro il termine di quarantadue giorni, promettendo loro giustizia e misericordia.
Ascolta, Lamme: Un giorno, un ebreo di Amsterdam cit uno dei suoi nemici a scendere in strada: il citante stava sul marciapiede e il citato a una finestra. - Scendi dunque, diceva l'ebreo all'altro, e ti dar un pugno di tal fatta sul capo che esso ti entrer nello stomaco e tu potrai guardare attraverso le tue costole come un ladro attraverso l'inferriata della sua prigione. E l'altro rispose: - Non mi deciderei a scendere nemmeno se mi promettessi cento volte pi. Cos rispondessero d'Orange e i suoi amici!
Cos infatti essi fecero, rifiutandosi di comparire. Ma d'Egmont e de Hoorn non li imitarono. E la debolezza nel dovere accelera l'ora di Dio.
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2.
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In quel tempo furono decapitati sul Mercato dei Cavalli a Brusselle, i signori d'Andelot, i figli di Battemburg, e altri illustri e valorosi signori, i quali avevano tentato d'impadronirsi di Amsterdam per sorpresa.
E mentre essi, in numero di diciotto, andavano al supplizio cantando salmi, i tamburi rullavano lungo tutta la strada.
E i soldati spagnoli che li scortavano portando torcie accese, scottavano i loro corpi in molte parti. E quando essi si contorcevano per il dolore, i soldati dicevano: - Come, luterani! vi dispiace dunque d'esser bruciati prima del tempo?
E colui che li aveva traditi si chiamava Dierick Slosse, il quale li condusse a Enkhuyse, ancora cattolica, per consegnarli nelle mani degli uscieri del duca,
Ed essi morirono da valorosi.
E il re eredit.
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3.
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- L'hai veduto passare? disse Ulenspiegel, vestito da taglialegna, a Lamme camuffato allo stesso modo. Hai visto il malvagio duca con la sua fronte piatta, in alto, come quella dell'aquila, e la sua lunga barba simile all'estremit di una corda appesa a una forca? Dio lo strangoli! L'hai veduto questo ragno dalle lunghe zampe pelose, questo ragno che Satana vomitando sput sul nostro paese? Vieni, Lamme, vieni; ora getteremo pietre nella sua tela....
- Ahi! disse Lamme, saremo bruciati vivi tutti quanti.
- Vieni a Groenendael, mio caro amico; vieni a Groenendael, dove c' un bel chiostro in cui Sua Altezza Ducalragnesca va a pregare il Dio di pace affinch gli lasci compiere la sua opera, che  di sollazzare i suoi neri spiriti con le carogne. Noi siamo in quaresima e Sua Altezza vuol digiunare, ma non di sangue. Vieni, Lamme, ci sono cinquecento cavalieri armati intorno alla casa di Ohain; trecento fanti sono partiti in piccoli drappelli, e stanno per entrare nella foresta di Soiques. Fra poco, quando d'Alba far le sue devozioni, noi gli piomberemo sopra, lo cattureremo e, chiuso in una bella gabbia di ferro, lo manderemo al principe.
Ma Lamme, rabbrividendo d'angoscia, disse a Ulenspiegel:
- Gran periglio; figlio mio, gran periglio! Ti seguirei in quest'impresa se le mie gambe non fossero cos deboli, se la mia pancia non fosse cos gonfia a cagione della birra acida che si beve in questa citt di Brusselle!
Questi discorsi avvenivano nel folto del bosco, in un buco scavato nella terra. A un tratto, guardando attraverso le foglie come fuor d'una tana, essi videro gli abiti gialli e rossi dei soldati del duca, le cui armi brillavano al sole, che se ne andavano a piedi per il bosco.
- Siamo traditi, disse Ulenspiegel.
E quando i soldati furono scomparsi, egli di gran trotto corse fino a Ohain. I soldati lo lasciarono passare senza badargli, a cagione del suo vestito da taglialegna e del carico di rami che portava in spalla. L, egli trov i cavalieri che aspettavano; sparse la notizia, e tutti si dispersero e fuggirono, fuorch il signor di Bausart d'Armentiers, che fu catturato. Quanto ai fanti che dovevano venire da Brusselle, non se ne vide nemmeno l'ombra.
E fu un vil traditore del reggimento del signor de Likes che li trad tutti quanti.
Il signor di Bausart pag crudelmente per gli altri.
Ulenspiegel, col cuore pieno d'angoscia, and a vedere sul Mercato del Bestiame, a Brusselle, il suo crudele supplizio.
E il povero d'Armentiers, messo sulla ruota, ricevette trentasette colpi di verga di ferro sulle gambe, sulle braccia, sui piedi e sulle mani, che ne furono spezzate, poich i carnefici volevano vederlo soffrire atrocemente.
Il trentasettesimo lo ricevette sul petto, e ne mor.
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4.
Un giorno di Giugno, chiaro e dolce, sul mercato di Brusselle, dinnanzi alla Casa del Comune, fu drizzato un palco, coperto di stoffa nera, con due alti pali muniti di punte di ferro. Sul palco c'erano due cuscini neri e un tavolino con sopra una croce d'argento.
E su questo palco furono giustiziati con la spada i nobili conti d'Egmont e de Hoorn. E il re eredit.
E l'ambasciatore dei francesi, parlando d'Egmont, disse:
- Ho veduto tagliare il capo a colui che due volte fece tremare la Francia.
E le teste dei due conti furono piantate sulle punte di ferro.
E Ulenspiegel disse a Lamme:
- I cadaveri e il sangue sono coperti di stoffa nera. Benedetti coloro i quali terranno alti i cuori, diritte le spade, nei cupi giorni che s'avvicinano.
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5.
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In quel tempo il Taciturno radun un esercito e fece invadere i Paesi Bassi da tre punti diversi.
E Ulenspiegel, in una riunione di Pezzenti Selvaggi di Marenhout, disse:
- Per consiglio di quelli dell'Inquisizione, Filippo re ha dichiarati colpevoli di lesa maest tutti gli abitanti dei Paesi Bassi, a cagione delle eresie, sia che vi abbiano aderito, sia che non le abbiano combattute; e per questo esecrando delitto tutti li condanna, senza distinzione di sesso e di et, fuorch coloro i quali sono designati nominativamente, alle pene riservate a simili prevaricazioni; e ci senza nessuna speranza di grazia. Il re eredita. La morte falcia nel ricco e vasto paese che si stende fra il Mare del Nord, la contea di Emdem, l'Amise, i paesi di Vestfalia, di Clves, di Juliers e di Liegi, il vescovado di Colonia e quello di Trves, i paesi di Lorena e di Francia. La morte falcia sopra un territorio di trecentocinquanta leghe, in duecento citt murate, in cencinquanta villaggi che godono diritti cittadini, nelle campagne, nei borghi e nelle pianure. Il re eredita.
"Undicimila carnefici non sono troppi per compir l'opera, seguit Ulenspiegel. D'Alba li chiama soldati. E la terra dei padri  divenuta un cimitero dal quale le arti fuggono, che i mestieri abbandonano, che le industrie disertano per andare ad arricchire paesi stranieri che consentono loro di adorare il Dio della libera coscienza. La Morte e la Rovina falciano. Il re eredita.
"I paesi avevano conquistati i loro privilegi a forza di denaro dato a principi bisognosi; questi privilegi sono confiscati. Avevano sperato, in base ai contratti stipulati con i loro sovrani, di godere la ricchezza accumulata con il sudore della fronte. Essi s'ingannano: il muratore costruisce per l'incendio, il manovale per il ladro. Il re eredita.
"Sangue e lacrime! la morte falcia sui roghi; sugli alberi che servono da forche lungo le vie maestre; nelle fosse aperte dove vive sono gettate le povere fanciulle; negli annegamenti delle prigioni; nei cerchi di fascine infiammate al cui centro, a lento fuoco, bruciano i pazienti; nelle capanne di paglia incendiate dove le vittime muoiono fra fumo e fiamme. Il re eredita.
"Cos ha voluto il Papa di Roma.
"Le citt rigurgitano di spie, che aspettano la loro parte dei beni appartenenti alle vittime. Pi si  ricchi, e pi si  colpevoli. Il re eredita.
"Ma i valorosi uomini di Fiandra non si lasceranno sgozzare come agnelli. Fra quelli che fuggono, molti ve ne sono che, armati, si rifugiano nei boschi. I frati li avevano denunciati perch fossero uccisi e spogliati dei loro beni. Perci, di notte, di giorno, a bande, come bestie selvatiche, essi si scagliano anche sopra i chiostri, e in candelieri, reliquiari d'oro e d'argento, cibori, patene, vasi preziosi, riprendono il denaro rubato al popolo. Non  vero, buona gente? Essi bevono in quelle coppe preziose il vino che i frati tengono soltanto per s. I vasi fusi o impegnati servono per la guerra santa. Viva il Pezzente!
"Essi perseguitano i soldati del re, li uccidono, li spogliano, e poi fuggono nelle loro tane. Si vedono, giorno e notte, nei boschi, fuochi che si accendono e si spengono, cambiando continuamente posto. Sono i fuochi dei nostri conviti. Nostra  la selvaggina di pelo e di piume. Noi siamo signori! Quando vogliamo, i contadini ci danno pane e lardo. Guardali, Lamme! Cenciosi, selvaggi, risoluti, con l'occhio fiero, errano pei boschi con le loro scuri, alabarde, lunghe spade, daghe, picche, lancie, balestre e archibugi, poich per quelli tutte le armi son buone e non vogliono marciare sotto nessuna insegna. Viva il Pezzente!"
E Ulenspiegel si mise a cantare:
Slaet op den trommele van dirre dom deyne,
Slaet op den trommele van dirre doum, doum.
Battete il tamburo! van dirre dom deyne,
Battete il tamburo di guerra.
Strappate le viscere al duca!
Frustatelo al viso, frustatelo!
Slaet op den trommele, battete il tamburo.
Maledizione al duca, uccidetelo, uccidetelo!
Gettatelo ai cani! A morte il carnefice! Evviva il Pezzente!
Ors, per la lingua impicchiamolo,
Per la lingua e pel braccio: lingua che comanda,
E braccio che segna le infami sentenze.
Slaet op dem trommele.
Battete il tamburo di guerra! Evviva il Pezzente!
Chiuso sia il duca, vivo, coi corpi delle sue vittime!
Nell'orrendo fetore,
La peste dei morti l'uccida.
Battete il tamburo di guerra! Evviva il Pezzente!
Cristo, dall'alto contempla i soldati,
Sfidanti ferro, fuoco,
Corda per il tuo verbo,
E per la libert della terra dei padri!
Slaet op dem trommele van dirre dom deyne.
Battete il tamburo di guerra! Evviva il Pezzente!
E tutti a bere e a gridare:
- Viva il Pezzente!
E Ulenspiegel, bevendo nella coppa dorata di un frate, guardava con fierezza le faccie valorose dei Pezzenti selvaggi.
- Uomini selvatici, diss'egli, voi siete lupi, leoni e tigri. Mangiate i cani del re sanguinario.
- Viva il Pezzente! gridarono essi, cantando:
Slaet op den trommele van dirre dom deyne;
Slaet op den trommele van dirre dom dom:
Battete il tamburo di guerra. Evviva il Pezzente!
...
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...
6.
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A Ypres, Ulenspiegel reclutava soldati per il principe: perseguitato dagli uscieri del duca, si present come bidello presso il prevosto di San Martino. Egli s'ebbe per compagno un campanaro di nome Pompilius Numan, vigliaccone di specie superiore il quale, la notte, scambiava la propria ombra per il diavolo e la propria camicia per un fantasma.
Il prevosto era grasso e paffuto come una pollastra ingrassata a puntino per lo spiedo. Ulenspiegel vide ben presto qual'erba pascolasse per cavarne tanto lardo. A quanto gli disse il campanaro, e a quanto constat poi con i propri occhi, il prevosto pranzava alle nove e cenava alle quattro. Se ne rimaneva a letto fino alle otto; quindi, prima di mettersi a tavola, andava a fare una giratina in chiesa, per vedere se le cassette delle limosine per i poveri fossero piene. E se ne metteva la met in tasca. Alle nove pranzava con una scodella di latte, un mezzo cosciotto, un piccolo pasticcio di airone, e vuotava cinque coppe di vino di Brusselle. Alle dieci, succhiando qualche prugna secca e annaffiandola con vino di Orlans, pregava Iddio di non indurlo mai in peccato di gola. A mezzogiorno, per ingannare il tempo, rosicchiava un'ala e il groppone di un pollo. All'una, pensando alla cena, beveva un gran sorso di vin di Spagna, per poi coricarsi sul letto a cercar refrigerio in un sonnellino.
Quando si svegliava, mangiava un po' di salmone per stuzzicar l'appetito, e vuotava una gran coppa di dobbel-knol di Anversa. Quindi scendeva in cucina, si sedeva dinnanzi al camino e al bel fuoco di legna che vi fiammeggiava dentro. Cos, guardava arrostire e dorare per i frati dell'abbazia un grosso pezzo di vitello o un porcellino ben ripulito, ch'egli avrebbe preferito a una pagnotta. Ma gli difettava l'appetito. Per ci contemplava lo spiedo che girava da s, come per incanto. Era opera di Pieter van Steenkiste, fabbro ferraio della castellania di Courtrai. Il prevosto gli aveva pagato un di quegli spiedi ben quindici lire parigine.
Poi si rimetteva a letto e, addormentandosi per la stanchezza, si svegliava verso le due e trangugiava un po' di gelatina di maiale annaffiata con vino di Romagna da duecento quaranta fiorini il barile. Alle tre, mangiava un uccelletto allo zucchero di Madera, e vuotava due bicchieri di malvasia da diciassette fiorini il bariletto. Alle tre e mezza, prendeva mezzo vaso di marmellata e lo annaffiava d'idromele. Allora, finalmente sveglio, si prendeva un piede in mano e meditabondo si riposava.
Al momento di andare a cena, spesso sopraggiungeva il curato di San Giovanni, il quale veniva a fargli visita in quell'ora succolenta. Talvolta essi scommettevano a chi avrebbe mangiato pi pesce, o pi pollo, o pi carne. E chi si saziava per primo doveva pagare all'altro un piatto di carbonate, ammannite con tre specie di vini caldi, quattro specie di droghe e sette specie di legumi.
Cos, bevendo e mangiando, quei due parlavano degli eretici ed erano d'opinione che non se ne potessero distruggere a bastanza. Del resto non si bisticciavano mai, a meno che non discutessero dei trentanove modi di far la zuppa con la birra. Quindi, ripiegando le loro venerande teste sulle loro trippe sacerdotali, russavano. Di quando in quando si svegliavano a met, e l'uno diceva all'altro che la vita  assai dolce a questo mondo e che la povera gente ha torto di lamentarsi.
Questo era il sant'uomo di cui Ulenspiegel divenne bidello. Egli lo serviva benissimo alla messa, non senza riempire tre volte le ampolle, due volte per s e una per il prevosto. Il campanaro Pompilius Numan al caso lo aiutava.
Ulenspiegel, che vedeva Pompilius cos florido, panciuto e paffuto, gli domand se quella salute invidiabile egli l'avesse accumulata al servizio del prevosto.
- S, figlio mio, rispose Pompilius; ma chiudi bene l'uscio, che nessuno ci ascolti.
Poi, parlando sottovoce, soggiunse:
- Tu sai che il nostro padrone prevosto ama d'un tenero amore ogni specie di vini e di birre, di carne e di pollame. Per ci chiude le sue provviste in una madia e i suoi vini in una dispensa di cui custodisce sempre le chiavi in tasca. E si addormenta tenendoci sopra le mani... La notte, quando dorme, io vado a prendere le chiavi sulla sua pancia, per rimettercele, figlio mio, non senza tremare, pi tardi. Perch se conoscesse il mio delitto mi farebbe bruciar vivo.
- Pompilius, disse Ulenspiegel, tutte queste cautele sono inutili. Basta prender le chiavi una volta; e io ne fabbricher delle altre sul loro stampo, e quelle le lasceremo sulla pancia del buon prevosto.
- Fabbricale, figlio mio, disse Pompilius.
Ulenspiegel fece le chiavi. E verso le otto di sera, non appena egli e Pompilius giudicavano che il prevosto fosse addormentato, scendevano a prender cibi e bottiglie, a piacer loro. Ulenspiegel portava le bottiglie e Pompilius il resto, perch Pompilius tremava sempre come una foglia, e i prosciutti e i cosciotti, cadendo, non si rompono. Pi d'una volta si impadronirono persino di pollame ancor crudo. Della qual cosa furono incolpati parecchi gatti del vicinato, i quali la pagarono con la vita.
Ulenspiegel e il campanaro andavano poi nella Ketel-Straat, che  la strada delle baldracche, e, senza risparmio alcuno, regalavano liberalmente bue affumicato e prosciutto, cervellate e polli alle loro belle, le dissetavano con vino d'Orleans e di Romagna e con Ingelsche bier, quella che sull'altra sponda del mare si chiama ale e che essi versavano a fiotti nelle fresche gargozze delle fanciulle. Ed erano ripagati a carezze.
Cinonostante, un mattino, dopo il pranzo, il prevosto li chiam tutti e due. Egli aveva un aspetto minaccioso, e succhiava, non senza collera, il midollo di un osso.
Pompilius tremava nelle sue brache, e la sua pancia era scossa dalla paura. Ulenspiegel, quieto quieto, tastava allegramente nelle proprie tasche le chiavi della dispensa.
- C' chi beve il mio vino e mangia il mio pollame, gli disse il prevosto; sei tu figlio mio?
- No, rispose Ulenspiegel.
- E questo campanaro, disse il prevosto additando Pompilius, questo campanaro pallido come un agonizzante certamente perch il vino rubato gli va in tanto veleno, non avrebbe per caso messo lo zampino in questo delitto?
- Ahi! messere, rispose Ulenspiegel, a torto accusate il vostro campanaro. Costui  pallido non perch abbia bevuto troppo vino, ma perch non ne ha bevuto abbastanza. E n' talmente indebolito che, se non pensiamo a fermarla, la sua anima se ne andr fra poco in ruscelli gi per le sue brache.
- C' della povera gente a questo mondo, disse il prevosto bevendo nella sua coppa un gran sorso di vino. Ma dimmi, figlio mio: tu, con i tuoi occhi di lince, non hai veduto i ladri?
- Far buona guardia, messer prevosto, rispose Ulenspiegel.
- Iddio vi tenga allegri, figli miei, disse il prevosto; e vivete sobriamente, poich molti dei mali, in questa valle di lacrime, ci vengono dall'intemperanza. Andate in pace.
E li benedisse.
E succhi un altr'osso e bevve ancora un gran sorso di vino.
Ulenspiegel e Pompilius uscirono.
- Questo furfante, disse Ulenspiegel, non ci avrebbe dato da bere nemmeno una goccia del suo vino. Sar pan benedetto rubargliene dell'altro. Ma che hai dunque che tremi?
- Ho le brache tutte bagnate, disse Pompilius.
- L'acqua asciuga presto, figlio mio, disse Ulenspiegel. Ma sta allegro: questa sera ci sar musica di fiaschi nella Ketel-Straat. E sbornieremo le tre guardie notturne, le quali vigileranno la citt russando.
E cos avvenne.
Intanto il giorno di San Martino s'avvicinava e la chiesa era parata a festa. Ulenspiegel e Pompilius v'entrarono di notte, ne chiusero ben bene le porte, accesero tutte le candele, presero una viola e una cornamusa e si misero a suonare come meglio sapevano. E i ceri fiammeggiavano come tanti soli. Ma non si limitarono a questo. Dato compimento all'opera, essi se ne andarono dal prevosto, il quale, malgrado l'ora tarda, stava ancora in piedi rosicchiando un tordo e bevendo vin del Reno, e sgranava tanto d'occhi nel vedere le vetrate della chiesa illuminate.
- Messer prevosto, gli disse Ulenspiegel, volete sapere chi mangia le vostre pietanze e beve il vostro vino?
- E questa illuminazione? domand il prevosto additando le vetrate della chiesa. Ah! Signore Iddio, permettete dunque che San Martino bruci di nottetempo i ceri dei poveri frati senza pagarli?
- Permette ben altro, messer prevosto, disse Ulenspiegel. Venite, venite...
Il prevosto prese il suo pastorale e li segu; ed essi entrarono in chiesa.
L in mezzo alla navata maggiore, egli vide tutti i santi scesi dalle loro nicchie, allineati in circolo e comandati, pareva, da San Martino, il quale li sorpassava tutti del capo e all'indice della mano alzata per benedire teneva un tacchino arrostito. Gli altri avevano in mano o all'altezza della bocca pezzi di pollastro o d'oca, salsiciotti, prosciutti, pesce crudo e pesce cotto, e, fra l'altro, un luccio che pesava certo pi di quattordici libbre. E ai piedi di ognuno c'era un fiasco di vino.
A questo spettacolo, il prevosto, fuori di s dalla collera, si fece rosso e la sua faccia si gonfi a tal punto che Pompilius e Ulenspiegel credettero di vederlo scoppiare. Invece, senza badare a loro, cammin dritto verso San Martino, e minacciandolo come se avesse voluto imputargli il delitto degli altri, gli strapp il tacchino dal dito e gli assest due o tre bastonate cos sode che gli ruppe il braccio, il naso, il pastorale e la mitra.
Quanto agli altri, egli non risparmi ceffoni a nessuno, e parecchi lasciarono sotto i suoi colpi braccia, mani, mitra, pastorale, falce, scure, graticola, sega e altri simili emblemi di dignit e di martirio. Quindi, dondolando il suo pancione, and in fretta e furia a spegnere i ceri con le sue proprie mani.
Poi port via quanti prosciutti, polli e salsiciotti pot, e, curvo sotto il carico, rientr nella sua camera da letto cos afflitto e adirato che bevette, a sorso a sorso, tre grandi fiaschi di vino.
Ulenspiegel, quando si fu accertato che il prevosto dormiva, port nella Katel-Straat tutto ci che il prevosto credeva d'aver messo al sicuro, e anche ci che era rimasto in chiesa, non senza aver prima cenato preliminarmente con i bocconi migliori. E gli avanzi li misero ai piedi dei santi.
L'indomani, mentre Pompilius suonava la campana del mattutino, Ulenspiegel sal nel dormitorio del prevosto e gli chiese di scendere nuovamente in chiesa.
Ivi, mostrandogli gli avanzi dei santi e del pollame gli disse:
- Messer prevosto, per quanto abbiate cercato di impedirlo, costoro hanno mangiato egualmente.
- Infatti, rispose il prevosto, sono venuti fino nella mia camera da letto come ladri, a prendere ci che avevo messo in salvo. Ah! signori santi, me ne lagner col Papa.
- S, soggiunse Ulenspiegel; ma dopodomani c' la processione, e gli operai saranno qui fra poco, non temete d'esser accusato di iconoclastia se troveranno tutti questi santi mutilati?
- Ah! signore mio San Martino, esclam il prevosto, salvatemi dal fuoco: io non sapevo ci che facevo.
Poi, volgendosi verso Ulenspiegel, mentre il pauroso campanaro si pencolava alle campane, esclam:
- Non sar mai possibile raggiustare San Martino per domenica. Che far? Che dir il popolo?
- Messere, rispose Ulenspiegel, bisogna servirsi d'un innocente sotterfugio. Noi incolleremo una barba sulla faccia di Pompilius, il quale per la sua eterna malinconia ispira molto rispetto; lo imbacuccheremo con la mitra, il camice, la mazzetta e il gran mantello del santo. Quindi gli raccomanderemo di stare ben ritto sul suo piedestallo e il popolo lo scambier per il San Martino di legno.
Il prevosto and da Pompilius che si dondolava appeso alle corde e gli disse:
- Finiscila di suonare e ascoltami: Vuoi guadagnare quindici ducati? Domenica, giorno della processione, tu sarai San Martino. Ulenspiegel ti imbacuccher come si deve; e se, mentre te ne vai portato da quattro uomini, ti lasci sfuggire un gesto o una parola, ti faccio bollir vivo nell'olio del pentolone che il boia ha finito or ora di costruire sulla piazza del Mercato.
- Monsignore, vi ringrazio, disse Pompilius; ma voi sapete che difficilmente trattengo il mio liquido.
- Bisogna ubbidire, ribatt il prevosto.
Assai pietosamente Pompilius rispose:
- Ubbidir, monsignore.
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7.
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L'indomani, con un sole magnifico, la processione usc di chiesa. Ulenspiegel aveva raccomodati come meglio gli era stato possibile i dodici santi che dondolavano sui loro piedestalli fra le bandiere delle corporazioni; poi veniva la statua della Vergine; poi le figlie di Maria tutte vestite di bianco, cantando salmi; poi gli arcieri e i balestrieri; infine, vicinissimo al baldacchino, dondolando pi degli altri, Pompilius, curvo sotto le pesanti vestimenta di San Martino.
Ulenspiegel, dopo essersi provveduto di polvere da prudere, aveva vestito egli stesso Pompilius del suo abito episcopale, gli aveva infilati i guanti, gli aveva dato il pastorale e insegnato a benedire il popolo secondo la maniera latina. Aveva anche aiutato i preti a vestirsi. Agli uni metteva la stola, agli altri la mazzetta, il camice ai decani. Correva di qua, correva di l, in chiesa, a ricomporre nelle sue pieghe un farsetto o una braca. Ammirava e lodava le armi ben forbite dei balestrieri e i formidabili archi della confraternita degli arcieri. E a ognuno spargeva sul collare, sulla schiena o sul polso, un pizzico di polvere pruderella. Ma il decano e i quattro portatori di San Martino furono quelli che ne ebbero di pi. Quanto alle figlie di Maria, le risparmi in considerazione della loro graziosa avvenenza.
La processione usc con gli stendardi al vento, le bandiere spiegate, in bell'ordine. Uomini e donne si segnavano nel vederla passare. Il sole caldo splendeva.
Il decano fu il primo a sentire l'effetto della polvere e si gratt leggermente dietro l'orecchio. Tutti, preti, arcieri, balestrieri si grattavano il collo, le gambe, i polsi, senza ancora osare farlo apertamente. I quattro portatori anch'essi si grattavano; ma il campanaro, pi tormentato degli altri perch pi di tutti esposto al sole ardente, non osava nemmeno muoversi per paura d'essere lessato vivo. Il naso gli prudeva ed egli faceva una brutta smorfia; e tremava sulle gambe mal ferme perch, ogni qual volta i portatori si grattavano, correva il rischio di cadere.
Ma non osava muoversi e, dalla paura, gli scappavan le urine; e i portatori dicevano:
- Gran San Martino, adesso piove?
I preti cantavano un inno alla Madonna.
Si de coe... coe... coe... lo descenderes
O sanc... ta... ta... ta... Ma...ma...ria.
Poich le loro voci tremavano a cagion del prurito che cominciava a diventare insopportabile; ma si grattavano modestamente. Tuttavia il decano e i quattro portatori avevano il collo e i polsi rotti. Pompilius se ne stava quieto, vacillando sulle gambe che gli prudevano pi di tutto il resto.
Ma ecco che, ad un tratto, balestrieri, arcieri, diaconi, preti, decani e portatori di San Mattino si fermarono di botto per grattarsi. La polvere pizzicava Pompilius alle piante dei piedi; ma egli non osava muoversi per paura di cadere.
E i curiosi dicevano che San Martino roteava occhi inferociti e faceva una faccia assai minacciosa al povero popolino.
Poi il decano ordin che la processione si rimettesse in cammino.
Ben presto il sole caldo, che cadeva a piombo su tutte quelle schiene e quelle pancie processionali, rese insopportabili gli effetti della polvere.
E allora si videro preti, arcieri, balestrieri, diaconi e decano fermarsi come un branco di scimmie e grattarsi senza pudore l dove sentivano prudere.
Le figlie di Maria cantavano il loro inno, e quelle fresche voci che salivano al cielo sembravano canti d'angelo.
Del resto ognuno se ne and dove pot: il decano, senza tralasciar di grattarsi, mise in salvo il Santo Sacramento; il popolo pio trasport le reliquie in chiesa; i quattro portatori di San Martino gettarono bruscamente in terra Pompilius. Ivi, non osando n grattarsi, n muoversi, n parlare, il povero campanaro chiuse devotamente gli occhi.
Due giovanotti tentarono di portarlo via; ma, trovandolo troppo pesante, lo misero ritto contro il muro. E cos Pompilius pianse a grosse lacrime.
Il popolino gli si accalcava intorno; le donne erano andate a prendere fazzoletti di tela fina e bianca, e gli asciugavano il viso per conservare le sue lacrime come reliquie, dicendogli: "Come avete caldo, monsignore!"
Il campanaro le guardava pietosamente, e, suo malgrado, faceva delle smorfie col naso.
Ma siccome le lacrime colavano a fiotti dai suoi occhi, le donne dicevano:
- Gran San Martino, piangete forse sui peccati della citt di Ypres? Non si muove forse il vostro naso? Eppure noi abbiamo seguiti i consigli di Luigi Vivs, e i poveri di Ypres avranno pane e lavoro! Oh! che lacrimoni! Sono perle! La nostra salute  qui.
E gli uomini dicevano:
- Bisogna forse che noi demoliamo la Ketel-Straat, gran San Martino? Insegnateci piuttosto il mezzo d'impedire alle ragazze d'uscir di sera in cerca d'avventure.
A un tratto il popolino grid: - Ecco il bidello!
Sopraggiunse infatti Ulenspiegel, e, preso Pompilius pei fianchi, se lo port via in spalla, seguto dalla folla dei devoti e delle devote.
- Ahi! gli diceva sottovoce all'orecchio il povero campanaro, sto per morire pizzicato, figlio mio.
- Sta duro, rispondeva Ulenspiegel, non dimenticare che sei un santo di legno.
E correndo a gran passi, depose Pompilius dinnanzi al prevosto che si stava strigliando a sangue con le unghie.
- Campanaro, domand il prevosto, ti sei grattato come noi?
- No, messere, rispose Pompilius.
- Hai parlato? Hai fatto un gesto?
- No, messere, rispose Pompilius.
- Allora avrai i tuoi quindici ducati, disse il prevosto. E ora vatti a grattare.
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8.
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L'indomani, il popolo, risaputo il fatto da Ulenspiegel, disse che era una beffa di pessimo genere quella di fargli adorare come santo un piagnone che se la faceva nelle brache.
E molti divennero eretici. E partendo con i loro beni, correvano a ingrossare le milizie del principe.
Ulenspiegel se ne ritorn verso Liegi. Attraversando solo solo un bosco, si sedette e si mise a fantasticare.
- La guerra, disse guardando il cielo limpido, sempre la guerra per cui il nemico spagnolo uccide il povero popolo, saccheggia i nostri beni, viola le nostre donne e le nostre fanciulle. Intanto il nostro bel denaro se ne va, e il nostro sangue scorre a ruscelli, senza giovamento per nessuno, se non per quel real cialtrone che vuol mettere alla sua corona un rosone di pi. Rosone ch'egli crede glorioso, rosone di sangue, rosone di fumo. Ah! se potessi infiorarti a modo mio, non ci sarebbero che le mosche a volerti tener compagnia!
Mentre pensava a queste cose, vide passare una frotta di cervi. Ce n'erano dei vecchi e grandi che avevano ancora la loro coglia intatta e portavano fieramente la ramaglia di sette corni. Graziosi cerbiatti, che somigliavano a scudieri, trotterellavano al loro fianco, e parevano pronti a soccorrerli con i loro acuti rami. Ulenspiegel non sapeva dove andassero, ma pens che andassero nella tana.
- Ah! diss'egli, vecchi cervi, graziosi cerbiatti, voi ve ne andate gai e fieri nel profondo del bosco verso la vostra tana, mangiando i freschi germogli, fiutando l'aria imbalsamata, felici finch non arriva il boia cacciatore. Cos  per noi, vecchi cervi e cerbiatti!
E le ceneri di Claes batterono sul petto di Ulenspiegel.
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9.
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In settembre, quando le zanzare cessano di pungere, il Taciturno con sei pezzi da campagna, quattro grossi cannoni che parlavano in vece sua, e quattordicimila fiamminghi, Valloni e Alemanni, pass il Reno a Saint-Vyt.
Sotto le bandiere gialle e rosse del nodoso bastone di Borgogna, bastone che per lungo tempo ammacc le nostre terre, bastone del principio di schiavit che il duca sanguinario, d'Alba, reggeva in suo pugno, marciavano ventiseimila cinquecento uomini, rotolavano diciassette pezzi da campagna e nove grossi cannoni.
Ma il Taciturno non doveva riportare nessuna vittoria in questa guerra, perch d'Alba rifiutava continuamente battaglia.
E suo fratello Ludovico, il Baiardo di Fiandra, dopo aver conquistate tante citt e taglieggiati tanti battelli sul Reno, perdette a Jemmingen, nel paese di Frisa, contro il figlio del duca, sedici cannoni, millecinquecento cavalli e venti bandiere, per colpa dei vili soldati mercenari che chiedevano denaro quando invece bisognava combattere.
E attraverso rovine, sangue e lacrime, inutilmente Ulenspiegel cercava la salvezza della terra dei padri.
E i carnefici, in ogni paese, impiccavano, tagliavano a pezzi, bruciavano le povere vittime innocenti.
E il re ereditava.
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10.
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Andando per il paese dei Valloni, Ulenspiegel constat che il principe non poteva sperarne aiuto di sorta, e se ne venne presso la citt di Bouillon. Uno dopo l'altro, egli vide apparire sulla strada maestra gobbi d'ogni et, sesso e condizione. Tutti erano muniti di rosari e li sgranavano devotamente. E le loro preghiere erano come gracidamenti di rane in uno stagno, di sera, quando fa caldo. C'erano madri gobbe che portavano bimbi gobbi, e altri bimbi della stessa covata s'attaccavano alle loro sottane. E c'erano gobbi sulle colline e gobbi nella pianura. E dapertutto, contro il cielo limpido, Ulenspiegel vedeva delinearsi i loro magri profili.
S'avvicin dunque ad uno di essi e gli chiese:
- Dove vanno tutti questi poveri uomini, e queste donne, e questi fanciulli?
- Andiamo alla tomba di San Remacle, rispose l'uomo, a pregarlo di darci ci che il nostro cuore desidera, togliendo dalla nostra schiena il suo fardello d'umiliazione.
- Potrebbe dare anche a me ci che il mio cuore desidera, San Remacle, soggiunse Ulenspiegel, togliendo dalle spalle dei poveri Comuni il duca sanguinario che li grava come una gobba di piombo?
- Il Santo non ha incarico di togliere le gobbe di penitenza, rispose il pellegrino.
- Ne toglie dunque d'altra specie? chiese Ulenspiegel.
- S, quando le gobbe son giovani. Se allora il miracolo di guarigione si compie, noi facciamo baldorie e banchetti in tutta la citt. E ogni pellegrino d una moneta d'argento, e spesso un fiorino d'oro, al fortunato che  guarito, e che appunto per ci  divenuto santo e capace di pregare efficacemente per gli altri.
- Come mai il ricco signore San Remacle si fa pagar la guarigione come uno speziale ingannatore? domand Ulenspiegel.
- Empio pedone, rispose il pellegrino scuotendo furiosamente la gobba, San Remacle punisce i bestemmiatori!
- Ahi! gemette Ulenspiegel.
E cadde ricurvo a pie' d'un albero.
Il pellegrino, guardandolo, diceva:
- San Remacle, quando colpisce, colpisce sodo.
Ulenspiegel curvava la schiena e, grattandosela, gemeva:
- Santo glorioso, abbiate piet di me. Ecco il castigo! Sento fra le spalle un dolore che mi brucia! Ahi! Aahaai! Perdono, signor San Remacle. Va, pellegrino, va, lasciami solo come un parricida, lascia ch'io pianga e faccia penitenza.
Ma il pellegrino gi se n'era fuggito fino alla Piazza Grande di Bouillon, dove tutti i gobbi erano riuniti. L, rabbrividendo di paura e parlando a sbalzi, disse:
- Incontrato... pellegrino... diritto come un pioppo pellegrino bestemmiatore... gobba nella schiena... gobba infiammata!
I pellegrini, udendo ci, gettarono mille allegri clamori e dissero:
- San Remacle, se date gobbe potete ben toglierne... Toglieteci le gobbe, San Remacle!
Nel frattempo Ulenspiegel lasci il suo albero. Attraversando il sobborgo deserto, egli vide sull'uscio basso di una taverna due vesciche che dondolavano dalla punta di un bastone: vesciche di porco, appese a quel modo in segno di fiera di sanguinacci, panch kermis, come si dice nel paese di Brabante.
Ulenspiegel prese una delle due vesciche, raccolse per terra la spina dorsale di una schol, di una passera come si dice da noi, si salass, fece colare il suo sangue nella vescica, la gonfi, la chiuse, se la mise sulla schiena, e sopra ci aggiust la spina dorsale della schol. Cos acconciato, con le spalle inarcate, il capo tentennante e le gambe molle come un vecchio gobbo, giunse in piazza.
Il pellegrino che aveva assistito alla sua caduta, lo scorse e grid:
- Ecco il bestemmiatore!
E lo mostr a dito. E tutti accorsero per vedere l'afflitto.
Ulenspiegel, scuotendo pietosamente il capo, diceva:
- Ah! non merito n grazia n commiserazione. Uccidetemi come un cane arrabbiato!
E i gobbi, fregandosi le mani, dicevano: - Uno di pi nella nostra confraternita!
Ulenspiegel, borbottando fra i denti: "Me la pagherete cara, furfanti", sembrava sopportare pazientemente ogni cosa, e diceva:
- Non manger pi, non berr pi, nemmeno per rassodare la mia gobba, finch San Remacle non vorr guarirmi cos come m'ha voluto colpire.
Alla notizia del miracolo, il decano usc di chiesa. Era un uomo alto, panciuto e maestoso. Col naso al vento, egli fendeva come un bastimento le onde dei gobbi.
Gli fu mostrato Ulenspiegel, ed egli gli domand:
- Sei tu, ometto mio, quello che  stato colpito dal flagello di San Remacle?
- S, messer Decano, rispose Ulenspiegel, sono io appunto il suo nuovo adoratore che vorrebbe esser guarito della sua nuovissima gobba, se a lui non dispiace.
Il decano, annusando lo scherzo in queste parole, gli disse:
- Lasciami tastar questa gobba.
- Tastate pure, messere, rispose Ulenspiegel.
Il decano palp e soggiunse:
-  bagnata e di data recente. Spero tuttavia che San Remacle vorr essere misericordioso. Seguimi.
Ulenspiegel segu il decano ed entr in chiesa. I gobbi, camminandogli dietro, gridavano: - Ecco il maledetto! Ecco il bestemmiatore! Quanto pesa la tua gobba fresca? Ne farai un sacco per metterci i tuoi patacconi? Ti sei beffato di noi per tutta la tua vita, perch eri diritto; ora tocca a noi. Gloria a San Remacle!
Ulenspiegel, senza fiatare, a testa bassa, seguendo sempre il decano, entr in una cappelletta dove c'era una tomba di marmo, coperta da una gran lastra pure di marmo. Fra la tomba e il muro non c'era lo spazio di un palmo. La folla dei pellegrini gobbi, in fila, passava fra il muro e la tomba, alla quale essi stropicciavano silenziosamente le loro gobbe. E speravano cos d'esserne liberati. E quelli che si stavano stropicciando non volevano lasciare il posto a quelli che ancora non s'erano stropicciati; e per ci si picchiavano, ma senza far rumore, non osando menarsi che botte sornione, botte da gobbi, a cagione della santit del luogo.
Il decano disse a Ulenspiegel di montare sulla lastra della tomba, affinch tutti i pellegrini potessero vederlo. Ulenspiegel rispose:
- Bisogna che qualcuno m'aiuti.
Il decano lo aiut e gli si mise accanto, comandandogli d'inginocchiarsi. Ulenspiegel ubbid, e rimase cos, a testa bassa.
Allora il decano, dopo un istante di raccoglimento, predicando con voce sonora, disse:
- Figli e fratelli in Ges Cristo, voi vedete ai miei piedi il pi grande empio, ribaldo e bestemmiatore che il signor San Remacle abbia mai colpito con la sua collera,
E Ulenspiegel, battendosi il petto, diceva: - Confiteor.
- Un tempo, prosegu il decano, egli era diritto come un'alabarda, e se ne vantava. Guardatelo ora, gobbo e curvo sotto il colpo della maledizione celeste!
- Confiteor, toglietemi la gobba! diceva Ulenspiegel.
- S, proseguiva il decano, s, gran santo, San Remacle, voi che dopo la vostra morte gloriosa compieste trentanove miracoli, togliete dalle sue spalle il peso che le grava. E possiamo noi, per ci, cantare le vostre lodi nei secoli dei secoli, in soecula soeculorum. E pace sia sulla terra ai gobbi di buona volont.
E i gobbi, in coro, dicevano:
- S, s, pace sulla terra ai gobbi di buona volont; pace di gobbe, tregua di storpiature, amnistia di umiliazioni. Toglieteci le gobbe, signor San Remacle!
Il decano comand a Ulenspiegel di discendere dalla tomba e di fregar la sua gobba contro l'orlo del coperchio. Ulenspiegel ubbid, ripetendo: Mea culpa, confiteor, toglietemi la gobba. E intanto la stropicciava in modo che tutti potessero vederla.
E i pellegrini gridavano:
- Guardate: la gobba si piega! guardatela, cede! Si scioglie a destra! - No, non si scioglie; rientrer nel petto; le gobbe non si sciolgono; discendono negli intestini donde sono uscite. - No, rientrano nello stomaco, dove servono di nutrimento per ottanta giorni. - Questo  il regalo che il santo fa ai gobbi risanati. - Dove vanno a finire le gobbe vecchie?
Ad un tratto, i gobbi gettarono un grido, poich Ulenspiegel, appoggiandosi pesantemente all'orlo della tomba, aveva fatto scoppiare la gobba. Il sangue che c'era dentro, colando dal suo farsetto, a grosse goccie cadde sulle lastre di pietra. Ed egli drizzandosi e stendendo le braccia, grid:
- Sono liberato!
- San Remacle benedetto,  mite con lui, duro con noi, gridarono i gobbi ad una voce. - Signore, toglieteci le gobbe! - Io vi offrir un vitello. - Io, sette montoni. - Io, la caccia dell'annata. - Io, sei prosciutti. - Io regalo la mia capanna alla chiesa. - Toglieteci la gobba, San Remacle benedetto!
E guardavano Ulenspiegel con invidia e rispetto.
Ce n'era uno che voleva tastare sotto il suo farsetto. Ma il decano gli disse:
- L c' una piaga che non pu veder la luce.
- Pregher per voi, diceva Ulenspiegel.
- S, pellegrino, gridavano i gobbi parlando tutti insieme, s, signor raddrizzato, noi ci siamo beffati di voi, perdonateci, non sapevamo che cosa facessimo. Il signor Ges Cristo ha perdonato sulla croce: perdonate anche a voi!
- Perdoner, rispondeva benevolmente Ulenspiegel.
- Quand' cos, dicevano i pellegrini, prendete questa patacca, accettate questo fiorino, lasciate che diamo questo reale a Vostra Dirittezza, che le offriamo questo crosazzo, che le mettiamo in mano questi carlini...
- Nascondete i vostri carlini, diceva sottovoce Ulenspiegel; la vostra sinistra non sappia ci che la vostra destra regala.
E parlava cos a cagione del decano, il quale divorava con gli occhi il denaro dei gobbi, senza vedere se fosse oro o argento.
- Grazie, grazie, messer santificato, dicevano i gobbi a Ulenspiegel.
Ed egli accettava fieramente i loro doni come un uomo miracoloso.
Ma gli avari stropicciavano le loro gobbe alla tomba senza dir niente.
Ulenspiegel and la sera stessa a far baldoria in una taverna.
Prima di coricarsi, pensando che il decano avrebbe certamente voluto, se non tutto, almeno la sua parte di bottino, egli cont il suo guadagno e vide d'avere pi oro che argento, perch la somma ammontava a trecento carlini. Adocchi allora un lauro secco in un vaso, prese il lauro per la parrucca, tir a s pianta e terra, e ci mise sotto i quattrini. I mezzi fiorini, le patacche e i patacconi li sparse invece sul tavolo.
Il decano entr nella taverna e sal nella camera d'Ulenspiegel.
- Messer decano, diss'egli, che cosa volete dalla mia debole persona?
- Non voglio che il tuo bene, figlio mio, rispose il decano.
- Ahi! gemette Ulenspiegel. Forse quello che vedete sul tavolo?
- Quello appunto, rispose il decano.
Poi, allungando la mano, spazz via tutto il denaro che era sul tavolo, e lo fece cadere in un sacco destinato a quest'uso.
E dette un fiorino a Ulenspiegel, fingendo di addolorarsene.
E gli chiese gli strumenti del miracolo.
Ulenspiegel gli mostr l'osso di schol e la vescica.
Il decano prese l'una e l'altro, mentre Ulenspiegel, gemendo, lo supplicava di volergli dare qualche altra cosa, poich, diceva, la strada da Bouillon a Damme era lunga per lui, povero pedone, e senza dubbio sarebbe morto di fame.
Ma il decano se ne and senza parlare.
Rimasto solo, Ulenspiegel s'addorment con l'occhio fisso al lauro. L'indomani, all'alba, raccolto il suo bottino, usc da Bouillon e se ne and al campo del Taciturno, gli consegn il denaro, e gli raccont l'accaduto, dicendo che quello era il vero modo di ottenere dal nemico contributi di guerra.
Il principe gli regal dieci fiorini.
Quanto all'osso di schol, fu chiuso in una scatola di cristallo e posto fra le braccia della croce dell'altar maggiore, a Bouillon. E tutti sanno, in citt, che la croce racchiude la gobba del bestemmiatore raddrizzato.
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11.
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Il Taciturno compiva nei dintorni di Liegi, prima di passare la Mosa, marce e contromarce, stornando cos il duca nella sua vigilanza.
Ulenspiegel, attendendo ai propri doveri di soldato, maneggiava destramente l'archibugio a ruota e teneva ben aperti occhi ed orecchie.
In quel tempo vennero al campo alcuni gentiluomini fiamminghi e brabantini, i quali vivevano in armonia con i signori, colonnelli e capitani del seguito del Taciturno.
Ben presto si formarono nel campo due partiti che continuamente litigavano fra loro, gli uni dicendo: "Il principe  un traditore", gli altri rispondendo che gli accusatori mentivano per la gola e che avrebbero fatto loro rimangiar la calunnia. La diffidenza dilagava come una macchia d'olio. Essi vennero alle mani in sei, in otto, in dieci per volta, e si batterono con ogni specie d'arma da duello, compreso l'archibugio.
Un giorno il principe accorse al rumore passando fra le due fazioni. Una palla gli port via la spada dal fianco. Egli fece cessare il combattimento e visit tutto l'accampamento per mostrarsi ai soldati, affinch non si dicesse: Morto il Taciturno, morta la guerra.
L'indomani, verso mezzanotte, con un tempo nebbioso, mentre stava per uscir da una casa dove era andato a cantare una canzone d'amor fiammingo a una fanciulla vallona, Ulenspiegel ud presso la porta della capanna vicina alla casa un gracchiamento di corvo, ripetuto tre volte. Altri gracchiamenti gli rispondevano da lontano a tre a tre. Un contadino si fece sull'uscio della capanna. Ulenspiegel ud dei passi nella via.
Due uomini che parlavano spagnolo si avvicinarono al contadino, il quale disse nella stessa lingua:
- Che avete fatto?
- Un buon affare, mentendo per il re, risposero i due uomini. Grazie a noi, capitani e soldati, diffidando, dicono fra loro:
"Il principe resiste al re soltanto per vile ambizione; egli spera cos d'essere temuto e di ricevere come pegno di pace citt e signorie; per centocinquantamila fiorini, abbandoner i valorosi signori che combattono per il paese. Il duca gli ha fatto offrire un'amnistia completa, con promessa e giuramento di reintegrare nei loro beni lui e tutti gli altri capi dell'esercito, se si decidono a ritornare in obbedienza del re. D'Orange si prepara a trattare con lui per proprio conto".
I fedeli del Taciturno ci rispondono:
"Offerta del duca, trappola traditrice: egli non ci cadr, ricordandosi dei signori d'Egmont e de Hoorn. Tutti sanno che il cardinale di Granvelle, a Roma, quando i conti furono catturati, ha detto: - Son stati presi i due chiozzi, ma resta il luccio; non s' preso niente, dal momento che resta da prendere il Taciturno".
-  grande la scissione nel campo? Domand il contadino.
- Grande, risposero gli altri, ogni giorno pi grande. Dove sono le lettere?
Ed entrarono nella capanna, dove fu accesa una lanterna. Guardando attraverso un abbaino, Ulenspiegel li vide aprir delle lettere, rallegrarsi nel leggerle, bere dell'idromele, e quindi uscire, dicendo in spagnolo al contadino:
- Campo diviso, Orange in trappola. Sar una buona limonata.
- Costoro, disse fra s Ulenspiegel, costoro non possono vivere.
Quindi uscirono nella nebbia fitta. Ulenspiegel vide il contadino portare una lanterna che essi presero.
La luce della lanterna era spesso oscurata da una forma nera; Ulenspiegel pens che dovevano camminare l'uno dietro l'altro. Caric il suo archibugio e tir sulla forma nera. Allora vide la lanterna alzarsi e abbassarsi pi volte, e pens che uno dei due fosse caduto e che l'altro cercasse di scoprire di che specie fosse la ferita. Ricaric l'archibugio. Poi, vedendo che la lanterna se ne andava sola, rapida, dondolando, in direzione del campo, tir un altro colpo. E la lanterna vacill, cadde e si spense. Ritorn il buio.
Ulenspiegel si mise a correre verso il campo, mentre il prevosto n'usciva con una folla di soldati, destati dai colpi d'archibugio. And loro incontro e disse:
- Io sono il cacciatore: andate a cercare la selvaggina.
- Allegrone d'un Fiammingo! esclam il prevosto. Tu non parli con la lingua.
- Parole di lingua son vento, rispose Ulenspiegel; parole di piombo restano nel corpo dei traditori. Seguitemi.
E servendosi delle loro lanterne, li condusse fino al luogo dove i due erano caduti. Li trovarono infatti distesi per terra, l'uno morto, l'altro rantolante, con una mano sul petto, dove c'era una lettera sgualcita in un estremo sforzo di vita. Dopo aver riconosciuto, dai loro vestiti, che si trattava di due gentiluomini, se li caricarono in spalla e se ne andarono, con le loro lanterne, l dove stava il principe, occupato a tener consiglio con Federico di Hollenhausen, il Margravio di Hesse e altri signori. Seguti da lanzichenecchi, da verdi e gialli casacchini, giunsero dinnanzi alla tenda del Taciturno e con alte grida chiesero d'essere ricevuti.
Il Taciturno usc fuori. Allora, togliendo la parola di bocca al prevosto che tossiva e si preparava ad accusarlo, Ulenspiegel disse:
- Monsignore, invece di uccidere due corvi, ho ucciso due nobili traditori del vostro seguito.
Poi narr quanto aveva veduto, udito e fatto.
Il Taciturno non fiat. Quei due corpi furono frugati, presente lui, Guglielmo d'Orange, il Taciturno, Federico d'Hollenhausen, il Margavio di Hesse, Dieterich di Schoonenbergh, il conte Alberto di Nassau, il conte di Hooghstraete e Antonio di Lalaing, governatore di Malines; presenti anche i soldati e Lamme Goedzak, tremante nella sua pancia. Sui gentiluomini furono trovate lettere suggellate da Granvelle e di Noircarmes, che li esortavano a seminare la scissione nel seguito del principe per diminuirne le forze, costringerlo a cedere e consegnarlo nelle mani del duca, il quale lo avrebbe fatto decapitare secondo i suoi meriti. "Bisognava, dicevano le lettere, procedere accortamente e di nascosto, per far credere a quelli dell'esercito che il Taciturno avesse gi concluso, a suo vantaggio, segreti accordi col duca. I suoi capitani e soldati, incolleriti, lo avrebbero fatto prigioniero. Ai due traditori s'inviava intanto, come ricompensa, un buono di cinquecento ducati sui Fgger d'Anversa, per ciascuno; e ne avrebbero ricevuti mille non appena fossero giunti dalla Spagna in Zelanda i quattrocento mila che s'aspettavano".
Scoperto cos il complotto, il principe si volse senza parlare verso i gentiluomini, i signori e i soldati, fra i quali molti ce n'erano che sospettavano di lui, e addit i due corpi, intendendo con quel gesto di rimproverarli per la loro diffidenza. Tutti con gran tumulto gridarono:
- Evviva d'Orange! D'Orange  fedele al paese.
Volevano anche, per disprezzo, gettare ai cani i cadaveri. Ma il Taciturno disse:
- Non i corpi bisogna gettare ai cani, ma la debolezza d'animo, che induce a dubitare delle pure intenzioni.
E i signori e i soldati gridarono:
- Viva d'Orange! Viva d'Orange, amico del popolo!
E le loro voci furono come un tuono che minacciasse l'ingiustizia.
Il principe, additando i cadaveri, soggiunse:
- Seppelliteli cristianamente.
- E io, domand Ulenspiegel, che si far della mia fedel carcassa? Se ho fatto male mi si diano delle vergate, se ho fatto bene mi si conceda una ricompensa.
Allora il Taciturno disse:
- Questo archibugiere ricever in mia presenza cinquanta colpi di verghe di legno verde per aver senza ordine alcuno ucciso due gentiluomini con il maggior disprezzo d'ogni disciplina. Ricever anche trenta fiorini per aver avuto buona vista e buon udito.
- Monsignore, rispose Ulenspiegel, se mi fossero dati prima i trenta fiorini, sopporterei con pazienza le legnate.
- S, s, gemeva Lamme Goedzak, dategli intanto i trenta fiorini, e sopporter il resto con pazienza.
- E poi, diceva Ulenspiegel, siccome ho l'anima monda, non ho nessun bisogno d'esser lavato con la quercia e risciacquato con il corniolo.
- S, ripeteva gemendo Lamme Goedzak, Ulenspiegel non ha affatto bisogno d'essere n lavato n risciacquato. Ha la coscienza pulita. Non lo lavate, signori, non lo lavate!
Ulenspiegel s'ebbe i trenta fiorini, e il prevosto ordin allo stock-meester, maestro delle verghe, di impadronirsi di lui.
- Guardate, signori miei, diceva Lamme, guardate come la sua faccia  pietosa. Il legno non gli piace, al mio amico Ulenspiegel!
- A me piace vedere un bel frassino ben fogliuto crescere al sole nella sua nativa verdezza, soggiunse Ulenspiegel; ma odio a morte questi brutti bastoni di legno verde che sanguinano ancora di linfa, spogliati delle loro foglie e dei loro ramelli, d'aspetto truce e di dura dimestichezza!
- Sei pronto? domand il prevosto.
- Pronto, ripet Ulenspiegel, pronto a che cosa? A essere battuto? No, non sono pronto e non voglio esserlo, signor stock-meester. La vostra barba  rossa e il vostro aspetto terribile; ma io son convinto che avete un cuore dolce e che non ci godete a slombare un povero diavolo come me. Debbo dirvi la verit: non mi piace n farlo, n vederlo fare: poich la schiena di un cristiano  un tempio consacrato, il quale, come il petto, racchiude i polmoni con cui respiriamo l'aria del buon Dio. Da quali cocenti rimorsi non sareste voi divorato se un colpo di bastone mi mandasse in frantumi?
- Spicciati, disse lo stock-meester.
- Monsignore, esclam Ulenspiegel rivolto al principe, non c' niente che urge, credetemi. Bisognerebbe intanto far seccare questo bastone, perch dicono che il legno verde, entrando nella carne viva, le comunichi un mortale veleno. Vostra Altezza vorrebbe forse vedermi morire di questa brutta morte? Monsignore, la mia schiena fedele  al servizio di Vostra Altezza; fatela battere con le verghe, sferzare con lo staffile; ma, se non volete vedermi morto, risparmiatemi, vi prego, i bastoni ancora verdi.
- Principe, concedetegli la grazia, dissero insieme messer d'Hoogtraeten e Dieterich di Schoonenbergh. Gli altri sorridevano misericordiosamente.
- Monsignore, monsignore, fate la grazia, il legno verde  un veleno, diceva Lamme.
Allora il principe disse: - Sia graziato.
Ulenspiegel si mise a saltare, batt sulla pancia di Lamme, e, costringendolo a ballare, grid:
- Loda con me monsignore, che mi ha salvato dalle verghe verdi.
E Lamme cerc di ballare, ma non poteva a cagione della sua pancia.
E Ulenspiegel gli pag da mangiare e da bere.
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12.
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Il duca, pur sfuggendo la battaglia, molestava continuamente il Taciturno che vagava per la pianura fra Juliers e la Mosa, e faceva scandagliare il fiume in tutti i punti, a Hondt, Mechelen, Elsen, Meersen, trovandolo dapertutto pieno di triboli, affondati per ferire uomini e cavalli qualora avessero voluto passarlo a guado.
A Stoeckem, gli scandagliatori non ne trovarono. Il principe ordin il passaggio. Alcuni drappelli di fanti attraversarono la Mosa e si schierarono in ordine di battaglia sulla sponda opposta per proteggere il guado dalla parte del vescovado di Liegi; poi si allinearono dall'una all'altra riva del fiume, in modo da romperne la corrente, dieci plotoni di arcieri e archibugieri, fra i quali c'era Ulenspiegel. L'acqua gli giungeva fino alla coscia, e spesso qualche onda traditrice lo sollevava, lui e il suo cavallo insieme.
Cos, egli vide passare i soldati di fanteria con un sacchetto di polvere sul capo e i loro archibugi per aria; poi venivano carri, soldati da manovra, cannonieri, colubrine, doppie colubrine, falconi, falconetti, serpentine, mezze serpentine, doppie serpentine, cortaldi, doppi cortaldi, cannoni, mezzi cannoni, doppi cannoni; sagre, piccoli pezzi da campagna montati su avantreni, tirati da due cavalli, che potevano manovrare al galoppo e sopra ogni terreno, simili a quelli che furono chiamate le "pistole dell'Imperatore"; infine, a proteggere la retroguardia, lanzichenecchi e reiters di Fiandra.
Ulenspiegel cerc una bevanda che lo riscaldasse. L'arciere Riesencraft, Tedesco del Nord, uomo magro, crudele e gigantesco, russava al suo fianco sul suo destriero e, soffiando, puzzava d'acquavite. Ulenspiegel guard se ci fosse un fiasco sulla groppa del suo cavallo; lo trov invece appeso a bandoliera con una funicella; tagli la funicella, prese il fiasco e lo succhi allegramente.
- Danne anche a noi, dissero i suoi compagni arcieri.
Ed egli acconsent. Bevuta l'acquavite, Ulenspiegel annod la cordicella del fiasco e fece per rimetterlo sul petto del soldato. Ma mentre stava alzando il braccio per infilarlo, Riesencraft si svegli, prese il fiasco e volle mungere la sua solita vacca. E, sentendo che non dava pi latte, mont su tutte le furie.
- Ladro, grid, che hai fatto della mia acquavite?
- L'ho bevuta, rispose Ulenspiegel. Fra cavalieri a bagno, l'acquavite di uno  acquavite di tutti. Malvagio  il ladro.
- Domani ti far a pezzi in campo chiuso, ribatt Riesencraft.
- Ci taglieremo teste, braccia, gambe, tutto, rispose Ulenspiegel. Ma che  quella tua faccia acida? Non sei forse raffreddato?
- S, rispose Riesencraft.
- Bisogna dunque purgarsi e non battersi, disse Ulenspiegel.
Fu stabilito fra loro che si sarebbero incontrati il giorno appresso, montati e armati ciascuno a modo suo e si sarebbero reciprocamente affettato il lardo con un corto e rigido stocco.
Ulenspiegel chiese di poter, per proprio conto, sostituire lo stocco con un bastone: il che gli fu concesso.
Nel frattempo, tutti i soldati avevano attraversato il fiume e, mettendosi in ordine al comando dei colonnelli e dei capitani, anche i dieci plotoni di arcieri passarono.
E il Taciturno disse:
- Marciamo su Liegi!
Ulenspiegel ne fu felice e, con tutti i Fiamminghi, esclam:
- Viva, viva d'Orange, marciamo su Liegi!
Ma gli stranieri, e specialmente i Tedeschi del Nord, protestarono d'esser troppo lavati e risciacquati per marciare. Invano il principe disse che andavano verso una sicura vittoria, in una citt amica; essi non vollero intender ragione, accesero grandi fuochi e vi si scaldarono con i loro cavalli sbardati.
L'attacco alla citt fu rimandato al giorno dopo. Per cui d'Alba, grandemente sbalordito per l'audace passaggio, apprese, dalle sue spie, che i soldati del Taciturno non erano ancora pronti all'assalto.
Allora minacci Liegi e tutto il paese circostante di metterli a ferro e fuoco, se gli arcieri del principe avessero tentato moti in suo favore. Grard de Groesbeke, usciere del vescovo, fece armare i suoi soldati contro il Taciturno, il quale arriv troppo tardi, per colpa dei Tedeschi che avevano paura d'un po' d'acqua nei loro calzoni.
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13.
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Ulenspiegel e Riesencraft nominarono i secondi, i quali dissero che i due soldati si sarebbero battuti a piedi fino alla morte, se questo fosse piaciuto al vincitore. Tali erano le condizioni poste da Riesencraft.
Il luogo dello scontro era una piccola macchia.
Fin dal mattino, Riesencraft vest il suo abito da arciere. Mise in capo una celata a gorgiera, senza visiera, e s'infil una camicia di maglia senza maniche. L'altra camicia, che se ne andava in brandelli, egli la ficc nell'elmo, per farne fillacce, all'occorrenza. Si mun poi della balestra di buon legno delle Ardenne, d'un turcasso di trenta freccie e d'una lunga daga; ma lasci stare la spada a due mani, che  la spada da arciere. Quindi se ne and al campo del combattimento montato sul suo destriero, con la sua sella da guerra, il suo frontale di piume, e tutto bardato di ferro.
Ulenspiegel si fece un'acconciatura da gentiluomo d'armi: scelse per destriero un asino; per sella la sottana d'una sgualdrina; il frontale invece d'esser di piume fu di vimini, sormontato da trucioli volteggianti. L'armatura dell'asino fu di lardo, perch, diceva Ulenspiegel, il ferro costa troppo, l'acciaio  eccessivamente rincarito, e quanto al bronzo, se ne son fatti tanti cannoni in questi ultimi tempi, che non ne resta pi nemmeno tanto da armare un coniglio. In testa si schiaff una pianta d'insalata che le lumache non avevano ancor mangiata; sopra ci piant una penna di cigno, che doveva farlo cantare nel caso che fosse morto.
Per stocco, rigido e leggero, prese un buono, lungo e grosso bastone d'abete, con in cima una scopa di rami della stessa pianta. Al fianco sinistro della sua sella pendeva il suo coltello, che era pure di legno; al fianco destro la sua buona mazza, che era di sambuco, sormontata da un navone. La corazza brillava per la sua assenza.
Quando apparve cos equipaggiato sul campo del combattimento, i secondi di Riesencraft scoppiarono dal ridere; ma questi rimase imperterrito col suo grugno agro.
Allora i secondi di Ulenspiegel chiesero a quelli di Riesencraft che il Tedesco togliesse tutta la sua armatura di maglia e di ferro, visto e considerato che Ulenspiegel non era armato che di stracci. Riesencraft acconsent. Alla lor volta i secondi di Riesencraft chiesero a quelli di Ulenspiegel come mai Ulenspiegel fosse armato d'una granata.
- Voi stessi mi concedeste di portare un bastone e non mi vietaste di adornarlo di fronde.
- Fa come credi, dissero i quattro secondi.
Riesencraft non parlava e col suo stocco tagliuzzava a piccoli colpi le magre piante della macchia. I secondi lo esortarono a sostituire il suo stocco con una scopa, come Ulenspiegel.
- Se questo gaglioffo ha scelto di suo pieno arbitrio un'arma cos insolita, rispose Riesencraft, vuol dire che crede di poter difendere con essa la propria vita.
Siccome Ulenspiegel persisteva nel volersi servire della sua granata, i quattro secondi convennero che tutto andava bene.
I duellanti stavano l'uno di fronte all'altro, Riesencraft sul suo cavallo bardato di ferro, Ulenspiegel sul suo ciuco bardato di lardo.
Ulenspiegel s'avanz in mezzo al campo. Ivi, tenendo la sua granata come una lancia, disse:
- Questa cattiva gente che in un accampamento di soldati buoni camerati non si preoccupa se non di portare a spasso la sua faccia acida e la sua bocca bavosa di collera,  per me pi fetente della peste, della lebbra e della morte. Dove stanno costoro il riso non osa mostrarsi e le canzoni zittiscono. Bisogna che essi brontolino o si battano continuamente, provocando cos, accanto al combattimento legittimo per la patria, il combattimento testa a testa, che rovina l'esercito e rallegra il nemico. Riesencraft, qui presente, uccise per qualche innocente parola ventun uomini, senza aver mai compiuto in nessuna battaglia un atto di vera bravura, n meritata col suo coraggio la bench minima ricompensa. Ora, a me piace spazzolare oggi a contrapelo il cuoio pelato di questo cane ringhioso.
- Quest'ubriaco sogna parlando dell'abuso dei combattimenti corpo a corpo, rispose Riesencraft. Ora a me piacer spaccargli la testa, per mostrare a tutti che nel cervello non ha altro che fieno.
I secondi li costrinsero a scendere dalle loro cavalcature. Ulenspiegel si lasci cadere di capo l'insalata, che l'asino mangi tranquillamente. Ma fu interrotto in questa bisogna da una pedata di un secondo che lo fece uscire dalla cinta del campo di combattimento. Lo stesso trattamento tocc al cavallo. Ed essi se ne andarono in compagnia a pascolare altrove.
Allora i secondi, impugnando una scopa - quelli di Ulenspiegel - e gli altri impugnando lo stocco, - quelli di Riesencraft, - dettero col fischio il segnale del combattimento.
E Riesencraft e Ulenspiegel si batterono furiosamente, Riesencraft tirando di stocco, Ulenspiegel parando i colpi con la sua granata; Riesencraft bestemmiando per tutti i diavoli, Ulenspiegel scappandogli dinnanzi, girando per la macchia in lungo e in largo, a zig-zag, tirando fuori tanto di lingua, facendo mille altre smorfie a Riesencraft, che perdeva il fiato a colpir l'aria con il suo stocco come un soldato impazzito. A un tratto Ulenspiegel se lo sent alle calcagna, si volse di scatto e gli assest con la granata un gran colpo sul naso. Riesencraft cadde a gambe e braccia distese, come una rana in agonia.
Ulenspiegel gli si gett sopra e gli spazzol la faccia a pelo e contro pelo, senza piet.
- Chiedi grazia, diceva, o ti faccio mangiar la mia scopa.
E lo fregava e rifregava senza tregua, con gran sollazzo dei presenti, ripetendo:
- Chiedi merc, o te la faccio mangiare!
Ma Riesencraft non poteva ubbidire, perch era morto di nera rabbia.
- Dio abbia la tua anima, povero furioso! Esclam Ulenspiegel.
E immelanconito se ne and.
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14.
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S'era allora alla fine di ottobre. Il denaro difettava al principe e il suo esercito pat la fame. I soldati mormoravano. Egli allora marci verso la Francia e offerse battaglia al duca, che non l'accett.
Partendo da Quesnoy-le-Comte per andare alla volta di Cambrsis, s'imbatt in dieci compagnie di tedeschi, otto plotoni di spagnoli e tre squadroni di cavalleria leggera, comandati da don Ruffele Henricis, figlio del duca, il quale, nel pieno della mischia gridava:
- Ammazza! Ammazza! Non date quartiere! Viva il Papa!
Don Henricis si trovava allora di fronte alla compagnia di archibugieri in cui Ulenspiegel era capo decuria, e le si precipit sopra con i suoi uomini.
Ulenspiegel disse al sergente:
- Ora taglio la lingua a quel boia.
- Taglia, rispose il sergente.
E Ulenspiegel, con una palla ben tirata, mand in pezzi la lingua e la mascella di don Ruffele Henricis, figlio del duca.
Ulenspiegel fece anche cader di sella il figlio del marchese Delmars.
Spagnoli e cavalleggeri furono battuti.
Dopo questa vittoria Ulenspiegel cerc Lamme per il campo, ma non lo trov.
- Ahi! disse, ecco che se n' andato, il mio amico Lamme, il mio grosso amico. Nel suo ardor bellicoso, dimenticando il peso della pancia, avr forse voluto inseguire i fuggiaschi spagnoli. Senza fiato sar caduto per strada come un sacco. Ed essi lo avranno raccolto per averne la taglia, taglia di lardo cristiano. Lamme, amico mio, mio grosso amico, dove sei?
Ulenspiegel lo cerc dapertutto, senza trovarlo. E se ne rattrist.
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15.
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In novembre, mese delle nevose tempeste, il Taciturno mand a chiamare Ulenspiegel. Il principe mordicchiava il cordone della sua camicia di maglia.
- Ascolta e comprendi, disse.
- Le mie orecchie sono porte di prigione, rispose Ulenspiegel; ci si entra facilmente, ma  malagevole uscirne.
Il Taciturno disse:
- Va per Namur, Fiandra, Hainaut, Brabante del Sud, Anversa, Brabante del Nord, Gueldre, Overyssel, Olanda del Nord, e annuncia in ogni luogo che se la fortuna tradisce per terra la nostra santa e cristiana causa, la lotta continuer per mare contro ogni iniqua violenza. Dio dirige e favorisce in tutto questa impresa, cos nella buona come nella cattiva sorte. Giunto ad Amsterdam, renderai conto del tuo operato a Paolo Buys, mio fido. Eccoti tre salvacondotti, firmati da d'Alba in persona, trovati sui cadaveri a Quesnoy-le-Comte. Il mio segretario li ha riempiti. Pu darsi che tu trovi per via qualche buon compagno di cui fidarti. Buoni sono quelli che al canto dell'allodola rispondono con lo squillo guerresco del gallo. Eccoti cinquanta fiorini. Sii valoroso e fedele.
- Le ceneri battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel.
E se ne and.
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16.
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Dal re e dal duca, egli aveva facolt di portare tutte quelle armi che voleva. Prese dunque il suo buon archibugio a ruota, cartuccie e polvere asciutta. Poi, vestito d'una mantelletta cenciosa, d'un farsetto a brandelli e d'un paio di brache forate alla moda di Spagna, con berretto, piuma al vento e spada, lasci l'esercito presso le frontiere di Francia e marci alla volta di Maestricht.
I reattini, messaggeri del freddo, volavano intorno alle case, chiedendo asilo. Il terzo giorno nevic.
Pi volte, durante la strada, Ulenspiegel dovette mostrare il suo salvacondotto. Lo lasciarono passare. Egli and verso Liegi.
Era da poco entrato in una pianura e un gran vento gettava turbini di neve contro il suo viso. Egli vedeva stenderglisi dinnanzi la pianura tutta bianca e i vortici nevosi sospinti dalle raffiche. Tre lupi lo seguivano. Ma ne abbatt uno con il suo archibugio, e gli altri si gettarono sul ferito e se ne fuggirono nel bosco portando via ciascuno un pezzo del cadavere.
Liberato cos dei lupi. Ulenspiegel guard se per caso non ce ne fossero altre torme per la campagna, e vide, all'estremo limite della pianura, alcuni punti simili a grigie statue che si muovessero fra i vortici, seguiti da nere forme di soldati a cavallo. S'arrampic sopra un albero. Il vento port fino a lui un lontano rumore di gemiti. "Forse, disse fra s, sono pellegrini vestiti di bianco; a mala pena distinguo i loro corpi sulla neve". Poi scorse degli uomini nudi che correvano, e vide due soldati chiusi in nere armature, che, montati sui loro grandi destrieri, spingevano innanzi, a colpi di staffile, quel povero gregge. Ulenspiegel caric il suo archibugio. Vide fra quegli afflitti dei giovani, dei vecchi ignudi, tremanti di freddo, intirizzati, raggrinziti, i quali correvano per fuggir lo staffile dei due soldati che, ben vestiti, rossi di acquavite e di buone vivande, si divertivano a sferzare i corpi degli uomini nudi per farli correre pi presto.
"Sarete vendicate, ceneri di Claes", disse Ulenspiegel. E colp con una palla in viso uno dei soldati, che cadde di sella. L'altro, non sapendo donde venisse quella palla impreveduta, si spavent. Credette che ci fossero dei nemici nascosti nel bosco, e pens di fuggire insieme col cavallo del suo compagno. Ma mentre, dopo essersi impadronito della briglia, scendeva per spogliare il morto, fu a sua volta colpito al collo da un'altra palla, e anch'egli cadde.
Gli uomini nudi, credendo che un angelo del cielo, buon archibugiere, venisse in loro aiuto, caddero ginocchioni. Allora Ulenspiegel discese dall'albero e fu riconosciuto da quelli della compagnia che, come lui, avevano servito nell'esercito del principe.
- Ulenspiegel, gli dissero, noi siamo del paese di Francia, e ci mandavano in questo stato a Maestricht, dove sta il duca, per esservi trattati come ribelli prigionieri che non possono venir riscattati, e perci condannati gi prima a soffrir la tortura, a esser fatti a pezzi, o a remare come gaglioffi e ladri sulle galere del re.
Ulenspiegel dette il suo operst-kleed al pi vecchio della schiera, e rispose:
- Venite con me, Vi condurr fino a Mzires; ma innanzi tutto bisogna spogliare questi soldati e portar via i loro cavalli.
I farsetti, le brache, le scarpe, i cappelli e le corazze dei soldati furono divisi fra i pi deboli e malati. E Ulenspiegel disse:
- Ora entreremo nel bosco, dove l'aria  pi densa e pi dolce. Corriamo, fratelli.
A un tratto un uomo cadde.
- Ho fame e freddo, gemette, e vado al cospetto di Dio a testimoniare che il Papa  l'anticristo in terra.
E mor. E gli altri vollero portarlo via, per seppellirlo cristianamente.
Mentre camminavano lungo una via maestra, scorsero un contadino che guidava un carretto coperto dalla sua tenda. Nel vedere quegli uomini nudi, egli n'ebbe piet e li fece salire sul carretto. Trovarono cos fieno per coricarsi e sacchi vuoti per ricoprirsi. E scaldandosi ringraziarono Iddio. Ulenspiegel cavalcava a fianco del carretto sopra uno dei cavalli dei soldati e reggeva l'altro per la briglia.
A Mzires discesero, s'ebbero una buona minestra, birra, pane, formaggio, e carne i pi vecchi e le donne. Furono ricoverati, vestiti e armati di nuovo a spese del comune. E tutti dettero l'abbraccio della benedizione a Ulenspiegel, che li lasci fare allegramente.
Questi vendette i cavalli dei due soldati al prezzo di quarantotto fiorini, di cui trenta ne don ai francesi.
"Cammino attraverso rovine, sangue e lacrime, senza trovar nulla, diceva fra s andandosene tutto solo. I diavoli m'hanno certamente ingannato. Dov' Lamme? Dov' Nele? Dove sono i Sette?"
E ud una voce, come un soffio, che diceva:
"In morte, rovine e lacrime, cerca".
E se ne and.
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17.
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Ulenspiegel arriv a Namur in marzo, e vi trov Lamme, il quale, follemente innamorato dei pesci della Mosa, e delle trote in ispecie, aveva preso in affitto una barca e pescava nel fiume col permesso del Comune. Ma aveva pagato cinquanta fiorini alla corporazione dei pescivendoli.
Egli vendette e mangi il suo pesce. E facendo questo mestiere guadagn una pancia migliore e un sacchetto di carlini.
Nel vedere il suo amico e compagno che camminava sulle rive della Mosa per entrare in citt, egli ne fu felice, spinse la sua barchetta contro la sponda, e, arrampicandosi sulla ripa, non senza sbuffare corse incontro a Ulenspiegel.
- Eccoti alfine, disse balbettando di contentezza, eccoti, figlio mio, figlio in Dio, perch il mio arco panciale potrebbe portarne due come te. Dove vai? Che fai? Senza dubbio, non sei morto. Hai veduto mia moglie? Mangerai del pesce della Mosa, il migliore che ci sia in questo basso mondo. Qui fanno certe salse da rosicchiarsi le dita fino al gomito. Come sei fiero e superbo! Hai le gote abbronzate dalle battaglie! Ecco dunque il mio figliuolo, il mio amico Ulenspiegel, il gaio vagabondo!
Poi, sottovoce, soggiunse:
- Quanti spagnoli hai uccisi? Non avresti per caso incontrata mia moglie nei loro carretti pieni di bagasce? E il vin della Mosa cos delizioso per le persone raffreddate? Ne berrai, ne berrai! Sei ferito, figlio mio? Eccoti qui, sempre fresco, agile, accorto come una giovine aquila. E le anguille? Ne assaggerai! Nessun sapore di palude. Baciami, pancione mio. Per Iddio, come sono contento!
E Lamme ballava, saltava, fischiava e costringeva Ulenspiegel a fare altrettanto.
Poi s'incamminarono verso Namur. Alla porta Ulenspiegel mostr il suo lasciapassare firmato dal duca. E Lamme lo condusse a casa sua.
Mentre preparavano la cena, egli si fece narrare le sue avventure e gli narr le proprie. Diceva di aver abbandonato l'esercito per correr dietro a una fanciulla che credeva fosse sua moglie. In questo inseguimento era venuto fino a Namur.
- Non l'hai veduta? ripeteva continuamente.
- Ne ho vedute altre bellissime, rispose Ulenspiegel, specialmente in questa citt dove tutte sono innamorate.
- Infatti, disse Lamme, mi avrebbero voluto cento volte. Ma io son rimasto fedele, perch il mio dolente cuore  pieno di un sol ricordo.
- Come la tua pancia di numerose pietanze, disse. Ulenspiegel.
- Quando sono afflitto, soggiunse Lamme, bisogna che mangi.
- Il tuo affanno  senza tregua? chiese Ulenspiegel.
- Ahim! s, rispose Lamme.
- Guarda, disse, poi, togliendo da un bacino un'anguilla, guarda com' bella e soda. Questa carne  rosea come quella di una donna. Domani lasceremo Namur. Ho un sacchetto pieno di fiorini. Compreremo due asini, uno per ciascuno, e ce ne andremo cavalcando verso il paese di Fiandra.
- Ci rimetterai parecchio, disse Ulenspiegel.
- Il mio cuore tira verso Damme, dove ella mi am e dove forse  ritornata.
- Poich lo vuoi, partiremo domani.
Ed infatti partirono ciascuno sopra un asino, caracollando a fianco a fianco.
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18.
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Soffiava un vento gelido. Il sole, chiaro al mattino come la giovinezza, incanut come un vecchio. Una pioggia grandinosa cadde. Cessata la pioggia, Ulenspiegel si scroll, dicendo:
- Il cielo che beve tanti vapori deve pure alleggerirsi qualche volta.
Un'altra pioggia, pi grandinosa della prima, s'abbatt sui due compagni. Lamme gemeva:
- Eravamo lavati abbastanza, e bisogna che ora ci risciacquino!
Il sole riapparve, ed essi caracollarono allegramente.
Una terza pioggia cadde, cos piena di grandine e cos micidiale che sminuzzava, come a colpi di coltello, i rami secchi degli alberi.
Lamme diceva:
- Oh! un tetto! Povera moglie mia! dove siete, buon fuoco, dolci baci, e zuppe grasse?
E piangeva, l'omaccione.
Ma Ulenspiegel disse:
- Noi ci lamentiamo. Eppure non derivano forse da noi medesimi i nostri mali? Piove sulle nostre spalle, ma questa pioggia di dicembre far nascer trifoglio di maggio. E le vacche mugghieranno di gioia. Noi siamo senza riparo; ma perch non prendiamo moglie? Voglio dire, io, con la piccola Nele, cos bella e cos buona, che ora mi farebbe un buono stufato di bue colle fave? Noi abbiamo sete malgrado l'acqua che cade; perch non scegliemmo un mestiere stabile? Quelli che sono maestri hanno nelle loro cantine botti piene di bruin-bier.
Le ceneri di Claes batterono sul suo cuore, il cielo si rischiar, il sole splendette.
- Vi sien rese grazie, signor sole, disse Ulenspiegel, voi ci riscaldate le reni; e voi, ceneri di Claes, ci riscaldate il cuore, e ci dite che benedetti sono coloro i quali vagano per la liberazione della terra dei padri.
- Ho fame, disse Lamme.
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19.
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Entrarono in un albergo, e fu loro servita la cena in una sala superiore. Ulenspiegel, aprendo le finestre, vide un giardino dove passeggiava una fanciulla avvenente, bene in polpa, i seni rotondi, la capigliatura dorata, e vestita d'una semplice gonnella, d'una giacca di tela bianca e d'un grembiule di tela nera, tutto bucherellato.
Camicie ed altra biancheria da donna biancheggiavano distese al sole; la fanciulla, volgendosi continuamente verso Ulenspiegel, toglieva le camicie dalle corde, ce le rimetteva, e, senza tralasciar di guardarlo, sorridendo, si sedeva sopra striscie di tela annodate per i due capi e si dondolava.
Poco lungi Ulenspiegel udiva cantare un gallo e vedeva una nutrice che giocherellava con un bambolo, al quale faceva volgere il viso verso un uomo ritto in piedi, dicendo:
- Boelkin, fate l'occhietto a pap.
Il bambolo piangeva.
E la graziosa fanciulla continuava a gironzolar nel chiuso, a mettere e a levar biancheria.
-  una spia, disse Lamme.
La ragazza stendeva le mani sugli occhi e, sorridendo fra le dita, guardava Ulenspiegel. Poi, sollevando a piene mani i suoi due seni, li lasciava ricadere, e nuovamente si dondolava senza che i suoi piedi toccassero il suolo. E la tela, svolgendosi, la faceva girare come una trottola, mentre Ulenspiegel vedeva le sue braccia nude fino alle spalle, bianche e rotonde sotto il sole pallido. Girando e sorridendo, ella lo guardava sempre. Allora egli, seguito da Lamme, usc per andarle vicino. Cerc nella siepe dell'aia un'apertura per cui passare, ma non la trov.
La ragazza, vedendo il raggiro, guard di nuovo fra le sue dita...
Ulenspiegel cercava di passare attraverso la siepe, mentre Lamme, trattenendolo, diceva:
- Non ci andare,  una spia, noi saremo bruciati.
Poi la ragazza si mise a passeggiare nel chiuso, si copr il viso con il suo grembiule e guard attraverso i buchi per vedere se per caso il suo amico non si spicciasse a venire.
Ulenspiegel stava per saltare la siepe con uno slancio, ma Lamme, afferrandolo per una gamba e facendolo cadere glielo imped.
- Corda, spada, forca,  una spia, non ci andare, disse.
Seduto per terra, Ulenspiegel si dibatteva per liberarsi di lui. La ragazza sporse il capo al di sopra della siepe e, grid:
- Addio, messere! Amore tenga sospesa Vostra Longanimit!
Ed egli ud uno scoppio di riso schernitore.
- Ah! esclam, questo  come un pizzico di spille nelle mie orecchie!
Poi una porta si chiuse con fracasso.
Ed egli ne fu malinconico.
- Tu enumeri i dolci tesori di bellezza perduti cos vergognosamente, gli disse Lamme senza lasciarlo;  una spia. Quando cadi, cadi bene. Non farmi scoppiare dal ridere.
Ulenspiegel non fiat, e tutti e due rimontarono sui loro asini.
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20.
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Essi camminavano con una gamba di qua e una gamba di l sui loro ciucci.
Lamme, rimasticando il suo ultimo pasto, fiutava l'aria fresca allegramente. A un tratto Ulenspiegel, con un gran colpo di staffile, gli sferz il sedere, che s'allargava a ciambella sulla soma.
- Che fai? grid Lamme pietosamente.
- Che! rispose Ulenspiegel.
- Questo colpo di staffile? disse Lamme.
- Quale colpo di staffile?
- Quello che mi hai dato, replic Lamme.
- Dalla parte sinistra? domand Ulenspiegel.
- S, dalla parte sinistra e sul mio sedere. Perch fai di queste cose, scandaloso furfante?
- Per ignoranza, rispose Ulenspiegel. So benissimo che cosa sia uno staffile, e benissimo anche che cosa sia un sedere allo stretto sopra una sella. Ora, vedendo questo, largo, gonfio, teso e oltrepassante la sella, mi sono detto: Dal momento che non lo si pu pizzicar con le dita, nemmeno un colpo di staffile dovrebbe pizzicarlo con lo sverzino. Ho sbagliato.
E poich Lamme sorrideva a queste parole, Ulenspiegel seguit:
- Ma non sono solo a peccare per ignoranza in questo basso mondo, e c' pi d'un maestro stupido, il quale mette in mostra il proprio grasso sulla soma d'un asino, che potrebbe darmi dei punti. Se il mio staffile pecc verso il tuo sedere, tu peccasti assai pi gravemente verso le mie gambe, impedendo loro di correr dietro alla ragazza che civettava nel suo giardino.
- Carne da corvi! disse Lamme, era dunque una vendetta?
- Piccolissima, rispose Ulenspiegel.
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21.
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A Damme, Nele, l'afflitta, viveva solitaria accanto a Katheline, la quale chiamava amorosamente il freddo diavolo che non veniva mai.
- Ah! diceva ella, tu sei ricco, Hanske, carino mio, e potresti riportarmi i settecento carlini. Allora Soetkin, viva, ritornerebbe dal limbo sulla terra, e Claes riderebbe in cielo. Puoi ben farlo. Togliete il fuoco, l'anima vuol uscire, fate un buco, l'anima vuol uscire.
E mostrava continuamente il punto dove era stata la stoppa.
Katheline era assai povera, ma i vicini le davano fave, pane e carne secondo le loro forze. Il comune le somministrava un po' di denaro. E Nele cuciva vestiti per le ricche borghesi, andava a casa loro a stirare la biancheria, e guadagnava cos un fiorino la settimana.
E Katheline diceva sempre:
- Fate un buco, toglietemi l'anima. Batte per uscire. Hanske restituir i settecento carlini.
E Nele, ascoltandola, piangeva.
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22.
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Intanto Ulenspiegel e Lamme, muniti dei loro salvacondotti, entrarono in un piccolo albergo addossato alle roccie della Sambre, le quali in certi punti sono coperte di alberi. Sopra l'insegna c'era scritto: Da Marlaire.
Dopo aver bevuto parecchi fiaschi di vino della Mosa, preparato alla maniera di Borgogna, e aver mangiato una gran quantit di pesci di fiume, essi chiacchieravano con l'oste, papista d'alta boscaglia, ma linguacciuto come una gazza a cagione del vino che aveva bevuto. L'oste continuamente strizzava l'occhio. E Ulenspiegel, indovinando che sotto quello strizzamento si nascondeva un mistero, gli vers dell'altro vino. L'oste cominci a ballare e a scoppiar dal ridere. Poi, sedendosi di nuovo a tavola, disse:
- Bevo alla vostra salute, buoni cattolici!
- Alla tua, risposero Lamme e Ulenspiegel.
- All'estinzione d'ogni peste di ribellione e d'eresia!
- Evviva! risposero Lamme e Ulenspiegel, senza tralasciar di riempire il gotto che l'oste non poteva fare a meno di vuotare.
- Siete brava gente, diceva, bevo alla salute delle Generosit Vostre! E guadagno nel vino bevuto. Dove sono i vostri salvacondotti?
- Eccoli, rispose Ulenspiegel.
- Firmati dal duca, disse l'oste. Bevo alla salute del duca!
- Alla salute del duca, risposero Lamme e Ulenspiegel.
- Con che si prendono i topi e i sorci? seguit l'oste. Con le trappole. Chi  il topo?  il grande eretico, rosso come il fuoco dell'inferno. Dio  con noi. Essi stanno per arrivare. He! he! Da bere! Versa; ardo, brucio. Da bere! Tre bei piccoli predicatori riformati... Dico piccoli... belli piccoli valorosi, forti soldati, quercie... Da bere! Perch non andate con loro al campo del grande eretico? Ho dei salvacondotti firmati da lui... Vedrete le loro faccende.
- Andiamo al campo, rispose Ulenspiegel.
- Essi ci andranno, e la notte, se si presenta l'occasione... (e l'oste, fischiando, fece il gesto di un uomo che ne sgozza un altro). Ventodacciaio impedir al merlo Nassau di fischiare ancora. Ors, ors, da bere!
- Sei allegro, nonostante che tu abbia moglie, soggiunse Ulenspiegel.
- Non l'ho e non l'ebbi mai, disse l'oste. Posseggo i segreti del principe. Da bere! - Mia moglie me li ruberebbe di sotto il guanciale, per farmi impiccare ed esser vedova prima che Natura non voglia. Vivaddio! stanno per arrivare... Dove sono i nuovi salvacondotti? Sul mio cuore cristiano. Beviamo! Stanno laggi, a trecento passi sulla strada, presso Marche-les-Dames. Li vedete? Beviamo!
- Bevi, gli disse Ulenspiegel, bevi; anch'io bevo alla salute del re, del duca, dei predicatori, di Ventodacciaio. Bevo alla salute tua e mia; alla salute del vino e della bottiglia. Ma tu non bevi! E ad ogni "salute", Ulenspiegel gli riempiva il bicchiere e l'oste lo vuotava.
Ulenspiegel stette qualche tempo a guardarlo. Poi si alz e disse:
- Dorme, Andiamocene, Lamme.
- Costui non ha moglie che ci possa tradire, soggiunse quando furono usciti, e la notte sta per cadere. Hai bene inteso ci che diceva questo furfante? E sai che cosa sono i tre predicatori?
- S, rispose Lamme.
- Allora sai anche che vengono da Marche-les-Dames seguendo la Mosa, e che sar bene aspettarli per la strada, prima che Ventodacciaio incominci a soffiare.
- S, rispose Lamme.
- Bisogna salvare la vita del principe, disse Ulenspiegel.
- S, rispose Lamme.
- Tieni, disse Ulenspiegel, prendi il mio archibugio e vattene nel bosco, fra le roccie; caricalo con due palle e spara quando mi sentirai gracchiare come un corvo.
- Va bene, rispose Lamme.
E disparve nel bosco. Ulenspiegel ud poco dopo lo scricchiolo della ruota dell'archibugio.
- Li vedi venire? domand.
- Li vedo, rispose Lamme. Sono tre, camminano come soldati, e uno di essi oltrepassa gli altri del capo.
Ulenspiegel si sedette sulla strada, con le gambe tese, borbottando preghiere sopra un rosario, come fanno i mendicanti. E teneva il suo berretto fra le ginocchia.
Quando i tre predicatori passarono, egli tese verso di loro il suo berretto. Ma quelli non ci misero niente.
Allora Ulenspiegel si alz e pietosamente disse:
- Miei buoni signori, non rifiutate una patacca a un povero operaio cavapietre che poco tempo fa s' fraccassate le reni cadendo in una miniera. In questo paese la gente  di cuor duro, e non m'hanno voluto dar niente che potesse alleviare la mia triste miseria. Ahi! datemi una patacca, e pregher per voi. E Iddio far felici le Eccellenze Vostre per tutta la vita.
- Figlio mio, disse uno dei predicatori, uomo assai robusto, non ci sar pi gioia per noi in questo mondo finch regneranno il Papa e l'Inquisizione.
- Ahi! che dite mai, miei signori? esclam Ulenspiegel sospirando. Parlate sottovoce, per carit. Ma datemi una patacca.
- Figlio mio, rispose un piccolo predicatore dal volto guerriero, noi, poveri martiri, non abbiamo altre patacche che quelle che ci bisognano per vivere durante il cammino.
Ulenspiegel si gett in ginocchio.
- Benedicetemi, disse.
I tre predicatori stesero la mano sul capo di Ulenspiegel, senza devozione. Ed egli not, che pur essendo magri, essi avevano pancie potenti. Si rialz, fece finta di cadere, e, andando a dar del capo nel buzzo del predicatore pi alto, v'intese un allegro tintinno di monete.
Allora, sollevandosi e impugnando la daga:
- Padri miei, disse, fa fresco, e io sono poco vestito, e voi lo siete troppo. Datemi parte della vostra lana perch io possa tagliarmi un mantello. Sono Pezzente! Evviva il Pezzente!
- Pezzente crestuto, disse il pi alto dei predicatori, alzi troppo la cresta! Aspetta, che ora te la tagliamo noi.
- Tagliate! grid Ulenspiegel rinculando; ma Ventodacciaio, prima di soffiar per il principe, soffier per voi. Pezzente sono, viva il Pezzente!
I tre predicatori sbalorditi dissero in cuor loro:
- Donde sa la notizia? Siamo traditi. Uccidi! Viva la messa!
E trassero di sotto le loro brache delle belle daghe bene affilate.
Ma Ulenspiegel, senza aspettarli, rincul verso i cespugli dove Lamme se ne stava nascosto. E giudicando che fossero a tiro d'archibugio, grid:
- Corvi, neri corvi, ecco che soffia Ventodipiombo. Canto la vostra morte.
E gracchi.
Un colpo d'archibugio, partito dai cespugli, rovesci faccia a terra il pi alto dei predicatori, e un altro colpo gett sulla strada il secondo.
E Ulenspiegel vide fra i pruni la luna piena di Lamme, e il suo braccio sollevato a ricaricare in fretta l'archibugio.
E un fumo azzurrognolo s'alzava sopra i neri cespugli.
Il terzo predicatore infuriato di rabbia, voleva ad ogni costo fare a pezzi Ulenspiegel, che diceva:
- Ventodacciaio, Ventodipiombo, stai per passare da questo mondo a quell'altro, infame artigiano di assassini.
Ed il predicatore lo aggred, ed egli si difese coraggiosamente.
Stavano l'uno di fronte all'altro, irrigiditi, in mezzo alla strada, tirando e parando colpi. Ulenspiegel era tutto insanguinato, perch il suo avversario, abile soldato, lo aveva ferito alla testa e alla gamba. Ma attaccava e si difendeva come un leone. Il sangue che colava dalla sua testa lo acciecava; pure s'avanz a gran passi, s'asciug con la mano sinistra, e si sent mancare. Stava per essere ucciso se Lamme non avesse tirato sul predicatore e non lo avesse fatto cadere.
E Ulenspiegel lo vide e ud vomitare bestemmie, sangue e schiuma di morte.
E il fumo azzurrognolo s'alz sopra i neri cespugli, fra i quali Lamme mostr di nuovo la sua faccia di luna piena.
-  finito? domand.
- S, figlio mio, rispose Ulenspiegel. Ma vieni...
Lamme usc dalla sua tana e vide Ulenspiegel tutto coperto di sangue. Allora, correndo come un cervo nonostante la sua pancia, si precipit verso Ulenspiegel che stava seduto per terra accanto agli uomini uccisi.
-  ferito, disse Lamme, il mio dolce amico, ferito da questo furfante assassino. E, rompendo con un calcio i denti al predicatore pi vicino: - Non rispondi, Ulenspiegel? soggiunse. Sei moribondo, figlio mio? Dov' quel balsamo? Ah! nel fondo della sua bisaccia, sotto le salsiccie. Ulenspiegel, non mi odi? Ahi! non ho n acqua tepida per lavar la tua ferita, n modo di procurarmene. Ma l'acqua della Sambre baster. Parlami, amico mio. E poi, non sei ferito tanto gravemente. Un po' d'acqua, l, fredda, non  vero? Si sveglia. Son io, figlio mio, io, il tuo amico. Sono tutti morti! Filacce, filacce per bendare le sue ferite. Non ce ne sono. La mia camicia. - Lamme si spogli. E, continuando il suo discorso, disse: - A pezzi, la camicia! Il sangue si arresta. Il mio amico non morir.
- Ah! esclamava, come fa freddo con la schiena nuda a quest'aria viva. Non morir. Sono io, Ulenspiegel, io, il tuo amico Lamme... Sorride. Adesso spoglier gli assassini. Essi hanno pancie di fiorini. Trippe dorate, carlini, fiorini! dollari, patacche e lettere! Siamo ricchi! Pi di trecento carlini da dividere. Prendiamo armi e denaro. Ventodacciaio non soffier ancora per Monsignore.
Ulenspiegel, battendo i denti per il freddo, si alz.
- Eccoti in piedi, disse Lamme.
-  la forza del balsamo, rispose Ulenspiegel.
- Balsamo di bravura, soggiunse Lamme.
Poi prese a uno a uno i corpi dei tre predicatori e li gett in un buco, fra le roccie, lasciando loro le armi e gli abiti, fuorch il mantello.
E tutt'intorno, nel cielo, crescevano i corvi aspettando il loro pasto.
E la Sambre scorreva come un fiume d'acciaio sotto il cielo grigio.
E la neve cadde e lav il sangue.
Tuttavia essi erano pensierosi.
- Preferisco uccidere un pollo piuttosto che un uomo, disse Lamme.
E rimontarono sui loro asini.
Alle porte di Huy, il sangue non s'era ancora stagnato. Essi finsero di litigare, scesero dai loro asini e schermeggiarono con le loro daghe, in apparenza con molto furore. Poi, cessato il combattimento, si rimisero in sella ed entrarono in Huy dopo aver mostrato i loro salvacondotti alle porte della citt.
Le donne, vedendo Ulenspiegel ferito e insanguinato e Lamme sul suo asino che si dava arie da vincitore, guardavano con tenera piet Ulenspiegel e tendevano il pugno verso Lamme, dicendo: "Costui  il furfante che ha ferito il suo amico".
Lamme, inquieto, badava soltanto a cercare sua moglie. Invano. E ne fu malinconico.
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23.
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- Dove andiamo? disse Lamme.
- A Maestricht, rispose Ulenspiegel.
- Ma, figlio mio, si dice che l'esercito del duca sia tutto intorno a Maestricht, e che egli stesso si trovi in citt. I nostri salvacondotti non ci basteranno. Anche se i soldati spagnoli li trovano validi, noi saremo trattenuti e interrogati. Nel frattempo apprenderanno la morte dei predicatori, e noi avremo finito di vivere.
- I corvi, rispose Ulenspiegel, i gufi e gli avvoltoi avranno ben presto divorata la loro carne. Senza dubbio essi hanno gi il viso irriconoscibile. Quanto ai nostri salvacondotti, credo che possano servirci. Ma se apprendessero l'omicidio, noi saremmo, come tu dici, catturati. Tuttavia bisogna andare a Maestricht passando per Landen.
- Ci prenderanno, disse Lamme.
- Passeremo, rispose Ulenspiegel.
Cos, chiacchierando, giunsero all'albergo della Gazza, dove trovarono buon pasto, buon alloggio, e fieno per i loro asini.
L'indomani si misero in cammino alla volta di Landen.
Arrivati a una gran fattoria poco lontana dalla citt, Ulenspiegel fischi come un'allodola, e subito dall'interno gli rispose la tromba guerresca del gallo. Un censualista di buon viso apparve sulla soglia della fattoria.
- Amici, viva il Pezzente! diss'egli. Entrate.
- Chi  costui? domand Lamme.
- Tomaso Utenhove, rispose Ulenspiegel, il valoroso riformato. I servi e le serve della sua fattoria lavorano come lui per la libera coscienza.
Allora Utenhove disse:
- Voi siete gli inviati del principe. Mangiate e bevete.
E il prosciutto crepitava nella padella, e i sanguinacci pure, e il vino trottava, e i bicchieri si riempivano. E Lamme beveva come la sabbia asciutta e mangiava di buon appetito.
Ragazzi e ragazze di fattoria venivano di quando in quando a mettere il naso all'uscio per contemplarlo mentre lavorava di ganasce. E gli uomini, gelosi di lui, dicevano che avrebbero saputo fare altrettanto.
Alla fine del pasto, Tomaso Utenhove disse:
- Cento contadini partiranno di qui questa settimana con il pretesto di andare a lavorare alle dighe di Bruges e nei dintorni. Essi viaggeranno in gruppi di cinque o sei, e per vie diverse. A Bruges ci saranno delle barche che li trasporteranno a Emden per mare.
- Saranno muniti d'armi e di denaro? chiese Ulenspiegel.
- Avranno dieci fiorini e un gran coltellaccio per ciascuno.
- Dio e il principe ti compenseranno, disse Ulenspiegel.
- Non lavoro per essere ricompensato, rispose Tomaso Utenhove.
- Come fate, domand Lamme, stritolando alcuni grossi sanguinacci neri, come fate, signor oste, a ottenere una pietanza cos profumata, cos succolenta e un grasso cos fino?
- Ci mettiamo della cannella e dell'erba gattaia, rispose l'oste. Poi, rivolto a Ulenspiegel, gli chiese: - Edzard, conte di Frisa,  sempre amico del principe?
- In segreto, quantunque dia asilo ai suoi bastimenti a Emdem, rispose Ulenspiegel. E aggiunse:
- Dobbiamo andare a Maestricht.
- Non potrai, disse l'oste; l'esercito del duca  dinnanzi alla citt e nei dintorni.
Poi lo condusse nel granaio e gli mostr, in lontananza, le bandiere e gli stendardi dei cavalieri e dei fanti che cavalcavano e marciavano per la campagna.
- Attraverser le loro file, se voi, che siete potente qui, mi darete il permesso di prender moglie, disse Ulenspiegel. Quanto alla donna, m'occorre che sia graziosa, dolce e bella, e disposta a sposarmi, se non per sempre, almeno per una settimana.
Lamme sospirava e diceva:
- Non lo fare, figlio mio! Ella ti lascerebbe solo, a bruciare nel fuoco d'amore. Il tuo letto, dove ora dormi tranquillamente, sar per te come un materasso d'agrifoglio, e ti toglier il dolce sonno.
- Prender moglie, rispose Ulenspiegel.
E Lamme, non trovando pi niente da mangiare, si rattrist. Tuttavia scov alcuni crostini in una scodella, e malinconicamente li sgranocchi.
Ulenspiegel diceva a Tomaso Utenhove:
- Ors, datemi una moglie ricca o povera. Io vado con lei in chiesa e faccio benedire il matrimonio dal curato. Questi ci d il certificato delle nozze, valido perch firmato da un papista inquisitore. Noi gli facciamo dichiarare che siamo buoni cristiani, confessati e comunicati, che viviamo apostolicamente secondo i precetti di nostra santa madre Chiesa romana, la quale brucia i propri figli, attirando sul nostro capo le benedizioni del nostro santo padre il Papa, delle armate celesti e terrestri, dei santi, delle sante, dei decani, curati, frati, soldati, uscieri e altri simili gaglioffi. Muniti del suddetto certificato, noi facciamo i preparativi per il viaggio di nozze come si usa.
- Ma la moglie? chiese Tomaso Utenhove.
- Tu me la troverai, rispose Ulenspiegel. Io prendo dunque due carretti, li infioro con cerchi adorni di rami d'abete, di agrifoglio e di fiori di carta, e li riempio con alcuni di quelli che vuoi mandare al principe.
- Ma la moglie? replic Tomaso Utenhove.
- Essa  qui senza dubbio, rispose Ulenspiegel. E continu: - Attacco due dei tuoi cavalli a uno dei carretti, e i nostri due asini all'altro. Metto nel primo carretto mia moglie e me, il mio amico Lamme, i testimoni del matrimonio; nel secondo dei suonatori di tamburo, di piffero e di cimberli. Poi, portando le allegre bandiere delle nozze, stamburando, cantando e bevendo, noi passiamo al gran trotto dei nostri cavalli per la via maestra che ci conduce al Galgen-Veld, Campo delle Forche, o alla libert.
- Voglio aiutarti, disse Tomaso Utenhove. Ma le donne e le ragazze pretenderanno di seguire i loro uomini.
- Andremo alla grazia di Dio, disse una graziosa ragazzina sporgendo il capo all'uscio socchiuso.
- Se occorre, soggiunse Tomaso Utenhove, ci saranno quattro carretti; cos noi faremo passare pi di venticinque uomini.
- Il duca rester con tanto di naso, disse Ulenspiegel.
- E la flotta del principe sar servita da qualche buon soldato di pi, aggiunse Tomaso Utenhove.
Allora, chiamando a raccolta, a suon di campana, i suoi valletti e le sue serve, disse loro:
- Voi, nati in Zelanda, uomini e donne, udite: Ulenspiegel, il Fiammingo, qui presente, vuole che voi passiate attraverso le file del duca vestiti a nozze.
Uomini e donne di Zelanda gridarono in coro:
- Pericolo di morte! Andiamo!
E gli uomini dicevano fra loro:
- Siamo contenti di abbandonare la terra della servit per andare verso il mare libero. Se Dio  con noi, chi sar contro?
Donne e ragazze dicevano:
- Seguiamo i nostri mariti e i nostri amici.
Siamo nate in Zelanda e vi troveremo asilo.
Ulenspiegel adocchi una giovane e graziosa ragazzina, e le disse burlescamente:
- Ti voglio sposare.
Ma ella, arrossendo, rispose:
- Sar tua, ma soltanto in chiesa.
Le donne ridevano e dicevano fra loro:
- Il suo cuore tira verso Hans Utenhove, figlio del baes. Senza dubbio egli parte con lei.
- S, rispose Hans.
E il padre gli disse:
- Va pure.
Gli uomini si vestirono a festa, farsetto e brache di velluto, e, sopra, il gran opperst-kleed, con in capo larghi cappelli, per ripararsi dal sole e dalla pioggia; le donne in calze nere e scarpe frastagliate; sulla fronte il gran gioiello dorato, a sinistra le ragazze, a destra le maritate; il collare increspato, candido, al collo, il pettorale ricamato in oro, scarlatto e azzurro, la sottana di lana nera, a larghe righe di velluto dello stesso colore, le calze di lana nera e le scarpe di velluto con la fibbia d'argento.
Poi Tomaso Utenhove se ne and in chiesa a pregare il prete di unire in matrimonio, immediatamente, per due ryckdaelders che gli mise in mano, Tilberto, figlio di Claes, cio Ulenspiegel, e Tannekin Pieters. E il curato acconsent.
Ulenspiegel and dunque in chiesa seguito dal corteo nuziale, e spos, dinnanzi al prete, Tannekin cos bella e graziosa, cos gentile e bene in polpa, che egli avrebbe voluto mordere le sue gote come un pomo d'amore. E non osando farlo per il rispetto dovuto alla sua dolce bellezza, glielo disse.
Ma ella, imbronciata, rispose:
- Lasciatemi stare; ecco Hans che vi guarda per uccidervi.
E una ragazzetta, gelosa, gli disse:
- Cerca altrove; non vedi che ha paura del suo uomo?
Lamme, fregandosi le mani, gridava:
- Non le avrai tutte per te, furfante!
Ed era tutto contento.
Ulenspiegel, sopportando con pazienza la sua disgrazia, ritorn alla fattoria con il corteo nuziale. E l bevve, cant e stette allegro, trincando con la ragazza gelosa. Della qual cosa Hans fu felice. Ma non cos Tannekin, e nemmeno il fidanzato della ragazza.
A mezzod, con sole chiaro e vento fresco, i carretti si misero in moto, verdeggianti e fioriti, con tutte le bandiere spiegate, all'allegro suono dei tamburelli, dei cimberli, dei pifferi e delle cornamuse.
Al campo d'Alba c'era un'altra festa. Le scolte e le sentinelle avanzate, suonato l'allarme, accorsero una dopo l'altra dicendo:
"Il nemico  vicino; abbiamo udito il rumore dei tamburi e dei pifferi, e scorte le bandiere.  un forte nucleo di cavalleria venuto per attirarci in un'imboscata. Senza dubbio il grosso dell'esercito  pi lontano".
Il duca fece immediatamente avvisare i comandanti di campo, i colonnelli e i capitani, ordin di schierar l'esercito in battaglia e mand a riconoscere il nemico.
A un tratto apparvero quattro carretti che correvano verso gli archibugieri. Nei carretti uomini e donne ballavano, le bottiglie trottavano e allegramente mugolavano i pifferi, gemevano i cimberli, battevano i tamburi e russavano le cornamuse.
Il corteo nuziale fece alt, e d'Alba in persona accorse al rumore e vide la novella sposa sopra uno dei quattro carretti, Ulenspiegel, lo sposo, tutto infiorato, al suo fianco, e i contadini e le contadine, scesi a terra, che ballavano e offrivano da bere ai soldati.
D'Alba e i suoi, si stupirono grandemente della semplicit di quei contadini che cantavano e facevano festa quando tutto era in armi intorno a loro.
E quelli che erano nei carretti dettero quanto vino avevano ai soldati.
E i soldati li applaudirono e festeggiarono assai.
Quando il vino fu finito, contadini e contadine si rimisero in cammino al suono dei tamburelli, dei pifferi e delle cornamuse, senza essere infastiditi.
E i soldati, allegri, tirarono in loro onore una salva d'archibugiate.
E cos essi entrarono a Maestricht, dove Ulenspiegel prese accordi con gli agenti riformati per mandare, con bastimenti, armi e munizioni alla flotta del Taciturno.
Altrettanto fecero a Landen. E se ne andavano dapertutto a quel modo, vestiti da manovali.
Il duca apprese lo stratagemma. E fu fatta una canzone, che gli fu inviata, il cui ritornello diceva:
Oh che Altezza baccellona,
una sposa la canzona!
E ogni volta ch'egli aveva fatto una falsa manovra, i soldati cantavano:
Oggi il duca ha le traveggole:
Ha visto la sposa, ha visto!
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24.
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Nel frattempo, re Filippo era ferocemente malinconico. Nel suo dolente orgoglio, egli pregava Iddio di dargli il potere di vincere l'Inghilterra, di conquistar la Francia, di prendere Genova, Milano, Venezia, e, divenuto gran dominatore dei mari, di regnare cos su tutta quanta l'Europa.
Pensando a questo trionfo, non rideva.
Egli aveva sempre freddo, il vino non lo riscaldava, e nemmeno il fuoco di legno odoroso che bruciava continuamente nella sala dove era solito trattenersi. L, scriveva e scriveva, seduto in mezzo a una cos gran quantit di lettere che se ne sarebbero potuto riempire cento reggie; e meditava sull'universale dominio del mondo, tal quale l'esercitavano gli imperatori di Roma, nonch sull'odio geloso ch'egli nutriva verso suo figlio don Carlos, da quando questi aveva chiesto d'andare nei Paesi Bassi al posto del duca d'Alba, senza dubbio, secondo lui, per regnarvi. E vedendo che era brutto, deforme, pazzo furioso e cattivo, sempre pi il suo odio cresceva. Ma non ne parlava mai.
Quelli che servivano re Filippo e suo figlio Don Carlos non sapevano quale dei due dovessero temere di pi, il figlio, agile, micidiale, capace di uccidere a unghiate i suoi servi, o il padre codardo e sornione, che adoperava gli altri per uccidere e viveva di cadaveri, come una iena.
I servi si spaventavano nel vederli che s'aggiravano l'uno intorno all'altro. E dicevano che presto ci sarebbe stato un morto nell'Escurial.
Ora, non tardarono a sapere che Don Carlos era stato imprigionato per alto tradimento. E seppero anche che egli si struggeva l'anima di nera afflizione, che s'era ferito al viso tentando di passare attraverso le sbarre della sua prigione per fuggire, e che la signora Isabella di Francia, sua madre, non faceva che piangere.
Ma re Filippo non piangeva.
Poi si propal la voce che si fossero fatti mangiare a don Carlos fichi verdi e che egli ne fosse morto l'indomani, come uno che si addormenta. I medici dissero: Non appena egli ebbe mangiati i fichi il sangue cess di pulsare, le funzioni della vita, come Natura vuole, furono interrotte; non pot pi n sputare, n vomitare, n far uscir niente dal suo corpo. Nel momento del trapasso il suo ventre si gonfi.
Re Filippo ascolt la messa dei morti per don Carlos, lo fece seppellire in una cappella della sua real residenza e mettere una pietra sul suo corpo. Ma non pianse.
E i servi, burlandosi del principesco epitaffio che stava sulla pietra della tomba, dicevano:
QUI GIACE COLUI CHE MANGIANDO FICHI VERDI
MOR SENZA ESSERE STATO AMMALATO.
A qui jaze qui en para desit verdad,
Morio s'in infirmidad.
E re Filippo guard con occhi pieni di lussuria la principessa d'Eboli, la quale aveva marito. Le chiese amore, ed ella cedette.
La signora Isabella di Francia, di cui si diceva che avesse favorito i disegni di Don Carlos sui Paesi Bassi, divenne magra e dolente. E i suoi capelli caddero a grandi ciocche. Spesso vomit, e le unghie dei suoi piedi e delle sue mani caddero. Ed ella mor.
E Filippo non pianse.
I capelli del principe d'Eboli, caddero anch'essi. Egli divenne triste e non fece che lamentarsi. Poi anche le unghie dei suoi piedi e delle sue mani caddero.
E re Filippo lo fece seppellire. Pag il lutto della vedova e non pianse.
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25.
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In quel tempo, alcune donne e ragazze di Damme andarono a chiedere a Nele se volesse essere la fidanzata di maggio e nascondersi nei cespugli con il fidanzato che le avrebbero trovato; poich, dicevano le donne non senza gelosia, non c' un uomo giovane in tutta Damme e nei dintorni, il quale non voglia fidanzarsi con te, che ti conservi cos bella, buona e fresca. Effetto d'una stregoneria, senza dubbio.
- Comari, rispose Nele, dite ai giovani che mi cercano: Il cuore di Nele non  qui, ma con colui che viaggia per liberare la terra dei padri. E se son cos fresca, come voi dite, non  dono di strega, ma di salute.
Le comari risposero:
- Tuttavia Katheline  sospetta.
- Non credete alle parole dei cattivi, disse Nele; Katheline non  una strega. I giustizieri le bruciarono della stoppa sulla testa e Dio la fece impazzire.
E Katheline, scuotendo il capo in un angolo dove se ne stava rannicchiata, diceva:
- Togliete il fuoco, ritorner, Hanske, il mio caro.
Le comari domandarono chi fosse Hanske. E Nele rispose:
-  il figlio di Claes, il mio fratello di latte, che ella crede d'aver perduto da quando Iddio l'ha colpita.
E le buone comari regalavano a Katheline qualche patacca d'argento. E quando erano patacche nuove di zecca, ella le mostrava a qualcuno che nessuno vedeva, dicendo:
- Sono ricca, ricca di denaro lucente. Vieni, Hanske, carino mio; pagher i miei amori.
E quando le comari se ne erano andate, Nele piangeva nella capanna solitaria. E pensava a Ulenspiegel vagante nei paesi lontani senza che ella potesse seguirlo, e a Katheline che gemeva: Togliete il fuoco! tenendo spesso a due mani il suo petto, per mostrare cos che il fuoco della follia bruciava febbrilmente il capo e il corpo.
Nel frattempo, il fidanzato e la fidanzata di maggio si nascosero fra gli alberi.
Chi trovava uno dei due, era, secondo il proprio sesso e il sesso di colui o di colei che aveva trovato, re o regina della festa.
Nele ud le grida di gioia dei giovani e delle fanciulle, allorch la fidanzata di maggio fu trovata sulla sponda di un canale, nascosta nell'erba alta.
E piangeva pensando ai dolci tempi in cui cercavano lei e il suo amico Ulenspiegel.
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26.
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Intanto Lamme e Ulenspiegel caracollavano a cavalcioni dei loro asini.
- Ors, ascolta, Lamme, disse Ulenspiegel. I nobili dei Paesi Bassi, per gelosia contro d'Orange, hanno tradita la causa dei confederati, la santa alleanza, valida stipulazione firmata per il bene della terra dei padri. D'Egmont e de Horne furono egualmente traditori, senza avvantaggiarsene; Brederode  morto; non ci resta ormai, in questa guerra, che il povero popolo di Brabante e di Fiandra, il quale aspetta capi leali che lo guidino contro il nemico. Inoltre ci restano le isole, figlio mio, le isole di Zelanda, e anche l'Olanda del Nord, di cui il principe  governatore; e ancor pi lontano, sul mare Edzard conte d'Emden e dell'Oost-Frise.
- Ahi! disse Lamme, vedo bene che noi pellegriniamo fra la corda, la ruota e il rogo, morendo di fame, sbadigliando di sete, senza speranza alcuna di riposo.
- Questo non  che l'inizio, rispose Ulenspiegel. Degnati di considerare che in questo nostro peregrinare tutto  piacere per noi; uccidere i nostri nemici, beffarci di loro, aver le nostre bisaccie piene di fiorini; esser ben pasciuti di carne, birra, vino e acquavite. Che vuoi di pi, sacco di piume? Vuoi che vendiamo i nostri asini per comprar dei cavalli?
- Figlio mio, disse Lamme, il trotto di un cavallo  assai duro per un uomo della mia corpulenza.
- Ti siederai sulla tua cavalcatura come fanno i contadini, rispose Ulenspiegel, e nessuno si beffer di te, poich tu sei vestito da contadino, e non porti la spada, come me, ma soltanto uno spiedo.
- Figlio mio, disse Lamme, sei sicuro che i nostri due salvacondotti ci potranno servire nelle piccole citt?
- Non ho forse il certificato del curato, rispose Ulenspiegel, con il gran sigillo di cera rossa della chiesa appeso a due strisce di pergamena, e i nostri biglietti della confessione? I soldati e gli uscieri del duca non possono nulla contro due uomini cos ben muniti. E i neri pater nostri che abbiamo da vendere? Tutti e due, noi siamo reiters, tu Fiammingo e io Tedesco, e viaggiamo per ordine espresso del duca per guadagnare alla santa fede cattolica, con la vendita di cose benedette, gli eretici di questo paese. Per ci entreremo dapertutto, in casa dei nobili signori e nelle grasse abbazie. Ed essi ci offriranno un'untuosa ospitalit. E noi sorprenderemo i loro segreti. Leccati le labbra, mio dolce amico.
- Figlio mio, disse Lamme, noi stiamo facendo il mestiere della spia.
- Per diritto e legge di guerra, rispose Ulenspiegel.
- Se essi sapranno il fatto dei tre predicatori, noi, senza dubbio, morremo, disse Lamme.
Ulenspiegel cant:
"Vivere!" ho scritto sulla mia bandiera,
Vivere sempre alla luce pi pura:
Come cuoio la prima pelle ho dura,
E la seconda  simile all'acciaio.
Ma Lamme, sospirando, diceva:
- Io non ho che una pelle assai molle, e il minimo colpo di daga immantinente la bucherebbe. Sarebbe meglio che noi ci dedicassimo a qualche mestiere utile, piuttosto che vagare qua e l, per monti e per valli, per servire tutti questi gran principi, i quali, coi piedi nelle pantofole di velluto, mangiano ortolani sopra tavole dorate. A noi i colpi, i pericoli, la battaglia, la pioggia, la grandine, la neve, e le magre zuppe da vagabondi. A costoro i fini salsicciotti, i grassi capponi, i tordi profumati, i succolenti pollastri.
- Ti viene l'acquolina in bocca, mio dolce amico, disse Ulenspiegel.
- Dove siete, pane fresco, kolkebakken dorate, creme deliziose? Ma dove sei tu, moglie mia?
- Le ceneri battono sul mio cuore e mi spingono alla battaglia, rispose Ulenspiegel. Ma tu, dolce agnello, che non hai da vendicare n la morte di tuo padre e di tua madre, n l'affanno di coloro che ami, n la tua presente povert, se le fatiche della guerra ti spaventano, lascia che io vada solo dove debbo andare.
- Solo?! esclam Lamme.
Ed arrest bruscamente l'asino, che si mise a rosicchiare un mazzo di cardi, di cui quella strada era piena.
Anche l'asino d'Ulenspiegel si ferm e si mise a mangiare.
- Solo? ripet Lamme, Tu non mi lascerai solo, figlio mio; sarebbe un'insigne crudelt. Aver perduta mia moglie e perdere anche il mio amico? No, non pu accadere. Non mi lagner pi, te lo prometto. E poich  necessario - ed egli sollev fieramente la testa - andr sotto la pioggia delle palle! S. E in mezzo alle spade, in faccia a questi brutti soldati che bevono il sangue come lupi. E se un giorno cadr ai tuoi piedi, sanguinante e colpito a morte, seppelliscimi, e se vedi mia moglie dille che morii perch non potevo vivere senza essere amato da qualcuno a questo mondo. No, non lo potrei, figlio mio Ulenspiegel.
E Lamme pianse. E Ulenspiegel fu intenerito vedendo quel dolce coraggio.
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27.
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In quel tempo il duca divise il suo esercito in due corpi, ne fece marciare uno verso il ducato di Lussemburgo, e l'altro lo mand verso il marchesato di Namur.
- Questa, disse, Ulenspiegel,  una decisione guerresca che non conosco. Poco m'importa. Andiamo fiduciosi alla volta di Maestricht.
Fiancheggiando la Mosa in vicinanza della citt, Lamme vide Ulenspiegel guardare attentamente tutte le barche che vogavano sul fiume e fermarsi dinnanzi ad una che aveva una sirena sulla prua. E questa sirena teneva uno scudo sul quale, a lettere d'oro in fondo nero, era impresso il segno J-H-S, che  l'emblema di Nostro Signor Ges Cristo.
Ulenspiegel fe' cenno a Lamme di fermarsi e si mise a cantare allegramente come un'allodola.
Un uomo apparve sulla barca, e cant da gallo. Poi, ubbidendo a un cenno di Ulenspiegel, il quale ragliava come un asino e gli additava il popolino radunato sulla riva, si mise anch'egli a ragliare terribilmente. I due ciuchi d'Ulenspiegel e di Lamme, abbassando le orecchie, cantarono la loro naturale canzone.
Passavano donne e uomini montati su cavalli d'alzaia. E Ulenspiegel disse a Lamme:
- Questo barcaiuolo si beffa di noi e delle nostre cavalcatore. Se andassimo a bastonarlo sulla sua barca?
- Venga qui lui, piuttosto! rispose Lamme.
Allora una donna s'avvicin e disse:
- Se non volete ritornare con le braccia rotte, le reni spezzate e il grugno a brandelli, lasciate che costui, Stercke Pier, ragli a piacer suo.
- Hi ha! hi ha! hi ha! faceva il barcaiuolo.
- Lasciatelo cantare, disse la comare. Noi lo abbiamo veduto, giorni sono, sollevar sulle spalle un carretto carico di pesanti botti di birra, e arrestare un altro carretto tirato da un vigoroso cavallo. Laggi, disse additando l'albergo della Blauwe-Torren, della Torre Azzurra, ha passato da parte a parte col suo coltello, a venti passi di distanza, una tavola di quercia spessa dodici pollici.
- Hi ha! Hi ha! Hi ha! faceva il barcaiuolo, mentre un ragazzetto di dodici anni, salito sul ponte del battello, si metteva a ragliare come lui.
- Noi ce ne incachiamo del tuo Pietro il Forte! rispose Ulenspiegel. Noi siamo pi forti di lui, ed ecco qui il mio amico Lamme che ne mangerebbe due della sua statura senza singhiozzare.
- Che dici mai, figlio mio? domand Lamme.
- La verit, rispose Ulenspiegel; non mi contradire per modestia. S, buona gente, comari e manovali, fra poco lo vedrete lavorar di braccia e annientare questo famoso Stercke Pier.
- Taci, disse Lamme.
- La tua forza  nota, rispose Ulenspiegel: non potresti nasconderla.
- Hi ha! faceva il barcaiuolo; hi ha! faceva il ragazzetto.
Ad un tratto Ulenspiegd cant nuovamente come un'allodola, assai melodiosamente. E gli uomini, le donne e i manovali, rapiti d'ammirazione, gli chiesero dove avesse imparato quel divino sufolo.
- In paradiso, donde vengo dritto dritto, rispose Ulenspiegel.
Poi, rivolto all'uomo che continuava a ragliare e a mostrarlo a dito per scherno, esclam:
- Perch, furfante, rimani sulla tua barca? Non osi scendere a terra per beffarti di noi e delle nostre cavalcature?
- Non ne hai coraggio? diceva Lamme.
- Hi ha! Hi ha! faceva il barcaiuolo. Signori ciuchi ciucheggianti, salite sulla mia barca!
- Fa come me, disse sottovoce Ulenspiegel a Lamme. E, rivolto al barcaiuolo:
- Se tu sei Stercke Pier, io sono Thyl Ulenspiegel, grid. E questi due sono i nostri due asini, Gef e Gian, che sanno ragliare meglio di te, perch  il loro naturale linguaggio. Quanto a montare sulle tue mal connesse tavole, non ci pensiamo nemmeno. La tua barca  come una catinella. Ogni qual volta un'onda la spinge essa rincula, e non saprebbe camminare se non come i granchi, di traverso.
- S, come i granchi! diceva Lamme.
Allora il barcaiuolo si volse verso di lui ed esclam:
- Che borbotti fra i denti, mucchio di lardo?
Lamme mont sulle furie.
- Cattivo cristiano, disse, che mi rimproveri la mia infermit, sappi che il mio lardo mi appartiene ed  frutto del mio buon nutrimento; mentre tu, vecchio chiodo arrugginito, a giudicar dalla tua magra carne che si vede trasparire dai buchi delle tue brache, non hai vissuto se non di aringhe affumicate, stoppini di candela e pelle di stoccafisso.
- Adesso si picchiano duramente, dicevano uomini donne e manovali, allegri e incuriositi.
- Hi ha! Hi ha! faceva il barcaiuolo.
Lamme voleva scendere dal suo asino per raccogliere pietre e tirarle al barcaiuolo.
Il barcaiuolo disse qualche parola all'orecchio del ragazzetto che stava ragliando accanto a lui sul battello.
E questi, staccata dai fianchi del battello una barchetta, con l'aiuto d'un raffio che maneggiava destramente s'avvicin alla riva. Quando fu vicino, tenendosi fieramente ritto in piedi, disse:
- Il mio baes vi chiede se osate venire sul battello e impegnare battaglia con lui a pugni e calci.
Questa buona gente sar testimone.
- Verremo, disse Ulenspiegel con molta dignit.
- Accettiamo la sfida, disse Lamme con grande fierezza.
Era mezzogiorno. I manovali costruttori di dighe, selciatori, fabbricanti, le donne che portavano da mangiare ai loro uomini, i fanciulli che venivano a vedere i loro padri rifocillarsi di fave o di carne bollita, tutti ridevano, battevano le mani all'idea di una battaglia prossima, sperando gaiamente che l'uno o l'altro dei combattenti avesse la testa rotta o cadesse a pezzi nel fiume per loro sollazzo.
- Figlio mio, diceva Lamme sottovoce, ora ci getter nel fiume!
- Lascia che ti getti, rispondeva Ulenspiegel.
- Il pancione ha paura, diceva la folla dei manovali.
Lamme, sempre seduto sul suo asino, si volse verso di loro e li guard con collera. Ma quelli lo fischiarono.
- Andiamo sul battello, disse Lamme, e costoro vedranno se ho paura.
Nuovi fischi accolsero queste parole, e Ulenspiegel disse:
- Andiamo sul battello.
Scesi dai loro asini, essi gettarono le briglie al ragazzetto, il quale accarezzava amichevolmente le bestie e le conduceva dove vedeva dei cardi.
Poi Ulenspiegel, preso il raffio, fece entrare Lamme nella barchetta e arranc verso il battello, dove, con l'aiuto di una corda, sal preceduto da Lamme che sudava e ansava.
Quando fu sul ponte della barca, Ulenspiegel si abbass come se volesse allacciarsi le scarpe, e disse alcune parole al barcaiuolo, il quale sorrise e guard Lamme. Poi, vociferando contro di lui mille ingiurie, lo chiam furfante pieno di grasso criminale, semenza di galera, pap-eter, mangiatore di pappa, e gli disse: "Grossa pancia, quante botti d'olio di quando ti salassano?"
D'un tratto, senza rispondere, Lamme si scagli su di lui come un bue infuriato, lo atterr, lo pest con tutta la sua forza, ma senza fargli gran male, data la grassa debolezza delle sue braccia.
Il barcaiuolo, pur fingendo di resistere, si lasciava picchiare, e Ulenspiegel diceva: "Questo furfante pagher da bere".
Gli uomini, le donne e i manovali, che dalla riva guardavano la battaglia, dicevano: "Chi avrebbe creduto che quest'omaccione fosse cos impetuoso?"
E battevan le mani, mentre Lamme picchiava come un sordo. Ma il barcaiolo cercava soltanto di ripararsi il viso. Finch si vide che Lamme, puntando il ginocchio sul petto di Stercke Pier, con una mano lo stringeva alla gola e con l'altra minacciava di colpirlo.
- Chiedi merc, diceva furibondo, o ti faccio passare attraverso le tavole della tua catinella!
Il barcaiuolo, tossendo per mostrare che non poteva gridare, chiese merc con la mano.
Allora si vide Lamme sollevare generosamente il suo nemico; il quale si rialz in un attimo, volse le spalle agli spettatori e fece un palmo di lingua a Ulenspiegel, che guardava Lamme camminare in gran trionfo sul battello agitando fieramente la piuma del suo berretto, e scoppiava dal ridere.
E gli uomini, le donne, i ragazzi e le ragazze che erano sulla riva, applaudivano a pi non posso, gridando: - Viva il vincitore di Stercke Pier!  un uomo di ferro. Non avete veduto come lo ha percosso col pugno e l'ha mandato a gambe levate con una testata? Ecco che ora bevono per far la pace. Stercke Pier risale dalla stiva con vino e salciccie.
Infatti, Stercke Pier era risalito dalla stiva con due bicchieri e una gran pinta di vino bianco della Mosa. E Lamme aveva fatto la pace con lui, e tutto contento per il suo trionfo, per il vino e per le salsiccie, gli domandava, mostrandogli un camino di ferro dal quale sgorgava un fumo nero e denso, quali fossero le fricassee ch'egli cucinava nella stiva.
- Cucina di guerra, rispondeva Stercke Pier sorridendo.
La folla dei manovali, delle donne e dei ragazzi s'era dispersa per ritornare al lavoro o a casa, e ben presto di bocca in bocca si propag la notizia che un omone, montato sopra un asino e accompagnato da un piccolo pellegrino, anch'egli montato sopra un asino, era pi forte di Sansone e che bisognava guardarsi bene dall'offenderlo.
Lamme beveva e sbirciava vittoriosamente il barcaiuolo.
Questi disse ad un tratto:
- I vostri asini s'annoiano laggi.
Poi, spinto il battello contro l'argine, discese a terra, prese uno degli asini per le quattro gambe e, portandolo come Ges portava l'agnello, lo depose sul ponte della barca. Altrettanto fece con l'altro, e disse:
- Beviamo.
Il ragazzetto salt sul ponte.
Ed essi bevvero. Lamme, stupefatto, non sapeva pi se era proprio lui, Lamme Goedzak, nato a Damme, colui il quale aveva vinto quell'uomo robusto. E non osava pi guardarlo se non furtivamente, senza nessun'aria di trionfo, per paura che gli saltasse l'estro di prenderlo come aveva presi gli asini e di gettarlo vivo nella Mosa, per vendicarsi della sua disfatta.
Ma il barcaiuolo, sorridendo, lo invit gaiamente a bere ancora, e Lamme si rinfranc del suo spavento, e di nuovo lo guard con vittoriosa baldanza.
E il barcaiuolo e Ulenspiegel ridevano.
Nel frattempo, gli asini, stupefatti di trovarsi sopra un pavimento che non era quello della stalla, avevano abbassata la testa, ripiegate le orecchie, e dalla paura non osavano bere. Il barcaiuolo and a prendere una delle profende d'avena che dava ai cavalli che rimorchiavano la sua barca, dopo averla comprata per proprio conto, per non esser derubato dai conduttori sul prezzo del foraggio.
Quando gli asini videro le profende, borbottarono i paternostri della gola guardando malinconicamente il ponte della barca, senza osar muover gli zoccoli per paura di scivolare.
Dopo di che il barcaiuolo disse a Lamme e a Ulenspiegel:
- Andiamo in cucina.
- Cucina di guerra, ma tu puoi discendere senza paura, mio vincitore.
- Non ho nessuna paura e ti seguo, rispose Lamme.
Il ragazzo si mise al timone.
Nel discendere, essi videro dappertutto sacchi di grano, di fave, di piselli, di carote e d'altri legumi.
Allora il barcaiuolo, aprendo la porta di una piccola fucina, disse:
- Poich siete uomini di cuor valoroso cui non  ignoto il grido dell'allodola, l'uccello della gente libera, e lo squillo guerresco del gallo, e il raglio dell'asino, il dolce lavoratore, vi voglio mostrare la mia cucina di guerra. Questa piccola fucina, voi la troverete in quasi tutti i battelli della Mosa. Essa non pu riuscir sospetta a nessuno, perch serve ad aggiustare le ferramenta delle navi; ma ci che tutti non posseggono sono i bei legumi contenuti in questi nascondigli.
Allora, spostando due o tre pietre che coprivano il fondo della stiva, egli sfil alcune tavole, e ne trasse un bel fascio di canne d'archibugio, e, dopo averle sollevate come avrebbe fatto di una piuma, le rimise al posto. Quindi mostr a Lamme e a Ulenspiegel ferri di lancie, d'alabarde, lame di spade, sacchetti di palle e di polvere.
- Viva il Pezzente! esclam; qui ci sono le fave e la salsa, i calci d'archibugio sono i cosciotti, i ferri d'alabarda sono l'insalata, e queste canne d'archibugio sono garretti di bue per la zuppa della libert. Viva il Pezzente! Dove debbo portare queste provvigioni? domand a Ulenspiegel.
- A Nimgue, dove entrerai con la tua barca ancora pi carica di veri legumi, che alcuni contadini ti porteranno a Etsen, a Stephansweert e a Ruremonde. E anche quelli canteranno come l'allodola, uccello della libert, e tu risponderai con lo squillo guerresco del gallo. Andrai poi dal dottor Pontus, che abita presso il Nieuwe-Waal; e gli dirai che vieni in citt carico di legumi, ma che temi la siccit. Mentre i contadini andranno al mercato, a vendere i legumi a prezzo troppo alto per trovar compratori, egli ti dir che cosa dovrai fare delle tue armi. Credo tuttavia che ti ordiner di passare, non senza pericolo, per il Wahal, la Mosa o il Reno, scambiando i legumi con armi da vendere, per poi girovagare con le barche da pesca d'Harlingen dove sono molti marinai che conoscono il canto dell'allodola; quindi ti dir di costeggiare verso i Waden, di vestire i tuoi contadini alla foggia di Marken, di Veieland o d'Ameland, di rimanere un po' a riva, pescando e salando il tuo pesce per conservarlo e non per venderlo, poich bere fresco e guerreggiar salato  cosa legittima.
- Beviamo, dunque, disse il barcaiuolo.
E risalirono sul ponte.
- Signor barcaiuolo, disse ad un tratto Lamme tutto malinconico, voi avete nella vostra fucina un fuocherello cos brillante che certamente potrebbe servire per cuocere i pi soavi degli ammorsellati. La mia gola  assetata di cibo.
- Adesso penso io a rinfrescartela, rispose il barcaiuolo.
E poco dopo gli serv una zuppa grassa in cui aveva fatto bollire una grossa fetta di prosciutto salato.
Quando Lamme n'ebbe inghiottiti alcuni cucchiai, disse al barcaiuolo:
- La gola mi si spella, la lingua mi brucia: questa non  un ammorsellato.
- Bere fresco e guerreggiare salato, era scritto, replic Ulenspiegel.
Il barcaiuolo riemp dunque i bicchieri, ed esclam:
- Bevo all'allodola, uccello della libert.
- Bevo al gallo, che annuncia la guerra. Rispose Ulenspiegel.
Lamme disse:
- Bevo a mia moglie: ch'ella non abbia mai sete, il buon amor mio.
- Tu andrai dunque a Emden per il mare del Nord, soggiunse Ulenspiegel al barcaiuolo. Emdem  un rifugio per noi,
- Il mare  grande, soggiunse il barcaiuolo.
- Grande per la battaglia, rispose Ulenspiegel.
- Dio  con noi, disse il barcaiuolo,
- Chi dunque ci  contro? replic Ulenspiegel.
- Quando partite?
- Subito, rispose Ulenspiegel.
- Buon viaggio e vento in poppa. Eccovi polvere e palle.
Li baci, e li condusse a terra, dopo aver portato come agnelli, sul suo collo e sulle sue spalle, i due asini.
Ulenspiegel e Lamme montarono in sella e partirono alla volta di Liegi.
- Figlio mio, disse Lamme mentre camminavano, come mai quest'uomo cos forte s' lasciato battere da me tanto crudelmente?
- Perch dovunque noi si vada, il terrore ti preceda, rispose Ulenspiegel. Questo ci servir di scorta meglio che venti lanzichenecchi. Chi oserebbe ormai assalire Lamme, il possente, il vittorioso; Lamme, il toro senza pari, che con una testata atterr, come tutti sanno, Stercke Pier, Pietro il forte, che porta gli asini come agnelli e solleva con una spalla un carretto carico di botti di birra? Gi qui tutti ti conoscono, tu sei il formidabile Lamme, l'invincibile Lamme, e io cammino all'ombra della tua protezione. Ognuno ti riconoscer lungo la via che percorreremo, nessuno oser guardarti di traverso, e visto il gran coraggio degli uomini, non troverai sui tuoi passi che sberrettate, saluti, omaggi e venerazioni indirizzate alla forza del tuo formidabile pugno.
- Dici bene, figlio mio, soggiunse Lamme, drizzandosi sulla sua sella.
- E dico il vero, replic Ulenspiegel. Vedi quelle faccie curiose presso le prime case di questo villaggio? Tutti si additano Lamme, lo spaventoso vincitore. Vedi questi uomini che ti guardano con invidia e questi deboli paurosi che si tolgono il cappello? Rispondi al loro saluto, Lamme, caruccio mio; non disdegnare il povero popolino. Guarda; i ragazzi sanno il tuo nome e lo ripetono timorosamente.
E Lamme passava fiero, salutando a destra e a sinistra, come un re. E la notizia del suo valore lo segu di villaggio in villaggio, di citt in citt, fino a Liegi, Chocquier, la Neuville, Vesin e Namur, che essi evitarono a cagione dei tre predicatori.
Cos essi camminarono a lungo, seguendo fiumi e canali. E dapertutto al canto dell'allodola rispondeva il canto del gallo. E dapertutto per la libert si fondevano, battevano e forbivano le armi che partivano sulle navi, costeggiando, e passavano i pedaggi chiuse in botti, in casse e in ceste.
E sempre c'era della brava gente pronta a riceverle e a nasconderle in luogo sicuro, con la polvere e le palle, fino all'ora di Dio.
E Lamme, che camminava con Ulenspiegel, sempre preceduto dalla sua fama vittoriosa, cominci a credere egli stesso alla sua grande forza, e divenuto fiero e bellicoso, si lasci crescere il pelo. E Ulenspiegel lo chiam Lamme il Leone.
Ma Lamme, a cagione del prurito, non rimase fermo nel suo proposito pi di quattro giorni. E fece passare il rasoio sulla sua faccia vittoriosa, che riapparve a Ulenspiegel rotonda e piena come un sole acceso al fuoco del buon nutrimento.
Fu cos che essi giunsero a Stocken.
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28.
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Verso sera, lasciati gli asini a Stocken, entrarono nella citt di Anversa.
E Ulenspiegel disse a Lamme:
- Ecco la grande citt, dove il mondo intero accumula le sue ricchezze: oro, argento, spezie, cuoio dorato, tappeti di Gobelin, panno, stoffe di velluto, di lana e di seta; fave, piselli, grano, carne e farina, cuoi salati, vini di Louvain, di Namur, di Lussemburgo, di Liegi, Lanatevyn di Brusselle e di Aerschot, vini di Buley il cui vigneto  presso la Porta della Pianta, a Namur; vini del Reno, di Spagna e del Portogallo; olio di uva d'Aerschot che chiamano Landolium; vini di Borgogna, di Malvasia e tanti altri. E i moli sono ingombri di mercanzie. Queste ricchezze della terra e dell'umano lavoro attirano in questa citt le pi belle sgualdrine che esistano.
- Diventi pensieroso, disse Lamme.
- Trover fra esse i Sette, rispose Ulenspiegel. M' stato detto:
In lacrime, rovine e sangue, cerca!
Che cosa dunque pi delle sgualdrine  cagione di rovina? Non forse dietro di esse i poveri uomini impazziti perdono i loro bei carlini, i loro brillanti e il loro orpello; gioielli, catene, anelli, e se ne vanno senza farsetto, cenciosi e spogliati, persino senza camicia; mentre le sgualdrine s'ingrassano con le loro spoglie? Dov' il sangue rosso e limpido che scorreva nelle loro vene? Ora  sugo di porro. Oppure, per godersi i loro dolci e graziosi corpi, non si battono essi con il coltello, la daga, la spada, senza misericordia? I cadaveri che si portano via lividi e sanguinanti, sono cadaveri di poveri impazziti d'amore. Quando il padre brontola e rimane sinistramente seduto nella sua sedia, e i suoi capelli bianchi sembrano pi bianchi e rigidi, e dai suoi occhi aridi, dove arde l'angoscia per la perdita del figlio, le lacrime non vogliono uscire: e la madre, silenziosa e pallida come una morta, piange quasi non vedesse dinanzi a s se non i dolori che travagliano questo mondo: chi fa scorrere le sue lacrime? Le sgualdrine, le quali non amano che s stesse e il denaro, e tengono il mondo che pensa, lavora e filosofeggia attaccato alla punta della loro cintura dorata. S, l sono i Sette, e noi andremo a trovar le sgualdrine, Lamme. Forse troveremo anche tua moglie: e sar una doppia retata.
- Andiamo, disse Lamme.
S'era allora in giugno, nel pien dell'estate, quando il sole gi arrossa le foglie dei castagni, e gli uccellini cantano fra gli alberi e non c' insetto, per quanto piccolo, che non sussurri di contentezza nel sentir tanto caldo nell'erba.
Lamme vagava a fianco d'Ulenspiegel per le vie di Anversa, con la testa bassa, trascinando il suo corpo come una casa.
- Lamme, disse Ulenspiegel, sei malinconico. Non sai dunque che nulla pi della malinconia danneggia la pelle? Se continui cos la perderai a strisce. E sar bello sentir dire di te: Lamme il pelato.
- Ho fame, mormor Lamme.
- Andiamo a mangiare, disse Ulenspiegel.
Andarono insieme al Vecchio Scalino dove mangiarono dei choesels e bevvero quanto dobbel-kuyt poterono.
E Lamme non piangeva pi.
E Ulenspiegel diceva:
- Sia benedetta la buona birra che ti rende l'anima solatia! Tu ridi e scuoti la tua pancia. Come mi piace vederti, danza di trippe allegre!
- Figlio mio, soggiunse Lamme, esse ballerebbero assai pi se avessi la fortuna di ritrovare mia moglie.
- Andiamo a cercarla, disse Ulenspiegel.
Entrarono cos nel quartiere della Bassa Schelda.
- Guarda, disse Ulenspiegel a Lamme, questa casetta di legno, con belle vetrate ben lavorate e finestre di piccoli vetri; osserva queste tende gialle e questa lanterna rossa. Qui, figlio mio, dietro quattro botti di bruinbier, d'uitzet, di dobbel-kuyt e di vino d'Amboise, sta seduta una bella baesine di cinquant'anni o poco pi. Ogni anno della sua vita le ha dato un nuovo strato di lardo. Sopra una delle botti brilla una candela, e una lanterna pende dai travicelli del soffitto. Sicch l dentro c' luce e tenebra: tenebra per l'amore e luce per il pagamento.
- Ma, esclam Lamme, questo  un convento di monache del diavolo, e questa baesine ne  la badessa!
- S, rispose Ulenspiegel,  lei che nel nome del signor Belzeb conduce per la via del peccato quindici belle ragazze d'amorosa vita, le quali trovano in casa sua rifugio e nutrimento; ma  loro vietato di dormirci.
- Conosci questo convento? chiese Lamme.
- Vado a cercarci tua moglie. Vieni.
- No, disse Lamme; ho riflettuto: io non entro.
- Lascerai dunque che il tuo amico si avventuri da solo fra queste Astarti?
- Faccia a meno d'andare, rispose Lamme.
- Ma se ci deve andare per cercare i Sette e tua moglie? replic Ulenspiegel.
- Preferirei dormire, disse Lamme.
- Andiamo dunque, replic Ulenspiegel, aprendo la porta e spingendo Lamme dinnanzi a s. Guarda: la baesine se ne sta dietro le sue botti, fra due candele: la sala  grande, con soffitto di quercia annerita, con travicelli affumicati. Tutt'intorno regnano banchi, tavole zoppe, piene di bicchieri, pinte, gotti, tazze, brocche, fiaschi, bottiglie e altri arnesi del genere. In mezzo ci sono altre tavole e altre sedie, su cui troneggiano heuques, che sono cappe da comare, cinture dorate, zoccoletti di velluto, cornamuse, pifferi e cimberli. In un angolo c' una scala che conduce al piano di sopra. Un gobbetto pelato suona un clavicembalo sorretto da piedi di vetro che ne rendono stridulo il suono. Balla, pancione mio! Quindici belle sgualdrinelle sono sedute, chi sulle tavole, chi sulle sedie, a cavalcioni, curve, diritte, appoggiate sui gomiti, riverse, coricate sulla schiena o sul fianco, a piacer loro; vestite di bianco, di rosso, con le braccia nude, nude le spalle e il petto fino a mezzo il corpo. Ce n' di tutti i generi; scegli. Ad alcune la luce delle candele, accarezzando i capelli biondi, inombra gli occhi azzurri di cui si vede brillare soltanto l'umida fiamma. Altre guardano il soffitto, e sospirano sulla viola qualche ballata tedesca. Altre ancora, rotonde, brune, grasse e spudorate, bevono bicchieri pieni di vino d'Amboise, mostrando le loro braccia tonde e nude fino alla spalla; semiaperta la veste, donde escono i pomi dei loro seni, senza vergogna parlano a bocca piena, una alla volta o tutte insieme. Ascoltale.
- Al diavolo i quattrini, oggi! dicevano le belle ragazze; noi abbiamo bisogno d'amore, d'amore a nostra scelta, amore di fanciulli, di giovanetti, di chiunque ci piacer, senza pagare. - Per amor di Dio e nostro, vengano a trovarci coloro ai quali Natura d la forza virile dei maschi. - Ieri era il giorno in cui si pagava, oggi  il giorno in cui si ama! - Chi vuol bere alle nostre labbra? Sono ancora umide della bottiglia. Vino e baci,  un convito completo! - Al diavolo le vedove che dormono sole! - Noi siamo ragazze! Oggi  giorno di carit. Ai giovani, ai forti e ai belli, noi apriamo le braccia. Da bere! - Carina,  forse per la battaglia d'amore che il tuo cuore batte il tamburo nel tuo petto? Che bilanciere!  l'orologio dei baci. Quando verranno coi cuori pieni e con le tasche vuote? Non fiutano le ghiotte avventure? Che differenza passa fra un giovane Pezzente e il signor margravio? Che il signor margravio paga a fiorini e il giovane Pezzente a carezze. Viva il Pezzente! Chi vuol andare a svegliare i cimiteri?".
Cos parlavano le pi buone ardenti e allegre fra le ragazze d'amorosa vita.
Ma ve n'erano altre dal viso stretto, dalle spalle scarne, le quali facevano del loro corpo bottega per risparmiar denaro, e a leardo a leardo raggranellavano il prezzo della loro magra carne. Quelle imprecavano fra loro: "- Fare a meno del compenso in un mestiere faticoso come il nostro, per queste ridicole ubbe che passano pel capo a ragazze ringrullite dagli uomini,  da stupide. Se quelle hanno qualche quarto di luna in testa, noi non ne abbiamo; e poich siamo da vendere, preferiamo farci pagare, anzich trascinare in vecchiaia gli stracci pei rigagnoli come faranno costoro. - Al diavolo lo sbafo! Gli uomini sono brutti, puzzolenti, brontoloni, golosi e ubriaconi. Essi soli spingono al male le povere donne!"
Ma le pi giovani e le pi belle non ascoltavano quei discorsi, e bevendo e ridendo, dicevano: "Non udite le campane da morto che suonano alla Cattedrale? Noi siamo di fuoco! Chi vuol andare a svegliare i cimiteri?".
Lamme, vedendo tante donne insieme, brune e bionde, fresche e appassite, divenne vergognoso; e abbassando gli occhi, grid: - Ulenspiegel, dove sei?
-  trapassato, amico mio, disse una ragazzona, prendendolo per le braccia.
- Trapassato? domand Lamme.
- S, rispose la sgualdrina, da trent'anni, in compagnia di Giacobbe de Coster van Waerlandt.
- Lasciatemi, grid Lamme, e non mi pizzicate. Ulenspiegel, dove sei? Vieni a salvare il tuo amico! Se non mi lasciate, me ne vado immediatamente.
- Non te ne andrai, dissero le sgualdrinelle.
- Ulenspiegel, implor Lamme pietosamente, dove sei, figlio mio? Signora, non tiratemi cos per i capelli; non  una parrucca, ve lo assicuro. Aiuto! Non vi sembra che le mie orecchie siano abbastanza rosse, senza che voi mi ci facciate montare il sangue? Ecco quest'altra che seguita a stuzzicarmi. Mi fate male! Ahi! E ora con che cosa mi fregano la faccia? Lo specchio? Sono nero come la gola di un forno. Se non la finite, mi arrabbio;  male maltrattare cos un pover uomo. Lasciatemi. Quando m'avrete tirato per le brache a destra, a sinistra, e dappertutto, e m'avrete fatto andare come una spola, v'ingrasserete per questo? S, certamente, ora m'arrabbio.
- S'arrabbia, dicevano esse schernendo; si stizzisce il buon uomo. Ridi piuttosto! E cantaci un lied d'amore.
- Ne canter uno improvvisato, se volete; ma lasciatemi.
- Chi ami fra noi?
- Nessuna, n te, n le altre. Mi lagner dal magistrato, ed egli vi far frustare.
- Ah! Ah! dissero le puttane, frustare! E se noi ti baciassimo per forza prima di queste frustate?
- Me? chiese Lamme.
- Te! risposero quelle tutte insieme.
Ed ecco, belle e brutte, fresche e appassite, brune e bionde, si precipitarono su Lamme, gettarono all'aria il suo tocco, all'aria il suo mantello, e si misero ad accarezzarlo e baciarlo sulle gote, sul naso, sulla schiena, con tutta la loro forza.
La baseine rideva fra le sue candele.
- Aiuto! gridava Lamme; aiuto! Ulenspiegel, spazza via tutti questi stracci. Lasciatemi! i vostri baci non li voglio! Sono ammogliato, sangue di Dio! e conservo ogni cosa per mia moglie.
- Ammogliato! dissero le sgualdrine; ma tua moglie ne ha da vendere! Un uomo della tua corpulenza? Daccene un po' anche a noi. Donna fedele, va bene; uomo fedele  cappone. Dio ti guardi! bisogna che tu scelga, o noi, a nostra volta, ti frusteremo.
- Non voglio, grid Lamme.
- Scegli!
- No, replic Lamme.
- Non ti piaccio? chiese una bella ragazzina bionda; guarda, sono dolce e amo chi mi ama.
- Lasciami, grid Lamme.
- Nemmeno io ti piaccio? domand una graziosa ragazza che aveva capelli neri, occhi e carnagione bruni, e in tutto il resto pareva tornita dagli angeli.
- Il pan pepato non mi piace, rispose Lamme.
- Ed io? non mi prenderesti? disse una ragazza alta che aveva quasi tutta la fronte coperta dai capelli, grosse sopracciglia congiunte, grandi occhi annegati, labbra grosse come anguille e assai rosse, e rossa anche in faccia, sul collo e sulle spalle.
- I mattoni infiammati non mi piacciono, rispose Lamme.
- Allora prendi me, disse una bambina di sedici anni dal muso di scoiattolo.
- Gli schiaccianoci non mi piacciono, rispose Lamme.
- Bisogner frustarlo, dissero le sgualdrine. Con che cosa? Con delle belle fruste di strisce di cuoio cotto. Fiere frustate! La pelle pi dura non ci resiste. Prendetene dieci. Fruste da carrettieri e da asinai.
- Aiuto, Ulenspiegel! gridava Lamme.
Ma Ulenspiegel non rispondeva.
- Hai un cuore cattivo, diceva Lamme, cercando il suo amico dapertutto.
Le fruste furono portate; due delle sgualdrine si fecero un dovere di togliere il farsetto a Lamme.
- Ahime! gridava Lamme; povero grasso mio, che penai tanto a mettere insieme! Ora lo porteranno via certamente con le loro fruste sferzanti! Ma, femmine senza piet, il mio grasso non vi servir a niente, nemmeno a far delle salse.
- Ne faremo delle candele, risposero le sgualdrine. Ti par niente aver la luce senza pagare? Colei che d'ora innanzi dir che con la frusta si fanno candele, sembrer pazza a ognuno. Noi sosterremo fino alla morte che  cos, e guadagneremo pi di una scommessa. Inzuppate le verghe nell'aceto. Ecco che il suo farsetto  tolto. L'ora scocca a San Giacomo. Le nove. Se all'ultimo tocco non hai fatto la tua scelta noi picchieremo.
Lamme inorridito diceva:
- Abbiate piet e misericordia di me; ho giurato fedelt alla mia povera moglie e manterr il giuramento, quantunque ella m'abbia assai vilmente abbandonato. Ulenspiegel, aiuto, carino mio!
Ma Ulenspiegel non si lasciava vedere.
- Eccomi, diceva Lamme alle sgualdrine, eccomi ai vostri ginocchi. C' una posa pi umile di questa? Non basta dire che io onoro, come se fossero sante, le vostre grandi bellezze? fortunato colui il quale, ancor celibe, pu godere dei vostri incanti! Senza dubbio  il paradiso; ma non mi battete, ve ne prego.
Ad un tratto la baesine, che se ne stava fra le sue due candele, parl con voce forte e minacciosa.
- Comari e ragazze, disse, sul mio gran diavolo vi giuro che se non vi sbrigate a condurre, con allegria e dolcezza, quest'uomo verso il bene, cio nel vostro letto, io andr a chiamare le guardie notturne e vi far frustar tutte quante in vece sua. Voi non meritate il nome di ragazze allegre se invano avete la bocca svelta, la mano libertina e gli occhi fiammeggianti per stuzzicare gli uomini, come fanno le femmine dei vermi luminosi che non hanno lanterne se non per questo. E sarete frustate senza misericordia per la vostra balordaggine.
A queste parole le ragazze tremarono e Lamme divenne allegro.
- Ors, comari, disse, che notizie mi portate dal paese delle sferzanti correggie? Vado io stesso a chiamar la guardia. Essa far il dover suo, e io l'aiuter. Ci mi dar un gran piacere.
Ma ecco che una graziosa bimba di quindici anni si gett ai piedi di Lamme e gli disse:
- Messere, voi mi vedete umilmente rassegnata dinnanzi a voi; se non vi degnate di scegliere nessuna di noi, io dovr esser battuta per causa vostra, signore. E la baesine, che  l, mi metter in una brutta cantina, sotto il livello della Schelda, dove l'acqua gocciola dal muro e dove non avr che pane nero da mangiare.
- Sar veramente battuta per causa mia, signora baesine? domand Lamme.
- A sangue, rispose la baesine.
Allora Lamme, osservando la ragazzina, disse:
- Ti vedo fresca, e profumata, vedo la tua spalla uscir dalla tua veste come una grande foglia di rosa bianca, e non voglio che questa bella pelle, sotto la quale il sangue scorre cos giovane, soffra la pena della frusta, n che questi occhi illuminati dal fuoco della giovinezza piangano per il dolore dei colpi, e nemmeno che il freddo della prigione faccia rabbrividire il tuo corpo di fata d'amore. Preferisco dunque sceglierti, piuttosto che saperti frustata.
La ragazzina lo condusse con s. Cos egli pecc, come fece in tutta la vita sua, per bont d'animo.
Intanto Ulenspiegel e una bellissima ragazza bruna dai capelli crespi se ne stavano ritti l'uno di fronte all'altra. La ragazza, civettando, guardava senza parlare Ulenspiegel, e sembrava che non volesse saperne di lui.
- Amami, diceva egli.
- Amarti? rispondeva la ragazza; allegro amico, amar te che te ne ricordi soltanto quando n'hai l'estro?
- L'uccello che passa sul tuo capo canta la sua canzone e vola via, rispose Ulenspiegel. Cos  di me, dolce cuor mio: vuoi che cantiamo insieme?
- S, disse la ragazza, una canzone da ridere e da piangere.
E si gett al collo di Ulenspiegel.
Quand'ecco, mentre tutti e due morivano di gioia al braccio delle loro belle, al suono d'un piffero e d'un tamburo, urtandosi, spingendo, cantando, fischiando, gridando, urlando, vociferando, entr nella casa un'allegra compagnia di meesevangers, che sono ad Anversa i cacciatori di cincie. Essi portavano sacchi e gabbie piene di quegli uccellini, e i gufi che eran loro serviti d'aiuto spalancavano i loro occhi dorati alla luce.
I meesevangers, che erano dieci, rossi, gonfi di vino e di cervogia, col capo tentennante, trascinavano le loro gambe malferme e gridavano con voce cos rauca e fessa che alle ragazze impaurite sembrava d'udire piuttosto delle belve in un bosco che degli uomini in una casa.
Tuttavia, siccome esse non tralasciavano di dire, tutte insieme o una alla volta: "- Voglio chi amo. - Noi siamo di chi ci piace. Domani di chi  ricco di fiorini! Oggi di chi  ricco d'amore!" - i meesevangers risposero: - "Noi fiorini ne abbiamo, e amore anche; a noi dunque le care puttane. Chi indietreggia  un cappone! Queste sono cingallegre e noi siamo cacciatori. Alla riscossa! Brabante al buon duca!"
Ma le donne sogghignando, dicevano: - Ohibo! guarda che brutti musi, e credono di mangiarci! I sorbetti non si danno ai porci. Noi prendiamo chi ci piace e non vogliamo saperne di voi. Botti d'olio, sacchi di lardo, chiodi magri, lame arrugginite, voi puzzate di sudore e di vino. Andate via! Sarete dannati anche senza il nostro aiuto!"
Ma quelli: - "Le baldracche sono appetitose oggi. Signore svogliate, potete pur dare a noi ci che vendete a tutti."
Ma le sgualdrine: - "Domani noi saremo cagne schiave, risposero, e vi riprenderemo."
Ed essi: - "Basta con le parole, gridarono. Chi ha sete? Cogliamo le mele!"
E nel dir cos, si scagliarono sulle ragazze, senza distinzione d'et o di bellezza.
E le ragazze, risolute nel loro proposito, gettarono sul loro capo sedie, pinte, brocche, bicchieri, tazze, fiaschi, bottiglie, che piovevano fitte, come la grandine, e li ferivano, e li ammaccavano.
Ulenspiegel e Lamme accorsero al rumore. Lasciando al sommo della scala le loro tremanti innamorate. Quando Ulenspiegel vide quegli uomini che battevano quelle donne, prese nel cortile un manico di scopa, un altro ne dette a Lamme, e senza piet bastonarono i meesevangers.
Lo scherzo parve duro agli ubriaconi percossi a quel modo, e si fermarono un istante. E sbito le ragazze magre, le quali, persino in quel giorno d'amore libero, volevano vendersi e non donarsi come Natura vuole, ne approfittarono. Esse sgusciarono come colubri fra i feriti, li accarezzarono, curarono le loro piaghe, bevvero per essi il vino d'Amboise, e vuotarono cos bene le loro scarselle dei fiorini e delle altre monete, che non rest loro nemmeno un leardo traditore. Poi, quando suon il coprifuoco, li misero alla porta, per la quale Ulenspiegel e Lamme gi se ne erano andati.
...
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29.
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Ulenspiegel e Lamme andavano verso Gand, e all'alba giunsero a Lokeren. In lontananza la terra sudava di rugiada; vapori bianchi e freschi scivolavano sui prati. Ulenspiegel, passando dinnanzi a una fucina, fischi come l'allodola, l'uccello della libert. E subito una testa scapigliata e bianca apparve sull'uscio della fucina, e una voce debole imit lo squillo guerresco del gallo.
- Questi, disse Ulenspiegel a Lamme,  lo smitte Wasteele, il quale di giorno fabbrica vanghe, zappe, vomeri d'aratro, battendo il ferro quando  caldo per foggiarne delle belle grate per i cori di chiesa; e spesso, di notte, fabbrica e forbisce armi per i soldati della libera coscienza. In questa bisogna non ha guadagnato buona ciera, poich  pallido come un fantasma, triste come un dannato e cos magro che le ossa gli bucano la pelle. Egli non  ancora andato a letto e certamente ha lavorato tutta la notte.
- Entrate, disse lo smitte Wasteele, e conducete i vostri asini nel prato, dietro la casa.
Cos fecero Lamme e Ulenspiegel, e, entrati nella fucina, videro lo smitte Wasteele che portava in una delle cantine della sua casa tutte te spade che aveva forbite e tutti i ferri da lancia che aveva fusi durante la notte. Poi prepar il lavoro giornaliero per i suoi operai.
Guardando Ulenspiegel con uno sguardo senza luce, gli chiese:
- Che notizie mi porti del Taciturno?
- Il principe  cacciato dai Paesi Bassi con il suo esercito per la vilt dei suoi mercenari, i quali gridano: Geld! Geld! soldi! soldi! quando  ora di combattere. Egli se ne  andato verso la Francia con i soldati fedeli, il conte Ludovico suo fratello e il duca di Deux-Ponts, in soccorso del re di Navarra e degli Ugonotti: dalla Francia pass in Germania, a Dillemburg, dove moltissimi rifugiati dei Paesi Bassi sono con lui. Bisogna che tu gli mandi armi, e il denaro che hai raccolto, mentre noi faremo opera d'uomini liberi in mare.
- Far quanto occorre, disse lo smitte Wasteele; ho armi e novemila fiorini. Ma non siete arrivati con degli asini?
- S, risposero Lamme e Ulenspiegel.
- E non avete avuto notizia, via facendo, di tre predicatori, uccisi, spogliati e gettati in un buco sulle roccie della Mosa?
- S, rispose Ulenspiegel con gran sicurezza, quei tre predicatori erano spie del duca, assassini pagati per uccidere il Principe della libert. Lamme ed io li mandammo all'altro mondo. Il loro denaro  nostro e le loro carte pure. Noi ne prenderemo quanto ci occorre per il viaggio e il resto lo daremo al principe.
E Ulenspiegel, aperto il suo farsetto e quello di Lamme, ne trasse le carte e le pergamene. Lo smitte Wasteele, dopo averle lette, disse:
- Esse contengono piani di battaglia e di cospirazione. Le far consegnare al principe, e gli sar detto che Ulenspiegel e Lamme, i suoi fedeli vagabondi, salvarono la sua nobile vita. Ora far vendere i vostri asini perch non vi si conosca dalle cavalcature.
Ulenspiegel domand allo smitte Wasteele se il tribunale degli scabini di Namur avesse gi sguinzagliati i suoi uscieri alla loro caccia.
- Vi dir ci che so, rispose Wasteele. Un fabbro ferraio di Namur, valoroso riformato, pass di qui giorni sono, col pretesto di chiedere il mio aiuto per le grate, le banderuole e le altre ferramenta d'un castello che si sta per costruire nei pressi di la Plante. L'usciere del tribunale degli scabini gli ha detto che i suoi padroni s'erano gi riuniti, e che un bettoliere era stato chiamato, perch abitava a poche centinaia di tese dal luogo del delitto. Interrogato s'egli avesse o no veduti gli assassini o quelli che potrebbe sospettar come tali, aveva risposto: "Ho veduto dei contadini e delle contadine, montati su degli asini, i quali mi hanno chiesto da bere, alcuni rimanendo sulle loro cavalcature, altri scendendo nella mia bottega dove hanno bevuto, le donne e le ragazze idromele, e gli uomini birra. Vidi due robusti contadini che parlavano d'accorciar di un palmo messer d'Orange". E cos dicendo, l'oste imit, fischiando, il passaggio d'un coltello nella carne del collo. "- Per Ventodacciaio, esclam, vi parler segretamente, quando me lo consentirete". Ed egli parl e fu rilasciato. Da allora, i consigli di giustizia hanno certamente mandato lettere ai loro consigli subalterni. L'oste disse di non aver veduto se non contadini e contadine montati su degli asini, e per conseguenza si dar la accia a tutti coloro che cavalcheranno un ciuco. E il principe ha bisogno di voi, ragazzi miei.
- Vendi gli asini, disse Ulenspiegel, e conserva il denaro per il tesoro del principe.
Gli asini furono venduti.
- Ora, disse Wasteele, bisogna che voi scegliate un mestiere libero e indipendente da ogni corporazione; sai fare gabbie per gli uccelli e trappole per sorci?
- Una volta ne facevo, rispose Ulenspiegel.
- E tu? domand Wasteele a Lamme.
- Io vender eete-koeken e olie-koeken; sono frittelle e polpette di farina all'olio.
- Seguitemi; ecco gabbie e trappole pronte: ecco utensili e filagrana di rame per accomodarle e per farne delle altre. Esse mi furono portate da una delle mie spie. Questo  per te, Ulenspiegel. Quanto a te, Lamme, ecco un fornello e un soffietto: ti dar farina, burro e olio per fare eete-koeken e olie-koeken.
- Se le manger, disse Ulenspiegel.
- Quando friggeremo le prime? domand Lamme.
- Intanto, rispose Wasteele, mi aiuterete per una notte o due. Io non posso da solo terminare il mio grande compito.
- Ho fame, disse Lamme, Si mangia, qui?
- C' pane e formaggio, disse Wasteele.
- Senza burro? domand Lamme.
- Senza burro, rispose Wasteele.
- Hai della birra o del vino? domand Ulenspiegel.
- Non ne bevo mai, rispose Wasteele; ma, se volete, andr in het Pelicaen, qui vicino, a prenderne.
- S, disse Lamme, e portaci del prosciutto.
- Far come volete, rispose Wasteele, guardando Lamme con gran disprezzo.
Tuttavia port della dobbel-clamvaert e un prosciutto. E Lamme contento mangi per cinque. E disse:
- Quando ci metteremo all'opera?
- Questa notte, rispose Wasteele; ma rimani nella fucina e non aver paura dei miei lavoranti. Sono riformati come te.
- Cos va bene, disse Lamme.
La notte, quando fu suonato il coprifuoco e le porte furono chiuse, Wasteele con l'aiuto di Ulenspiegel e di Lamme, riportando dalla cantina nella fucina i pesanti fasci di armi, disse:
- Ecco venti archibugi che bisogna riparare, trenta ferri di lancia da forbire, e piombo per millecinquecento palle da fondere: voi mi aiuterete.
- Con tutte le mani, rispose Ulenspiegel; peccato che non ne ho quattro per servirti.
- Lamme ci verr in aiuto, disse Wasteele.
- S, rispose pietosamente Lamme che cadeva di sonno per il troppo bere e il troppo mangiare.
- Tu fonderai il piombo, disse Ulenspiegel.
- Fonder il piombo, rispose Lamme.
Fondendo il suo piombo e colando le sue palle, Lamme guardava con occhi inferociti lo smitte Wasteele che lo costringeva a vegliare quando cadeva dal sonno. Egli gittava le palle con una collera silenziosa e sentiva una voglia matta di versare il piombo fuso sulla testa del fabbro Wasfeele. Ma si trattenne. Verso mezzanotte, mentre lo smitte Wasteele con Ulenspiegel forbiva pazientemente canne, archibugi e lance, egli con voce sibilante, gli tenne questo discorso: - Eccoti magro, pallido e malaticcio, per aver creduto alla buona fede dei principi e dei grandi della terra, e per aver disprezzato, con uno zelo eccessivo, il tuo corpo, il tuo nobile corpo che lasci perire nella miseria e nell'abbiezione. Non  per questo che Iddio te lo fece con la signora Natura. Sappi che la nostra anima, che  il soffio della vita, per soffiare ha bisogno di fave, di bue, di birra, di vino, di prosciutto, di salsicce, di biroldi e di riposo; e tu invece vivi di pane, d'acqua e di veglie.
- Donde ti viene quest'abbondante loquacit? domand Ulenspiegel.
- Non sa quel che si dice, rispose tristemente Wasteele.
Ma Lamme, stizzendosi, esclam:
- Io lo so meglio di te. Dico che noi siamo matti, io, tu e Ulenspiegel, d'acciecarci per tutti questi principi e grandi della terra; i quali si sganascerebbero dalle risa se ci vedessero, morti di fatica, non dormire per forbire armi e fondere palle al loro servizio. Mentre bevono il vino di Francia e mangiano i capponi d'Allemagna in tazze d'oro e in scodelle di stagno inglese, costoro certo non investigheranno per sapere se, mentre cerchiamo in aria il Dio per la cui grazia essi sono potenti, i loro nemici ci tagliano le gambe con le loro falci e ci gettano nei pozzi della morte. Nel frattempo, essi che non sono n riformati, n calvinisti, n luterani, n cattolici, ma scettici e interamente miscredenti, compreranno e conquisteranno principati, mangeranno i beni dei frati, degli abati e dei conventi, avranno ogni cosa: vergini, donne e sgualdrine, e brinderanno con le loro coppe d'oro al loro perpetuo godimento, alle nostre sempiterne scempiataggini, pazzie, asinerie, e ai sette peccati capitali che essi commettono, o smitte Wasteele, sotto il magro naso del tuo entusiasmo. Guarda i campi, i prati, guarda le messi, i verzieri, i buoi, l'oro che nascono dalla terra; guarda le belve delle foreste, gli uccelli del cielo, i deliziosi ortolani, i tordi delicati, la testa del cinghiale, la coscia del capriolo: tutto appartiene ai principi, caccia, pesca, terra, mare, tutto. E tu vivi di pane e d'acqua, e noi ci consumiamo qui per loro, senza dormire, senza mangiare e senza bere. E quando saremo morti, essi daranno una pedata alle nostre carogne, e diranno alle nostre madri: "Fatene degli altri: questi non servono pi".
Ulenspiegel rideva in silenzio e Lamme sbuffava d'indignazione. Ma Wasteele, con voce dolce, soggiunse:
- Tu parli leggermente. Io non vivo per il prosciutto, n per la birra, e nemmeno per gli ortolani, ma per la vittoria della libera coscienza. Il principe della libert fa come me. Egli sacrifica i suoi beni, il suo riposo e la sua felicit per cacciare dai Paesi Bassi i carnefici e la tirannia. Fa come lui e cerca di dimagrire. Non col ventre si salvano i popoli, ma col fiero coraggio e con le fatiche sopportate senza mormorare fino alla morte. E ora vattene a letto, se hai sonno.
Ma Lamme, vergognoso, non volle andare. Ed essi forbirono armi e fusero palle fino all'alba. Cos per tre giorni di seguito.
Poi partirono per Gand, di notte, vendendo gabbie, trappole e olie-koekjes.
E si fermarono a Meulestee, la cittadina dei mulini, di cui dovunque si vedono i tetti rossi; e stabilirono di esercitarvi separatamente il loro mestiere e di ritrovarsi alla sera, prima del coprifuoco, In de Zwaen, all'albergo del Cigno.
Lamme gironzolava per le vie di Gand a vendere olie-koekjes, e quel mestiere cominciava a piacergli, e cercava sua moglie, vuotando molte pinte e mangiando continuamente. Ulenspiegel aveva consegnato a Jacob Scoelap, licenziato in medicina, a Lieven Smet, sarto, a Jan Wulfschaeger, a Gillis Coorne, tintore in scarlatto, e a Jan de Roose, tegolaio, lettere del principe, ed essi gli dettero il denaro che avevano raccolto per il principe, e gli dissero d'aspettare qualche giorno a Gand e nei dintorni, che gliene avrebbero dato dell'altro.
Costoro furono poi impiccati alla Nuova Forca, per eresia, e i loro corpi furono seppelliti nel Campo dei Patiboli, presso la porta di Bruges.
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30.
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Intanto il prevosto Spelle, il Rosso, armato della sua rossa bacchetta, correva di citt in citt, sul suo cavallo magro, a drizzar forche, accendere roghi, e scavar fosse per sotterrarvi vive le povere donne e ragazze. E il re ereditava.
Ulenspiegel era con Lamme a Meulestee, sotto un albero, e si sentiva pieno di noia. Quantunque si fosse in giugno, faceva freddo. Dal cielo, carico di grigie nuvole, cadeva una grandine minuta.
- Figlio mio, gli disse Lamme, da quattro notti tu vai a zonzo, passando da una sgualdrina all'altra, e dormi in de Zoeten Inval, alla Dolce Caduta, e farai come l'uomo dell'insegna, che cade con la testa in gi in un alveare d'api. Inutilmente t'aspetto in de Zwaen, e traggo cattivi pronostici da quest'esistenza dissoluta. Perch non prendi virtuosamente moglie?
- Lamme, rispose Ulenspiegel, colui per il quale una vale tutte e tutte valgono una in questo gentile combattimento che si chiama amore, non deve precipitare con leggerezza la propria scelta.
- E Nele, non ci pensi mai?
- Nele  a Damme, assai lontano, disse Ulenspiegel.
Mentre era in quest'atteggiamento e la grandine fitta cadeva, una giovane e graziosa donna pass correndo e coprendosi il capo con la sottana.
- Eh, diss'ella, mangiachimere, che fai sotto quest'albero?
- Penso, rispose Ulenspiegel, a una donna che della sua veste mi faccia tetto contro la grandine.
- Eccomi qua, disse la donna; alzati!
Ulenspiegel si alz e le and incontro.
- Mi lasci nuovamente solo? domand Lamme.
- S, disse Ulenspiegel; ma va in de Zwaen, mangia uno o due cosciotti, bevi dodici boccali di birra, e ti addormenterai senza annoiarti.
- Cos sia, rispose Lamme.
Ulenspiegel si avvicin alla donna.
- Solleva la mia sottana da un lato, ella disse, e io la sollever dall'altro. E ora corriamo
- Perch correre? domand Ulenspiegel.
- Perch voglio fuggire da Meulestee, rispose la donna; il prevosto Spelle  arrivato con due uscieri, e ha giurato di far frustare tutte le sgualdrine che non vorranno pagargli cinque fiorini. Ecco perch corro: corri anche tu e rimarrai con me per difendermi.
- Lamme, grid Ulenspiegel, Spelle  a Meulestee. Vattene a Destelbergh, alla Stella dei Magi.
E Lamme atterrito si alz, si prese a due mani la pancia e cominci a correre.
- Dove se ne va quella grossa lepre? chiese la ragazza.
- In una tana dove la ritrover, rispose Ulenspiegel.
- Corriamo, disse la ragazza battendo il piede in terra come una cavalla impaziente.
- Vorrei esser virtuoso senza correre, disse Ulenspiegel.
- Che vuoi dire? domand ella.
- La grossa lepre vuole che io rinunci al buon vino, alla cervogia e alla fresca pelle delle donne, rispose Ulenspiegel.
La ragazza lo guard di malocchio.
- Hai il fiato corto, e bisogna che ti riposi, disse.
- Riposarmi? rispose Ulenspiegel. Ma non vedo nessun rifugio!
- La tua virt ti servir da coperta, disse la ragazza.
- Preferisco la tua sottana, rispose Ulenspiegel.
- La mia sottana sarebbe indegna di ricoprire un santo come tu vuoi essere. Vattene, che io corra da me.
- Non sai, soggiunse Ulenspiegel, che un cane corre pi presto con quattro gambe che un uomo con due? Ecco perch avendo quattro gambe, noi corriamo meglio.
- Per essere un uomo virtuoso, hai la lingua svelta.
- S, rispose Ulenspiegel.
- Ma, disse la ragazza, io ho sempre veduto che la virt  una qualit quieta, addormentata, spessa e freddolosa.  una maschera per nascondere i visi brontoloni, un mantello di velluto sopra un uomo di pietra. A me piacciono quelli che hanno nel petto un braciere bene acceso al fuoco della virilit, che eccita alle valorose e gaie imprese.
- Cos, ripose Ulenspiegel, cos parlava a Santo Antonio la bella diavolessa.
A venti passi sulla strada c'era un albergo.
- Hai parlato bene, disse Ulenspiegel; ora bisogna bere meglio.
- Ho ancora la lingua fresca, rispose la ragazza.
Entrarono. Sopra una madia sonnecchiava una grossa brocca chiamata bedaine, a cagione della sua larga pancia.
Ulenspiegel disse al baes:
- Vedi questo fiorino?
- Lo vedo, rispose il baes.
- Quante patacche toglierai da questo fiorino per riempire di dobbele-clamvaert quella brocca?
- Con negen mannekens te la caverai.
- Nove mannekens fanno sei mitte fiamminghe, disse Ulenspiegel; ce ne son due di troppo. Tuttavia riempila.
Ulenspiegel ne vers un bicchiere alla donna; poi, alzandosi fieramente e applicando alla sua bocca il becco della brocca, se la vuot tutta in un fiato. E fece un rumore di cateratta.
La ragazza, sbalordita, gli disse:
- Come fai a mettere nel tuo ventre magro una brocca cos grossa?
- Porta un prosciuttino e del pane, disse Ulenspiegel al baes, senza rispondere; e un'altra brocca piena, che noi mangiamo e beviamo.
E cos fecero.
Mentre la ragazza rosicchiava un pezzo di cotenna, egli la prese con tanta scaltrezza, ch'ella ne fu d'un tratto conquistata, incantata e sottomessa.
- Donde sono venute dunque alla vostra virt questa sete da spugna, questa fame da lupo e queste audacie amorose? gli disse poi, interrogandolo.
E Ulenspiegel rispose:
- Avendo peccato in cento modi, io giurai, come t'ho detto, di far penitenza. Ci dur ben un'ora sana. Durante quest'ora, pensando alla mia vita futura, mi son veduto, magramente nutrito di pane e scipitamente rinfrescato d'acqua, fuggir tristemente l'amore; non osare n muovermi n starnutare per paura di far male; da tutti stimato e temuto da ognuno; solo come un lebbroso; triste come un cane orbato del suo padrone; e, dopo cinquanta anni di martirio, finire malinconicamente i miei giorni sopra un misero giaciglio. La penitenza  stata lunga abbastanza: baciami dunque, carina, e insieme usciamo dal purgatorio.
- Ah! esclam la ragazza, ubbidendogli volentieri; che bella insegna  la virt, da mettere in cima a una pertica!
Il tempo pass in questi amorosi sollazzi; tuttavia essi dovettero alzarsi per partire, perch la ragazza temeva di vedere nel bel mezzo del loro piacere sorgere a un tratto il prevosto Spelle e i suoi uscieri.
- Rovescia dunque la tua sottana, disse Ulenspiegel.
Ed essi corsero come cervi verso Destelberg, dove trovarono Lamme che mangiava alla Stella dei Re Magi.
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31.
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Ulenspiegel vedeva spesso a Gand, Giacobbe Scoelap, Dieven Smet e Jan de Wulfschaeges, che gli davano notizie della buona e della cattiva fortuna del Taciturno.
E ogni volta che Ulenspiegel ritornava a Destelberg, Lamme gli chiedeva:
- Che porti? fortuna o disgrazia?
- Ahim! diceva Ulenspiegel, il Taciturno e suo fratello Ludovico, e gli altri capi e i francesi, erano decisi a spingersi pi innanzi, in Francia, e a ricongiungersi con il principe di Cond. Cos essi avrebbero salvato la povera patria belga e la libera coscienza. Ma Dio nol volle. I reiters e i lanzichenecchi tedeschi rifiutarono di andare oltre, e dissero che il loro giuramento li impegnava a marciare contro il duca d'Alba e non contro la Francia. Dopo averli invano supplicati di compiere il loro dovere, il Taciturno fu costretto a condurli, attraverso la Champagne e la Lorena, fino a Strasburgo, donde essi rientrarono in Allemagna. Con questa improvvisa e ostinata partenza tutto viene a mancare: il re di Francia, nonostante i patti stipulati col principe, rifiuta di dare il denaro che ha promesso; la regina d'Inghilterra avrebbe voluto mandargliene per ricuperare la citt e il territorio di Calais; le sue lettere furono intercettate e spedite al cardinale di Lorena, che falsific una risposta negativa.
Cos noi vediamo svanire come un fantasma al canto del gallo questo bell'esercito, unica nostra speranza; ma Dio  con noi, e se la terra ci vien meno, l'acqua far il dover suo. Viva il Pezzente!
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32.
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Un giorno la ragazza venne a dire, piangendo, a Lamme e a Ulenspiegel: - A Menlestee, Spelle libera per denaro assassini e ladri, e manda a morte gli innocenti. Mio fratello Michielkin  fra questi. Ahi! Lasciate che io ve lo dica: Voi lo vendicherete, voi che siete uomini! Un sozzo e infame libertino, Pieter De Roose, abituale seduttore di fanciulli e di fanciulle,  cagione di questa sciagura. Ahi! Una sera il povero mio fratello Michielkin e Pieter de Roose erano seduti a due diversi tavoli nella taverna del Valck, dove Pieter de Roose era sfuggito da tutti come la peste. Mio fratello, non potendo soffrire che egli stesse nella medesima sala dove stava lui, lo chiam briccone vizioso, e gli ordin di sloggiare.
- Il fratello d'una bagascia pubblica non dovrebbe mostrare tanto orgoglio, rispose Pieter De Roose.
Egli mentiva: io non sono pubblica, e non mi d che a chi mi piace.
Allora Michielkin, gettandogli sul viso la sua pinta di cervogia, gli dichiar che aveva mentito da quel sozzo libertino che era, e minacci di fargli mangiare il suo pugno fino al gomito se non se ne fosse andato immediatamente.
L'altro cerc di parlare ancora, ma Michielkin fece ci che aveva detto: gli dette due gran ceffoni sulle mascelle e lo trascin pei denti, coi quali lo mordeva, fin nella strada, dove lo lasci malconcio, senza piet.
Pieter De Roose guar; e non sapendo vivere solitario, and in 't Vagevuur, vero purgatorio e triste taverna, dove non c'era che povera gente. Anche l egli fu lasciato solo, persino da tutti quegli straccioni. E nessuno gli rivolse la parola, se non qualche contadino che non lo conosceva, o qualche gaglioffo vagabondo o disertore. E pi volte fu anche battuto, perch era litigioso.
Quando il prevosto Spelle venne a Meulestee con due uscieri, Pieter De Roose li segu dapertutto come un cane, saziandoli a proprie spese di vino, di carne, e di molti altri piaceri che si pagano con denaro. Cos egli divenne loro compagno e camerata, e cominci ad agire malvagiamente come meglio pot per tormentare chi aveva in odio: ed erano tutti gli abitanti di Meulestee, ma sopratutti il mio povero fratello.
Cominci dunque da Michielkin. Falsi testimoni, ribaldi avidi di fiorini, dichiararono che Michielkin era eretico, che aveva fatto sporchi discorsi su Nostra Signora e pi volte bestemmiato il nome di Dio e dei Santi nella taverna del Valck. E aggiungevano che aveva ben trecento fiorini in uno scrigno.
Quantunque i testimoni non fossero gente di buoni costumi, Michielkin fu imprigionato. E siccome Spelle e i suoi uscieri dichiararono che le prove erano sufficienti per sottomettere l'accusato alla tortura, Michielkin fu appeso per le braccia a una puleggia attaccata al soffitto e gli legarono ad ogni piede un peso di cinquanta libbre.
Egli neg il fatto, dicendo che se c'era a Meulestee un mascalzone, briccone, bestemmiatore e dissoluto, questi era appunto Pieter De Roose, e non lui.
Ma Spelle non volle intender ragione, e disse ai suoi uscieri di issar Michielkin fino al soffitto e di lasciarlo ricadere con forza con i suoi pesi ai piedi. Ed essi ubbidirono, e cos crudelmente, che la pelle e i muscoli delle caviglie del paziente si lacerarono e appena il piede rimase attaccato alla gamba.
Poich Michielkin persisteva nel dire che era innocente, Spelle lo fece nuovamente torturare, e gli lasci intendere che se avesse voluto dargli cento fiorini lo avrebbe lasciato libero e tranquillo.
Michielkin rispose che piuttosto sarebbe morto.
Quelli di Meulestee, risaputo il fatto dell'arresto e della tortura, vollero testimoniare in massa, ci che  la testimonianza di tutta la buona gente di un Comune. Michielkin, dissero essi unanimemente, non  niente affatto eretico; egli va ogni domenica a messa e all'altare; non parla mai di Nostra Signora se non per invocare il suo aiuto nelle circostanze difficili; e come non ha mai parlato sconvenientemente d'una donna terrestre, tanto meno avrebbe osato farlo della celeste madre di Dio. Quanto alle bestemmie che i falsi testimoni dichiarano d'aver udito proferire nella taverna del Valck, sono completamente false e menzognere.
Allora Michielkin fu liberato, i falsi testimoni furono puniti, e Spelle chiam dinnanzi al tribunale Pieter De Roose, ma lo lasci andare senza istruttoria e senza tortura, mediante cento fiorini.
Pieter De Roose, temendo che il denaro che ancora gli rimaneva potesse richiamare nuovamente sopra di lui l'attenzione di Spelle, se ne fugg da Meulestee, mentre Michielkin, il mio povero fratello, moriva della cancrena che gli aveva rovinati i piedi.
Egli che non mi voleva pi vedere, mi fece chiamare per dirmi che mi guardassi dal fuoco del mio corpo che mi avrebbe condotto a quello dell'inferno. E io non potei far altro che piangere, poich il fuoco  in me. Cos egli rese l'anima a Dio fra le mie mani.
Ah! esclam, colui che vendicasse su Spelle la morte del mio amato e dolce Michielkin sarebbe mio padrone per sempre, e gli obbedirei come una cagna.
Mentre ella parlava, le ceneri di Claes batterono sul petto di Ulenspiegel. Ed egli decise di far impiccare Spelle, l'assassino.
Boelkin, questo era il nome della ragazza, ritorn a Meulestee, ormai sicura a casa sua da ogni vendetta di Pieter De Roose, perch un bifolco, di passaggio a Destelberg, l'avvert che il curato e i borghesi avevano dichiarato che se Spelle avesse toccato la sorella di Michielkin lo avrebbero denunciato al duca.
Ulenspiegel, che l'aveva seguita a Meulestee, entr in una sala della casa di Michielkin e vi vide un ritratto di mastro pasticciere ch'egli pens fosse quello del povero morto.....
E Boelkin gli disse:
-  il ritratto di mio fratello.
Ulenspiegel prese il quadro e se ne and dicendo:
- Spelle sar impiccato!
- Come farai? chiese la ragazza.
- Se tu lo sapessi, rispose Ulenspiegel, non proveresti pi nessun piacere a vederlo fare.
Boelkin scosse il capo e con voce dolente disse:
- Tu non hai nessuna fiducia in me.
- Non basta forse, per mostrarti la mia fiducia, ch'io t'abbia detto: "Spelle sar impiccato!" quando con questa sola parola puoi farmi impiccare prima di lui? domand Ulenspiegel.
-  vero, rispose Boelkin.
- Dunque, replic Ulenspiegel, va a cercarmi della buona argilla, una doppia pinta di bruin-bier, un po' d'acqua limpida e qualche fetta di bue; ogni cosa separatamente. Il bue servir per me, la bruin-bier per il bue, l'acqua per l'argilla e l'argilla per il ritratto.
Ulenspiegel mangiando e bevendo impastava l'argilla, e spesso ne inghiottiva un pezzo; ma non se ne curava e guardava attentamente il ritratto di Michielkin. Quando l'argilla fu intrisa, egli fece una maschera con naso, bocca, occhi e orecchie cos somiglianti al ritratto del morto che Boelkin ne fu sbalordita.
Dopo di che egli mise la maschera nel forno, e, quando fu asciutta, la dipinse del color dei cadaveri, con gli occhi truci, la faccia grave e le diverse contrazioni di un agonizzante. La ragazza allora cess di stupirsi, guard la maschera senza poterne distogliere gli occhi, impallid, illivid, si coperse il volto e, rabbrividendo, disse:
-  lui, il mio povero Michielkin!
Egli plasm anche due piedi sanguinanti. Poi, vinto il primo sgomento, ella esclam:
- Sar benedetto chi uccider l'omicida!
Ulenspiegel prese la maschera e i piedi, e disse:
- Ho bisogno d'aiuto.
- Va in den Blauwe Gans, all'Oca Azzurra, da Joos Lausaem d'Ypres, che gestisce questa taverna. Egli fu il miglior camerata e amico di mio fratello. Digli che ti manda Boelkin.
Ulenspiegel fece come ella gli comand.
Dopo aver lavorato per la morte, il prevosto Spelle andava a bere in 't Valck, al Falcone, una calda mistura di dobble-clamvaert, con cannella e zucchero di Madera. In quell'albergo, per paura della corda, non s'osava rifiutargli nulla.
Pieter De Roose, rincorato, era ritornato a Meulestee. Egli seguiva dapertutto Spelle e i suoi uscieri per godere della loro protezione. Qualche volta Spelle pagava da bere. Ed essi succhiavano allegramente insieme il denaro delle vittime.
L'albergo del Falcone non era pi pieno come nei bei giorni in cui il villaggio viveva in allegrezza, servendo cattolicamente Iddio, senza esser tormentato per questioni riguardanti la religione. Ora sembrava quasi a lutto, come appariva dalle sue numerose case vuote o chiuse, dalle sue strade deserte dove vagava qualche magro cane in cerca di nutrimento fra le immondezze.
A Meulestee non c'era pi posto che per i due malvagi. I timorosi abitanti del villaggio li vedevano, di giorno, insolenti segnar le case delle future vittime e stendere le liste di morte; e, di sera, ritornare al Falcone cantando sconci ritornelli, mentre due uscieri, anch'essi ubriachi, li seguivano armati fino ai denti per servir loro di scorta.
Ulenspiegel and in den Blauwe Gans, all'Oca Azzurra, da Joos Lausaem, che era al banco.
Ulenspiegel trasse dalla sua tasca un fiaschetto di acquavite e gli disse:
- Boelkin ne ha due botti da vendere.
- Vieni nella mia cucina, rispose il baes.
Quivi, chiuso l'uscio, egli lo guard fissamente.
- Tu non sei mercante d'acquavite, gli disse. Che cosa significa il tuo strizzar l'occhio? Chi sei?
- Sono il figlio di Claes, bruciato a Damme, rispose Ulenspiegel; le ceneri del morto battono sul mio petto: voglio uccidere Spelle, l'assassino.
-  Boelkin che ti manda? domand l'oste.
- Boelkin mi manda, rispose Ulenspiegel. Uccider Spelle; e tu mi aiuterai.
- Sono con te, disse il baes. Che cosa bisogna fare?
- Va dal curato, buon pastore e nemico di Spelle, rispose Ulenspiegel. Raduna i tuoi amici e trovati con loro domani, dopo il coprifuoco, sulla strada d'Everghem, al di l della casa di Spelle, fra il Falcone e la casa. Nascondetevi nell'ombra e fate di non aver vestiti bianchi. Quando scoccheranno le dieci, tu vedrai Spelle uscir dalla bettola e un carretto venire dalla parte opposta. Non avvertire i tuoi amici questa sera; essi dormono troppo vicini all'orecchio delle loro mogli. Valli a trovare domani. Venite, ascoltate attentamente e non dimenticate.
- Non dimenticheremo, disse Joos. E alzando il suo bicchiere: Bevo alla corda di Spelle, disse.
- Alla corda! ripet Ulenspiegel. Poi rientr col baes nella sala della taverna dove c'erano alcuni rigattieri di Gand che ritornavano dal mercato del sabato a Bruges, dove avevano venduto a caro prezzo farsetti e mantelline di tela d'oro e d'argento, comprate per pochi soldi da qualche nobile spiantato che voleva con il suo lusso imitar gli Spagnuoli.
E sgavazzavano grazie al gran guadagno.
Ulenspiegel e Joos Lausaem, seduti in un angolo, convennero, bevendo e senza essere uditi, che Joos sarebbe andato dal curato della chiesa, buon pastore, adirato contro Spelle, l'uccisore d'innocenti. Dopo di che sarebbe andato dai suoi amici.
L'indomani, Joos Lausaem e gli amici di Michielkin ch'egli aveva avvertiti, lasciarono la Blauwe Gans, dove cioncavano come di consueto, e, per nascondere i loro disegni, all'ora del coprifuoco uscirono per vie diverse e giunsero sulla strada di Everghem. Erano diciassette.
Alle dieci, Spelle usc dal Falcone, seguito dai suoi due uscieri e da Pieter de Roose. Lausaem e i suoi s'erano nascosti nella capanna di Sansone Boene, amico di Michielkin. La porta della capanna era aperta. Spelle non li vide.
Essi l'udirono che passava, vacillando per il vino bevuto, cos come Pieter de Roose e i suoi due uscieri, mentre diceva con voce pastosa piena di singhiozzi:
- Prevosti! prevosti! la loro vita  buona in questo mondo; sorreggetemi, gente da forca che vivete dei miei avanzi.
A un tratto echeggiarono, sulla strada, dalla parte della campagna, il raglio di un asino e lo schioccare d'una frusta.
- Ecco una bestia restia che non vuoi andare avanti nonostante questo bell'avvertimento, disse Spelle,
Poi s'ud un gran rumore di ruote e un carretto saltellante che veniva dall'alto dell'argine.
- Fermatelo, grid Spelle.
Come il carretto passava di fronte ad essi, Spelle e i suoi uscieri si precipitarono contro l'asino.
- Questo carretto  vuoto, disse uno degli uscieri.
- Tanghero! esclam Spelle; i carretti vuoti escono forse da soli, la notte? C' in questo carretto qualcuno che si nasconde: accendete le lanterne, sollevatele, ora ci guardo io.
Le lanterne furono accese e Spelle mont sul carretto con la sua in mano; ma non appena ebbe guardato, gett un gran urlo, e, cadendo indietro, disse:
- Michielkin! Michielkin! Ges, abbiate piet di me!
Allora dal fondo del carretto s'alz un uomo vestito di bianco, alla foggia dei pasticcieri, che teneva nelle sue mani due piedi sanguinolenti.
Pieter De Roose, vedendo al chiarore delle lanterne l'uomo alzarsi, grid con i suoi due uscieri:
- Michielkin! Michielkin! il trapassato! Signore, abbiate piet di noi!
I diciassette accorsero al rumore, per assistere allo spettacolo, e furono sbalorditi nel vedere, alla luce della luna limpida, quanto l'immagine somigliasse a Michielkin, il povero defunto.
Il fantasma agitava i suoi piedi insanguinati.
Era il suo medesimo viso pieno e rotondo, ma impallidito dalla morte, minaccioso, livido e rosicchiato dai vermi sotto il mento.
Il fantasma, agitando sempre i suoi piedi insanguinati, disse a Spelle che gemeva, disteso sul dorso:
- Spelle, prevosto Spelle, destati!
Ma Spelle non si muoveva.
- Spelle, ripet il fantasma, prevosto Spelle, svegliati, o ti far discendere con me nella gola spalancata dell'inferno.
Spelle si alz e, con i capelli dritti dalla paura, grid dolorosamente:
- Michielkin! Michielkin, abbi piet!
Intanto i borghesi s'erano avvicinati; ma Spelle non vedeva se non le lanterne, che gli sembravano occhi di diavoli. Cos confess pi tardi.
- Spelle, disse il fantasma di Michielkin, sei tu preparato a morire?
- No, rispose il prevosto, no, messer Michielkin non son preparato, e non voglio comparire dinnanzi a Dio con l'anima nera di peccati.
- Mi riconosci? chiese il fantasma.
- Iddio m'aiuti, disse Spelle: s, vi riconosco; siete il fantasma di Michielkin, il pasticciere che innocente mor nel suo letto in seguito alla tortura, e i due piedi sanguinolenti sono quelli ai quali feci attaccare un peso di cinquanta libbre. Ah! Michielkin, perdonatemi. Pieter De Roose mi tentava: egli mi offriva cinquanta fiorini, che intascai, per inserire il vostro nome nel registro della giustizia.
- Vuoi confessarti? chiese il fantasma.
- S, messere, voglio confessarmi, voglio dire tutto e far penitenza. Ma degnatevi d'allontanar quei demni, pronti a divorarmi. Dir tutto. Allontanate quegli occhi di fuoco! Altrettanto feci a Touruay, con cinque borghesi; cos pure a Bruges, con quattro. Non mi ricordo i loro nomi, ma se lo esigete ve li dir. Altrove anche ho peccato, signore, e, per mia colpa, sessantanove innocenti giacciono nella fossa. Michielkin, il re aveva bisogno di denaro. Me ne avevano dato avviso. Ma ne bisognavo anch'io. L'ho nascosto a Gand, nella cantina della vecchia Grovels, mia legittima madre. Ho detto tutto, tutto. Grazia! Merc! Scacciate i diavoli! Signore Iddio, vergine Maria, Ges, intercedete in mio favore; allontanate i fuochi dell'inferno! Vender ogni cosa. Regaler ogni cosa ai poveri, far penitenza!
Ulenspiegel, vedendo che la folla dei borghesi era pronta a prestargli man forte, salt dal carretto alla gola di Spelle e tent di strangolarlo.
Ma sopraggiunse il curato.
- Lasciatelo vivere, diss'egli;  meglio che muoia strangolato dalla corda del boia che dalle dita d'un fantasma.
- Che volete fare? domand Ulenspiegel.
- Accusarlo dinnanzi al duca e farlo impiccare, rispose il curato. Ma tu chi sei?
- Sono la maschera di Michielkin, rispose Ulenspiegel, e lo spettro di una povera volpe Fiamminga che s'affretta a rientrare sotterra per paura dei cacciatori spagnoli.
Nel frattempo, Pieter de Roose fuggiva a gambe levate.
E Spelle fu impiccato, e i suoi beni vennero confiscati.
E il re eredit.
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33.
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L'indomani Ulenspioegel se ne and verso Courtray fiancheggiando la Lys, il limpido fiume.
Lamme camminava compassionevolmente.
- Ti lagni sempre, gli disse Ulenspiegel, cuore infingardo che rimpiangi colei la quale ti fece portar la corona cornuta della cornutaggine!
- Figlio mio, rispose Lamme, ella mi fu sempre fedele, poich m'amava abbastanza come io l'amavo troppo, dolce mio Ges. Un giorno ella and a Bruges e ne ritorn mutata. Da allora quando le chiedevo amore, mi diceva: - Bisogna che io viva con te come un'amica, e non altrimenti. Allora, triste in cuor mio, io dicevo: - Piccina adorata, noi siamo stati uniti dinnanzi a Dio. Non ho fatto forse sempre per te ci che volevi? Non ho forse portato cento volte un farsetto di tela nera e un mantello di fustagno per vederti vestita di seta e di broccato, nonostante le ordinanze imperiali? Carina, non mi amerai pi, mai pi? - Ti amo, rispondeva ella, secondo le leggi di Dio, secondo le sante penitenze e i santi precetti. Tuttavia sar per te una virtuosa compagna. E io rispondevo: - Me ne infischio della tua virt; io voglio te, te, mia moglie. - Tu sei buono, diceva ella, scuotendo il capo; fino ad oggi, hai fatto il cuoco in casa per risparmiarmi le fatiche delle fricassee; hai stirato i panni, i nostri collari increspati e le nostre camicie, perch i ferri erano troppo pesanti per me; hai lavato la nostra biancheria, hai spazzato la casa e la strada dinnanzi all'uscio, per risparmiarmi ogni fatica. Ora voglio lavorare io in vece tua; ma nient'altro che questo, marito mio. - Questo non mi riguarda, rispondevo io; sar ancora, come per il passato, la tua guardarobiera, la tua stiratrice, la tua cuoca, la tua lavandaia, il tuo schiavo sottomesso; ma, moglie mia, non dividere questi due cuori e questi due corpi che ne formarono uno solo; non spezzare questo dolce vincolo d'amore che cos teneramente ci univa l'uno all'altra. -  necessario, rispondeva ella. - Ahi! dicevo io, questa dura risoluzione tu l'hai presa a Bruges! Ed ella rispondeva: - Ho giurato dinnanzi a Dio e ai suoi Santi. - Chi dunque, gridavo, chi ti costrinse a giurare di non compiere i tuoi doveri di moglie? - Colui che possiede lo spirito di Dio e che mi ha inscritto nel numero delle sue penitenti, rispondeva. Da quel momento, ella cess d'esser mia, come se fosse stata la moglie fedele d'un altro. La supplicai, la tormentai, la minacciai. Piansi, pregai. Tutto fu vano. Una sera, ritornando da Blanckenberghe, dove ero stato a riscuotere la rendita di una delle mie fattorie, trovai la casa vuota. Senza dubbio, stanca delle mie preghiere, corrucciata e rattristata per la mia angoscia, mia moglie se ne era fuggita. E ora dov'?
E Lamme si sedette sulla sponda della Lys, curv il capo e guard l'acqua.
- Ah! diceva, amica mia, come eravate grassa, tenera e graziosa! Trover ancora una pollastrella come voi? Brodo d'amore, non potr assaggiarti mai pi? Dove sono i tuoi baci odoranti come il timo; la tua boccuccia da cui suggevo il piacere, come l'ape il miele della rosa; le tue braccia bianche che carezzevoli mi allacciavano? Dov' il tuo cuore pulsante, il tuo seno rotondo e il gentile fremito del tuo corpo di fata ansante d'amore? Ma dove sono i tuoi vecchi flutti, fresco fiume che gaiamente sospingi i tuoi nuovi flutti al sole?
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34.
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Passando dinnanzi al bosco di Peteghem, Lamme disse a Ulenspiegel:
- Io cuocio: cerchiamo un po' d'ombra.
- Cerchiamola, rispose Ulenspiegel.
Essi si sedettero nel bosco, sull'erba, e videro passare una frotta di cervi.
- St attento Lamme, disse Ulenspiegel, armando il suo archibugio. Ecco i grandi e vecchi cervi, che hanno ancora la loro coglia intatta e portano fieramente i rami a nove corna; graziosi cerbiatti, che sono i loro scudieri, trotterellano al loro fianco, pronti a servirli con i loro rami aguzzi. Essi vanno a dormire. Gira la ruota dell'archibugio, come faccio io. Fuoco! Il vecchio cervo  ferito. Un cerbiatto  colpito alla coscia, e fugge. Seguiamolo finch non cade. Fa come me, corri, salta, vola.
- Eccolo a inseguir cervi alla corsa, il mio folle amico, diceva Lamme. Non si vola senz'ali:  fatica sprecata. Non li raggiungerai. Ah! che crudele compagno! Credi che io sia agile come te? Sudo, figlio mio; sudo e sto per cadere. Se il guardaboschi ti acchiappa sarai impiccato. Cervo  selvaggina del re; lasciali correre, figlio mio, tu non li prenderai.
- Vieni, disse Ulenspiegel. Non senti il rumore delle sue corna nel fogliame?  una turbine che passa. Non vedi i teneri rami spezzati, le foglie sparse per terra? Questa volta ha un'altra palla nella coscia. Ce lo mangeremo.
- Non  ancora cotto, rispose Lamme. Lascia correre questi poveri animali. Ah! fa caldo! Senza dubbio ora casco, per non pi rialzarmi.
Ad un tratto, da ogni parte, la foresta fu invasa da uomini cenciosi e armati. Dei cani abbaiarono e si lanciarono all'inseguimento dei cervi. Quattro uomini truci circondarono Ulenspiegel e Lamme e li condussero in una radura, nel folto del bosco, dove essi videro, fra donne e bambini ivi accampati, un gran numero d'uomini, variamente armati di spade, balestre, archibugi, lance, schidioni, e pistole da reiters.
Nel vederli Ulenspiegel disse:
- Sareste voi per caso i Fratelli del bosco, i quali vivono qui in comune per fuggire le persecuzioni?
- Siamo i Fratelli del bosco, rispose un vecchio che, seduto presso il fuoco, stava ammannendo una fricassea d'uccelli in una grossa padella. Ma tu chi sei?
- Io sono, rispose Ulenspiegel, sono del paese di Fiandra, pittore, contadino, nobiluomo, scultore, insieme. E cos me ne vado pel mondo lodando le cose belle e buone, e beffandomi della stupidit fino a crepare.
- Se hai veduti tanti paesi, disse il vecchio, sai certamente pronunciare: Schild ende Vriendt, scudo e amico, alla maniera di Gand. Altrimenti sei un falso Fiammingo e morrai.
- Schild ende Vriedt, pronunci Ulenspiegel.
- E tu, pancia grossa, domand il vecchio, rivolgendosi a Lamme, come si chiamano quelli di Weert nel Limbourg?
- Non lo so, rispose Lamme; ma non sapreste dirmi, voi, il nome dello scandaloso furfante che cacci mia moglie di casa? Ditemelo, e andr a ucciderlo immediatamente.
- Due sole cose, a questo mondo, rispose il vecchio, non ritornano pi quando se ne son fuggite: i quattrini spesi e la moglie stufa che s'invola.
Poi si volse a Ulenspiegel e gli disse:
- E tu sai come si chiamano quei di Weert nel Limbourg?
- De reakstekers, gli esorcisti delle razze, rispose Ulenspiegel, perch un giorno una razza viva cadde dal carretto di un pescivendolo, e alcune vecchie, che la videro saltare, la scambiarono per il diavolo. "Andiamo a chiamare il curato per esorcizzare la razza", gridarono. E il curato l'esorcizz e, portandosela via, ne fece una bella fricassea in onore di quelli di Weert. Cos faccia Iddio con il re sanguinario.
Intanto l'abbaiar dei cani echeggiava nella foresta. Gli uomini armati corsero gridando nel bosco per spaventare la bestia.
- Sono il cervo e il cerbiatto che ho scovati, disse Ulenspiegel.
- Li mangeremo, rispose il vecchio. Ma come si chiamano quelli d'Eindhoven nel Limbourg?
- De pinnemakers, i catenacciai, rispose Ulenspiegel. Un giorno in cui il nemico era dinnanzi alla porta della loro citt, essi la chiavarono con una carota. Le oche ingordamente, a gran colpi di becco, mangiarono la carota, e i nemici entrarono in Eindhoven. Ma saranno becchi di ferro quelli che mangeranno i catenacci delle prigioni dove si suol rinchiudere la libera coscienza.
- Se Dio  con noi, chi ci sar contro? rispose il vecchio.
- Abbaiar di cani, urli d'uomini, schianti di rami:  una tempesta nel bosco, disse Ulenspiegel.
- La carne di cervo  carne buona? domand Lamme, guardando le fricassee.
- Le grida dei battitori s'avvicinano, disse Ulenspiegel a Lamme; i cani sono vicinissimi. Che tuono! Il cervo! il cervo! in guardia, figlio mio! Oh! la bestiaccia ha gettato il mio grosso amico a gambe all'aria, fra padelle, padelloni, calderotti, marmitte e fricassee. Ecco che le donne e le fanciulle fuggono pazze di terrore. Ma tu sanguini, figlio mio?
- E tu ridi, furfante, disse Lamme, S, sanguino: mi ha ficcati i suoi rami nel sedere. T! Guarda le mie brache strappate, e la mia carne pure, e tutte queste belle fricassee per terra. Ecco che perdo tutto il mio sangue gi per la calzetta.
- Questo cervo  un previdente cerusico; ti salva dall'apoplessia, rispose Ulenspiegel.
- Oib! che furfante senza cuore! esclam Lamme. Ma io non ti seguir pi. Me ne rester qui, fra questa buona gente. Come puoi, senza vergognartene, essere cos duro verso le mie pene, mentre io cammino alle tue calcagna, come un cane, con la neve, il gelo, la pioggia, la grandine, il vento, il caldo, sudando l'anima mia per la mia pelle?
- La tua ferita non  nulla. Mettici sopra un olie-kolkje, e ti servir da impiastro e da contorno, rispose Ulenspiegel. Ma non sai come si chiamano quelli di Louvain? No, povero amico, tu non lo sai. Ebbene: ora te lo dico io, per impedirti di gemere. Si chiamano de koeye-schieters, i tiratori da vacche, perch un giorno furono cos sciocchi da tirare su alcune vacche che credevano fossero soldati nemici. Quanto a noi, tiriamo sopra i becchi spagnoli, che hanno la carne puzzolente, ma la pelle buona per farne tamburi. E quelli di Tirlemont? Lo sai? Nemmeno questo. Essi portano il soprannome glorioso di kirkeers, perch, nella loro chiesa principale, il giorno delle Pentecoste, un'anitra vola dalla tribuna sull'altare, ed  l'immagine del loro Spirito Santo. Metti un koekebakke sulla tua ferita. E intanto raccogli senza parlare i calderotti e le fricassee rovesciate dal cervo.  un coraggio da cucina. Ora riaccendi il fuoco, raddrizzi la pentola della minestra sui suoi tre pioli; ti occupi molto altamente della cottura. Sai perch ci sono quattro meraviglie a Louvain? No. Ora te lo dico io. Innanzi tutto, perch i vivi passano sopra i morti, essendo la chiesa di San Michele costruita accanto alla porta della citt. In secondo luogo, perch a Louvain le campane stanno fuori delle torri, come si vede alla chiesa di San Giacomo, dove c' una campana grossa e una campana piccola; siccome nel campanile non c'era posto per la piccola, essi l'hanno appesa fuori. Terzo: a cagione della Tour-sans-Clous, perch la guglia della chiesa di Santa Geltrude  costruita in pietra invece che in legno, e le pietre non s'inchiodano, salvo il cuore del re sanguinario, che io vorrei inchiodare sopra la porta principale di Brusselle. Ma tu non mi di ascolto. Non c' sale nelle salse? Sai tu perch quelli di Tirlemont si chiamano gli scaldaletti? de vierpannen? Perch un giorno in cui un giovane principe doveva andare a dormire all'albergo degli Stemmi di Fiandra, l'albergatore, che non aveva lo scaldaletto, non sapeva come scaldare le coperte. Egli allora fece scaldare il letto dalla sua giovane serva, la quale, udendo venire il principe, se ne fugg di corsa. E il principe domand perch non gli avessero lasciato lo scaldaletto sotto le lenzuola. Dio voglia che Filippo, chiuso in una scatola di ferro rosso, serva da scaldaletto alla signora Astarte.
- Lasciami in pace, disse Lamme; me ne fotto di te, dei vierpannen, della Tour-sans-Clous e delle altre tue frottole. Lasciami alle mie salse.
- Sta in guardia, esclam Ulenspiegel. I cani seguitano ad abbaiare; abbaiano pi forte; i cani urlano, il corno suona. Bada al cervo! Fuggi. Il corno suona!
-  il pasto dei cani, disse il vecchio. Ritorna presso le tue fricassee, Lamme. Il cervo  morto.
- Sar un buon pasto per noi, disse Lamme. Spero che m'inviterete al banchetto, in compenso degli incomodi che mi prendo per voi. La salsa degli uccellini sar buona; tuttavia essa scricchiola un po' sotto i denti.  la sabbia su cui sono caduti quando quel diavolaccio di cervo m'ha lacerato nello stesso tempo brache e carne. Ma non temete i guardaboschi, voi?
- Siamo troppo numerosi, rispose il vecchio; essi ci temono e ci lasciano tranquilli. Cos pure i giudici e gli uscieri. E gli abitanti della citt ci vogliono bene, perch non facciamo male a nessuno. Cos vivremo in pace ancora qualche anno, a meno che l'esercito spagnolo non ci circondi. Se ci accadr, tutti noi, uomini vecchi e giovani, donne, ragazze, bambini e bambine, venderemo cara la vita, e ci uccideremo l'un l'altro piuttosto che soffrire mille martir sotto la mano del duca sanguinario.
- Non  pi tempo di combattere per terra il carnefice, disse Ulenspiegel. Bisogna raccogliere tutte le proprie forze sul mare. Andate verso le isole di Zelanda, passando per Bruges, Heyst e Knocke.
- Non abbiamo danaro, risposero essi.
- Eccovi mille carlini da parte del principe, disse Ulenspiegel. Fiancheggiate i corsi d'acqua, canali e fiumi; quando vedrete dei bastimenti che portano il segno J-H-S, uno di voi canti come l'allodola. Lo squillo del gallo gli risponder. E voi sarete in paese amico.
- Faremo come tu dici, risposero essi.
Poco dopo i cacciatori, seguiti dai cani, apparvero trascinando con delle corde il cervo morto.
Allora tutti si sedettero in cerchio intorno al fuoco. Erano sessanta, fra uomini, donne e fanciulli. Il pane fu tratto dalle bisacce, i coltelli dalle guaine; il cervo fu fatto a pezzi, spelato, vuotato e messo allo spiedo insieme con selvaggina minuta. E alla fine del pasto, si vide Lamme che, russando, con la testa piegata sul petto, dormiva addossato a un albero.
Calata la sera, i Fratelli del bosco rientrarono, per dormire, in certe capanne scavate sotterra. E cos fecero pure Lamme e Ulenspiegel.
Alcuni uomini armati vegliavano a guardia del campo. E Ulenspiegel udiva gemere sotto i loro piedi le foglie secche.
L'indomani egli se ne and con Lamme, mentre quelli del campo gli dicevano:
- Che tu sia benedetto: noi andremo verso il mare.
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35.
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A Harlebeke, Lamme rinnov la sua provvista di olie-koekies, ne mangi ventisette, e trenta ne mise nel suo canestro. Ulenspiegel portava le sue gabbie in mano. Verso sera, giunsero a Courtrai e discesero all'albergo d'In de Bie, all'Ape, presso Gilis Van den Ende, il quale venne sul suo uscio non appena ud cantare come l'allodola.
Ivi essi non trovarono che zucchero e miele. L'oste, dopo aver vedute le lettere del principe, consegn cinquanta carlini a Ulenspiegel per il principe e non volle esser pagato n per il tacchino che essi mangiarono, n per la doobbele-clamwaert di cui l'annaffi. Egli avvert anche Ulenspiegel che da Courtrai c'erano delle spie del Tribunale sanguinario, ragione per cui avrebbe dovuto frenar la propria lingua e quella del suo compagno.
- Li riconosceremo a distanza, dissero Ulenspiegel e Lamme.
E uscirono dall'albergo.
Il sole tramontava dorando i tetti delle case; gli uccelli cantavano sotto i tigli; le comari ciarlavano sulle soglie delle loro porte; i fanciulli si rotolavano nella polvere, e Ulenspiegel e Lamme vagavano a caso per le strade.
A un tratto Lamme disse:
- Martino Van den Ende, interrogato da me se avesse veduto una donna simile alla mia, - io gliene feci il grazioso ritratto, - m'ha detto che un gran numero di donne si radunano ogni sera in casa della Stevenyne, sulla strada di Bruges, a l'Arcobaleno, fuori della citt. Ora vado a vedere.
- Ci ritroveremo fra poco, disse Ulenspiegel. Io voglio visitare la citt; se incontrer tua moglie, te la mander immediatamente. Sai che il baes ti ha raccomandato di tacere, se t' cara la pelle.
- Tacer, rispose Lamme.
Mentre Ulenspiegel vagava a caso, il sole tramont; e il giorno rapidamente si spense. Ulenspiegel giunse nella Pierpot-Straetje, che  il vicolo del Vaso di Pietra, e ud un melodioso suono di viola. Avvicinandosi, egli vide da lontano una figura bianca che lo chiamava, gli fuggiva dinnanzi e suonava la viola. Ed ella cantava come un serafino, una canzone dolce e lenta, continuando a fermarsi, a voltarsi, a chiamarlo e a fuggire.
Ma Ulenspiegel correva veloce; la raggiunse e stava per parlarle, quando ella gli mise sulla bocca una mano profumata di belzoino.
- Sei un contadino o un nobile? gli domand.
- Sono Ulenspiegel.
- Sei ricco?
- Abbastanza per pagare un grande piacere, non per riscattare la mia anima.
- Perch vai a piedi? Non hai cavalli?
- Avevo un asino, rispose Ulenspiegel; ma l'ho lasciato nella scuderia.
- Come mai sei solo e senza amici, in una citt straniera?
- Perch il mio amico gironzola per conto suo, come me, piccola curiosa.
- Non sono affatto curiosa, disse ella. E il tuo amico  ricco?
- Di grasso, rispose Ulenspiegel. Quando finirai d'interrogarmi?
- Ho finito. E ora lasciami.
- Lasciarti? disse Ulenspiegel. Sarebbe come dire a Lamme, quando ha fame, di lasciare un piatto d'ortolani. Voglio mangiarti....
- Non m'hai ancora veduta, disse ella.
E apr una lanterna che a un tratto splendette illuminandole il viso.
- Sei bella, disse Ulenspiegel. Oh! che pelle dorata, che dolci occhi, che bocca rossa, che corpo grazioso! Ogni cosa sar mia?
- Tua, rispose.
E lo condusse dalla Stevenyne, sulla strada di Bruges, all'Arcobaleno (in den Reghen-boogh). Ulenspiegel vi trov un gran numero di ragazze che portavano al braccio un tondo di colore diverso da quello della loro veste di fustagno.
Quella d'Ulenspiegel aveva un tondo di stoffa d'argento sopra una veste di tela d'oro. E tutte le altre la guardavano con gelosia. Entrando, ella fece un cenno alla baesine, ma Ulenspiegel non se ne accorse: essi si sedettero insieme e bevvero.
- Non sai, disse la ragazza, che chiunque m'ama  mio per sempre?
- Bella sgualdrinella profumata, disse Ulenspiegel, sarebbe per me un delizioso banchetto mangiar sempre carne tua.
A un tratto egli scorse in un angolo Lamme, il quale se ne stava seduto a un tavolino, dinnanzi a una candela, a un prosciutto e a un boccale di birra, e non sapeva come difendere prosciutto e birra da due ragazze che volevano ad ogni costo mangiare e bere con lui.
Quando Lamme vide Ulenspiegel, si alz di scatto e fece un salto di tre piedi, gridando:
- Sia benedetto Iddio, che mi restituisce il mio amico Ulenspiegel. Da bere, baesine!
Ulenspiegel trasse la sua borsa e grid:
- Da bere fin che ce n'!
E faceva suonare i carlini.
- Vivaddio! grid Lamme, togliendogli la borsa di mano; son io che pago e non tu. Questa borsa  la mia.
Ulenspiegel cerc di riprendergliela per forza, ma Lamme la teneva stretta. Mentre essi si battevano, l'uno per difendere la borsa, l'altro per ricuperarla, Lamme, parlando a sbalzi, disse sommessamente a Ulenspiegel:
- Ascolta: Uscieri dentro... quattro... saletta con tre ragazze.... Due fuori per te e per me.... Volevo uscire.... impedito.... La baldracca broccato spia.... Spia Stevenyne!
E si picchiavano, e Ulenspiegel ascoltava Lamme, gridando:
- Rendemi la mia borsa, furfante!
- Non l'avrai, diceva Lamme.
E si prendevano per il collo, per le spalle, si rotolavano per terra, mentre Lamme dava i suoi buoni avvertimenti a Ulenspiegel.
A un tratto il baes dell'Ape entr seguito da sette uomini che sembrava non conoscesse. Cant da gallo, e Ulenspiegel sufol come l'allodola.
Vedendo Ulenspiegel e Lamme che si picchiavano, il baes domand alla Stevenyne:
- Chi sono costoro?
- Due furfanti, rispose la Stevenyne, due furfanti che sarebbe meglio dividere, invece di lasciar che facciano tanto baccano qui prima di andar sulla forca.
- Provi a separarci, disse Ulenspiegel, e gli faremo mangiare l'ammattonato!
- S, gli faremo mangiare l'ammattonato! Ripet Lamme.
- Il baes salvatore, disse Ulenspiegel all'orecchio di Lamme.
A questo punto, il baes, subodorando il mistero, si precipit nella loro mischia a testa bassa. Lamme gli insinu nelle orecchie queste parole:
- Ci salvi? Come?
Il baes finse di prendere Ulenspiegel per le orecchie e sottovoce gli disse:
- Sette per te.... uomini forti, beccai..... Me ne vado.... troppo conosciuto in citt. Partito io, 't is van te beven de klinkaert.... Rompere ogni cosa.....
- S, mormor Ulenspiegel, rialzandosi e tirandogli una pedata.
Il baes lo colp a sua volta. E Ulenspiegel gli disse:
- Tu meni sodo, pancione mio.
- Come grandine, rispose il baes, afferrando prestamente la borsa di Lamme e restituendola a Ulenspiegel.
- Mariuolo, disse, ora che sei rientrato in possesso delle tue sostanze, pagami da bere.
- Berrai, scandaloso furfante, rispose Ulenspiegel.
- Guardate come sono insolenti, disse la Stevenyne.
- Quanto tu sei bella, carina, rispose Ulenspiegel.
Ora, la Stevenyne aveva almeno sessant'anni e un viso come una nespola, ma tutto giallo di collera biliosa. Nel mezzo, c'era un naso simile a un becco di gufo. I suoi occhi erano occhi d'avara senza amore. Due lunghi uncini uscivano dalla sua bocca magra. E aveva una gran macchia di feccia di vino sulla gota sinistra.
Le ragazze ridevano, e si burlavano di lei dicendo:
- Carina, carina, dgli da bere. - Ti abbraccer, -  molto che hai fatto le tue prime nozze? - Sta in guardia, Ulenspiegel: essa ti manger. - Guarda i suoi occhi: brillano non d'odio, ma d'amore. - Si direbbe ch'essa stia per morderti fino all'agonia. - Non aver paura. - Cos fanno tutte le donne innamorate. Essa non vuole che il tuo bene. - Guarda come  allegra!...
E infatti la Stevenyne rideva e strizzava l'occhi a Gelline, la sgualdrina dalla veste di broccato.
Il baes bevve, pag e part. I sette beccai facevano smorfie d'intelligenza agli uscieri e alla Stevenyne.
Uno di essi lasci intendere, con un gesto, che teneva Ulenspiegel in conto di grullo, e che lo avrebbe truffato a dovere. Mostrando per scherno un palmo di lingua alla Stevenyne, che rideva, egli disse all'orecchio d'Ulenspiegel:
- 'T is van te beven ge klinkaert,  tempo di far risuonare i bicchieri.
Poi, ad alta voce, additando gli uscieri:
- Gentile riformato, grid, noi siamo tutti con te; pagaci da bere e da mangiare.
E la Stevenyne rideva contenta, e anch'essa mostrava la lingua a Ulenspiegel quando questi le voltava la schiena. E la Gilline dalla veste di broccato, anch'essa mostrava la lingua.
E le ragazze dicevano sommessamente:
- Guardate la spia che, con la sua bellezza, ha condotto alla crudele tortura, e alla morte ancor pi crudele, oltre ventisette riformati; Gilline muore di gioia, pensando alla ricompensa della sua delazione, - i cento primi fiorini sulla successione delle vittime. Ma non ride, perch pensa che dovr dividerli con la Stevenyne.
E tutti, uscieri, beccai e ragazze, facevano tanto di lingua a Ulenspiegel, per schernirlo. E Lamme sudava a grosse goccie ed era rosso di collera come la cresta d'un gallo, ma non voleva parlare.
- Pagaci da bere e da mangiare, dissero i beccai e gli uscieri.
- Ordunque, disse Ulenspiegel, facendo nuovamente tintinnare i suoi carlini, dacci da bere e da mangiare, o graziosa Stevenyne, da bere in bicchieri che risuonino.
A queste parole le ragazze scoppiarono in nuove risate e la Stevenyne cacci i suoi uncini.
Tuttavia ella and in cucina e in cantina, e ritorn con un prosciutto, delle salcicce, delle frittate di sanguinacci neri, e dei bicchieri sonanti, cos detti perch avevano un piede e suonavano come campane quando s'urtavano.
Allora Ulenspiegel disse:
- Chi ha fame, mangi, chi ha sete, beva!
Gli uscieri, le ragazze, i beccai, Gilline e Stevenyne applaudirono con i piedi e con le mani a queste parole. Poi ognuno si accomod come meglio pot. Ulenspiegel, Lamme e i sette beccai alla gran tavola d'onore, gli uscieri e le ragazze intorno a due piccole tavole. E si mangi e si bevve con gran fracasso di ganasce, compresi i due uscieri che stavano fuori, e che i loro camerati fecero entrare perch partecipassero al banchetto. E si vedevano corde e catenelle uscire dalle loro bisaccie.
Allora la Stevenyne, mostrando un palmo di lingua e ghignando, disse:
- Nessuno uscir senza avermi pagato.
E and a chiudere tutte le porte, e si mise le chiavi in tasca.
Gilline, alzando il bicchiere, grid:
- L'uccello  in gabbia, beviamo!
A queste parole, due ragazze, di nome Gena e Margot, le dissero:
- Ne mandi alla morte un altro, malvagia femmina?
- Non so, rispose Gilline; beviamo!
Ma le tre ragazze non vollero bere con lei.
E Gilline prese la sua viola e cominci a cantare
Della viola al suono
e giorno e notte io canto;
la sgualdrinella sono
che vende il proprio incanto.
Astarte dei miei fianchi
fe' legna per bruciare:
molto ho gli omeri bianchi,
Dio nel mio corpo appare.
Ogni borsa si liberi
dei lucidi carlini,
e l'oro fulvo scivoli
sotto i miei piedi fini.
Eva  la madre mia,
Satana il creatore:
se il sogno bello sia
cercalo nel mio cuore.
Sono fredda e rovente,
tenera all'abbandono;
tepida, cieca, ardente,
per l'amor mio io sono.
Anima vendo e incanto;
i miei occhi son tuoi;
la gioia, il riso e il pianto,
e la morte, se vuoi.
Della viola al suono,
e giorno e notte canto;
dell'arte mia fo vanto,
la sgualdrinella io sono.
Cantando la sua canzone, la Gilline era cos bella, cos soave e graziosa che tutti gli uomini, uscieri, beccai, Lamme e Ulenspiegel erano muti, inteneriti, sorridenti, domati dal suo incanto.
A un tratto, scoppiando dal ridere, la Gilline disse, guardando Ulenspiegel:
-  cos che gli uccelli si mettono in gabbia.
E il suo incantesimo fu rotto.
Ulenspiegel, Lamme e i beccai si guardarono.
- Ors, mi pagherete? disse Stevenyne. Mi pagherete, messer Ulenspiegel, che v'ingrassate cos allegramente con la carne dei predicatori?
Lamme volle parlare. Ma Ulenspiegel lo zitt e, rivolto alla Stevenyne, disse:
- Non pagheremo in anticipo.
- Mi pagher dunque dopo, fece la Stevenyne, sulla tua eredit.
- I vampiri vivono di cadaveri, rispose Ulenspiegel.
- S, disse uno degli uscieri, costoro hanno preso il denaro dei predicatori: pi di trecento fiorini.  una bella somma per la Gilline.
E la Gilline cantava:
Cerca altrove i dolci incanti,
tutto, amor, tu prender puoi;
godimenti, baci, e pianti,
e la Morte se tu vuoi.
Poi, sogghignando, disse:
- Beviamo!
- Beviamo! dissero gli uscieri.
- Viva Iddio! grid la Stevenyne, beviamo! Le porte sono chiuse, le finestre hanno solide inferriate, gli uccelli sono in gabbia; beviamo!
- Beviamo! disse Ulenspiegel.
- Beviamo! disse Lamme.
- Beviamo! dissero i sette.
- Beviamo! dissero gli uscieri.
- Beviamo! disse la Gilline, facendo cantar la sua viola. Io sono bella, beviamo! Acchiapperei l'arcangelo Gabriele ai lacci della mia canzone.
- Da bere dunque, disse Ulenspiegel, e vino per coronare la festa, e sia del migliore: voglio che ci sia una goccia di fuoco liquido ad ogni pelo dei nostri corpi ebri.
- Beviamo! disse la Gilline; ancora venti chiozzi come te e i lucci cesseranno di cantare.
La Stevenyne port del vino. Tutti erano seduti, bevendo e sbuffando, compresi gli uscieri e le ragazze. I sette, seduti alla tavola di Ulenspiegel e di Lamme, gettavano alle ragazze prosciutti, salciccie, frittate e bottiglie, ch'esse prendevano a volo come i carpioni acchiappano le mosche sopra gli stagni. E la Stevenyne rideva, cacciando i suoi uncini e mostrando dei pacchi di candele da cinque la libbra, che dondolavano al di sopra della cassa. Erano le candele delle ragazze.
Poi ella disse a Ulenspiegel:
- Quando si va al rogo, si porta una torcia di sego: ne vuoi una fin d'ora?
- Beviamo! disse Ulenspiegel.
- Beviamo! dissero i sette.
E la Gilline disse:
- Ulenspiegel ha gli occhi lucenti come un cigno che stia per morire.
- Se li dessimo da mangiare ai porci? disse la Stevenyne.
- Farebbero un banchetto di lanterne: beviamo! rispose Ulenspiegel.
- Ti piacerebbe che sul patibolo ti bucassero la lingua con un ferro rovente? chiese la Stevenyne.
- Potrei fischiare meglio: beviamo! rispose Ulenspiegel.
- Parleresti meno se tu fossi impiccato, disse la Stevenyne, e la tua bella ti venisse a contemplare.
- S, rispose Ulenspiegel, peserei di pi e cadrei sul tuo grazioso muso: beviamo!
- Che diresti se tu fossi fustigato, bollato sulla fronte e sulla spalla?
- Direi che hanno sbagliato carne, rispose Ulenspiegel, e che invece d'arrostire la troia Stevenyne, hanno scottato il porco Ulenspiegel: beviamo!
- Dal momento che tutto ci non ti piace, disse la Stevenyne, tu sarai condotto sulle navi del re e condannato a esser squartato da quattro galere.
- Allora rispose Ulenspiegel, i pescicani avranno le mie quattro membra e tu mangerai quel membro che essi rifiuteranno: beviamo.
- Perch non mangi una di queste candele? disse la baesine; ti servirebbero all'inferno per rischiarare la tua eterna dannazione.
- Ci vedo abbastanza per contemplare il tuo grugno luminoso, o troia mal scottata: beviamo! Rispose Ulenspiegel.
Ad un tratto egli batt col piede del suo bicchiere sulla tavola, imitando con le mani il rumore che fa un tappezziere che batte con misura la lana di un materasso sopra un letto di bastoni; ma sommessamente e dicendo:
- Tis (tydt) van te beven de klinkaert:  tempo di battere il campano - il vetro sonante.
Questo in Fiandra  il segnale di zuffa fra bevitori e di saccheggio delle case dalla lanterna rossa.
Ulenspiegel bevve, poi fece traballare il bicchiere sul tavolo, dicendo:
- Tis van te beven de klinkaert.
E i sette lo imitarono.
Tutti stavano quieti: la Gilline divenne pallida, la Stevenye parve stupita. Gli uscieri dicevano:
- I sette stanno con loro?
Ma i beccai, strizzando l'occhio, li rassicuravano, pur continuando a dire con Ulenspiegel, a voce sempre pi alta:
- 'Tis van te beven de klinkaert, 'tis van te beven de klinkaert.
La Stevenyne beveva per prender coraggio.
Ulenspiegel allora batt col pugno sul tavolo, come i tappezzieri battono i materassi; i sette fecero come lui; bicchieri, brocche, scodelle, pinte e ciotole cominciarono lentamente a ballare, rovesciandosi, rompendosi, rialzandosi da un lato per cadere dall'altro; sempre pi minaccioso, grave, guerresco e monotono, echeggiava il grido: "'Tis van te beven de klinkaert".
- Ahim! disse la Stevenyne, essi romperanno ogni cosa!
E dalla paura, i suoi uncini le uscirono pi lunghi dalla bocca.
E il sangue, crescendo il furore e la collera, s'infiammava nell'anima dei sette e in quella di Lamme e di Ulenspiegel.
Allora, senza interrompere il canto monotono e minaccioso, tutti quelli ch'erano intorno alla tavola d'Ulenspiegel presero i loro bicchieri, e spezzandoli in cadenza, si misero a cavallo alle sedie e trassero i loro coltellacci. E facevano tanto frastuono con la loro canzone che tutti i vetri della casa tremavano. Poi, come una ridda di diavoli forsennati, essi fecero il giro della sala e di tutti i tavoli, ripetendo continuamente: "'Tis van te beven de klinkaert".
E gli uscieri allora s'alzarono tremanti di paura, presero le loro catene e cordicelle. Ma i beccai, Ulenspiegel e Lamme, ringuainati i loro coltelli, s'alzarono anch'essi, afferrarono le sedie e, brandendole come bastoni, corsero per la stanza colpendo a destra e a sinistra, risparmiando soltanto le ragazze, fracassando suppellettili, vetri, cofani, vasellame, pinte, scodelle, bicchieri e fiaschi, colpendo senza piet gli uscieri, e cantando sempre con la cadenza del rumore che fa il tappezziere quando batte i materassi: 'Tis van te beven de klinkaert, 'Tis van te beven de klinkaert, mentre Ulenspiegel, tirato un pugno sul grifo della Stevenyne, dopo averle prese le chiavi dalla saccoccia, le faceva mangiare per forza le sue candele.
La bella Gilline, graffiando con le sue unghie porte, imposte, vetri e finestre, sembrava volesse passare attraverso le fessure e i buchi, come una gatta paurosa. Poi, pallidissima, si raggomitol in un angolo, sgranando gli occhi, digrignando i denti e tenendo stretta la sua viola come se dovesse proteggerla.
I sette e Lamme, dicendo alle ragazze: "Non vi faremo alcun male", legarono strettamente, con il loro aiuto, mediante catenelle e corde, gli uscieri, i quali tremavano nelle loro brache e non osavano opporre resistenza perch sentivano che i beccai, scelti dal baes dell'Ape fra i pi forti, li avrebbero fatti a pezzi con i loro coltellacci.
E ad ogni candela che faceva inghiottire alla Stevenyne, Ulenspiegel diceva:
- Questa  per la impiccagione; questa per la fustigazione; quest'altra per il marchio; questa per la mia lingua forata; queste due, eccellenti e grasse, sono per le navi del re e lo squartamento con quattro galere; questa per la tua tana di spie; questa per la tua baldracca dalla veste di broccato, e tutte queste altre per piacer mio.
Le ragazze ridevano nel vedere la Stevenyne che starnutava di collera e cercava di sputare le sue candele. Ma invano, perch la sua bocca n'era troppo piena.
Ulenspiegel, Lamme e i sette non tralasciavano di cantare in cadenza: 'Tis van te beven de klinkaert!
Poi Ulenspiegel s'arrest e fece loro segno di mormorare dolcemente il ritornello. Essi ubbidirono, mentre egli tenne agli uscieri e alle ragazze questo discorso:
- Se qualcuno di voi chiama aiuto, sar incontinente ucciso.
- Ucciso! dissero i beccai.
- Staremo zitte, supplicarono le ragazze; non ci far male, Ulenspiegel!
Ma la Gilline, accovacciata nel suo angolo, con gli occhi fuor del capo, i denti fuor della bocca, non aveva forza di parlare e si stringeva contro la sua viola.
E i sette continuavano a cantare sommessamente, in cadenza: 'Tis van te beven de klinkaert!
La Stevenyne, mostrando le candele di cui la sua bocca era piena, faceva segno che anch'essa avrebbe taciuto. E gli uscieri pure promisero di star quieti.
Allora Ulenspiegel, continuando il suo discorso, disse:
- Voi siete ora in nostro potere, la notte nera  scesa, noi siamo prossimi alla Lys dove facilmente si annega. Le porte di Courtrai sono chiuse. Se le guardie notturne hanno udito il baccano, non si muoveranno, perch sono troppo pigre e credono si tratti di buoni Fiamminghi che, bevendo, cantino al suono delle pinte e dei fiaschi. State dunque tranquilli e tranquille al cospetto dei vostri padroni.
Poi, volgendosi verso i sette, soggiunse:
- Voi andrete verso Peteghem in cerca dei Pezzenti?
- Noi ci siamo preparati all'annuncio della tua venuta.
- Da Peteghem andrete verso il mare?
- S, risposero i beccai.
- Non conoscete fra questi uscieri uno o due che possiamo liberare per servircene?
- Due, risposero i beccai, Niklaes e Joos, i quali non hanno mai perseguitato i poveri riformati.
- Noi siamo fedeli! dissero Niklaes e Joos.
Allora Ulenspiegel soggiunse:
- Eccovi venti fiorini, il doppio di quanto avreste avuto come prezzo infame di delazione.
A un tratto gli altri cinque gridarono:
- Venti fiorini! Noi serviamo il principe, per venti fiorini! Il re paga male. Danne la met a ognuno di noi, e noi diremo al giudice tutto ci che tu vorrai.
I beccai e Lamme mormoravano sordamente:
- 'Tis van te beven de klinkaert; 'Tis van te beven de klinkaert.
- Affinch non parliate troppo, disse Ulenspiegel, i sette vi condurranno strettamente legati fino a Peteghem, dai Pezzenti. Quando sarete in mare avrete dieci fiorini, e fino a quel momento noi saremo sicuri che la cucina vi manterr fedeli al pane e alla minestra. Se sarete valorosi avrete la vostra parte di bottino. Se tenterete di disertare sarete impiccati. Se cercherete di scappare per evitare la corda, vi raggiunger il coltello.
- Noi serviamo chi ci paga, risposero gli uscieri.
- 'Tis te beven de klinkaert! 'Tis te beven de klinkaert! dicevano Lamme e i sette, battendo sui tavoli con pezzi di vasi e di bicchieri rotti.
- Condurrete anche con voi la Gilline, la Stevenyne e le tre sgualdrine, disse Ulenspiegel. Se una di esse cerca di fuggire, la cucirete in un sacco e la getterete nel fiume.
- Non mi ha uccisa, esclam la Gilline, saltando dal suo angolo; e, brandendo la viola, cant:
Vano era il sogno e lugubre,
il sogno del cuor mio;
figlia del padre Satana,
figlia d'Eva son io.
E la Stevenyne e le altre fingevano di piangere.
- Non temete, carine, disse Ulenspiegel, voi siete cos soavi e dolci che dovunque andrete sarete amate, festeggiate e accarezzate. E a ogni preda di guerra avrete la vostra parte di bottino.
- A me non daranno niente, a me che sono vecchia, piagnucol la Stevenyne.
- Un soldo al giorno, coccodrillo, rispose Ulenspiegel, poich tu sarai la serva di queste quattro belle ragazze, laverai le loro vesti, i loro panni e le loro camicie.
- Io, signore Iddio! esclam la Stevenyne.
- Per lungo tempo le hai comandate, rispose Ulenspiegel, vivendo del guadagno dei loro corpi e lasciandole povere e affamate. Puoi gemere e ragliare quanto vuoi. Sar come ho detto.
A queste parole le quattro ragazze scoppiarono a ridere e, mostrandole un palmo di lingua, si beffarono di lei.
- Oggi a me domani a te, dicevano. Chi avrebbe potuto immaginare una cosa simile dell'avara Stevenyne? Lavorer per noi come serva. Benedetto sia il signor nostro Ulenspiegel!
Allora Ulenspiegel disse ai beccai e a Lamme:
- Vuotate le cantine, prendete il denaro; servir per il mantenimento della Stevenyne e delle quattro ragazze.
- Digrigna i denti la Stevenyne, l'avara, esclamarono le ragazze. Sei stata dura con gli altri, ora gli altri sono duri con te. Benedetto il signor Ulenspiegel!
Poi, volgendosi alla Gilline, le altre tre le dissero:
- Tu eri la sua prediletta creatura, quella che le dava da vivere, e divideva con lei il frutto dell'infame spionaggio. Oserai ancora batterci e ingiuriarci, con il tuo abito di broccato? Tu ci disprezzavi perch non portavamo che fustagno. Col sangue delle vittime ti sei vestita. Leviamole la veste affinch sia simile a noi!
- Non voglio, disse Ulenspiegel.
E la Gilline, saltandogli al collo, esclam:
- Che tu sia benedetto, tu che non mi hai uccisa e non vuoi che diventi brutta!
E le ragazze, gelose, guardavano Ulenspiegel e dicevano:
- Anche lui, come tutti gli altri,  impazzito per lei.
La Gilline cantava sulla sua viola.
I sette partirono alla volta di Peteghem, conducendo con loro gli uscieri e le ragazze lungo la Lys. Camminando, essi mormoravano:
- 'Tis van te beven de klinkaert! 'Tis van te beven de klinkaert!
Sul far del giorno, giunsero al campo, cantarono come l'allodola e lo squillo del gallo rispose al loro canto. Le ragazze e gli uscieri furono tenuti d'occhio. Tuttavia, il terzo giorno, a mezzod, la Gilline fu trovata morta, col cuore trafitto da un lungo spillo. Le tre ragazze accusarono la Stevenyne ed essa venne condotta dinnanzi al capitano della compagnia, con i suoi decurioni e i suoi sergenti costituiti in tribunale. La Stevenyne, senza che bisognasse ricorrere alla tortura, confess di aver uccisa la Gilline per gelosia della sua bellezza e per vendicarsi del fatto che la sgualdrina la trattava come una serva, senza piet. E la Stevenyne fu impiccata e poi sepolta nel bosco. Anche la Gilline fu sepolta, e si recitarono sul suo grazioso corpo le preghiere dei morti.
Intanto i due uscieri, patrocinati da Ulenspiegel, erano comparsi dinnanzi al castellano di Courtray, perch i rumori, strepiti e saccheggi avvenuti nella casa della Stevenyne dovevano esser puniti da quel Castellano, trovandosi detta casa nella castellana e fuori dalla giurisdizione della citt di Courtray. Dopo aver narrato al signor Castellano ci che era accaduto, essi gli dissero con grande convinzione e sincerit di parola:
- Gli assassini dei predicatori non sono affatto Ulenspiegel e il suo fedele e caro Lamme Goedzak, i quali s'erano recati all'Arcobaleno per loro svago. Essi hanno persino dei salvacondotti del duca, e noi li abbiamo visti. I veri colpevoli sono due mercanti di Gand, l'uno magro e l'altro grasso, che se ne fuggirono verso il paese di Francia dopo aver fracassato ogni cosa in casa della Stevenyne, conducendola via con le sue quattro ragazze, per averne sollazzo. Noi li avremmo certamente presi al laccio, se non ci fossero stati sette fra i pi forti beccai della citt che presero le loro difese. Essi ci hanno legati, per liberarci soltanto quando gi erano lontani sulla terra di Francia. Ed ecco i segni delle corde. Gli altri quattro uscieri sono alle loro calcagna, in attesa di rinforzi per catturarli.
Il castellano don a ciascuno di essi due carlini e un vestito nuovo per i loro leali servigi.
Scrisse poi al consiglio di Fiandra, al tribunale degli scabini di Courtray e ad altre corti di giustizia, per annunciare che i veri assassini erano stati scoperti; narrando l'avventura in tutti i suoi particolari. Cosa di cui fremettero quelli del consiglio di Fiandra e delle altre corti di giustizia.
E il castellano fu grandemente lodato per la sua perspicacia.
E Ulenspiegel e Lamme camminavano pacificamente per la via che da Peteghem conduce a Gand, lungo la Lys, desiderosi di arrivare a Bruges, dove Lamme sperava di trovare sua moglie, e a Damme, dove gi Ulenspiegel, pensieroso, avrebbe voluto esser giunto per vedere Nele che, afflitta, viveva accanto a Katkeline, la pazza.
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36.
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Da molto tempo, nel paese di Damme e nei dintorni, erano stati commessi parecchi delitti abominevoli. Fanciulle, giovanetti, vecchi, che si sapeva esser partiti alla volta di Bruges, o di Gand, o di qualche altra citt o villaggio di Fiandra, carichi di denaro, furono trovati morti, nudi come vermi e morsi alla nuca da denti cos lunghi e aguzzi che l'osso del collo n'era spezzato.
I medici e cerusici dichiararono che quei denti erano denti di lupo. "Poi, dopo i lupi, dicevano, erano venuti i ladri, e avevano spogliate le vittime".
Nonostante le ricerche pi accurate, nessuno pot scoprire i ladri.
Molti notabili borghesi, che s'erano fieramente messi in viaggio senza scorta, scomparvero senza che si sapesse che cosa ne fosse avvenuto, se si esclude il fatto che talora qualche contadino, recandosi al mattino a lavorare la terra, trovava tracce di lupo nel suo campo, mentre il suo cane, scavando le zolle con le zampe, metteva alla luce un povero corpo morto, con morsi di lupo sulla nuca e sotto l'orecchia, spesso anche alle gambe, e sempre da tergo. E le ossa del collo e delle gambe erano sempre spezzate.
Il contadino, pauroso, andava di corsa ad avvisare il podest che veniva con il cancelliere criminale, due scabini e due cerusici nel luogo dove giaceva il corpo dell'ucciso. E dopo averlo visitato diligentemente e accuratamente, dopo aver talora riconosciuto, quando il viso non era ancora divorato dai vermi, il suo grado, e persino il suo nome e la sua origine, si stupivano che il lupo, il quale uccide per fame, non avesse portato via pezzi del morto.
E quelli di Damme ne furono atterriti, e nessuno osava pi uscir di notte senza scorta.
Ora avvenne che alcuni valorosi soldati furono mandati alla ricerca del lupo, con l'ordine di vigilare giorno e notte, sulle dune, lungo il mare.
Essi erano allora in vicinanza di Heyst, sulle grandi dune. La notte era scesa. Uno di essi, confidando nella propria forza, volle separarsi dagli altri per andare da solo in traccia del lupo, armato del suo archibugio. I suoi compagni lasciarono che si allontanasse, sicuri che valoroso e armato come era, se il lupo si fosse mostrato, lo avrebbe ucciso.
Quando egli se ne fu andato, i soldati accesero un fuoco e si misero a giuocare ai dadi bevendo in comune il loro fiasco di acquavite.
E ogni tanto gridavano:
- Ors, camerata, ritorna, il lupo ha paura; vieni a bere!
Ma l'altro non rispondeva.
A un tratto, essi intesero un grande urlo, come d'un uomo che muore. Accorsero verso il punto ove il grido era partito, dicendo:
- Coraggio! Veniamo alla riscossa.
Ma prima di trovare il loro camerata pass molto tempo, perch c'era chi diceva che il grido era partito dalla valle, e chi diceva dalla duna pi alta.
Finalmente, dopo aver frugato palmo palmo duna e valle con le loro lanterne, essi trovarono il loro compagno addentato alla gamba e al braccio, da tergo, e con il collo spezzato come le altre vittime.
Coricato sul dorso, egli teneva in una mano contratta la sua spada; il suo archibugio giaceva sulla sabbia. Al suo fianco c'erano tre dita tagliate, che non erano le sue, e che essi portarono via. La sua scarsella era stata rubata.
Presero dunque sulle loro spalle il cadavere del loro compagno, la sua buona spada, il suo valoroso archibugio, e addolorati e incolleriti, portarono il corpo al palazzo del podest, dove il podest lo ricevette insieme con il cancelliere criminale, due scabini e due cerusici.
S'esaminarono le dita tagliate, e si riconobbe che erano dita di un vecchio, il quale non doveva compiere nessun lavoro manuale, perch le dita erano sottili e le unghie lunghe, come quelle degli uomini di toga o di chiesa.
L'indomani, il podest, gli scabini, il cancelliere, i cerusici e i soldati andarono sul luogo dove il povero morto era stato addentato, e videro che c'erano delle gocce di sangue sull'erba e delle peste che andavano fino al mare, dove si fermavano.
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37.
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Era il tempo dell'uva matura, il mese del vino, il quarto giorno, quando nella citt di Brusselle, dall'alto della torre di San Nicola, dopo la messa grande, si gettano al popolo interi sacchi di noci.
Nella notte, Nele fu svegliata da grida che venivano dalla strada. Cerc Katheline nella stanza, e vide che non c'era. Corse allora al pian terreno e Katheline entr gridando:
- Salvami! Salvami! Il lupo! Il lupo!
E Nele ud nella campagna lontani ululati.
Tremando, ella accese tutte le lampade, i ceri e le candele.
- Che  accaduto, Katheline? diceva stringendola fra le braccia.
Katheline si sedette, e, guardando le candele, con gli occhi spalancati, disse:
-  il sole, il sole caccia gli spiriti maligni. Il lupo, il lupo urla nella campagna.
- Ma, disse Nele, perch sei uscita dal tuo letto dove stavi al caldo, per andare a prender la febbre nelle umide notti di settembre?
E Katheline rispose:
- Hanske ha gridato come un'ossifraga questa notte; e io ho aperto l'uscio. Egli mi ha detto: "Prendi la bevanda delle visioni"; e io ho bevuto. Hanske  bello, togliete il fuoco. Allora, egli mi ha condotta presso il canale e mi ha detto: "Katheline, io ti restituir i settecento carlini e tu li restituirai a Ulenspiegel, figlio di Claes. Eccotene due, per comprarti un vestito; ne avrai mille fra poco". "Mille, dissi io; allora sar ricca, amore". "Li avrai, replic Hanske. Ma non c' ora a Damme donna o fanciulla che sia ricca come tu lo sarai un giorno?" "Non so, risposi". Ma non volevo dire il loro nome per timore che egli se ne innamorasse. Allora Hanske mi disse: "Informati, e dimmi il loro nome quando ritorner".
L'aria era fredda, la nebbia strisciava sui prati, i rami secchi cadevano dagli alberi sulla strada. E la luna splendeva, e sulle acque del canale si vedevano dei fuochi. Hanske mi disse: "Questa  la notte dei lupi mannari; tutte le anime colpevoli escono dall'inferno. Bisogna farsi tre volte il segno della croce con la mano sinistra, e gridare: Sale! Sale! Sale! che  l'emblema dell'immortalit; ed essi non ti faranno alcun male". E io dissi: "Far come vuoi, Hanske, carino mio". Egli mi abbracci e soggiunse: "Tu sei mia moglie". "S", risposi. E, alla sua dolce parola, una celeste felicit scivol sul mio corpo come un balsamo. Egli mi incoron di rose e mi disse: "Sei bella". "Anche tu sei bello, Hanske, carino mio, gli risposi, con i tuoi abiti fini di velluto verde a passamani d'oro, con la tua lunga penna di struzzo che s'agita sul tuo tocco, con il tuo volto pallido come i fuochi delle onde marine. E se le ragazze di Damme ti vedessero, ti correrebbero tutte intorno per chiederti il tuo cuore. Ma il tuo cuore deve essere mio, soltanto mio, Hanske". Egli disse: "Cerca di sapere quali sono le pi ricche, e la loro fortuna sar tua". Poi se ne and, lasciandomi dopo avermi vietato di seguirlo.
Io rimasi cos, agitando nella mia mano i tre carlini, tutta tremante e intirizzita, a cagione della nebbia, quando vidi uscir da un fosso, arrampicandosi sul pendio, un lupo che aveva il muso verde e lunghe canne nel suo pelo bianco. Io gridai: Sale! Sale! Sale! facendomi il segno della croce; ma egli non sembr spaventarsene. E corsi disperatamente, gridando, mentre il lupo urlando m'inseguiva, e udii il rumor secco dei suoi denti alle mie calcagna, e una volta cos vicino alla mia spalla che credetti stesse per azzannarmi. Ma correvo pi veloce di lui. Per fortuna incontrai all'angolo della strada dell'Airone la guardia notturna con la sua lanterna. "Il lupo! Il lupo!" gridai. "Non aver paura, mi disse la guardia, ti ricondurr a casa, Katheline, la pazza ". E sentivo tremare la sua mano che mi stringeva. E anche lui aveva paura.
- Ma ora s' rinfrancato, disse Nele. Non l'odi che canta, strascicando la voce: Declock is sien, sien aen de clock: sono le dieci al campanile, al campanile sono le dieci! E ha fatto stridere la sua raganella.
- Togliete il fuoco, diceva Katheline, la testa brucia. Ritorna, Hanske, amor mio.
E Nele guardava Katheline: e pregava la Vergine Nostra Signora di togliere dal suo capo il fuoco della follia; e pianse sulla sua triste sorte.
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38.
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A Ballein, sulle sponde del canale di Bruges, Ulenspiegel e Lamme incontrarono un cavaliere che portava al cappello tre penne di gallo e cavalcava a briglia sciolta verso Gand. Ulenspiegel cant come l'allodola, e il cavaliere s'arrest rispondendo con lo squillo del gallo.
- Porti notizie, cavaliere impetuoso? gli chiese Ulenspiegel.
- Grandi nuove, rispose il cavaliere. Per consiglio del signor di Chtillon, che , nel paese di Francia, l'ammiraglio della flotta, il principe della libert ha dato ordini per equipaggiare navi da guerra, oltre quelle che gi sono armate a Emdem e nell'Oost-Frise. I valorosi uomini che hanno ricevuto questi ordini sono Adriano di Berghes, signore di Dolhain; suo fratello Luigi di Hainaut; il barone di Montfaucon; il signor Luigi di Brederode; Alberto d'Egmont, figlio del decapitato e non traditore come suo fratello; Berthel Enthens di Menthedo il Ricciuto; Adriano Menningh, Hembuyse, il focoso e orgoglioso Gandese, e Jan Brock. Il principe ha dato per ci ogni sua sostanza, pi di cinquantamila fiorini.
- Ne ho cinquecento per lui, disse Ulenspiegel.
- Portali al mare, rispose il cavaliere.
E se ne and di galoppo.
- Egli d tutta la sua fortuna, disse Ulenspiegel. Noi non diamo che la nostra pelle.
- E ti par poco? esclam Lamme. E non udremo mai parlare che di saccheggi e di massacri? D'Orange  abbattuto.
- S, rispose Ulenspiegel, abbattuto come una quercia; ma con la quercia si costruiscono le navi della libert!
- Per il suo bene, disse Lamme. Ma poich non c' pi nessun pericolo, ricompriamo degli asini. Mi piace camminar seduto, senza avere alle piante dei piedi un concerto di campane.
- Compriamo degli asini, rispose Ulenspiegel; questi animali si rivendono facilmente.
Ed essi andarono al mercato e trovarono, pagandoli, due belli asini con i loro finimenti.
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39.
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Cavalcando, Lamme e Ulenspiegel giunsero a Oost-Camp, dove c' un gran bosco confinante con il canale. Essi vi entrarono per cercar ombra e dolci profumi, senza vedere se non i lunghi viali d'alberi che s'aprivano in ogni direzione, verso Bruges, Gand, la Zuid e la Noorde-Vlaenderen.
A un tratto Ulenspiegel salt dal suo asino.
- Non vedi niente laggi?
- S, vedo, rispose Lamme, tremando. Mia moglie! la mia buona moglie!  lei, figlio mio. Oh! non sapr andarle incontro. Ritrovarla cos!
- Di che ti lagni? disse Ulenspiegel. Ella  bella cos seminuda, in quel farsetto di mussolina ricamata a giorno che lascia vedere la sua carne fresca. Costei  troppo giovane; non pu essere tua moglie.
- Figlio mio, disse Lamme, figlio mio,  lei; la riconosco. Portami: non posso pi camminare. Chi avrebbe pensato ch'ella danzasse cos, senza nessun pudore, vestita da Egiziana! Si,  lei; vedo le sue gambe sottili, le sue braccia nude fino alla spalla, i suoi seni rotondi e dorati che per met escono dal suo farsetto di mussolina. Guarda come aizza con quella bandiera rossa quel grosso cane che le salta dietro!
-  un cane egiziano, disse Ulenspiegel; nei Paesi Bassi cani di quella razza non ce ne sono.
- Egiziano.... non so... Ma  lei. Ah! figlio mio, sono accecato! Ella solleva anche pi le sue brachette per mostrare meglio le sue gambe rotonde. Ride per mostrare i suoi denti bianchi, e ride forte per far udire il suono della sua dolce voce. Ella sbottona in alto il suo farsetto e rovescia il capo.... Ah! quel collo di cigno innamorato, quelle spalle nude, quegli occhi chiari e vispi! Le corro accanto.
E Lamme salt dal suo asino.
Ma Ulenspiegel lo trattenne.
- Questa fanciulla non  tua moglie, disse. Noi siamo vicini a un accampamento di Egiziani. Sta in guardia. Non vedi il fumo dietro gli alberi? Non odi l'abbaiar dei cani? Eccone alcuni che ci guardano, forse pronti a morderci. Nascondiamoci meglio nel folto.
- Non mi nasconder, disse Lamme; questa donna  mia, Fiamminga come noi.
- Cieco insensato, esclam Ulenspiegel.
- Cieco, no! Lo vedo chiaramente che danza, seminuda, aizzando il grosso cane. Ella finge di non vederci. Ma ci vede, te lo assicuro. Thyl, Thyl! Ecco che il cane le si getta sopra e la atterra per strapparle la bandiera rossa. Ed ella cade mandando un grido di dolore.
E Lamme si slanci improvvisamente verso di lei, gridando:
- Moglie mia, moglie mia! Dove ti sei fatta male, carina? Perch scoppi dal ridere? i tuoi occhi sono spalancati.
E l'abbracciava, l'accarezzava, dicendo:
- Quel segno di bellezza che avevi sul seno sinistro... Non lo vedo. Dov'? Tu non sei mia moglie. Gran Dio del cielo!
Ed ella continuava a ridere.
A un tratto Ulenspiegel grid:
- All'erta, Lamme!
E Lamme, volgendosi, si vide dinnanzi un gran moro egiziano, di grugno secco, bruno come peperkoek; cos in Fiandra si chiama il pan pepato.
Lamme raccolse il suo schidione, e preparandosi alla difesa, grid:
- Alla riscossa, Ulenspiegel!
Ulenspiegel era l con la sua buona spada.
L'Egiziano gli disse nel linguaggio dei tedeschi del nord:
- Gibt mi ghelt, ein Richsthaler auf tsein, dammi del denaro uno o dieci richsdaelder.
- Guarda: rispose Ulenspiegel, la fanciulla se ne va scoppiando dal ridere e si volge continuamente facendoci segno di seguirla.
- Gibt mi ghelt, ripet l'uomo. Paga i tuoi amori. Noi siamo poveri e non ti vogliamo male.
Lamme gli dette un carlino.
- Che mestiere fai? gli domand Ulenspiegel.
- Tutti i mestieri, rispose l'Egiziano: maestri nelle arti di destrezza, noi facciamo giuochi meravigliosi e magici. Suoniamo il tamburello e balliamo le danze ungheresi. Pi d'uno fra noi sa costruire gabbie e graticole per arrostire le belle carbonate. Ma tutti, Fiamminghi e Valloni, hanno paura di noi e ci scacciano. Non potendo vivere con i nostri guadagni, noi viviamo di furti campestri, cio di legumi, di carne e di pollame che dobbiamo rubare ai contadini perch essi non vogliono n regalarci n venderci le cose loro.
- E donde viene quella fanciulla che rassomiglia tanto a mia moglie? chiese Lamme.
- Quella  figlia del nostro capo, disse il moro. Poi, parlando sommessamente quasi avesse paura, soggiunse: Ella fu colpita da Dio col mal d'amore e non conosce che cosa sia pudore. Non appena vede un uomo diventa allegra, e sembra impazzire, e ride senza tregua. Parla poco, e per lungo tempo fu creduta muta. Di notte, addolorata, ella rimane dinnanzi al fuoco, piangendo o ridendo senza ragione, e mostrando il ventre dove dice d'esser ammalata. A mezzogiorno, d'estate, dopo il pasto, cade in preda alla sua pi acuta follia. Allora va a danzare quasi ignuda nelle vicinanze del campo. Non vuol portare che vestiti di velo o di mussolina, e d'inverno con grande fatica riusciamo a coprirla con un mantello di stoffa di capra.
- Ma, chiese Lamme, non ha un amico che le impedisca d'abbandonarsi cos al primo venuto?
- Non ne ha, rispose il moro, perch i viaggiatori, avvicinandosi a lei, e vedendo i suoi occhi stralunati, sono presi pi da paura che da amore. Quest'omaccione  stato ardito, disse, additando Lamme.
- Lascialo dire, figlio mio, replic Ulenspiegel;  il stockoisch che parla male della balena. Quale dei due d pi olio?
- Hai la lingua acida stamane! esclam Lamme.
Ma Ulenspiegel, senza dargli ascolto, disse all'Egiziano:
- Per ci ella ottiene piacere e guadagno. Chi gode di lei paga la propria gioia, e il denaro serve per vestirla e fors'anche ai bisogni delle donne e dei vecchi.
- Non ubbidisce dunque a nessuno? chiese Lamme.
- Lasciamo che coloro i quali sono colpiti da Dio facciano ci che vogliono, rispose l'Egiziano. E questa  la nostra legge.
Ulenspiegel e Lamme se ne andarono. E l'Egiziano rientr grave e superbo nel suo accampamento. E la fanciulla, scoppiando dal ridere, danzava nella radura.
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40.
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Camminando verso Bruges, Ulenspiegel disse a Lamme:
- Noi abbiamo spesa una grossa somma per assoldar soldati, per pagare gli uscieri, per beneficare l'Egiziano e infine per quegli innumerevoli olie-koeckies che mangiavi con tanto gusto invece di pensare a venderne uno, uno solo. Ora, non ostante la tua trippesca volont,  tempo di vivere onestamente. Dammi il tuo denaro, e io custodir la borsa comune.
- Eccoti il mio denaro, disse Lamme, e glielo consegn. Tuttavia, soggiunse, non mi lasciar morire di fame; perch pensa che grosso e possente come sono ho bisogno di un nutrimento sostanzioso e abbondante. Per te, che sei magro e mingherlino, sta bene viver giorno per giorno, mangiando o non mangiando ci che ti capita, come le tavole che vivono d'aria e di pioggia sui moli. Ma per me, cui l'aria penetra fino in fondo e che la pioggia affama, ci vogliono banchetti d'altro genere.
- Non ti mancheranno, disse Ulenspiegel, banchetti di virtuose quaresime. Le pancie meglio pasciute non ci resistono; a poco a poco, sgonfiandosi, rendono leggero l'uomo pi greve. E ben presto si vedr il mio caro Lamme, sufficientemente dimagrito, correre come un cervo.
- Ahi! diceva Lamme, quale sar ormai la mia magra sorte? Ho fame, figlio mio e vorrei cenare.
Scendeva la sera. Essi giunsero a Bruges per la porta di Gand. Mostrarono i salvacondotti e, pagato un mezzo soldo per ciascuno e due per i loro asini, entrarono in citt. Lamme, pensando alle parole di Ulenspiegel, era afflittissimo.
- Ceneremo presto? domand.
- S, rispose Ulenspiegel.
Discesero quindi in de Meermin, alla Sirena, banderuola d'oro posta sopra il frontone dell'albergo. Misero i loro asini nella scuderia, e Ulenspiegel ordin, per la cena, pane, birra e formaggio.
L'oste sogghignava, servendo quel magro pasto. Lamme mangiava adagio, e guardava con disperazione Ulenspiegel lavorar di denti intorno al pane troppo vecchio e al formaggio troppo giovane, come se fossero stati ortolani. E beveva senza gusto il suo piccolo boccale di birra. Ulenspiegel, invece, rideva vedendo Lamme cos addolorato. E c'era qualcun altro che rideva, nel cortile dell'albergo, mostrando ogni tanto il muso dietro i vetri della finestra. Ulenspiegel vide che era una donna la quale si nascondeva il volto. Ma, immaginando che si trattasse di qualche serva maliziosa, non ci bad pi che tanto. Vedendo Lamme pallido, triste e smorto per i suoi contristati amori trippeschi, n'ebbe piet. E gi pensava di ordinare per il suo compagno una frittata di sanguinacci, un piatto di bue con fave o un'altra qualunque pietanza calda, quando il baes entr e, togliendosi il cappello, disse:
- Se i signori viaggiatori vogliono una cena migliore, parlino e dicano che cosa desiderano.
Lamme spalanc tanto d'occhi e tanto di bocca, e guardava Ulenspiegel con angosciosa inquietudine.
Ulenspiegel rispose:
- I manovali che viaggiano non sono ricchi.
- Accade talvolta che non conoscono tutto ci che posseggono, disse il baes. E additando Lamme: Questa luna piena ne vale due. Che cosa vorrebbero mangiare e bere le Signorie Vostre? una frittata al prosciutto grasso, dei choesels, sono freschi d'oggi, dei crostini, un cappone che si squagli fra i denti, una bella carbonata arrostita con una salsa fatta con quattro spezie, dobbel-knol d'Anversa, dobbel-kuyt di Bruges, vino di Louvain fatto al modo di Borgogna? E senza pagare un soldo.
- Portate ogni cosa, disse Lamme.
La tavola in breve si popol, e Ulenspiegel si divert a vedere il povero Lamme il quale, pi affamato che mai, si precipitava sulla frittata, sui choesels, sul cappone, sul prosciutto, sulle carbonate, e versava a litri nel suo gargozzo la dobbel-knol, la dobbel-kuyt, e il vino di Louvain fatto alla maniera di Borgogna.
Quando non pot pi mangiare, egli sbuff di soddisfazione come una balena, e guard intorno sulla tavola se per caso ci fosse ancora qualcosa da mettere sotto i denti. E sgranocchi le bricciole dei crostini.
N Ulenspiegel n lui avevano veduto un grazioso musetto guardare sorridendo attraverso i vetri, passare e ripassare nel cortile. Il baes port del vino cotto alla cannella, ed essi continuarono a bere. E poi si misero a cantare.
All'ora del coprifuoco, il baes venne a chiedere se volevano salire ciascuno nella sua bella e grande camera. Ulenspiegel rispose che una cameretta sarebbe bastata per tutti e due.
- Non ne ho, disse il baes; e voi avrete una camera da signori per ciascuno, senza pagare.
E infatti li condusse in due camere riccamente ornate di suppellettili e di tappeti. In quella di Lamme c'era un letto grande.
Ulenspiegel, che aveva bevuto a dovere e cascava dal sonno, lasci che Lamme andasse a coricarsi e fece altrettanto alla svelta.
L'indomani, verso mezzogiorno, egli entr nella camera di Lamme e lo trov che dormiva e russava. Al suo fianco c'era una graziosa borsa piena di soldi L'apr e vide che conteneva carlini d'oro e patacche d'argento.
Scosse Lamme per svegliarlo. E Lamme schiuse le palpebre, si stropicci gli occhi, e guardandosi intorno, inquieto, grid:
- Mia moglie! Dov' mia moglie!
E mostrando un posto vuoto al suo fianco soggiunse:
- Era qui poco fa.
Il baes accorse al rumore.
- Gaglioffo, grid Lamme afferrandolo per la gola, dov' mia moglie? Che hai fatto di mia moglie?
- Irrequieto pedone, rispose il baes, tua moglie? Che moglie? Sei venuto solo. Io non ne so niente.
- Ah! non sa, url Lamme, frugando nuovamente in tutti gli angoli e ripostigli della camera. Ahime! Era l, nel mio letto, questa notte, come al tempo dei nostri begli amori. S. Dove sei, carina?
E gettando la borsa per terra:
- Io non voglio il tuo denaro, voglio te, il tuo dolce corpo, il tuo buon cuore, amor mio! Oh gioie del cielo! non ritornerete mai pi? M'ero abituato a non vederti, a vivere senza amore, mio tesoro. Ed ecco che, dopo avermi ripreso, ora nuovamente mi abbandoni. Ma io voglio morire. Ah! mia moglie, dov' mia moglie?
E piangeva a calde lacrime, lungo e disteso per terra. Poi, improvvisamente, aprendo l'uscio, si mise a correre per tutto l'albergo e in istrada, in camicia, gridando:
- Mia moglie, dov' mia moglie?
Ma poco dopo rientr, poich i monelli lo fischiavano e gli tiravano pietre.
E Ulenspiegel, costringendolo a vestirsi, gli disse:
- Non ti disperare: come l'hai veduta, la rivedrai. Ella ti ama ancora, dal momento che  ritornata a te, e ha pagato la cena, e queste camere da signori, e ti ha lasciato sul letto questa borsa piena. Le ceneri mi dicono che questi non sono atti d'una moglie infedele. Non piangere pi, e marciamo per la difesa della terra dei padri.
- Rimaniamo ancora a Bruges, supplic Lamme; voglio correre in lungo e in largo la citt, e la ritrover.
- Non la ritroverai, perch ella ti si nasconde, disse Ulenspiegel.
Lamme chiese spiegazioni al baes, ma questi non volle parlare.
Ed essi se ne andarono verso Damme.
Mentre camminavano, Ulenspiegel disse a Lamme:
- Perch non mi dici come te la sei trovata accanto, questa notte, e come ti ha lasciato?
- Figlio mio, rispose Lamme, tu sai che noi avevamo mangiato e bevuto a crepapancia carne, birra e vino, e che io respiravo a stento quando andammo a letto. Io portavo per illuminare la stanza una candela di cera, come un signore, e avevo posato il candeliere sopra uno scrigno per dormire; la porta era rimasta socchiusa, e lo scrigno era molto vicino alla porta. Mentre mi spogliavo, guardavo il mio letto con grande amore; ad un tratto la candela di cera si spense. Udii allora come un soffio e un leggero rumor di passi nella mia camera; ma avendo pi sonno che paura, mi coricai pesantemente. Stavo per addormentarmi, quando una voce, la sua voce, o moglie mia, povera moglie mia! mi disse: "Hai cenato bene, Lamme?" e la sua voce m'era vicina, e il suo viso anche, e il suo dolce corpo....
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41.
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Quel giorno, re Filippo, avendo mangiato troppi dolciumi, era malinconico pi del consueto. Egli aveva suonato il suo clavicembalo vivente, che consisteva in una cassa in cui stavan chiusi dei gatti le cui teste uscivan da certi buchi rotondi, al disopra dei tasti. Ogni qual volta il re toccava un tasto, questo, a sua volta, colpiva il gatto con una freccia; e la bestia miagolava e si lamentava per il dolore.
Ma Filippo non rideva.
Continuamente egli cercava nel proprio spirito il modo di vincere Elisabetta, la grande regina, e di rimettere Maria Stuarda sul trono di Inghilterra. A questo scopo, aveva scritto al Papa bisognoso e indebitato; il Papa aveva risposto che avrebbe venduto volentieri per una simile impresa i vasi sacri delle chiese e i tesori del Vaticano.
Ma Filippo non rideva.
Ridolfi, il prediletto della regina Maria, che sperava di sposarla, liberandola, e di diventare re d'Inghilterra, venne a visitare Filippo per complottare con lui l'uccisione d'Elisabetta. Ma egli era cos "chiacchierino", come scrisse il re, che alla Borsa d'Anversa s'era parlato apertamente del suo disegno; e l'assassinio non fu consumato.
E Filippo non rideva.
E cos Dio eludeva l'ambizione di quel vampiro, che meditava di togliere il figlio a Maria Stuarda e di regnare in sua vece, con il Papa, su tutta quanta l'Inghilterra. E l'assassino si irritava nel vedere questo nobile paese diventar grande e potente. Non tralasciava di volgere sopra di esso i suoi occhi pallidi, per cercare il modo di schiacciarlo e di regnare poi sul mondo, sterminare i riformati, specialmente ricchi, ed ereditare i beni delle vittime.
Ma non rideva.
E gli furono portati dei sorci in una scatola di ferro assai profonda e aperta da un lato; ed egli mise il fondo della scatola sopra un fuoco vivo e si divert a vedere e a udir saltare, gridare, gemere e morire le povere bestiole.
Ma non rideva.
Poi, pallido e con le mani tremanti, andava a versare nelle braccia di madama d'Eboli il suo fuoco di lussuria acceso alla torcia della crudelt.
E non rideva. E madama d'Eboli lo riceveva per paura e non per amore.
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42.
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L'aria era calda: dal mare calmo non veniva nessun alito di vento. Appena appena tremavano gli alberi del canale di Damme, le cicale stavano nei prati, mentre, nei campi, gli uomini delle chiese e delle abbazie andavano a riscuotere il tredicesimo del raccolto per i curati e gli abbati. Dal cielo azzurro, ardente, profondo, il sole versava il suo calore, e la Natura dormiva sotto i raggi come una bella fanciulla ignuda inebriata dalle carezze del suo amante. I carpioni facevano caprioli sulle acque del canale per acchiappar le mosche che ronzavano come caldaie; mentre le rondini dal corpo lungo, dalle grandi ali, contendevano loro la preda. Dalla terra s'innalzava un vapore caldo, ondulato e brillante sotto la luce. I bidelli di Damme annunciavano dall'alto della torre, con una campana fessa che suonava come una pentola, che era mezzogiorno, l'ora d'andare a pranzo per i contadini che falciavano il fieno. Delle donne urlavano nelle loro mani chiuse ad imbuto, chiamando per nome i loro uomini, fratelli o mariti che fossero: Hans, Pieter, Joos; e si vedevano sui tetti i loro cappelli rossi.
In lontananza, dinnanzi agli occhi di Lamme e di Ulenspiegel, s'innalzava, alta, quadrata, massiccia la torre della Cattedrale. E Lamme disse:
- L, figlio mio, ci sono i tuoi dolori e i tuoi amori.
Ma Ulenspiegel non rispose.
- Fra poco, disse Lamme, vedr la mia vecchia casa e forse anche mia moglie.
Ma Ulenspiegel non rispose.
- Uomo di legno, disse Lamme, cuore di pietra, nulla dunque ti commuove, n la vicinanza dei luoghi dove hai trascorsa la tua infanzia, n le care ombre del padre Claes e della povera Soetkin, i due martiri. Che! tu non sei n ilare n triste. Chi dunque t'ha inaridito il cuore? Guarda come io sono ansioso, inquieto, pieno di fremiti nella mia pancia; guarda....
Lamme guard Ulenspiegel e lo vide con il volto pallido e curvo, le labbra tremanti, che piangeva in silenzio.
Ed egli tacque.
Camminarono cos senza parlare fino a Damme, e v'entrarono per la via dell'Airone, e non incontrarono anima viva, a cagione del gran caldo. I cani, con la lingua pendula, coricati sopra un fianco, sbadigliavano sulle soglie degli usci. Lamme e Ulenspiegel passarono accanto alla Casa del Comune, di fronte alla quale era stato bruciato Claes; le labbra d'Ulenspiegel tremarono pi forte, e le sue lacrime si disseccarono. Giunti dinnanzi alla casa di Claes, occupata da un carbonaio, egli v'entr e disse:
- Mi riconosci? voglio riposarmi qui.
- Ti riconosco, disse il carbonaio, tu sei il figlio della vittima. Sei libero d'andare dove ti pare, in questa casa.
Ulenspiegel and nella cucina, poi nella camera di Claes e di Soetkin, ed ivi pianse.
Quando ne discese, il carbonaio gli disse:
- Ecco pane, formaggio e birra. Se hai fame, mangia; se hai sete, bevi.
Ulenspiegel fe' cenno con la mano che non aveva n fame n sete.
Camminava insieme con Lamme, il quale era rimasto a cavalcioni sull'asino, mentre egli teneva il suo per la cavezza. Giunsero cos alla capanna di Katheline, legarono le bestie ed entrarono.
Era l'ora del pasto. Sul tavolo c'erano dei fagiuoli in guscio mescolati a grandi fave bianche. Katheline mangiava; Nele era in piedi, e stava per versare nella scodella di Katheline una salsa all'aceto che allora allora aveva tolta dal fuoco.
Quando Ulenspiegel entr, essa ne fu cos commossa che mise il vaso con tutta la salsa nella scodella di Katheline, la quale, scuotendo il capo, stava cercando col cucchiaio le fave intorno alla salsiera, e, battendosi la fronte, diceva come un'insensata:
- Togliete il fuoco! la testa brucia.
L'odor dell'aceto stuzzicava l'appetito di Lamme.
Ulenspiegel rimaneva diritto in piedi, e guardava Nele sorridendo d'amore nella sua grande tristezza.
E Nele, senza parlare, gli gett le braccia al collo. Anch'ella sembrava impazzita; piangeva, rideva, e, rossa per il grande e dolce piacere, diceva soltanto: - Thyl! Thyl! Ulenspiegel, contento, la guardava; poi ella si stacc da lui, and a mettersi a qualche passo di distanza, e lo contemplava felice. Quindi di nuovo si gett nelle sue braccia e lo strinse forte forte. Egli la sosteneva beato, senza sapersi separare da lei, finch ella cadde sopra una sedia, esausta e quasi priva di sensi. E diceva senza vergogna:
- Thyl! Thyl! amor mio, sei ritornato!
Lamme stava ritto sull'uscio; quando si fu calmata, Nele chiese additandolo:
- Dove ho veduto quest'omaccione?
-  il mio amico, disse Ulenspiegel. Egli cerca sua moglie in mia compagnia.
- Ti conosco, soggiunse Nele rivolta a Lamme; abitavi in via dell'Airone. Tu cerchi tua moglie e io l'ho veduta a Bruges, dove vive con grande piet e devozione. Le chiesi un giorno perch fosse fuggita cos crudelmente da suo marito, ed ella mi rispose: "Tale era la volont di Dio e l'ordine della Santa Penitenza: ma io non posso pi vivere ormai con lui".
Lamme divenne triste a queste parole e guard le fave coll'aceto. E le allodole, cantando, s'innalzavano nel cielo, e la Natura ebra si lasciava accarezzare dal sole. E Katheline, con il suo cucchiaio, raccoglieva intorno al vaso le fave bianche, i baccelli verdi e la salsa.
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43.
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In quel tempo una fanciulla di quindici anni and da Heyst a Knokke sola, in pieno giorno, attraversando le dune. Nessuno temeva per lei, perch si sapeva che i lupi mannari e i maligni spiriti dannati non mordono che di notte. Ella portava, in un sacchetto, quarantotto soldi d'argento, pari a quattro fiorini carlini, che sua madre, Toria Pieterson, domiciliata a Heyst, doveva, in seguito a una vendita, a suo zio Jan Rapen, che abitava a Knokke. La fanciulla, di nome Betkin, indossate le sue pi belle acconciature, se ne era andata contenta.
La sera, sua madre fu inquieta di non vederla ritornare: tuttavia, pensando che ella dormisse presso lo zio, si rassicur.
L'indomani, alcuni pescatori, ritornati dal mare con una barca di pesci, tirarono a secco la loro barca sulla spiaggia e scaricarono il loro pesce su dei carretti per andarlo a vendere all'incanto alla fiera di Heyst. Essi salirono la strada disseminata di conchiglie e trovarono, nella duna, una fanciulla completamente nuda, anche della camicia, e sangue sparso intorno a lei. Avvicinandosi, videro, sul suo povero collo spezzato, impronte di denti lunghi e aguzzi. Coricata sul dorso, ella aveva gli occhi aperti verso il cielo e la bocca pure aperta come per gridare la morte!
Coperto il corpo della fanciulla con un opperst-kleed, essi lo portarono fino a Heyst, nella Casa del Comune. Ivi ben presto s'adunarono gli scabini e il chirurgo, il quale dichiar che quei lunghi denti non erano denti di lupo come li fa natura, ma denti di un malvagio e infernale weer-wolf, lupo mannaro, e che bisognava pregare Iddio di liberare la terra di Fiandra da simili mostri.
E in tutto il contado, e specialmente a Damme, Heyst e Knokke, furono ordinate preghiere e orazioni.
E il popolino, gemendo, gremiva le chiese.
In quella di Heyst, dove era il corpo della fanciulla, esposto, uomini e donne piangevano vedendo il suo collo sanguinante e lacerato. E la madre nella chiesa stessa disse:
- Voglio andare dal weer-wolf, e ucciderlo con i denti.
E le donne, piangendo, l'incitavano a farlo. E alcune dicevano:
- Non ritornerai pi,
Ed essa se ne and, con il marito e i suoi due fratelli bene armati, a cercare il lupo per la spiaggia, la duna e la valle, ma non lo trov. E il marito dovette ricondurla a casa, perch ella aveva preso la febbri a cagione del freddo notturno; ed essi vegliarono accanto a lei, rammendando le reti per la prossima pesca.
Il podest di Damme, considerando che il weer-wolf  un animale che vive di sangue e non spoglia affatto i morti, disse che certamente quello era seguito da ladri che vagavano per le dune, per trarne un infame guadagno. Quindi, a suon di campana, ordin a tutti gli abitanti del contado di assalire con armi e bastoni quanti mendicanti e straccioni capitassero loro sotto mano, d'arrestarli e frugarli per vedere se avessero nelle loro bisacce carlini d'oro o parti dei vestiti appartenenti alle vittime. Dopo di che i mendicanti e gli straccioni validi sarebbero stati mandati sulle galere del re. E i vecchi e gli infermi li avrebbero lasciati liberi.
Ma non si trov nulla.
Ulenspiegel se ne and dal Podest e gli disse:
- Voglio uccidere il weer-wolf.
- In che confidi? domand il podest.
- Le ceneri battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel. Datemi il permesso di lavorare nella fucina del comune.
- Ti sia concesso, disse il podest.
Ulenspiegel, senza confidare il proprio disegno a nessun uomo o donna di Damme, and nella fucina e segretamente foggi un bello e grande congegno per acchiappare belve.
L'indomani, sabato, giorno caro ai weer-wolf, Ulenspiegel, portando una lettera del podest per il curato di Heyst e lo strumento sotto il suo mantello, armato inoltre d'una buona balestra e di un coltellaccio bene affilato, se ne and, dicendo a quelli di Damme:
- Vado a caccia ai gabbiani e con la loro peluria far guanciali per la signora podestaressa.
Camminando alla volta di Heyst, egli scese sulla spiaggia, ud il mare agitato sollevare e rompere grosse onde che rombavano come il tuono, e il vento che soffiava dall'Inghilterra fischiare fra i cordami delle barche arrenate. Un pescatore gli disse:
- Questo cattivo vento  la nostra rovina. Questa notte il mare si mantenne calmo, ma dopo il sorger del sole tutt'a un tratto s'infuri e crebbe. Noi non potremo partire per la pesca.
Ulenspiegel, se ne rallegr, sicuro cos di trovare aiuto, nella notte, se ne avesse avuto bisogno.
A Heyst, egli si rec dal curato e gli dette la lettera del podest. E il curato gli disse:
- Sei valoroso: sappi tuttavia che nessuno passa solo, di sera, il sabato, attraverso le dune, che non sia addentato e lasciato morto sulla sabbia. Gli operai delle dighe e gli altri non ci vanno che a gruppi. La sera  vicina. Non odi il weer-wolf urlare nella sua valle? Verr ancora, come la notte scorsa, a gridare spaventosamente nel cimitero per tutta la notte? Dio ti accompagni, figlio mio: ma non ci andare.
E il curato si fece il segno della croce.
- Le ceneri battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel.
- Poich hai una volont cos ferma, disse il curato, ti voglio aiutare.
- Messer curato, soggiunse Ulenspiegel, voi fareste un gran bene a me e al povero paese desolato, andando da Toria, la madre della fanciulla, e dai suoi due fratelli, per dir loro che il lupo  vicino e che io voglio acchiapparlo e ucciderlo.
Il curato disse:
- Se non sai ancora su quale strada appostarti, mettiti lungo quella che conduce al cimitero.  fiancheggiata da due siepi di ginestre. E due uomini non potrebbero passarci di fronte, insieme.
- Sta bene, rispose Ulenspiegel. E voi, messer curato valoroso, coadiutore della liberazione, ordinate alla madre della fanciulla, a suo marito e ai suoi due fratelli, di trovarsi in chiesa, armati, prima del coprifuoco. Se mi sentono fischiare come il gabbiano, vuol dire che avr veduto il lupo mannaro. Allora bisogna che essi suonino l'allarme alla campana e vengano alla riscossa. E se c' qualche altro uomo coraggioso....
- Non ce ne sono, figlio mio, rispose il curato. I pescatori temono il weer-wolf pi della peste e della morte. Ma non ci andare.
- Le ceneri battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel.
- Far come vuoi, che tu sia benedetto, soggiunse il curato. Hai fame o sete?
- Fame e sete, rispose Ulenspiegel.
Il curato gli dette birra, pane e formaggio.
Ulenspiegel bevve, mangi e se ne and.
Camminando e sollevando gli occhi, egli vide suo padre Claes in gloria, al fianco di Dio, nel cielo dove chiara la luna splendeva. E guardando il mare e le nuvole, udiva il vento tempestoso che soffiava dall'Inghilterra.
- Ahim! diceva Ulenspiegel, nere nuvole che passate veloci, siate come la Vendetta alle calcagna dell'Assassinio. Mare rombante, cielo che diventi nero come la bocca d'inferno, onde dalla schiuma di fuoco vagante sull'acqua buia, buoi, montoni, cavalli, serpenti che vi precipitate sui flutti inalberandovi e vomitando pioggia fiammeggiante, mare nerissimo, cielo nero di lutto, venite con me a combattere il weer-wolf, malvagio uccisore di fanciulle. E tu, vento che lamentoso sibili fra i giunchi delle dune e fra il cordame delle navi, tu sii la voce delle vittime che grida vendetta a Dio, perch m'assista in questa impresa.
E discese nella valle, vacillando sulle gambe come se avesse avuto in testa una tremenda sbornia e sullo stomaco un'indigestione di cavoli.
Ecant singhiozzando, traballando, sbadigliando, scaracchiando e fermandosi, fingendo di vomitare, ma in realt tenendo bene aperti gli occhi per vedere ogni cosa intorno a s, finch non ud un urlo acuto. Si ferm allora vomitando come un cane e vide, al chiarore della luna limpida, la lunga forma di un lupo che camminava verso il cimitero.
Traballando di nuovo, egli entr nel sentiero aperto fra le ginestre. Ivi, fingendo di cadere, aggiust l'ordegno dalla parte donde veniva il lupo, caric la sua balestra e si allontan di dieci passi, tenendosi ritto in un atteggiamento da ubriaco, continuando a fingere di vacillare, di singhiozzare e vomitare, ma in realt tendendo il proprio spirito come un arco, con orecchi spalancati.
Ed egli non vide nulla, se non le nere nuvole che come pazze correvano nel cielo, e una larga, grossa e corta forma nera, che gli veniva incontro; e nulla ud, se non il vento che urlava lamentosamente, il mare rombante come un tuono e la strada sparsa di conchiglie che crepitava sotto un passo pesante e ineguale.
Fingendo di volersi sedere, egli cadde sulla strada pesantemente come un ubriaco. E sput.
Poi ud come uno stridor di ferramenta a due passi dal suo orecchio, poi il rumore dell'ordegno che si chiudeva e un grido d'uomo.
- Il weer-wolf, disse, ha le gambe anteriori prese nella trappola. Si rialza urlando, scuotendo il ferro, cercando di correre. Ma non scapper.
E gli tir un colpo di balestra nelle gambe.
- Ecco che cade ferito, disse Ulenspiegel.
E fischi come un gabbiano.
Immediatamente la campana della chiesa suon wacharm, e una voce di fanciullo, acuta, gridava nel villaggio:
- Svegliatevi, gente addormentata: il weer-wolf  preso.
- Grazie a Dio! disse Ulenspiegel.
Toria, madre di Betkin, Lausaem, suo marito, Ione e Michiel, suoi fratelli, accorsero prima d'ogni altro con lanterne.
-  preso? domandarono.
- Guardatelo sulla strada, rispose Ulenspiegel.
- Dio sia lodato! dissero gli altri.
E si fecero il segno della croce.
- Chi suona laggi? chiese Ulenspiegel.
-  il mio primogenito; il minore corre per il villaggio bussando alle porte e gridando che il lupo  preso. Gloria a te!
- Le ceneri battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel,
A un tratto il weer-wolf parl e disse:
- Abbi piet di me, piet, Ulenspiegel.
- Il lupo parla, dissero gli astanti facendosi il segno della croce.  un diavolo, e sa gi il nome di Ulenspiegel.
- Piet, piet, disse la voce, ordina alla campana di tacere; essa suona per i morti, piet, non sono un lupo. I miei pugni sono trapassati dall'ordegno; sono vecchio, e sanguino. Piet! Che  questa voce acuta di fanciullo che sveglia il villaggio? Piet!
- Io ti ho gi udito parlare, esclam con veemenza Ulenspiegel. Sei il pescivendolo, l'uccisore di Claes, il vampiro delle povere fanciulle. Compari e comari non abbiate paura.  il decano, quello per cui Soetkin mor di dolore.
E con una mano l'afferr per il collo sotto il mento e con l'altra trasse il suo coltellaccio.
Ma Toira, madre di Betkin, gli arrest il braccio.
- Prendetelo vivo, grid.
Ed ella gli strapp a manate i capelli bianchi, gli lacer il volto con le unghie, urlando in preda a un triste furore.
Il weer-wolf, con le mani strette nella trappola e sussultando sulla strada a cagione della viva sofferenza, diceva:
- Piet! piet! Allontanate questa donna. Dar due carlini. Spezzate queste campane! Dove sono questi fanciulli che gridano?
- Prendetelo vivo! gridava Toria, vivo. Deve pagare! Le campane da morto, le campane da morto, per te, assassino. A lento fuoco, con le tenaglie ardenti. Vivo prendetelo. Deve pagare.
Nel frattempo, Toria aveva raccolto sulla strada un ferro di quelli che s'adoperano per far le cialde, con due lunghe braccia. Osservandolo al chiarore delle torce, ella vide che fra le due lamine di ferro profondamente incise di losanghe al modo di Brabante, esso era armato, come una gola di ferro, di lunghi denti acuminati. E quando l'apr, parve una gola di levriero.
Allora, aprendo e chiudendo l'arnese, facendo risuonare il ferro, sembr che Toria impazzisse di mala rabbia; e digrignando i denti, rantolando come un'agonizzante, gemendo per il suo dolore d'amara sete di vendetta, morse con l'arnese il prigioniero al braccio, alle gambe, per tutto il corpo, mirando specialmente al collo. E ogni volta che mordeva:
- Cos fece a Betkin con i denti di ferro, diceva. Paghi! Sanguini, assassino? Dio  giusto. Le campane da morto! Betkin mi chiama alla riscossa. Senti i denti:  la gola di Dio!
E lo mordeva senza tregua e senza piet, colpendolo col ferro quando non poteva addentarlo. E per la sua grande irrequitezza non lo uccideva.
- Misericordia, gridava il prigioniero. Ulenspiegel, colpiscimi col coltello, morir pi presto. Allontana questa donna. Spezza le campane dei morti, uccidi i fanciulli che gridano.
E Toria seguitava ad addentarlo, finch un vecchio, impietosito, non le tolse di mano l'arnese.
Ma allora Toria sput in viso al weer-wolf e, strappandogli i capelli, diceva:
- Pagherai, a fuoco lento, con tanaglie arroventate: i tuoi occhi alle mie unghie!
Nel frattempo erano accorsi tutti i pescatori, contadini e donne di Heyst, all'annuncio che il weer-wolf era un uomo e non un diavolo. Alcuni portavano lanterne e torcie fiammeggianti. E tutti gridavano:
- Ladro assassino, dove nascondi l'oro rubato alle povere vittime? Restituisci ogni cosa.
- Non ne ho; abbiate piet, gemeva il prigioniero.
E le donne gli tiravano pietre e sabbia.
- Paga, paga! gridava Toria.
- Piet, gemeva il prigioniero, sono molle del mio sangue che cola. Piet!
- Il suo sangue, diceva Toria. Te ne rimarr abbastanza per pagare. Spalmate di balsamo le sue piaghe. Pagher a fuoco lento, la mano mozza, con tenaglie roventi. Pagher!
Ed ella volle colpirlo; poi, priva di sensi, cadde sulla sabbia come morta; e fu lasciata cos finch non rinvenne.
Intanto Ulenspiegel, liberando le mani del prigioniero dalla trappola, vide che tre dita mancavano alla sua mano destra.
E comand di legarlo strettamente e di metterlo in una cesta da pescatore. Uomini, donne e fanciulli, portando a turno la cesta, se ne andarono alla volta di Damme, per fare giustizia. E recavano torcie e lanterne.
E il pescivendolo ripeteva senza tregua:
- Spezzate le campane, uccidete i fanciulli che gridano!
E Toria diceva:
- Deve pagare, a fuoco lento, con tenaglie roventi, deve pagare!
Poi ambedue si tacquero. E Ulenspiegel non ud pi nulla, se non il respiro sussultante di Toria, il passo pesante degli uomini sulla sabbia e il mare rombante come un tuono.
E triste in cuor suo, guardava le nuvole che correvano come pazze nel cielo, il mare dove si vedevano i cavalloni di fuoco, e alla luce delle torcie e delle lanterne, la faccia pallida del pescivendolo che lo guardava con occhi crudeli.
E le ceneri batterono sul suo cuore.
Ed essi marciarono per quattro ore fino a Damme, dove gi erano giunte le notizie e una folla stava radunata ad attenderli. Tutti volevano vedere il pescivendolo. Per ci tutti seguirono la schiera dei pescatori gridando, cantando e ballando.
- Il weer-wolf  preso, dicevano,  preso l'assassino! Sia benedetto Ulenspiegel! Evviva il nostro fratello Ulenspiegel! Lange leven ousen broeder Ulenspiegel!
E sembrava una sommossa popolare.
Quando passarono dinnanzi alla casa del podest, questi accorse al rumore e disse a Ulenspiegel:
- Sei vincitore! Gloria a te!
- Le ceneri di Claes battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel.
- Tu avrai la met dell'eredit dell'omicida, disse il podest.
- Datela alle vittime, rispose Ulenspiegel.
Lamme e Nele accorsero; Nele, piangendo e ridendo di gioia, baciava il suo amico Ulenspiegel; Lamme, saltando pesantemente, gli batteva sulla pancia, e diceva:
- Questo  coraggioso, fido e fedele;  il mio amico e compagno: voi non ne avete uno uguale, voi altri, gente del contado.
Ma i pescatori ridevano e si burlavano di lui.
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44.
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La campana, detta borgstorm, l'indomani suon per chiamare podest, scabini e cancellieri alla vierschare, sui quattro sedili coperti d'erba, sotto l'albero della giustizia, che era un bel tiglio. Tutto intorno stava il popolo. Interrogato, il pescivendolo non volle confessar nulla, nemmeno quando gli furono mostrate le tre dita tagliate dal soldato, che mancavano alla sua mano destra. E non si stancava di ripetere:
- Sono povero e vecchio: abbiate misericordia.
Ma il popolino lo fischiava, dicendo:
- Sei un vecchio lupo, uccisore di fanciulli; non abbiate nessuna piet, signori giudici.
Le donne gridavano:
- Non ci guardare con i tuoi occhi freddi: tu sei un uomo e non un diavolo: noi non ti temiamo. Bestia crudele, pi vile di un gatto che divora nidiate di uccellini, tu uccidevi le povere bambine che chiedevano di vivere bravamente la loro vita graziosa!
- Paghi a fuoco lento, con tenaglie arroventate gridava Toria.
E nonostante i sergenti del comune, le madri incitavano i ragazzi a gettar pietre contro il pescivendolo. E i ragazzi ubbidivano volentieri, fischiandolo ogni volta ch'egli si voltava a guardarli, e gridando continuamente: Bloed-zuyger, succhiatore di sangue! Sla dood, ammazza, ammazza!
E Toria non tralasciava di urlare:
- Paghi a fuoco lento, con tenaglie ardenti! Deve pagare!
E il popolo rumoreggiava.
- Guardate, dicevano fra loro le donne, guardate come ha freddo sotto il chiaro sole che splende in cielo, riscaldando i suoi capelli bianchi e la sua faccia dilaniata da Toria!
- Trema di dolore.
-  giustizia di Dio;
- Sta ritto in un atteggiamento supplichevole.
- Guardate le sue mani d'omicida legate e sanguinanti per le ferite della trappola.
- Paghi, paghi! gridava Toria.
Egli disse, lamentandosi:
- Sono povero, lasciatemi.
E ognuno, persino i giudici, si beffavano di lui, ascoltandolo. Egli finse di piangere per intenerirli. E le donne ridevano.
Visti gli indizi sufficienti per la tortura, egli fu condannato a essere messo sul banco finch non avesse confessato come uccideva, donde veniva, dove erano le spoglie delle vittime e il luogo in cui nascondeva il suo oro.
Quando fu nella camera infernale, calzato con scarpe di cuoio troppo strette, e il podest gli chiese come Satana gli avesse suggeriti cos neri disegni e delitti cos abbominevoli, egli rispose:
- Satana son io, la mia natura  satanica. Fanciullo, brutto e inabile a ogni sorta di esercizi corporali, tutti m'ebbero per idiota e spesso mi picchiarono. Non c'era fanciullo della mia et, maschio o femmina, che avesse piet di me. Nella mia adolescenza, nessuno volle saperne di me, nemmeno pagando. Da allora nutrii un freddo odio per tutti i nati di donna. Per questa ragione denunciai Claes, che tutti amavano. E io non amai che Moneta, la quale fu l'amante mia bianca o dorata; e nel fare uccidere Claes m'ebbi guadagno e piacere. Dopo la sua morte fui costretto pi che mai a vivere come un lupo, e pensai di mordere. Passando per il Brabante, vidi gli arnesi da cialde di quel paese e mi parve che uno di essi avrebbe potuto essere per me una buona gola di ferro. Perch non vi tengo per il collo, voi tigri malvagie, che vi divertite al supplizio di un vecchio? Vi morderei con una gioia maggiore che non il soldato e la fanciulla. Perch quando la vidi cos graziosa, dormire sulla sabbia al sole, tenendo fra le mani il sacchettino di soldi, provai amore e piet; ma sentendomi troppo vecchio e nell'impossibilit di averla, la morsi....
Il podest gli chiese dove abitasse, e il pescivendolo rispose:
- A Ramskapelle, donde vado a Blanckenberghe, a Heyst, persino a Knokke. Le domeniche e i giorni di fiera, fabbrico cialde al modo di Brabante, in tutti i villaggi, con questo ordegno. Esso  sempre pulito e unto. E questa novit straniera fu accolta con favore. Se volete saperne di pi, e come mai nessuno mi potesse riconoscere, vi dir che di giorno m'imbellettavo la faccia e tingevo di rosso i miei capelli. Quanto alla pelle di lupo che additate col vostro dito crudele, interrogandomi, vi dir per sfidarvi, che appartenne a due lupi da me uccisi nei boschi di Raveschoot e di Maldeghen. Non ebbi che a cucire insieme le pelli per coprirmene. La nascondevo in una cassa nelle dune di Heyst; l sono anche i vestiti che rubai, per venderli pi tardi in una buona occasione.
- Allontanatelo dal fuoco, disse il podest.
Il carnefice ubbid.
- Dov' il tuo oro? chiese il podest.
- Il re non lo sapr, rispose il pescivendolo.
- Bruciatelo con le candele ardenti, ordin il podest. Avvicinatelo al fuoco.
Il carnefice ubbid e il pescivendolo grid:
- Non voglio dir nulla. Ho parlato troppo: voi mi brucerete. Io non sono uno stregone: perch mi riavvicinate al fuoco? I miei piedi sanguinano per le bruciature. Non parler. Perch ancora pi vicino? Sanguinano, vi dico, sanguinano; queste uose sono scarpe di ferro rovente. Il mio oro? Ebbene, il mio solo amico su questa terra .... allontanatemi dal fuoco;  nella mia cantina a Ramskafelle, in uno scrigno.... lasciatemi; grazia! merc, signori giudici! Maladetto carnefice, allontana le candele.... Mi brucia di pi....  in uno scrigno a doppio fondo, avvolto di lana, per impedire il rumore se si agita.... Ora ho detto tutto; allontanatemi....
Quando fu allontanato dal fuoco, egli sorrise malvagiamente.
Il podest gli chiese perch sorridesse.
- Per la gioia d'esser liberato, rispose il pescivendolo.
- Nessuno ti ha chiesto di vedere il tuo ferro dentato? gli domand il podest.
- Il mio arnese sembrava simile agli altri, rispose il pescivendolo; se non che  attraversato da buchi nei quali invitavo i denti di ferro; all'alba li toglievo; i contadini preferiscono i miei arnesi agli altri e li chiamano: Waefels met brabaudsche knoopen, ferri da cialde a bottoni, di Brabante, perch, tolti i denti, i buchi vuoti formano delle piccole semi sfere che somigliano a bottoni.
- Quando mordevi le povere vittime? chiese il podest.
- Di giorno e di notte. Di giorno vagavo per le dune e le vie maestre, con il mio ferro da cialde, tenendomi in agguato, specialmente il sabato, giorno del gran mercato di Bruges. Se vedevo passare qualche contadino malinconico, lo lasciavo andare, pensando che il suo male consistesse in difetto di borsa; ma camminavo a fianco di colui che vedevo allegro e contento; e quando meno se l'aspettava, lo mordevo al collo e prendevo la sua borsa. E non soltanto nelle dune, ma su tutti i sentieri e su tutte le strade della pianura.
Allora il podest disse:
- Pentiti e prega Iddio.
Ma il pescivendolo bestemmiando grid:
- Il signore Iddio ha voluto che io fossi tale qual sono: io agii sempre mio malgrado, incitato dalla volont della Natura. Malvagie tigri, voi mi punirete ingiustamente. Ma non mi bruciate.... Agii mio malgrado; abbiate piet, sono povero e vecchio: morir delle mie ferite; non mi bruciate!
Allora venne condotto nella vierschare, sotto il tiglio, per ascoltarvi la sua sentenza, dinnanzi al popolo radunato.
Ed egli fu condannato, come orrendo omicida, ladro e bestemmiatore, ad aver la lingua bucata da un ferro rovente, il pugno destro mozzato e a esser arso vivo a lento fuoco, fino alla morte, dinnanzi alla Casa del Comune.
E Toria gridava:
-  giustizia! Egli paga!
E il popolo gridava:
- Lang leven de Heeren van de wet, evviva signori della legge!
Fu ricondotto in prigione, dove ebbe carne e vino. Ed egli se ne rallegr, dicendo che fino allora non ne aveva n mangiato n bevuto; ma che il re, ereditando i suoi beni, poteva pagargli quell'ultimo pasto.
E rideva amaramente.
L'indomani, all'alba candida, mentre lo conducevano al supplizio, egli vide Ulenspiegel in piedi accanto al rogo e additandolo grid:
- Costui, uccisore di vecchi, deve morire come me; egli mi gett, or sono dieci anni, nel canale di Damme, perch avevo denunciato suo padre. Io agii in ci come suddito fedele di Sua Maest Cattolica.
Le campane della cattedrale suonavano a morto.
- Anche per te suonano queste campane, diceva egli a Ulenspiegel, tu sarai impiccato, perch anche tu hai ucciso.
- Il pescivendolo mente, grid il popolo; mente, il boia assassino.
E Toria, come pazza, grid, scagliando una pietra che lo fer alla fronte:
- Se ti avesse annegato, non avresti vissuto per mordere, come un vampiro succhiatore di sangue, la mia povera bambina.
Ulenspiegel non fiatava. Allora Lamme disse:
- C' qualcuno che lo ha visto gettare il pescivendolo nel canale?
Ulenspiegel non rispose.
- No, no, grid il popolo; il carnefice ha mentito!
- No, non ho mentito! esclam il pescivendolo. Egli mi gett nel canale mentre io lo supplicavo di perdonarmi; a tal punto che ne uscii aiutandomi con una scialuppa ormeggiata alla riva. Molle e intirizzito, stentai a trovare la mia triste casa; ebbi le febbri, nessuno mi cur e corsi rischio di morire.
- Tu menti, disse Lamme; nessuno l'ha veduto.
- No! nessuno l'ha veduto, grid Toria. Al fuoco, il carnefice! Prima di morire vuole una vittima innocente, al fuoco, al fuoco! Ha mentito. Se  vero, non confessare, Ulenspiegel. Non ci sono testimoni. Deve pagare a fuoco lento, con tenaglie arroventate.
- Hai commesso l'omicidio? domand il podest a Ulenspiegel.
- Ho gettato nell'acqua il denunciatore assassino di Claes. Le ceneri del padre battevano sul mio cuore, rispose Ulenspiegel.
- Confessa, grid il pescivendolo; anch'egli morr. Dov' la forca, che io la veda? Dov' il carnefice con la spada della giustizia? Le campane da morto suonano per te, furfante, uccisore di vecchi!
- Ti ho gettato nel canale per ucciderti, replic Ulenspiegel; le ceneri battevano sul mio cuore.
E fra il popolo, le donne dicevano:
- Perch confessarlo, Ulenspiegel? Nessuno ha veduto. Ora tu morrai.
E il prigioniero rideva, saltando d'acre gioia, agitando le sue braccia legate e coperte di cenci sanguinolenti.
- Morir, diceva, passer dalla terra all'inferno con la corda al collo, come gaglioffo, ladro, furfante; morir; Dio  giusto.
- Non morir, disse il podest. Dopo dieci anni l'omicidio non pu essere punito nella terra di Fiandra. Ulenspiegel commise una cattiva azione per amor figliale: Ulenspiegel non dovr rispondere di questo fatto.
- Viva la legge, grid il popolo. Lang leven de Wet.
Le campane della cattedrale suonavano a morto. E il prigioniero digrign i denti, abbass il capo e pianse la sua prima lacrima.
Ed egli s'ebbe il pugno mozzo e la lingua bucata con un ferro rosso, e fu bruciato vivo a lento fuoco dinnanzi alla Casa del Comune.
Sul punto di spirare, grid:
- Il re non avr il mio oro; ho mentito.... Tigri malvagie, ritorner a mordervi.
E Toria gridava:
- Paga, paga! Si torcono, si torcono le braccia e le gambe che corsero all'assassinio; fuma, il corpo del carnefice; brucia, il suo pelo bianco, il suo pelo di iena, brucia sul suo ceffo pallido. Paga! Paga!
E il pescivendolo mor, urlando come un lupo.
E le campane della Cattedrale suonavano per i morti.
E Lamme e Ulenspiegel rimontarono sui loro asini.
E Nele, dolente, rimase accanto a Katheline, la quale ripeteva senza tregua:
- Togliete il fuoco! la testa brucia, ritorna, Hanske, carino mio.
...
FINE DEL LIBRO TERZO.
...
Fine Parte 2.